Alienazione parentale: sentenze

Di solito le sentenze sull’alienazione parentale balzano agli onori della cronaca solo nei casi più eclatanti. Ad esempio una sentenza che ancora oggi si trova citata con grande risalto è la sentenza 7041/13 del 6 marzo 2013 della Corte di Cassazione (quella che diede una svolta al famoso caso del bambino di Cittadella/Padova allontanato dalla madre). In quell’occasione la Cassazione decise il rinvio della decisione alla Corte d’Appello di Brescia, che poi affidò il figlio al padre alienato.

Ma le sentenze che decidono su casi in cui il concetto di alienazione parentale entra fa parte della controversia portata davanti al giudice sono numerose e non si limitano ai casi eclatanti che guadagnano la prima pagina dei giornali.

Un elenco molto attendibile per completezza è quello tenuto dal portale specializzato www.alienazioneparentale.it, che ha una apposita sezione dedicata alla giurisprudenza. Alla data di questo post sono state censite ben 16 sentenze di primo grado, 5 sentenze di appello, 12 sentenze di Cassazione e 7 sentenze della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Tutte queste sentenze, tranne 3, ricononoscono l’alienazione parentale. Ma anche per quanto riguarda le 3 che a prima vista non la riconoscono si deve leggere con attenzione il dispositivo, perchè non sempre dice una parola definitiva sulla controversia esistenza/inesistenza promossa dai cosiddetti “negazionisti”.

Se prendiamo ad esempio proprio la famosa sentenza 7041/13 del 6 marzo 2013 della Cassazione, che viene citata talvolta per dimostrare che la PAS non è una diagnosi psichiatrica riconosciuta, scopriamo che in effetti il motivo dell’annullamento da parte della Corte non è la questione sottostante,  ma la carenza di motivazione del giudice di merito. Un motivo quindi che non ha nulla a che fare con la presunta “non scientificità” della sindrome, su cui la Corte non ha competenza. Si veda a questo proposito l’articolo a firma di Fernando Prodomo pubblicato sul sito di Magistratura Democratica.

Alienazione parentale: cosa fare

Richard Gardner affrontò già nel 1999 il problema del che cosa fare nei casi di alienazione parentale.

Il primo punto da affrontare è quello della gravità dell’alienazione del bambino. Non è un caso che l’articolo pubblicato da Gardner nel 1999 si intitoli Family Therapy of the Moderate Type of Parental Alienation Syndrome, perchè ben diversa è la situazione dei casi in cui il minore mantiene contatti se pure minimi col genitore rifiutato (alienazione parentale intermedia), rispetto ai casi in cui ogni contatto ormai è cessato (alienazione parentale grave).

Quindi la terapia sui minori nei casi di alienazione parentale moderata o intermedia era già praticata da Gardner negli anni 90. Lo stesso Gardner tuttavia non aveva esitazione a suggerire per i casi di alienazione parentale grave la rinuncia a qualsiasi tipo di psicoterapia se il minore alienato non fosse stato prima allontanato dal genitore alienante. Continua a leggere

La sindrome del padre malevolo

Si può considerare come la faccia nascosta dell’alienazione parentale, ne parlano quasi sottovoce sempre più madri ma spesso sui social network vengono zittite da padri furibondi. Parliamo del comportamento alienante attuato dai padri contro le madri, cioè di quei casi in cui i figli rifiutano la madre perchè indottrinati e manipolati dal padre. Quanti sono questi casi? Sono veramente così pochi come sostengono alcuni attivisti per i diritti dei padri? Continua a leggere

Accuse false di abuso sessuale: avvocati e giornalisti complici

Un clamoroso caso di false accuse di abuso sessuale in corso di separazione è recentemente riemerso dal passato. Si tratta della vicenda di Alberto Tana che negli anni 90 venne accusato dalla ex moglie di abusi sessuali sulla figlia. Venne processato e assolto ma non riuscì più a ristabilire un rapporto con la figlia. La bambina aveva di 10 anni all’epoca delle accuse e durante tutta l’adolescenza continuò ad accusare il padre. A 17 anni pubblicò un libro in cui dipingeva il padre come un mostro bene introdotto negli ambienti del potere e per questo rimasto impunito.

