Chi è

images-11

Richard Gardner i Falsi abusi e la Sindrome di Alienazione Parentale (PAS)

di Marco Casonato

L’ “abuso” , come la stregoneria e gli untori del ‘400 –‘600, costituiscono un fenomeno sociale con forti radici ideologiche e religiose ed una massiccia diffusione mediatica.

Le false accuse di abuso contemporanee ed i conseguenti devastanti processi superano di gran lunga per numero i processi alle streghe e, salvo per la pena di morte, hanno fatto certamente molte più vittime dei processi inquisitoriali del ‘400 – ‘600 tenendo conto che l’epidemia è iniziata negli anni ’80 negli USA e dopo dieci anni in Italia. Gli abusi e la pedofilia sono anche divenuti una potente “arma di distrazione di massa” che rende agevole dimenticare: mortalità infantile, lavoro minorile, esposizione ad agenti mutageni, denutrizione, descolarizzazione, malattie respiratorie da PM10, e mille altre minacce alla salute e allo sviluppo dei minori.

Richard Gardner sulla scorta della sua grande competenza professionale e della credibilità acquisita negli anni nei tribunali del New Jersey, ma anche di altri stati del Nord America e del Canada, è stato una figura di rilievo tra gli intellettuali americani che hanno rapidamente compreso che l’epidemia di abusi esplosa tra gli anni ’80 e ’90 negli USA era un fenomeno che non riguardava “fatti” bensì il riemergere di pulsioni oscurantiste di stampo quattro-secentesco. Talchè di “abusi” si iniziò a parlare ricorrentemente nel corso del convegno annuale del “Giorno della contrizione” a Salem.

Gardner infatti è spesso citato, ma ancora mai tradotto per il lettore italiano.

Ma chi è Gardner di cui è stato detto veramente di tutto?

Richard Gardner (1931-2003) laureatosi in medicina alla Columbia di New York nel 1952, conseguendo il Dottorato in medicina e la specializzazione in Psichiatria infantile è stato in primo luogo uno psichiatra militare appartenente al sistema della sanità militare americana che ha una tradizione di eccellenza (i primi DSM ad esempio sono manuali di psichiatria militare); la Veterans Administration offre infatti ospedali e servizi sanitari ottimi a militari, ex militari ed alle loro famiglie.

L’autore è stato capitano medico con un ruolo di primario ospedaliero nel contingente militare americano di stanza in Germania.

Egli si occupò dell’assistenza psichiatrica alle famiglie dei militari americani. Benché inquadrato nell’esercito, nei fatti fu a contatto professionale soprattutto con civili quali sono i familiari dei militari che andando incontro a problemi psichiatrici e a divorzi ricadono comunque nella competenza della sanità militare americana, ma nella giurisdizione tedesca per quanto riguarda le controversie giudiziarie dei divorzi, e fatti di penale rilevanza rispetto ai quali sia richiesto un parere psichiatrico.

Questo ruolo di psichiatra militare in Germania porterà Gardner ad acquisire via via una vasta esperienza anche come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda. E’ l’autore stesso a raccontare che il suo colonello – cui non stava molto simpatico –  decise di assegnarlo a seguire i casi forensi sostanzialmente perché li riteneva materia di minore interesse, e difatti l’autore ringrazia ironicamente il suo colonello per questo episodio di “mobbing” che gli ha in effetti fornito l’occasione per acquisire la grande esperienza che ha poi costituito le fondamenta della sua professione di successo.

Tornato in patria nel 1963 Gardner otterrà un insegnamento come “professore clinico di psichiatria” presso la prestigiosa Columbia University di New York; il titolo corrisponde approssimativamente al nostro italiano di “libero docente” o “professore a contratto” con cui le università collocavano nell’istituzione anche i nomi di professionisti famosi che non avevano seguito una carriera accademica e che tenevano così seminari per specializzandi o cicli di lezioni professionalizzanti portando nell’università le loro competenze di eccellenza. Gardner fu anche “visting professor” di psichiatria dell’infanzia presso l’Università cattolica di Lovanio in Belgio e tra le sue pubblicazioni troviamo anche libri in tedesco ed altre lingue.

Dagli anni ’70 Richard Gardner, a quell’epoca ben inserito nell’ambiente psicoanalitico del New Jersey e nello storico e prestigioso istituto psicoanalitico William Alanson White Institute di New York (questo rende ragione della sua rimarcabile capacità di considerare i fattori sociali e familiari oltre alle dinamiche personali intrapsichiche) ha pubblicato diversi libri con Jason Aronson, Batam books, Brunner & Mazel e Basic books (che è un editore di bestsellers ed è un po’ un punto di arrivo nella carriera).

