Le Iene 16.5.18: l’epilogo della vicenda della revisione del processo al padre in fuga

Andrea è stato condannato per abusi sulla figlia di 2 anni. L’ultima sua speranza: la revisione del processo.
Le iene 16.5.2018.
Riferimenti precedenti:
Annunci

Accusata di pedofilia si uccide – Unione Sarda 9-5-2018

(www.unionesarda.it/) 9.5.2018 “La gente è solamente capace di giudicare. Sono innocente”. Poche righe, scritte su un foglietto quando ormai per lei tutto pareva non avere più senso. Quell’accusa, così infamante, era diventata un macigno troppo pesante da sopportare.

Agnese Usai, ex bidella di Sestu di 64 anni, ha così deciso di togliersi la vita, poco dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che ipotizzavano un abuso sessuale su una scolaretta di quattro anni.

LA TRAGEDIA – La tragedia si è verificata lunedì sera a Sestu, dove per tutta la vita la donna ha lavorato come bidella nelle scuole dell’infanzia. Una carriera specchiata, senza mai un appunto, almeno sino all’accusa che le era piovuta all’improvviso circa due anni fa, quando era in procinto di andare in pensione. Scritto su un foglio il suo ultimo, disperato urlo di innocenza, ha fatto scivolare via la propria vita senza più combattere. Continua a leggere

Gli sviluppi della vicenda del padre scagionato dalle Iene – IL DUBBIO 9.3.18

IL 9 MARZO 2018 LA PRIMA UDIENZA PER LA REVISIONE DEL PROCESSO DAVANTI ALLA CORTE D’APPELLO DI BRESCIA

Il giudice dimentica la perizia che scagiona il “ papà pedofilo”

SIMONA MUSCO

9-3-2018 – Una perizia sconfessata dalla comunità scientifica e prove mai analizzate. Sono questi gli elementi che hanno portato alla revisione del processo per un imprenditore di 45 anni, condannato in via definitiva a sette anni e mezzo con l’accusa infamante di aver abusato della propria figlia, all’epoca dei fatti di soli due anni. Oggi per l’uomo si terrà la prima udienza del processo di revisione davanti alla Corte d’Appello di Brescia, chiamata a decidere se analizzare o meno le nuove prove che la difesa ha presentato convinta della sua innocenza. Continua a leggere

Un caso esemplare di indagini su falsa accusa: arrestato per calunnia

Lucia Mosca su un sito di informazione locale riferisce di una accurata indagine  su una falsa accusa di abusi sessuali. L’accusatore (il padre), secondo gli inquirenti avrebbe indotto la figlia ad accuse contro la madre per ottenere l’affido esclusivo. Le 19 denunce secondo gli inquirenti si sono rivelate false. Questa vicenda dimostra che si può indagare su questo tipo di reati  in tempi brevi. E dimostra che per calunnia si può essere arrestati. Speriamo che altro Procure prendano esempio da quella di Latina.

Fonte/Credits: Lucia Moscahttps://www.la-notizia.net

Latina 18 febbraio 2018 – Nelle prime ore della mattinata di ieri a Latina i militari del dipendente Nucleo Investigativo hanno tratto in arresto un 60enne ex dipendente del Tribunale di Roma, ora allevatore di animali esotici, residente a Roma ma frequentemente con un domicilio a Latina, in esecuzione di una Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Dr. Giuseppe Cario, GIP del Tribunale di Latina, in quanto ritenuto responsabile di calunnia pluriaggravata.

Le indagini sono state avviate lo scorso mese di novembre dal Procuratore Aggiunto del Tribunale di Latina Dr. Carlo Lasperanza e dal Sostituto Procuratore della Repubblica Simona Gentile che delegavano il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina ad effettuare una serie di accertamenti finalizzati a riscontare il contenuto di 19 denunce che l’uomo aveva presentato presso la Procura di Latina, presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, presso la Questura di Latina e presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina. Egli infatti, separato da anni, negli ultimi tempi aveva trattenuto presso di sé la figlia di 8 anni (in violazione del provvedimento del Tribunale dei Minori che aveva stabilito l’affidamento alla madre), per giustificare denunciava che la bimba era stata sottoposta a violenze sessuali da parte della madre (da cui nel frattempo si era separato) e dell’attuale convivente di lei. Continua a leggere

Il caso della Bassa Modenese 20 anni dopo – Avvenire 7.1.2018

Questo è un articolo pubblicato da Avvenire che scende in campo con forza a sostegno dell’iniziativa per la revisione dei processi sulla vicenda della Bassa Modenese. Abbiamo dedicato molti altri post a questo caso ma vale la pena di leggere anche questo articolo perchè fa il punto della situazione dopo il clamoroso successo del reportage a puntate Veleno di Repubblica TV. Nella stessa settimana su RAI1 Storie Italiane ha dedicato una puntata alla vicenda.

