Ventanni dopo il caso di isteria per pedofilia del modenese: Pablo Trincia su Repubblica

Tra ottobre e novembre 2017 Repubblica ha pubblicato un reportage in stile radiofonico. In sette puntata Pablo Trincia ha ricostruito la storia delle false accuse di pedofilia ai genitori dei bambini di un paese in provincia di Modena. Gli audio scaricabili, accompagnatei dalla trascrizione e da vari spezzoni video, sono stati ascoltati da milioni di persone. Il podcast intitolato “Veleno” è stato un successo mediatico che ha creato un precedente per tutto il sistema dell’informazione su Internet. Qui però non ci interessa l’aspetto mediatico, ma il merito della vicenda su cui abbiamo raccolto vario materiale anche in passato.

In effetti la ricostruizione di Pablo Trincia non aggiunge molto a quanto già si sapeva, nè alle deduzioni che si potevano trarre dai fatti. Ma la novità della dettagliatissima ricostruzione di “Veleno” sono i documenti video originali delle audizioni dei minori. E soprattutto la ricerca che ha fatto Trincia su questi bambini ormai trentenni, per capire che ne è stato di loro. Il senso comune infatti porterebbe a pensare che dopo un processo che ha assolto tutti gli imputati, le vittime abbiano riallaccciato i rapporti con i genitori. O – in altri termini – che dopo l’esposizione della totale infondatezza delle acccuse e la grossolana inverosmiglianza della vicenda i bambini, oggi adulti, abbiano preso atto della realtà. Continua a leggere

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Arrestato per abusi sessuali sulla figlia ma innocente: chiede un maxi risarcimento

OLBIA 23-11-17  –  Ha affrontato il carcere portando sulle spalle il peggior marchio di infamia per un padre: quella di aver abusato ripetutamente della figlia di sei anni. 74 giorni in cella a gridare la sua innocenza. Perché lui, la sua bambina non l’aveva mai toccata. Ed è stata proprio lei, alla fine, con le sue dichiarazioni, a scagionarlo.

Il tribunale di Tempio il 15 marzo scorso lo ha assolto dall’accusa “perché il fatto non sussiste”. Il 68enne di Olbia non è un pedofilo e, adesso, tramite il suo avvocato chiede alla Corte d’appello un maxi indennizzo per ingiusta detenzione: 516mila euro, il massimo previsto.

Articolo completo e altri servizi nel giornale http://www.lanuovasardegna.it in edicola e nella sua versione digitale

Accusato di abusi sessuali sulla figlia ma è una calunnia della ex – Avezzano 30.8.17

Ormai queste notizie sono talmente comuni da venire trattate solo da siti di informazione locale. In questo caso la fonte è www.terremarsicane.it, e la notizia (che in condizioni normali dovrebbe fare gridare allo scandalo) è considerata un fatto di routine, alla stregua di un tamponamento al semaforo o degli schiamazzi notturni. Una donna accusa l’ex di aver violentato la figlia ed di aver avuto rapporti sessuali davanti alla minore. Ma la donna, residente ad Avezzano, è successivamente accusata di calunnia.

Durante le indagini è emersa una tendenza della madre a raccontare bugie, a travisare i fatti e a ingigantire i contenuti con l’unico obiettivo di accusare l’ex marito attraverso il coinvolgimento della figlia. Per tale motivo l’avezzanese, oltre a essere accusata di non aver dato seguito a un provvedimento del giudice non facendo vedere la figlia al marito, dovrà rispondere anche di circonvenzione di persona incapace e di calunnia. Le indagini preliminari sono state chiuse e ora si attende la decisione del giudice.

Questo blog contiene moltissime notizie come questa, ma si tratta solo di un piccolo campione perchè la maggior parte di questi fatti non vegono neppure riportati dai mass media.

Ma il fatto che sfugge ai più è che la notizia vera è un’altra. Ed è una questione bene più grave: come possono gli inquirenti occuparsi dei veri abusi sessuali sui minori se passano il loro tempo a dimostrare l’inconsistenza di denunce portate da genitori squilibrati per rovinare la vita dell’ex partner?

Perchè – come in tutte le cose della vita reale – le risorse sono limitate. Se si devono dedicare ad indagare su accuse false, poi mancheranno per trovare le prove e far condannare i colpevoli di veri reati.

Riferimenti:

Accusati falsamente di pedofilia sono stati scarcerati dopo 21 anni

Si tratta dell’ultimo caso in ordine di tempo del fenomeno dell’isteria collettiva degli abusi sessuali negli asili verificatoso negli USA negli anni 80. E’ avvenuto in Texas dove Frances e Daniel Keller sono stati arrestati nel 1991 con l’accusa di pedofilia e satanismo e condannati a 48 anni. Gestivano un asilo e sono finiti al centro di un caso di presunti abusi sessuali su minori e di “riti satanici” durante i quali secondo gli accusatori “venivano torturati bambini e animali”. Nel 2013 sono stati scarcerati, ma solo perchè un medico che aveva testimoniato (fornendo l’unica prova scientifica oltre alle incredibili affermazioni dei bambini) ha ritrattato.

Le autorità hanno riconosciuto che le interrogazioni sui bambini non erano state condotte correttamente e il dottore che aveva rilevato tracce di abusi sessuali ha affermato di aver giudicato male l’origine delle loro lesioni. I Keller furono scarcerati ma soltanto nel giugno 2017 sono stati dichiarati ufficialmente innocenti. La legge texana prevede che ricevano 80mila dollari a testa per ogni anno trascorso dietro le sbarre. L’Austin American-Statesman riporta che l’erogazione per il risarcimento pari a 3,4 milioni di dollari era stata fissata per mercoledì 23 agosto: «Significa – ha detto Fran Keller al giornale locale – che non dovremo contare i nostri soldi per pagare l’assicurazione sanitaria e le bollette in ritardo. Significa che possiamo essere veramente liberi. Niente più incubi: possiamo cominciare a vivere». La donna, che oggi ha 67 anni, ha raccontato che la coppia viveva in povertà dal momento che non riusciva a trovare lavoro a causa dell’età e del record legale. (Fonte: Il Messaggero)

Il modo con cui furono condotte le indagini, con assoluta incompetenza, si può leggere sul sito della rivista online Slate Magazine. Non c’è nulla di nuovo per chi conosce gli altri casi di isteria degli abusi verificatisi negli USA. Il meccanismo è così ripetitivo e ricorsivo che chi scrive ha dovuto assicurarsi che non si trattasse di una tardiva riproposizione da parte della stampa italiana del primo di questi casi, quello della Mc Martin Pre-school iniziato nel lontato 1983. Invece no. Questo caso risale al 1991, quasi un decennio dopo. Ma magistrati e giurie non avevano ancora imparato nulla.

E in Italia? Pochi se ne rendono conto ma abbiamo avuto lo stesso fenomeno, con un ritardo di venti anni e forse è ancora in corso, almeno fino a quando i magistrati inquirenti non si prenderanno la briga di documentarsi prima di avviare indagini basate sull’isteria collettiva. Il fenomeno è stato ampiamente studiato, esiste una letteratura scientifica, tra cui un saggio di Richard Gardner tradotto in italiano di recente.

Riferimenti:

Luca: non vuole più vedere il padre. Perchè?

Una storia come tante, raccontata da un sito di informazione locale. Un bambino di 7 anni non vuole più incontrare il padre.

Luca aveva 2 anni quando i suoi genitori si separarano. Ora dopo una serie di vicende giudiziarie e vari interventi di sostegno coordinati dai servizi sociali non vuole più vedere il padre. Le autorità che si occupano di questa vicenda ritengono che la causa del rifiuto di Luca sia l’atteggiamento della madre che nel tempo lo ha condizionato a fargli rifiutare il padre. Ma fatta la diagnosi, manca una terapia, una soluzione del problema. Il padre non sa più a che santo votarsi e ha scritto una lettera al ministro della Giustizia.

