Bibbiano, i colleghi dicevano: “Sono patologici e invasati” – Il Fatto Quotidiano 11.2.2020

Le chat – I messaggi tra gli assistenti sociali sui responsabili poi indagati: “Ha fatto una scenata,se ci sono le cimici valuteranno di riaprire i manicomi”

di Sarah Buono  Il Fatto Quotidiano | 11 FEBBRAIO 2020

“La Anghinolfi è fuori come un balcone” e “Monopoli è un patologico invasato”. I due dominus dei sistemi sociali della Val d’Enza, al centro dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti abusi nella gestione degli affidi, non erano considerati attendibili o affidabili nemmeno dai loro stessi colleghi. È una delle particolarità che emerge dalle chat, agli atti, tra gli assistenti sociali di Reggio Emilia. “Stamattina ha fatto una scenata delle sue, nel caso ci siano le cimici valuteranno di riaprire i manicomi” si scrivevano alcune operatrici, non tutte indagate. “Federica non mi porterà a fondo insieme a lei, io quei cazzo di disegni glieli faccio ingoiare” risponde Cinzia Magnarelli, ex assistente sociale (indagata) a Bibbiano che ha ammesso di aver falsificato le relazioni per le pressioni dei superiori. E poi ancora: “Monopoli è solo un patologico invasato, sono basita di come gente come lui continui a rappresentare una professione che non sa nemmeno cosa sia e di come possa stare dove sta indisturbato e prendendo anche valutazioni molto alte”. Un’altra rincara: “Fa tutto fuorché l’assistente sociale, quello che mi fa più incazzare è che uno come lui non si sia mai preso una denuncia e invece gente che lavora bene paga per colpe che non ha”.

La conclusione degli assistenti sociali perbene è triste: “Il problema è che le domande ce le facciamo solo noi”. A distanza di mesi, il capo della procura di Reggio, Marco Mescolini e la pm Valentina Salvi hanno ribaltato questo assunto: 26 gli avvisi di fine indagine recapitati nelle scorse settimane con diverse accuse relative a una mala gestio nel settore degli affidi dei minori. La miriade di messaggi via chat estrapolati dai telefonini sequestrati ha inoltre rafforzato il quadro investigativo e ha dato vita ad altri filoni di indagine, da sviluppare. Dalle conversazioni tra gli indagati e non, sono emersi infatti nuovi dettagli e ulteriori casi, il che ha portato ad ampliare lo sguardo rispetto agli otto minorenni al centro dell’ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso giugno.

Al centro dei messaggi tra Anghinolfi e altri indagati, come la psicologa Imelda Bonaretti, ci sono spesso i giudici: “Sai quel giudice è molto tonto, non intende, forse una spiegazione tecnica sarebbe auspicabile, tipo le relazioni dei consulenti tecnici nei processi”. Le due, a ottobre 2015, parlano di una revoca di un provvedimento di allontanamento del minore che si vorrebbe scongiurare e Anghinolfi chiede di esplicitare meglio, in una relazione da inviare all’autorità giudiziaria minorile, in che modo il malessere di un minore derivasse dalla famiglia di origine. “Io lascio intendere”. Una risposta che non soddisfa la ex responsabile dei servizi sociali che insiste, raggiungendo il suo scopo: “Magari provo a rendere più esplicita quella frase”.

Giudici tonti o da raggirare nel migliore dei casi come emerge da un’altra conversazione tra le due donne, relativa a un altro togato. “Ohi Fede… però chi glielo dice che il bambino lo mandiamo all’ex brigatista? Io non mi attento”. Nessun dubbio per la Anghinolfi: “Mica lo sa. E la pena l’ha scontata”. Sul terrorista rosso non ci sarebbero riscontri precisi ma non è escluso che la vicenda possa essere chiarita con approfondimenti. La zarina degli affidi aveva una buona parola per tutti, anche per il sindaco dem di Bibbiano – sede de il centro La Cura in cui si svolgevano le terapie – Andrea Carletti definito “uno che ha bisogno di far carriera perché non ha un lavoro”.

Il primo cittadino è accusato di abuso di ufficio e falso. Secondo la Procura contribuì a rendere possibile lo stabile insediamento dei terapeuti privati all’interno di una struttura pubblica pur consapevole dell’assenza di una procedura ad evidenza pubblica e dell’illiceità del sistema. Con una dirigente del Comune, sempre Anghinolfi parlava anche di come poter privilegiare l’assunzione di assistenti sociali vittime di abusi sessuali nel loro passato. Una proposta giudicata “molto hard” dalla dipendente comunale: “Tu vuoi infilare la parte psicologica e personale dentro la professione, secondo me dovremmo metterla giù diversa”.

In un’altra chat diversi indagati discutono di come modificare il codice penale introducendo “indicatori aspecifici” di abuso da portare all’interesse dell’allora presidente della Camera Laura Boldrini. Ad esempio discutevano se “il crollo del rendimento scolastico” dovesse essere inteso quale sintomo di abuso sessuale: “Non vorrei che ci attaccassero dicendo che ‘chi non studia è abusato’, dobbiamo stare attenti alle strumentalizzazioni che sicuramente faranno i negazionisti”. Ci sono anche riferimenti a contatti, forse millantati, con la senatrice Pd Vanna Iori.

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