Accuse nella Scissione della coppia – U. Bicocca 26.5.17

venerdì 26 Maggio 2017

Aula Luisella Sironi, edificio U4 aula 8 Piazza della Scienza 4, Milano

Ore 9.00-17.30 ingresso gratuito

Discussant: Marcello Adriano Mazzola avvocato familiarista foro Milano Rappresentante avvocatura

Relatori:

  1. Angela Caldarera Univ. Torino Scissione della coppia dopo riassegnazione di genere
  2. Giovanni Battista Camerini  Neuropsichiatra infantile, Univ. Padova, Quesiti in CTU e Perizia
  3. Marco Casonato docente Università Milano-Bicocca, Alienazione genitoriale
  4. Cataldo Intrieri avvocato Roma docente di Diritto processuale penale UniCusano Falso in perizia negli accertamenti in corso di scissione della coppia
  5. Giovanna Bellini, neurologa forense, Violenza assistita su minore attraverso crudeltà sull’animale
  6. Enrico Bet avvocato foro di Genova Stalking giudiziario
  7. Daniela Toschi psichiatra Un caso storico descritto da Ferenczi
  8. Lavinia Rossi psichiatra forense La sindrome da false accuse : quando lo stalking è un’astuzia della ‘vittima’
  9. Riccardo Dalle Luche psichiatra Università di Pisa La devianza dal modello del legame coniugale: il bovarismo e la sua progenie
  10. Enrico Di Fiorino Foro Milano Profili di rilevanza penale nella patologia del rapporto
  11. Marco Lagazzi psichiatra forense Costruzione del “falso abuso” e valutazione peritale
  12. Patrizia Micai avv. Foro Ferrara Falsi abusi come riconoscerli e come prevenirli 

Per gli avvocati c’è la possibilità di ricevere 4 crediti previa iscrizione, ovvero inviando una mail a casonato.convegni@gmail.com con nome, cognome, codice fiscale, email, ordine di appartenenza e numero di tessera dell’ Ordine

Scissione della coppia proseguita con altri mezzi – U. Bicocca 19.5.17

Università Milano-Bicocca

venerdì  19 Maggio 2017

Auditorium, via Vizzola 5, edificio U12 Ore 9.00-17.30 ingresso gratuito

Chairman: Marcello Mazzola avvocato foro Milano

  1. Stefano Zago neuropsicologo IRCSS Ospedale Policlinico di Milano La valutazione neuropsicologica nell’accertamento  della capacità genitoriale
  2. Marco Casonato Università Milano-Bicocca  A come ‘abuso’ o A come ‘appartamento’?
  3. Francesca Ricca Procura di Vercelli Accuse in corso di separazione conflittuale
  4. Francesca Scandroglio Psicologa forense, False dichiarazioni/memorie di abuso
  5. Leonardo Lenti  Università di Torino  I ‘Contatti’ secondo la Corte EDU
  6. Cinzia Gamba, Avvocato foro Brescia, docente di Diritto processuale civile, Università di Pavia Profili problematici della consulenza tecnica: la figura dell’ausiliario del CTU
  7. Ferruccio Tommaseo Università di Verona Il divorzio breve: le nuove regole per accelerare la dissoluzione dei rapporti coniugali in crisi
  8. Silvia Giavarrini, Avvocato foro Milano, assegnista di ricerca Università degli studi di Milano Le controversie insorte tra i genitori prima, durante e dopo la loro separazione, in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale: il procedimento di cui all’art. 709-ter c.p.c.  
  9. Riccardo Pesce avvocato Università Milano-Bicocca Certificazioni mediche per ottenere provvedimenti favorevoli sui figli o di carattere economico
  10. Serena Canestrelli, avvocato Dottore di ricerca in Diritto processuale civile Università Milano-Bicocca Conseguenze (giuridiche e umane) derivanti dalla prosecuzione in forma altamente contenziosa del processo
  11. Gloria Vannini NPI consigliere onorario CdA Firenze, Accuse di abusi in corso di separazione

Per gli avvocati c’è la possibilità di ricevere 4 crediti previa iscrizione, ovvero inviando una mail a casonato.convegni@gmail.com con nome, cognome, codice fiscale, email, ordine di appartenenza e numero di tessera dell’ Ordine.