Italia, AD 2017. Quanti anni dovranno ancora passare prima che si individuino soluzioni efficaci per le migliaia di storie come questa?

Ostia, Luca, 7 anni, la madre gli nega di frequentare il padre: “Ministro mi aiuti”

Nonostante le sentenze del Tribunale la donna impedisce il rapporto tra padre e figlio. Sanzionata anche un’assistente sociale

31-7-17 — Nonostante tre sentenze del Tribunale, da sette mesi non riesce a vedere il figlio e per cinque anni è riuscito a farlo solo sporadicamente e in presenza degli assistenti sociali, una delle quali è stata ammonita dal proprio ordine professionale per “comportamento altamente scorretto”. E’ la sintesi della battaglia che un padre di Ostia sta conducendo con la mamma di suo figlio di 7 anni che gli nega la possibilità di vederlo, frequentarlo, educarlo.

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Alienazione parentale: sentenze

Di solito le sentenze sull’alienazione parentale balzano agli onori della cronaca solo nei casi più eclatanti. Ad esempio una sentenza che ancora oggi si trova citata con grande risalto è la sentenza 7041/13 del 6 marzo 2013 della Corte di Cassazione (quella che diede una svolta al famoso caso del bambino di Cittadella/Padova allontanato dalla madre). In quell’occasione la Cassazione decise il rinvio della decisione alla Corte d’Appello di Brescia, che poi affidò il figlio al padre alienato.

Ma le sentenze che decidono su casi in cui il concetto di alienazione parentale entra fa parte della controversia portata davanti al giudice sono numerose e non si limitano ai casi eclatanti che guadagnano la prima pagina dei giornali.

Un elenco molto attendibile per completezza è quello tenuto dal portale specializzato www.alienazioneparentale.it, che ha una apposita sezione dedicata alla giurisprudenza. Alla data di questo post sono state censite ben 16 sentenze di primo grado, 5 sentenze di appello, 12 sentenze di Cassazione e 7 sentenze della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Tutte queste sentenze, tranne 3, ricononoscono l’alienazione parentale. Ma anche per quanto riguarda le 3 che a prima vista non la riconoscono si deve leggere con attenzione il dispositivo, perchè non sempre dice una parola definitiva sulla controversia esistenza/inesistenza promossa dai cosiddetti “negazionisti”.

Se prendiamo ad esempio proprio la famosa sentenza 7041/13 del 6 marzo 2013 della Cassazione, che viene citata talvolta per dimostrare che la PAS non è una diagnosi psichiatrica riconosciuta, scopriamo che in effetti il motivo dell’annullamento da parte della Corte non è la questione sottostante,  ma la carenza di motivazione del giudice di merito. Un motivo quindi che non ha nulla a che fare con la presunta “non scientificità” della sindrome, su cui la Corte non ha competenza. Si veda a questo proposito l’articolo a firma di Fernando Prodomo pubblicato sul sito di Magistratura Democratica.

Alienazione parentale: cosa fare

Richard Gardner affrontò già nel 1999 il problema del che cosa fare nei casi di alienazione parentale.

Il primo punto da affrontare è quello della gravità dell’alienazione del bambino. Non è un caso che l’articolo pubblicato da Gardner nel 1999 si intitoli Family Therapy of the Moderate Type of Parental Alienation Syndrome, perchè ben diversa è la situazione dei casi in cui il minore mantiene contatti se pure minimi col genitore rifiutato (alienazione parentale intermedia), rispetto ai casi in cui ogni contatto ormai è cessato (alienazione parentale grave).

Quindi la terapia sui minori nei casi di alienazione parentale moderata o intermedia era già praticata da Gardner negli anni 90. Lo stesso Gardner tuttavia non aveva esitazione a suggerire per i casi di alienazione parentale grave la rinuncia a qualsiasi tipo di psicoterapia se il minore alienato non fosse stato prima allontanato dal genitore alienante. Continua a leggere