L’autore, da buon americano,  troverà successivamente più vantaggioso pubblicare e commercializzare con una propria casa editrice la Creative Therapeutics i suoi volumi. Palesemente vi era un vantaggio economico per un professionista oramai assai noto grazie a diversi libri illustrati scritti per spiegare ai bambini cosa è il divorzio e per spiegare ai genitori come aiutare i figli in siffatti frangenti. Bisogna anche considerare l’efficacia del sistema di vendita postale negli USA che ben prima dell’era di Amazon che l’ha semplicemente informatizzato e reso planetario, permetteva una distribuzione capillare ai professionisti rispetto anche ad editori importanti, ma comunque settoriali (vedi ad esempio Brunner & Mazel di New York). La scelta si comprende meglio anche se si leggono i suoi libri cosa che permette di notare come l’autore spesso pubblichi ampliamenti ed aggiornamenti di precedenti libri riutilizzandone ampie parti con semplici aggiornamenti con un nuovo titolo, cosa che un editore comune non permetterebbe.

Nel frattempo l’autore scriveva regolarmente per riviste scientifiche, partecipava a dibattiti e congressi presentando i suoi contributi.

Infatti Gardner è autore complessivamente di circa 40 Libri scientifici e divulgativi e di oltre 250 tra capitoli di libro, articoli su riviste scientifiche indicizzate e pubblicazioni d’occasione come le relazioni agli atti congressuali, le conferenze, i dibattiti sul lavoro di altri autori o lettere all’editor su temi molto specifici oggetto di dibattito scientifico.

Il nome di Gardner è associato soprattutto alla definizione della “Sindrome di alienazione genitoriale” (PAS: Parental Alienation Syndrome) ossia la condizione invero frequente per cui nel corso di divorzi o separazioni conflittuali un genitore esercita un condizionamento psichico sul figlio per incidere negativamente sui suoi rapporti con l’altro genitore. E’ interessante seguire i passaggi attraverso i quali l’autore è pervenuto a descrivere questa condizione di rilevanza psichiatrica.

Nel 1976 Gardner scrive un volume sulla condizione dei bambini in corso di divorzio. Nel 1979 l’autore pubblica un volume dedicato al processo di lutto del bambino che perde un genitore.

Nel 1985 l’autore pubblicherà un volume sui disturbi di Ansia da separazione e sempre nel 1985 Gardner descriverà per la prima volta in modo completo la PAS cui negli anni successivi dedicherà osservazioni e approfondimenti in ulteriori pubblicazioni.

La PAS è la sindrome tipica delle condizioni di divorzio che egli osservò e descrisse e che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Bisogna dunque tenere a mente questi temi studiati e approfonditi da Gardner prima della definizione della PAS perché come vedremo essi costituiranno una premessa clinica importante nella definizione della sindrome. Infatti già prima degli anni ’80 l’autore si era reso conto che  esistevano dei bambini che subivano una sorta di lavaggio del cervello da parte di un genitore (in genere la madre o un nonno materno, ma talora il padre). Si trattava prevalentemente di bambini coinvolti in separazioni o cause di divorzio molto conflittuali e protratte in cui sovente la madre o il padre presentavano un disturbo di personalità “Borderline” o affine.

Attualmente è in corso un dibattito a nostro parere piuttosto sterile riguardo all’esistenza stessa della PAS, alla sua eventuale collocazione del DSM V ed alla sua natura di “Sindrome” o “Disturbo”.

Si tratta di una polemica che ha molte ragioni, e non sempre nobili,  a nostro parere di scarsa o nulla rilevanza.

Infatti la PAS a nostro parere non abbisogna particolarmente di essere posta nel DSM V perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione che già Bowlby ben descrisse rispetto alla Fobia scolastica nel II volume del suo celebre “Attaccamento e perdita”.

Le ragioni dell’odio

Gardner è molto odiato da tanti soggetti interessati coinvolti nell’epidemia degli abusi (talora non laureati o non molto professionali, altre volte disturbati e qualche volta persino deliranti) perché con un colpo di fioretto svela le loro motivazioni più autentiche secondo una concezione psicoanalitica classica del tutto consolidata e largamente condivisa.

Egli aveva capito chi sono in realtà coloro che proclamano di voler proteggere i bambini e ciò aveva fatto illividire d’odio chi, suonando la grancassa della difesa dei minori, vedeva viceversa palesate le proprie inclinazioni perverse proprio nei confronti di chi diceva a gran voce di voler proteggere.

L’autore infatti aveva capito tutto del sistema degli abusi: gli aspetti politico giuridici, il business, la superstizione con spunti religiosi, i principi teorici inconsistenti, la psicologia new age, la prassi forense.

L’ostensione di un libro di Gardner ad uno di questi sedicenti esperti ottiene pertanto lo stesso effetto dell’ostensione di una Bibbia ad un vampiro (sic): si ritrae un po’, soffia, cerca di coprirsi e di scacciare la vista. La sua magia svanisce, i suoi presunti superpoteri annichiliscono, si sgonfia ed infine implode.

L’autore ripercorre con chiarezza i vari passaggi e i vari contesti delle accuse di “abuso” gettando un raggio di luce sulle zone d’ombra in cui operano anche personaggi senza scrupoli come quando l’autore scrive:

“ C’è un elemento di evidente psicopatia in una persona che vede un bambino di tre anni per pochi minuti e subito dopo scrive una relazione in cui dichiara che un determinato individuo (il padre, il patrigno, l’insegnante della scuola materna ecc.) ha abusato sessualmente del piccolo. Questo atteggiamento implica  un meccanismo di coscienza deficitario”.

Questa è una valutazione della tecnica più comune che capita sovente di osservare, ma i passaggi più difficili da digerire, quelli che fanno soffiare di rabbia repressa gli abusologi, sono i passaggi in perfetto stile psicoanalitico in cui Gardner esplora le motivazioni profonde ed inconfessabili di chi ha votato se stesso all’abusologia come sistema di ideologia.

“Ogni volta che l’accusatore espone una denuncia, è probabile che abbia un’immagine visiva interna del rapporto sessuale. In ogni replay mentale, l’accusatore gratifica il desiderio di essere impegnato in queste attività, in cui l’abusante è coinvolto nella propria immagine visiva.

Un esempio di processo di gratificazione diretta, facilmente accettabile dalla maggior parte delle persone,  è il cinema. Dopo tutto, siamo normali, sani, eterosessuali e quelle persone raffigurate sullo schermo sono anch’esse normali, sane ed eterosessuali. Ma lo stesso meccanismo sottostà al ruolo delle immagini visive dei rapporti sessuali pedofili. Ogni volta che si evoca un’immagine visiva di un bambino che subisce un abuso sessuale, vengono gratificati indirettamente gli impulsi pedofili. Concordo con Freud che tutti i neonati sono dei perversi polimorfi e credo che noi tutti abbiamo, al nostro interno, degli istinti pedofili. Le persone che manifestano una forte tendenza in tale area, hanno maggiori probabilità di aver bisogno frequentemente di queste immagini visive, e pertanto è più probabile che siano disposte a partecipare alle false denunce di abuso sessuale. Se il bisogno è consistente, è disposta a ‘sospendere l’incredulità’ e ignorare le informazioni che possono suggerire che il presunto colpevole, in realtà, è innocente. L’identificazione di se stessi in queste immagini può avvenire con entrambi i partecipanti: quindi sia con il bambino che con il presunto abusante. L’identificazione con il bambino permette di gratificare il proprio desiderio di essere l’oggetto passivo di un rapporto sessuale, mentre quella con il presunto abusante consente di gratificare il desiderio di essere il seduttore che abusa di un bambino. Quando ci si identifica con la ‘vittima’ si sta fondamentalmente pensando ‘mi piacerebbe che  fosse fatto a me’. Naturalmente per la maggior parte delle persone questo fenomeno è inconscio. Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica. Gli impulsi sono soddisfatti senza sentirsi in colpa o essere consci che questi risiedono dentro di sé”.

Ma l’analisi di Gardner prosegue elucidando anche altri meccanismi psicologici messi in moto sovente da coloro che si dedicano professionalmente agli “abusi”: ad esempio la proiezione:

“Un altro meccanismo operativo nelle false denunce è quello della proiezione – con la quale pensieri e sentimenti cognitivi ed emotivi inaccettabili sono respinti inconsciamente ed attribuiti ad altri. Le persone con un eccessivo senso di colpa o di vergogna per i loro impulsi pedofili, possono proiettare i loro stessi impulsi sugli altri. È come se dicessero ‘non sono io che voglio molestare sessualmente questo bambino, è lui (lei)’. In questo modo gli impulsi inaccettabili sono gratificati, il senso di colpa per questa liberazione è placato e l’individuo si sente innocente. Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’ orda  in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione”.

Secondo Gardner gioca un ruolo rilevante anche la “formazione reattiva, in cui un individuo adotta consapevolmente pensieri, sentimenti e comportamenti che sono opposti a ciò che prova inconsapevolmente. La formazione reattiva è fondamentalmente un modo per rafforzare il processo proiettivo. Fenomenologicamente, coinvolge una condanna ripetitiva di una delle parti, che viene utilizzata come  punto centrale della proiezione. La gente che mostra questo fenomeno sostanzialmente dice: ‘se c’è una cosa che io odio in questo mondo è la pedofilia. Di conseguenza mi dedicherò al suo sterminio anche se sarà necessario usare tutte le mie energie.’  Vengono intraprese campagne di diffamazione e di convincimento. L’obiettivo finale di questa nobile causa apparente è eliminare completamente ‘tutti i maledetti pedofili dalla faccia della terra.’ Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale”.

Ma come la storia insegna lo spirito illuminista, la flebile luce della ragione, corre sempre il rischio di soccombere alla folla paranoica ed alla mano di singoli fanatici.

Negli USA si rinviene una certa tradizione di omicidi tentati e riusciti nei confronti di figure carismatiche o comunque tali da assumere tale veste simbolica nell’immaginario collettivo: Abraham Lincoln, John F. Kennedy ne costituiscono il paradigma, ma anche Martin Luther King, Robert Kennedy, Malcom X sono figure di leader caduti in complotti e attentati volti ad impedire qualche emancipazione ed a invertire il corso della storia. Tutti oltre ad essere uccisi sono stati anche diffamati da vivi e da morti al fine di ridurre la loro credibilità, di colpirli quando non potevano difendersi.

In questo Gardner è in effetti una figura di secondo piano rispetto ai personaggi storici sopracitati, ma di estremo rilievo nel suo ambito specialistico e professionale per la completezza e lucidità del suo contributo alla comprensione di un fenomeno che ha riesumato in tutto il mondo industrializzato le paure superstiziose ed il buio della ragione del 1400.

Per meglio comprendere la situazione bisogna partire col ricordare la campagna d’odio scatenata dalla femminista Diana Russell nei confronti di Larry Flint dopo che il fondatore di Hustler vinse avanti alla Corte Suprema la sua battaglia per la libertà di espressione: un fanatico anti-porno non rassegnato al parere dei supremi giudici sparò a Flint senza riuscire ad ucciderlo, ma lasciandolo paralizzato. Negli stessi anni vi furono diversi casi di fanatici dei movimenti fondamentalisti per la vita (da non confondersi assolutamente con i movimenti del nostro paese) americani che uccisero medici abortisti nella disattenzione di sceriffi corrivi che svolgevano indagini carenti.

Dagli assassinii perpetrati dal Ku Klux Klan sino all’attentato di Oklahoma City e ad una miriade di attentati minori negli Stati Uniti esiste il problema di un fanatismo anarcoide-individualista che talora prende l’aspetto di movimenti neonazisti, talora di femminismo radicale, talaltra di fondamentalismo religioso.

Richard Gardner morì in questo modo: il suo corpo fu trovato nella cucina di casa sua con ferite inferte con un coltello da macellaio sulla nuca e sul collo, di lato nella zona giugulare ed infine quattro ferite al petto nella zona cardiaca con una fatale in cui la punta lo penetrata profondamente nel cuore. La morte fu archiviata rapidamente come suicidio; come per certi suicidi eccellenti italiani il figlio dichiarò, terrorizzato dall’ apparente scarso interesse mostrato dall’ufficio dello sceriffo, che probabilmente il padre si era suicidato avendo saputo di soffrire di una malattia degenerativa.

Bisogna però fare alcune riflessioni: Gardner era un medico militare, conosceva quindi molti modi per morire in maniera semplice ed indolore come medico e poteva anche disporre dei farmaci o di quant’altro fosse necessario qualora avesse deciso di morire di sua volontà. Oltre a questo come ex militare egli aveva ampia dimestichezza con le armi da fuoco ed ovvia disponibilità delle stesse. Pare illogico ed improbabile quindi che potesse scegliere di colpirsi molte volte con un coltello da cucina, prima da dietro, poi di taglio al lato del collo ed infine diverse volte al cuore dopo diversi tentativi che avevano comportato anche l’incisione di alcune costole. Si tratta apparentemente di quello che in Italia si definisce un “suicidio eccellente” avvenuto in un’epoca in cui diversi fondamentalisti avevano ucciso medici e che è terminata quando è stata eseguita la prima condanna all’iniezione letale di un fanatico che uccise un medico di una clinica ginecologica che praticava aborti. Almeno un altro attivista fondamentalista attende nel braccio della morte; senza l’ impunità legata a condotte corrive le serie di omicidi perpetrati dai moderni assassini delle sette religiose fondamentaliste si sono ridotte immediatamente.

Gardner in un certo senso ha scritto il proprio epitaffio quando descrisse nel libro che abbiamo citato l’overkilling maniacale degli attivisti fondamentalisti, di quegli esaltati che sono attratti morbosamente dalla pedofilia e se ne occupano tutti i giorni “per difendere i bambini”, che hanno la mente ubriacata di scene di violenze sui bambini, che ne immaginano sempre di nuove e sempre di più aberranti dietro la foglia di fico dell’attivismo politicamente corretto.

Infatti:

“La rabbia si alimenta da sola quando si accumula in stati di odio ed esaltazione, la sua scarica va al di là dello scopo originale. Una pugnalata al cuore è generalmente sufficiente ad uccidere un individuo, una dozzina di pugnalate non hanno nessun scopo ulteriore per ciò che concerne l’obiettivo originale. Tuttavia le ulteriori undici ferite sul petto risultano dallo sconvolgimento provocato dalla rabbia correlato al fenomeno dell’auto alimentazione a feedforward”.

Proprio come si evince dal referto dell’autopsia di Richard Gardner.

http://figlipersempreonlus.wordpress.com/2012/10/14/richard-gardner-i-falsi-abusi-e-la-sindrome-di-alienazione-parentale/

Lo strano caso del Dr. Gardner e Mr Hyde

dr_jekyll_et_mr_hyde_

Credits: Jekyll & Hyde (1990) – American Broadcasting Company (ABC)

Come si è già spiegato su questo blog le questioni relative al lavoro scientifico di Richard Gardner sono assai complesse.

Ma quello che colpisce è la granitica sicurezza con cui i detrattori delineano una figura dai tratti quasi diabolici, dedita al compito infame di sminuire la gravità degli abusi sessuali per difendere i suoi clienti (che secondo i detrattori sono certamente tutti colpevoli). Una specie di dottor Jekyll che però appare sempre nei panni del malvagio mister Hyde.

Proviamo quindi ad ipotizzare la trama del romanzo su Gardner secondo la versione dei suoi detrattori, partendo dall’articolo di Stephanie Dallam.

La Dallam è un’infermiera, membro fondatore dell’associazione femminista Leadership Council che dopo essersi dedicata alla psicologia ha fondato in un ranch una struttura per l’accoglienza dei minori abusati.

Di seguito forniremo poi una versione che rende giustizia a Gardner e così il lettore potrà metterle a confronto per vedere quale delle due è la più verosimile.

Secondo l’articolo della Dallam, Richard Gardner è stato un eminente esperto forense, una vera autorità nel campo delle perizie in materia di affido dei figli. Le teorie e le tecniche da lui sviluppate sono servite come base per le decisioni sui minori nelle corti americane. Oltre che di figli contesi tra i genitori e di accuse di abuso, Gardner si è occupato dell’isteria collettiva sugli abusi sessuali verificatasi negli USA a cavallo tra gli anni 80 e 90 e anche su questo tema le opere di Gardner, per quanto criticate, sono ben conosciute dai professionisti che si occupano del problema. Ma dopo questo prologo ecco apparire sulla scena il malvagio mister Hyde. La vera finalità delle teorie e delle tecniche terapeutiche di Gardner sarebbe orribile ed inaccettabile. Secondo i detrattori la sua opera professionale avrebbe un solo scopo: quello di sminuire la gravità degli abusi sessuali sui minori, riconciliare i minori con l’idea che fare sesso con gli adulti è cosa normale e quindi far scagionare chi commette gli abusi dalle accuse. Gardner dunque sarebbe andato in giro per le corti USA a difendere persone accusate di abusi sessuali sui minori e avrebbe vinto le sue cause grazie alla sua autorevolezza facendo scagionare i suoi clienti. Ma negli stessi anni avrebbe descritto in alcuni dei suoi molti libri la teoria secondo cui abusare dei minori non è una cosa grave e chi lo fa va considerato come una vittima delle circostanze, con ciò palesando il suo vero scopo, quello di sostenere le tesi della lobby internazionale dei pedofili. E la cosa incredibile è che i giudici di fronte ad un personaggio così francamente diabolico avrebbero ammesso le sue testimonianze come esperto nei processi in materia di abusi ed in moltissimi casi gli avrebbero dato ragione. La vita di Gardner termina nel 2003 quando si sarebbe suicidato (secondo i detrattori per il rimorso delle sue malefatte) infliggendosi decine di ferite con un coltello da macellaio.

Se dunque questa fosse la trama di un film hollywoodiano il produttore avrebbe certamente da obiettare e lo staff degli sceneggiatori si dovrebbe mettere al lavoro per trovare qualche escamotage per salvare il copione. Ma le possibili pezze a questa trama piena di buchi hanno ben pochi gradi di libertà. O si descrive il malvagio Gardner come dotato di poteri suggestivi sovraumani (un alieno o un praticante di magia nera) oppure si deve allargare il campo e coinvolgere nella cospirazione anche le centinaia di giudici americani che gli hanno dato retta, oltre che le migliaia di studiosi di tutto il mondo che ancora oggi citano le sue opere.

Qual’è allora la verità sul caso Gardner? Le premesse sull’importanza di Gardner sono le stesse. Anzi è sintomatico che persino chi lo vuole descrivere come un mostro sia costretto ad ammettere la sua autorevolezza di studioso. Ma quando si passa però ai motivi dei suoi successi nelle corti americane la spiegazione non può che essere che il suo lavoro era eccellente e che le sue ipotesi sui casi di cui si occupava erano fondate.

Ma allora come si spiegano le citazioni contenute nell’articolo di Stephanie Dallam con cui viene supportata la descrizione di Gardner come malvagio mister Hyde? La spiegazione richiede una analisi più approfondita del capitolo 11 del volume True and False Accusations da cui sono tratte che viene riportata in un altro post.

Ma anche qui è possibile dare almeno alcune coordinate con cui leggere le citazioni allargando il campo all’intero discorso che lo studioso sviluppa nel suo massiccio volume di 748 pagine.

Vediamo dunque per punti quali sono le posizioni esposte da Gardner.

  1. Gardner non sosteneva affatto che gli abusi sessuali sui minori non sono dannosi, ma piuttosto che non tutti i casi di abuso hanno la medesima gravità in termini di trauma sui minori coinvolti. Il danno va valutato caso per caso.
  2. Gardner sosteneva che certe terapie per l’abuso invece di rimediare al danno lo esacerbano a causa dell’imperizia di terapeuti improvvisati (i peggiori sono i seguaci dell’ideologia degli “abusologi” secono cui gli abusi sessuali hanno una enorme diffusione e sono sistematicamente ignorati dalle autorità). Infatti insistere con la terapia quando il minore ha già superato la fase di trauma significa prolungare inutilmente la portata del danno. La terapia è una forma di pratica sanitaria e come tale va svolta con estrema cautela nella sola misura e per il tempo necessario. Le terapie infatti possono produrre effetti collaterali anche dannosi
  3. Il caso peggiore di terapia dannosa è quello delle false accuse, quando un minore che non ha subito nessun tipo di abuso viene preso in carico e “curato” come se fosse vittima di abuso. Anche in questi casi il terapeuta “abusologo” può causare danni incalcolabili perché curare da abusati i non abusati produce un trauma iatrogeno. Gardner ne parla nel capitolo 10 del volume “True and false accusations…”.
  4. Gardner sosteneva che in caso di abusi intrafamiliari l’intero nucleo deve essere trattato, assieme al minore. Tuttavia Gardner precisa che ciò è possibile solo se la persona che ha commesso l’abuso ammette le sue colpe e si sottopone ad una valutazione clinica sulla sua pericolosità. Se l’abuso è stato lieve e la persona risulta priva di tendenze pedofile conclamate, allora il terapeuta può tentare un trattamento, ma solo dopo aver ottenuto garanzie che ogni pericolo di ulteriore abuso sarà accuratamente evitato.
  5. Il punto più frainteso del modello terapeutico di Gardner è quello che include nel complesso del danno subito dal minore non soltanto il singolo evento costituito dall’abuso, ma anche l’insieme di reazioni psicologiche che si scatenano nel minore abusato. Tra esse rilevante è il senso di colpa per la rottura della relazione con il familiare che ha commesso l’abuso (che può essere il padre, ma anche un fratellastro o un cugino). Questo spiega l’enfasi assegnata da Gardner alla fase di valutazione della gravità dell’abuso e della pericolosità dell’abusante. Se è possibile con la massima cautela evitare la rottura definitiva della relazione, allora ciò è di aiuto per un più rapido superamento del trauma da parte del minore.
  6. Gran parte di quanto sopra esposto non è affatto una peculiarità del modello terapeutico di Gardner. Ai tempi della pubblicazione del libro True and False Accusations (1992) questi consigli non erano dissimili da principi largamente condivisi nella prassi dei terapeuti di ogni tipo. Nel 1997 l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry ha pubblicato “Practice Parameters for the Forensic Evaluation of Children and Adolescents Who May Have Been Physically or Sexually Abused”. Gardner è stato un consulente per la commissione che ha elaborato questo documento, e i suoi libri del 1992 e 1995 che descrivono i suoi protocolli vengono citati in questo documento.

Il riassunto del complesso ragionamento contenuto nelle 748 pagine del volume True and False Accusations non può che essere lasciato ad un altro post più completo.

Ma questi brevi spunti possono servire almeno a tratteggiare una diversa trama del “caso Gardner”, dove non serve invocare poteri misteriosi di suggestione per spiegare lo strano successo ottenuto da Gardner presso le corti americane e nella letteratura scientifica internazionale.

Il successo di Gardner ha una sola spiegazione (la più ovvia). Gardner nel suo campo era uno dei migliori, e per questo si è fatto anche molti nemici.

L’accusatrice di Richard Gardner

me_and_Remy

Stephanie Dallam
(Credits: http://www.workingnurse.com)

La sequenza di articoli su Internet contro Richard Gardner ha un’unica fonte documentale e tutti i siti italiani che diffamano Gardner riprendono questa fonte. Il libro di Gardner da cui le citazioni sono state tratte non viene neppure consultato, anche perché non è stato tradotto in italiano.

L’autrice dell’articolo contro Gardner si chiama Stephanie Dallam.

La Dallam ha pubblicato nel 1998 sulla rivista Treating Abuse Today un articolo dal titolo “Dr. Richard Gardner: A Review of His Theories and Opinions on Atypical Sexuality, Pedophilia, and Treatment Issues”. Nell’articolo la Dallam riporta quelle che – secondo la sua personale interpretazione – sarebbero le vere convinzioni di Gardner, citando alcune frasi estrapolate dal suo libro del 1992 “True and False Accusations of Child Sex Abuse”.

Ma chi Stephanie Dallam? Un suo ritratto compare in un articolo pubblicato nel sito Internet delle infermiere della California www.workingnurse.com.

Stephanie Dallam
(Credits: http://www.workingnurse.com)

La Dallam infatti è un’infermiera professionale che all’inizio degli anni 90 lavorava presso la clinica dell’Università Missouri-Columbia con i bambini sofferenti a causa di malattie o incidenti. Nel corso del suo lavoro venne a contatto anche con minori che avevano sofferto traumi psicologici a causa degli abusi fisici subiti in famiglia. Colpita dal fatto che secondo lei le sofferenze psicologiche dei giovani pazienti venivano sottovalutate decise di frequentare corsi di psicologia e cominciò così ad interessarsi al fenomeno degli abusi sui minori. Si fece l’idea che le accuse di abusi sessuali sui minori fossero spesso considerate infondate a causa dell’attività manipolatoria di gruppi organizzati che intendevano  agire sull’opinione pubblica per minimizzare la gravità degli abusi sessuali sui minori.

Per combattere questo fenomeno la Dallam nel 1998 fondò il Leadership Council on Childhood Abuse and Interpersonal Violence un’organizzazione non profit di cui fanno parte anche Joyanna Silberg e Paul Fink, due persone molto attive come detrattori dell’alienazione parentale. Paul Fink è noto anche per un articolo in cui ha affermato sulle pagine della rivista Clinical Psychiatry News che “i gruppi che stanno chiedendo il riconoscimento della PAS nel DSM-V sono interessati a farlo perchè non vogliono interferenze nella loro attività di abuso sui bambini“. A questo articolo seguì un putiferio di reazioni indignate da parte degli studiosi che lavorano nel campo della PAS e Fink dovette ritrattare per evitare querele. Joyanna Silberg invece è nota come autrice della teoria della Domestic Violence by proxy, secondo cui la PAS sarebbe inesistente quando ne sono bersaglio i padri, mentre si tratterebbe di violenza domestica per procura nei casi in cui le madri ne sono bersaglio e perdono i figli per la manipolazione del padre.

La Dallam e il Leadership Council sono convinti che in moltissimi casi i giudici dopo la separazione dei genitori in caso di contesa sulla custodia affiderebbero i minori alla custodia del genitore che ha abusato di loro (cioè – secondo la Dallam – il padre). Negli Stati Uniti ciò avverrebbe in ben 5000 casi ogni anno, anche se l’articolo non specifica la fonte di questo dato statistico.

La signora Dallam ha fondato anche una struttura per il recupero dei minori traumatizzati collocata in un ranch da lei attrezzato a  questo scopo dove pratica la ippoterapia con i cavalli.

