La prova delle manipolazioni fornita dallo stesso Foti – La Verità 25.6.2020

Lo psicologo al centro dello scandalo di Bibbiano presentò un video per mostrare come si rapportava con i minori. Ma è proprio in base a quella registrazione che i pm hanno ipotizzato un nuovo reato.

Le videoregistrazioni di alcune sedute di psicoterapia, che secondo la difesa avrebbero dovuto produrre un inevitabile proscioglimento, sono servite invece a ipotizzare un nuovo reato. È questo il paradosso di Claudio Foti, lo psicologo fondatore della Onlus Hansel e Gretel di Moncalieri e coinvolto nello scandalo dei bambini di Bibbiano.

Per Foti, come per altri 23 indagati nell’inchiesta «Angeli e Demoni», la procura di Reggio Emilia ha appena chiesto il rinvio a giudizio per alcuni presunti illeciti allontanamenti di minori dalle famiglie. Foti era finito agli arresti domiciliari il 27 giugno 2019 per l’accusa di frode processuale e di concorso in abuso d’ufficio. Ma nelle carte dell’accusa, mentre il procedimento ora si muove verso l’udienza che dal 30 ottobre deciderà sui rinvii a giudizio, per Foti compare una terza ipotesi di reato. I nuovi articoli del Codice penale cui gli inquirenti fanno riferimento sono due, il 582 e il 583: cioè le lesioni personali (da sei mesi a tre anni di reclusione) per di più aggravate, e le lesioni personali gravi (da tre a sette anni di reclusione).

Perché spuntano le nuove accuse? La scorsa estate, per dimostrare che a Bibbiano e dintorni Foti non aveva affatto sottoposto i suoi piccoli pazienti a sedute suggestive o condizionanti, l’avvocato dello psicologo, Andrea Coffari, ne aveva depositato in tribunale le videoregistrazioni. E aveva dichiarato “Ora hanno i video forniti da noi spontaneamente, e se lo accusano allora tutti gli psicologi dovrebbero aspettarsi un avviso di garanzia“.

Per il pubblico ministero Valentina Salvi quei video al contrario si sono trasformati in quella che gli quirenti definiscono «prova tecnica». Quando l’inchiesta era ancora segreta, infatti, i carabinieri avevano intercettato una seduta avvenuta il 27 ottobre 2018. Quel giorno, Foti ave- va incontrato V. S., una paziente adolescente, per fare emergere un abuso sessuale seppellito nella sua memoria di bambina. Lo psicologo aveva impiegato l’Emdr, la «macchinetta dei ricordi»: lo strumento elettronico che gli psicologi della Onlus utilizzavano per fare emergere ricordi cancellati. «Con tali modalità», aveva stabilito un anno fa il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare per