La logica della diffamazione

Caricatura di Darwin raffigurato come scimmia

Richard Gardner è stato diffamento e calunniato sia mentre era in vita che in misura maggiore dopo la sua morte.

Sono state fatte circolare citazioni estrapolate dal contesto dei suoi libri scientifici con cui si cerca di fare intendere una sua presunta adesione ad una forma di ideologia giustificazionista nei confronti della pedofilia. Queste citazioni sono reperibili ancora oggi su Internet compilate in elenchi e sono state tradotte anche in italiano. Così recentemente un membro della Camera dei Deputati con competenza sull’infanzia ha potuto dichiarare in un talk show televisivo che “Gardner si è suicidato perché era un fanatico che inneggiava alla pedofilia.

Come si può desumere  da questa affermazione il grado è la qualità delle dichiarazioni diffamatorie è assai grossolano, ma ciò nonostante vale la pena di esaminarne il meccanismo è la logica di fondo.

Si cerca di fare passare Gardner per difensore della pedofilia usando il lavoro scientifico in cui tenta una spiegazione biologica ed evoluzionista delle parafilie in generale.

Il trucco argomentativo con cui si cerca di fare passare lo studioso di un fenomeno per difensore e apologeta del fenomeno che sta studiando è assai banale. Prendiamo ad esempio il fenomeno della mafia. Uno studioso che si interroga sulle cause del fenomeno mafioso può utilizzare l’analisi storica per scoprire perché questo fenomeno si sviluppa in certe società e non in altre. Nel fare questo tipo di analisi finirà per scoprire che la mafia nasce perché svolge delle funzioni “utili” a certi tipi di società, funzioni che in condizioni normali sono svolte dallo Stato, ma che in condizioni di arretratezza sono carenti e vengono supplite dalla mafia. Ecco che un commentatore male intenzionato potrà estrapolare citazioni da questa ricerca per dimostrare che questo studioso “è un mafioso che inneggia alla mafia“.

Gardner come studioso delle parafilie (cioè delle patologie psichiatriche inerenti alla sfera sessuale) cercò di interpretare questi fenomeni cercando di individuare la loro funzione. Ovviamente trattandosi di un fenomeno patologico non utilizzò l’analisi storica ma la teoria evoluzionista.

Così si spiega la frase di Gardner citata dai suoi calunniatori:

“la pedofilia può migliorare la sopravvivenza della specie umana”

proviene da un contesto in Gardner cerca di mostrare come l’esistenza delle parafilie possa venire inquadrata nella teoria dell’evoluzione. Più precisamente nell’ambito del paradigma del “gene egoista” secondo cui la selezione naturale favorisce gli alleli i cui effetti fenotipici promuovono la propria riproduzione.

Ad esempio, i leoni maschi uccidono i cuccioli nati da altri maschi per potersi accoppiare subito con le femmine.  Mostrare che tale comportamento si trasmette alle generazioni successive in quanto corrisponde ad un vantaggio evolutivo non significa darne una valutazione etica, né tantomeno suggerire di applicarlo agli umani.

Gardner è consapevole del fatto che un lettore non specialista può rimanere perplesso nel leggere certe ipotesi scientifiche e per questo in uno dei suoi lavori su questa tematica precisa che l’ambito scientifico/descrittivo va tenuto ben distinto dalla valutazione etica dei fenomeni studiati:

“Sarebbe sbagliato concludere che io approvi alcuna di queste forme di comportamento sessuale.  Ciascuna deve essere considerata come caso particolare riguardo ai giudizi morali. Una caratteristica determinante per il mio giudizio è legata all’elemento coercitivo, specialmente quando esercitato su una persona più debole o giovane.  Per quanto la pedofilia possa avere un ruolo in natura, rimane una forma di sfruttamento di persone innocenti.” (R.A. Gardner in “Una teoria sulla varietà dei comportamenti sessuali umani” IPT journal 5 (1993)).

2 thoughts on “La logica della diffamazione

  1. […] di interpretazione in senso evoluzionistico delle patologie della sessualità umana di cui si parla in questo post. Sugli altri punti trattati dall’articolo si rimanda questo post. La Dallam conclude la sua […]

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