Alienazione Genitoriale nel convegno dell’AMI 21.4.2017

PAOLA (COSENZA) – La separazione tra due coniugi è il momento in cui la coppia genitoriale deve evitare accese conflittualità e avere cura dell’interesse preminente dei propri figli, impegnandosi, per il loro bene, a mantenere un equilibrato e maturo rapporto parentale. Non sempre, però, è tutto così idilliaco: in molti casi uno dei due genitori mette in atto una vera e propria guerra nei confronti dell’altro, servendosi della prole come arma di belligeranza contro l’altro genitore, macchinando con i figli delle atipiche alleanze contro l’altro genitore, con il solo fine di annullarlo.

Fonte: www.cosenzapage.it

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Un’altra falsa accusa di pedofilia -Panorama 13/07/2012

Il caso di un professore di Pisa, accusato dall’ex coniuge di abusi nei confronti della figlia di 7 anni
di  Maurizio Tortorella

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Questa è la brutta storia di una falsa accusa di pedofilia. Una storia che per ora ha travolto un professore universitario di Pisa, ma che rischia di rovinare irrimediabilmente la vita anche a una bambina che oggi ha poco più di 7 anni.

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Padre accusato falsamente dalla figlia. Assolto ma non vede i figli – il Giorno

Assolto dall’accusa di violenza sessuale “Ridatemi i miei figli”
Dopo 8 mesi di ingiusta detenzione

I giudici hanno ritenuto le accuse della figlia, succube di un fidanzato tossicodipendente che la picchiava e l’aveva costretta a rubare, completamente inventate per punire il genitore che non voleva che continuasse a frequentare quel balordo
di Sonia Ronconi

il_giorno

Monza, 17 luglio 2013 – “Ridatemi i miei quattro figli“: è l’appello di un padre di 43 anni che dopo 8 mesi nel carcere di Monza con l’accusa di avere violentato la primogenita, oggi ventenne, da quando era piccola, nel dicembre 2012 è stato assolto con formula piena: perchè il fatto non sussiste. I giudici hanno ritenuto le accuse della figlia, succube di un fidanzato tossicodipendente che la picchiava e l’aveva costretta a rubare, completamente inventate per punire il genitore che non voleva che continuasse a frequentare quel balordo. Ma dal momento dell’arresto arresto, avvenuto alla fine di marzo dell’anno scorso, l’uomo ha perso la casa, il lavoro e gli altri quattro figli minoriancora rinchiusi in Comunità.

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L’alienazione parentale come continuazione della violenza domestica

“In questi casi, se ci sono figli, l’affidamento condiviso – salutato come grande successo sulla strada della parità – può essere invece uno strumento di ricatto o addirittura un modo per replicare ed enfatizzare la violenza attraverso i bambini. Esiste una sindrome già ben nota agli psicologi e ai giudici, la sindrome di alienazione parentale: la persona violenta stringe alleanza con i figli ai danni della vittima, in genere la madre, indicandola come la responsabile di tutti i mali, inadatta e colpevole, denigrandola, irridendola. I bambini assorbono la violenza verbale e non hanno gli strumenti per elaborarla, dominarla: manifestano spesso nel corso del tempo disturbi di relazione, di identità sessuale, di rapporto con l’altro sesso. ”
Concita De Gregorio, “Malamore”, pagina 153
https://books.google.it/books?id=w7MeboY2XkoC&dq

Sindrome di alienazione genitoriale: cosa dice la legge

E’ una delle materie più controverse quando un rapporto di coppia, che sia un matrimonio o una convivenza, dal quale è nato un figlio finisce male. Se il genitore a cui è stato affidato il bambino fa di tutto per metterlo contro l’altro genitore, scatena quella che nella comunità scientifica viene chiamata sindrome di alienazione genitoriale, o di alienazione parentale (nota con l’acronimo inglese Pas).