L’articolo della Dallam contro Gardner sintetizza alcuni contenuti del libro di Richard Gardner “True and False Accusations of Child Sex Abuse”, un volume di 748 pagine pubblicato nel 1992 che riassume gli esiti della decennale esperienza clinica di Gardner con i minori abusati. Dallam ad esempio riporta solo alcune frasi tratte dal capitolo che parla della terapia del minore e dei componenti della sua famiglia, alla luce delle ipotesi teoriche di Gardner sul tentativo di interpretazione in senso evoluzionistico delle patologie della sessualità umana di cui si parla in questo post. Sugli altri punti trattati dall’articolo si rimanda questo post. La Dallam conclude la sua analisi sostenendo che le idee di Gardner sarebbero  simili a quelle di un’organizzazione a favore della pedofilia attiva negli USA negli anni 80 il NAMBLA.

Gardner nel 2002 ha pubblicato un articolo di replica alle critiche e alle accuse che gli erano stato rivolte anche da altre fonti precisando:

Non sono mai stato membro di questa organizzazione, e sono contrario ai suoi principi. Gi uomini che hanno rapporti sessuali con i ragazzi li sfruttano, corrompono, e contribuiscono alla sviluppo in loro di psicopatologie sessuale. La posizione del NAMBLA è che se il bambino acconsente, allora l’atto pedofilo è accettabile e persino auspicabile. Si tratta di una razionalizzazione di una depravazione. I bambini possono essere sedotti rendendoli consenzienti a qualsiasi cosa, compreso l’omicidio. La società deve proteggersi da coloro che vorrebbero sfruttare i nostri figli. Il carcere è un posto ragionevole per fornire tale protezione. [The American Journal of Family Therapy, Volume 30, Issue 5 October 2002 , pages 395 – 416]

RESPONSE TO KELLY/JOHNSTON ARTICLE – Richard Gardner

My primary reaction to the Kelly/Johnston article was that the authors do not appreciate that if the notions they promote in this article are taken seriously, they are contributing significantly to the weakening of women’s positions in courts of law.  By denying and/or discrediting the PAS, they are depriving mothers who are victims of their husband’s PAS indoctrinations (an increasingly frequent phenomenon) of the most powerful weapon they can possibly use in a court of law to defend themselves.  The husband’s lawyer, almost invariably, welcomes any opportunity to discredit the PAS and argue before the court:  “Your honor, everyone agrees that these children are alienated.  All you have to do is listen to the children, and it will be obvious that they are alienated from their mother because of her neglect and abuse. The mother is claiming that she is the victim of the father’s PAS indoctrinations.  Your honor, PAS is a discredited and defunct theory.  Here is an article by Kelly and Johnston that confirms this.” The mother and her lawyer recognize that if the court “buys in” to the father’s lawyer’s arguments,  the court will not then take seriously the mother’s claim that the father is a PAS indoctrinator, will “believe the children,” and possibly deprive her of primary custody. I will come back to this important and crucial point. Continua a leggere

Family Therapy of the Moderate Type of Parental Alienation Syndrome – Richard Gardner

Each of the three types of parental alienation syndrome (PAS) warrants a different therapeutic approach. Because PAS is a family problem, family therapy is usually warranted-separation, divorce, and even litigation notwithstanding Furthermore, formidable modifications of traditional family therapy approaches are warranted if there is to be any chance of success in the treatment of PAS families. Especially important is the full support of the court for the therapist’s stringent and authoritarian methods necessary for the treatment of these families. Without such support, the therapist is not likely to be successful. Described here are the special family therapeutic techniques warranted in the treatment of families in which the PAS is of the moderate type.

Parental alienation syndrome (PAS; Gardner, 198519861987a1987b19891992a1998) is a psychiatric disturbance that arises in the context of litigated child custody disputes, especially when the dispute is prolonged and acrimonious. There are three types of parental alienation syndrome, the differential diagnosis of which is crucial if one is to properly treat the disorder. In Table 1 the primary manifestations of each of the three types are delineated. In this article I focus on the treatment of the moderate type. Because PAS is a family problem, a family therapy approach is warranted–separation, divorce, and litigation notwithstanding.

Continua a leggere

Pseudopedofili – Francesco Agnoli (IL FOGLIO)

foglioAll’incirca un anno fa, nel maggio 2009, prima che la questione pedofilia nella chiesa fosse su tutti i giornali, Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’Università di Milano Bicocca, autore di lavori scientifici sull’argomento, partecipò a un convegno nell’ateneo milanese intitolato “Abusi, falsi abusi e scienze forensi”. Proprio in quei giorni era stato reso noto un dato molto interessante: il 96 per cento circa dei casi registrati ogni anno in Italia, relativi a denunce di minori che sostengono di aver subito una violenza sessuale, è falso. Continua a leggere