I dettagli della storia si possono leggere a questo link. Quello che ci interessa qui però è fare un’analisi del ruolo che hanno avuto vari professionisti nel rendere possibile questo gravissimo abuso su una bambina. Perchè – chiariamolo bene – un abuso effettivamente c’è stato. L’abuso vero è stato lasciare una bambina nelle mani di una madre che usandola per una vendetta insensata ha distrutto il suo rapporto con il padre (che invece avrebbe potuta farla crescere in un contesto di affetto e normalità). Questa valutazione estremamente severa non è nostra, ma della stessa bambina che diventata adulta ha cercato di fare i conti con il passato con un altro un libro (“Giuro di dire la verità, nient’altro che la verità”, Carolina Tana, Alpes Italia, 2015).

Citiamo dunque la stessa Carolina Tana in una intervista a FQ Magazine:

Ci credette tutta la stampa nazionale  nessun giornalista tra i più blasonati di tv e giornali del nostro paese si pose mai la questione se quello che dicevo fosse comprovato da dati oggettivi. Pensavano solo allo scoop. L’unico che ebbe dei dubbi fu Maurizio Costanzo. Andai anche a Tempi Moderni da Daria Bignardi a cui oggi ho rivolto un appello per raccontare la mia verità da adulta, ma non mi ha voluto.

Fonte/Credits: avoiceformen.com

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La sindrome di alienazione genitoriale – Isabella Buzzi

Isabella  Buzzi è stata la prima in Italia a trattare in un testo scientifico del fenomeno dell’alienazione genitoriale. L’articolo qui riprodotto è stato pubblicato nel 1997 nel volume a cura di Cigoli, Gullotta e Santi “Separazione, divorzio e affidamento dei figli“, edito da Giuffré.
La dottoressa Isabella Buzzi è attualmente professore presso l’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, in Mediazione e consulenza familiare. Ha fondato l’Associazione Italiana Mediatori Familiari.
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Strumentalizzare il figlio è reato – Cassazione 26810/2011

Questa sentenza della Cassazione recensita dal sito della Associazione Matrimonialisti Italiani (AMI) tratta del fenomeno dell’alienazione genitoriale dal punto di vista della repressione penale. Sebbene non esista ancora il reato specifico di “alienazione dei figli”, che alcuni gruppi di pressione vorrebbero fare introdurre nell’ordinamento penale italiano, tuttavia già la normativa esistente permette di sanzionare il comportamento doloso del genitore che mette ostacoli alla frequentazione dei figli dell’altro genitore. Anche quando questo si concretizza in comportamenti indiretti o omissivi.

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Uomo divorziato, uomo rovinato – Panorama 26.2.15

Nei casi estremi, spiega Mazzola,  ci sono donne che «puntando a liberarsi per sempre dell’ex», ricorrono alla «pallottola d’argento»: l’accusa di abusi sessuali. Arriva all’86 per cento la quota di denunce di abusi sessuali contro uomini che deriva da una causa di separazione.

Alcuni le chiamano «le assopigliatutto », altri preferiscono definirle come vincitrici di un «win-for-life da fine matrimonio». Tra gli avvocati i neologismi sulle donne separate sono sempre più feroci. Del resto, un’agenzia d’investigazione privata ha da poco lanciato uno spot dove un uomo racconta di avere comprato una nuova auto dopo essere riuscito a ridurre l’assegno all’ex moglie che, «si è scoperto, aveva due lavori in nero».

Al maschio della finzione pubblicitaria è andata decisamente bene. Perché per parecchi ex mariti «l’auto è diventata la nuova casa»: così dice la presidente dell’Associazione padri separati, Tiziana Franchi, certa che «se non si sentissero così tutelate dai tribunali, le donne spingerebbero meno per la separazione, visto che il 70 per cento delle iniziative parte da loro».
Il baratro in cui finiscono tanti separati è ribadito anche dall’ultima indagine del Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica: segnala che un terzo dei padri separati, pagato l’assegno di mantenimento a ex mogli e figli, può contare su un reddito residuo che va dai 300 ai 700 euro netti mensili. Il 17 per cento deve accontentarsi di una cifra che oscilla dai 100 ai 300 euro.
Ma c’è un 15 per cento cui restano in tasca meno di 100 euro al mese. Secondo l’Istat, nel 2012 (ultimo dato disponibile) la media degli assegni di mantenimento di una ex moglie era di 496 euro mensili lordi, quello di un figlio 521 euro. Dati comunque alti, ma sicuramente inferiori a quel che è la media reale, visto che l’Istat segnala in nota di avere considerato «solo gli importi mensili pari o superiori a 25 euro e inferiori a 10 mila euro », il che di fatto significa avere imposto l’eliminazione dalla statistica dei soli assegni più elevati.

di Antonella Piperno per “Panorama” 24.2.15 – da Il Foglio del lunedì

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