Fonte: www.laleggepertutti.it, 11.4.2017

In che cosa consiste? Secondo le teorie del medico statunitense Richard Gardner, oggetto di accesso dibattito dai primi anni ’80, la sindrome di alienazione genitorialecrea nei figli una dinamica psicologica disfunzionale. In pratica, allontana i minori dal genitore che ritiene «colpevole» del fallimento familiare perché l’altro genitore ha fatto il possibile affinché il figlio la pensasse in questo modo. Talmente è stato messo contro il padre o la madre che, alla fine, il figlio ci ha creduto.

Questa sindrome di alienazione parentale, però, non è mai stata riconosciuta ufficialmente come un vero e proprio disturbo patologico da tutta la comunità scientifica, anche se, una decina di anni fa, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (la Sinpia) ha incluso la Pas tra le possibili forme di abuso psicologico nei confronti del minore. Ed anche in ambito giuridico, non tutti i tribunali ritengono che si tratti, effettivamente, di un problema patologico. Tuttavia, ci sono delle sentenze che hanno dato ragione al genitore alienato e che, quindi, hanno ammesso che mettere un minore contro il genitore con cui non vive non è legale.

Sindrome di alienazione genitoriale: il parere della Cassazione

Sulla sindrome di alienazione genitoriale, la Cassazione si è pronunciata in due forme diverse. In un caso, ha dichiarato la Pas priva di fondamento scientifico [1]. Con un’altra sentenza, però, la stessa Corte ha condannato un padre in sede penale per aver «volutamente e coscientemente messo in atto strategie e comportamenti tali da annullare nei bambini ogni possibilità di un rapporto con la madre» [2].

La Cassazione, però riassume il suo pensiero con una sentenza del 2016 [3] in cui stabilisce che non compete alla Suprema Corte dare giudizi sulla validità o invalidità delle teorie scientifiche sulla Pas, cioè sulla sindrome di alienazione genitoriale, ma capire, invece, e adeguatamente motivare le ragioni dell’ostinato rifiuto del padre da parte di una figlia e anche le presunzioni, qualora un genitore denunci comportamenti ostativi dell’altro genitore affidatario o collocatario, che provocano l’allontanamento morale e materiale della prole da sé, condotte indicate come significative della presenza di una Pas.

Quello che la Cassazione sottolinea è che tra i requisiti di idoneità genitoriale ha un’importanza fondamentale la capacità di garantire la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, per tutelare in maniera effettiva e concreta il diritto del minore sia alla bigenitorialità sia ad una sana crescita equilibrata. Secondo il parere della Corte, è fondamentale per i figli poter intrattenere rapporti costanti e significativi con entrambe le figure genitoriali, che sono importanti per un sereno e idoneo sviluppo della personalità dei minori.

Cosa dicono i tribunali sulla Pas

Ma, senza scomodare la Suprema Corte, ci sono altri giudici che hanno condannato dei genitori per comportamenti che riportano all’alienazione genitoriale, o alienazioneparentale che dir si voglia.

E’ il caso del giudice monocratico di Roma Aurora Cantillo, che ha condannato un padre per avere coinvolto i quattro figli in un video pubblicato su YouTube in cui denunciavano di pedofilia la madre ed il suo convivente. Accuse non fondate e messe in atto, secondo la requisitoria del pubblico ministero, «volutamente e coscientemente al fine di annullare nei bambini ogni possibilità di rapporto con la madre». Risultato: un anno e mezzo di reclusione, pena sospesa e non menzione. E’ in casi come questo, secondo chi sostiene le teorie del professor Gardner, che bisognerebbe allontanare i figli dal genitore alienante ed affidarli al genitore alienato.

Per il Tribunale di Milano, invece, quando si parla di alienazione genitoriale non è corretto riferirsi ad una patologia ma ad un comportamento illecito [4]. Un comportamento, sostengono i giudici meneghini, che non ha bisogno dell’elemento psicologico del dolo, «essendo sufficiente la colpa o la radice anche patologia delle condotte medesime». In sostanza, se un genitore compie un’azione alienante – si legge ancora sul decreto del tribunale milanese – si impone una condanna prevista dal Codice di procedura civile [5] per responsabilità aggravata e grave abuso dello strumento processuale. In particolare, se la madre promuove un’azione contro il padre per questioni riguardanti i figli ma risulta essere lei l’autrice di comportamenti alienanti, l’azione è da ritenere viziata da colpa grave e come tale meritevole di sanzione.

Prima ancora era stato il Tribunale di Bergamo [6] a pronunciare una sentenza in merito, pur non citando il termine alienazione genitoriale o parentale. I giudici bergamaschi avevano disposto il cambio di residenza del figlio di una coppia separata che viveva con la madre ma che, per ordine dei magistrati è finito dal padre. Non tanto perché la donna aveva deciso in modo unilaterale di tenersi il figlio ma per il suo «conclamato ostruzionismo ai rapporti tra il bambino e il padre e per l’assenza nei riguardi dell’uomo di elementi che possano far dubitare della sua capacità di far mantenere al figlio rapporti regolari con la madre».

In sostanza: lei ha fatto di tutto per allontanare il figlio dal padre mentre, secondo i giudici, l’uomo avrebbe fatto di tutto affinché il ragazzo avesse un rapporto cordiale e civile con la madre. C’è una bella differenza.

Anche il Tribunale di Roma si è espresso in tempi non lontani su questo tipo di controversia, condannando una donna ad un risarcimento di 30.000 euro per avere messo in atto «una condotta genitoriale volta a ostacolare il funzionamento dell’affidamento condiviso con gli atteggiamenti sminuenti e denigratori della figura paterna» [7].

Diversa, invece, la decisione del Tribunale di Trani che, con un’ordinanza del 2016 [8]pur ammettendo la condotta alienante del padre, ha scelto di affidare all’uomo i due figli maschi, mentre l’unica figlia femmina è rimasta con la madre. Nella sentenza dei giudici pugliesi si legge: «Fermo restando che il padre si assumerà tutte le responsabilità morali per il danno arrecato ai propri figli, danno del quale evidentemente gli stessi non si rendono conto in questo momento, la particolarità dell’attaccamento dei figli, soprattutto dei due maschi più grandi, le ragioni del rifiuto della madre (arricchito dal disgusto e dalla violenza verbale), e l’età stessa dei figli più grandi, oramai prossimi alla maggiore età, rendono inopportuna (perché del tutto incomprensibile agli occhi dei figli stessi) e quasi nociva rispetto al rapporto con la madre, oltre che sostanzialmente impossibile nella fase esecutiva, la soluzione dell’affidamento esclusivo alla madre, sia pure attraverso una ipotetica fase intermedia di affidamento etero familiare in casa protetta». In altre parole: le particolari circostanze di quel nucleo familiare hanno suggerito ai giudici di dividere i fratelli, affidando i maschi al padre e la femmina alla madre, nonostante «il danno arrecato» dal padre ai propri figli.

note

[1] Cass. civ., sez. I, sent. n. 7041/2013.

[2] Cass. sent. n. 5847/2013.

[3] Cass. sent. 6919/2016.

[4] Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 9-11.03.2017.

[5] Ex art. 96, co. 2, cod. proc. civ.

[6] Trib. Bergamo, I sez. civ., sent. n. 3101/2016.

[7] Trib. Roma, sent. n. 18799/2016.

[8] Trib. Trani, ordinanza n. 5149/2016

Fonte/Credits: www.laleggepertutti.it,