La sindrome da alienazione parentale e i suoi negazionisti

Pare che questo articolo sia stato a lungo sospeso dalla pubblicazione sul blog del Fatto Quotidiano per motivi non chiari. Strano perchè con la serie di reportage sul caso Bibbiano il Fatto Quotidiano aveva dato prova di aver ben compreso come dietro allo scandalo delle false accuse di abuso sessuale per togliere i figli alle famiglie ci sia una rete di consulenti e avvocati complici dei servizi sociali. Come fanno ai piani alti del Fatto Quotidiano a non rendersi conto che quella stessa rete di fiancheggiatori sostiene anche le false accuse di abuso sessuale durante la separazione? Hanno forse gli occhi foderati di prosciutto? L’alienazione parentale è l’altra faccia della medaglia di Bibbiano. Infatti gli indagati di Bibbiano sono strenui negazionisti dell’alienazione parentale, che (secondo loro) “non esiste” perchè i veri abusi sessuali in famiglia (secondo la loro ideologia) “sono estremamente diffusi”. 

La sindrome da alienazione parentale e i suoi negazionisti

di Marcello Adriano Mazzola – Il Fatto Quotidiano

(31.7.2019 www.ilfattoquotidiano.it) — Neghereste mai l’esistenza dello stalking o del mobbing sostenendo la tesi strampalata che il disturbo da stalking e da mobbing non essendo ancora stati inseriti nel DSM-V, ossia nella Bibbia dei disturbi comportamentali, come tali non esistono? Eppure ci sono soggetti che avvinti nelle proprie dietro-ideologie o nell’esigenza di assecondare a tutti i costi chi li paga e soprattutto nell’intento di non far crollare un lucroso sistema che ruota intorno alla distruzione di un genitore e dunque nel bisogno di mantenere il minore in uno stato di permanente sofferenza, affinché tutti possano volteggiare a lungo intorno al suo dolore, che continuano a sostenerlo. E se ne vantano. Continua a leggere

Alberto Tana: “Ma ormai ho perso anche mia figlia” – Repubblica 26/3/2015

CI sono vite incredibili. Dove l’effetto domino di un errore di valutazione sbatte le ali della farfalla che causa il terremoto. La sua storia Enzo Alberto Tana la racconta, non per rivalsa ma perché resti traccia della ricerca di una verità per la quale ha lottato. Resta nostro il compito di riportarla con precisione perché abbia eco. A ottant’anni conta saper raccontare una storia, per Tana la speranza è che sia utile a qualcuno. Soprattutto ora che i fantasmi tornano a bussare e sono di nuovo cronaca nei programmi tv. “Sto rileggendo e riascoltando versioni imprecise di ciò che ho passato”, spiega. Ha occhi sorridenti, nessuna voglia di replica, la sua storia ha un inizio preciso e un epilogo definitivo, non è previsto sequel.

repubblica-1024x224

F0nte/Credits: http://www.repubblica.it

Continua a leggere