Il caso Finale Emilia. Abusi solo presunti ma vite distrutte. «Processi da rifare»

Negli anni ’90 nella Bassa Modenese alcuni bambini raccontarono di essere stati costretti a ucciderne altri in riti satanici dai genitori e dal parroco. Non era vero ma non sono mai più tornati a casa

Lucia Bellaspiga, Avvenire domenica 7 gennaio 2018

Bambini sgozzati in pieno giorno e di notte nei cimiteri della Bassa Modenese, legati a croci e accoltellati, abusati e decapitati, infine – da cadaveri – caricati sul Fiorino del parroco don Giorgio Govoni e da lui gettati nel fiume Panaro. E a compiere i riti satanici erano altri bambini, portati lì dai loro stessi genitori, che li violentavano, li inducevano a squartare, a bere il sangue delle vittime, a trovare nuovi bambini da irretire e uccidere. Il tutto per anni, senza che nessuno in paese si accorgesse di niente. E senza che all’appello dei vivi mancasse un solo bambino…

Il paese degli orrori si scopre innocente

Se vi sembra troppo inverosimile per essere credibile, sappiate invece che ci hanno tranquillamente creduto assistenti sociali, psicologi e giudici minorili, cui non servirono prove (infatti inesistenti): i bambini (dopo mesi di allontanamento forzato dalle famiglie) raccontavano questo e ciò bastava. Accadeva venti anni fa nei paesotti sonnacchiosi del modenese, dove le forze dell’ordine presero a suonare alle porte di casa di notte o a presentarsi a scuola al mattino per portare via i bambini. Almeno sedici piccolini da 0 a 11 anni sono stati così sottratti a genitori disperati, che dopo anni di processi da inquisizione verranno infine prosciolti con formula piena, ma ai quali i figli non saranno mai più restituiti. «Qualcuno ora risarcirà i danni, qualcuno risponderà del disastro che, colposamente o dannosamente, ha creato. Presto ci saranno nuovi processi». Continua a leggere

Una ricostruzione di alcuni casi – Cristina Giudici Il Foglio 23/3/2001

di Cristina Giudici, Il Foglio – fonte/credits: www.radicalparty.org

Roma 23-3-2001 — Dopo aver avviato un’istruttoria sui suoi rudi metodi d’indagine di Pietro Forno, il Csm ora studia anche l’operato dei suoi consulenti di parte: psicologi che emettono sentenze di condanna inappellabili, ginecologi dai discutibili pareri medici, e un rapporto troppo stretto fra la procura milanese e un’associazione di psicoterapeuti. Riassunto della puntata precedente. Continua a leggere

Ventanni dopo il caso di isteria per pedofilia del modenese: Pablo Trincia su Repubblica

Tra ottobre e novembre 2017 Repubblica ha pubblicato un reportage in stile radiofonico. In sette puntata Pablo Trincia ha ricostruito la storia delle false accuse di pedofilia ai genitori dei bambini di un paese in provincia di Modena. Gli audio scaricabili, accompagnatei dalla trascrizione e da vari spezzoni video, sono stati ascoltati da milioni di persone. Il podcast intitolato “Veleno” è stato un successo mediatico che ha creato un precedente per tutto il sistema dell’informazione su Internet. Qui però non ci interessa l’aspetto mediatico, ma il merito della vicenda su cui abbiamo raccolto vario materiale anche in passato.

In effetti la ricostruizione di Pablo Trincia non aggiunge molto a quanto già si sapeva, nè alle deduzioni che si potevano trarre dai fatti. Ma la novità della dettagliatissima ricostruzione di “Veleno” sono i documenti video originali delle audizioni dei minori. E soprattutto la ricerca che ha fatto Trincia su questi bambini ormai trentenni, per capire che ne è stato di loro. Il senso comune infatti porterebbe a pensare che dopo un processo che ha assolto tutti gli imputati, le vittime abbiano riallaccciato i rapporti con i genitori. O – in altri termini – che dopo l’esposizione della totale infondatezza delle acccuse e la grossolana inverosmiglianza della vicenda i bambini, oggi adulti, abbiano preso atto della realtà. Continua a leggere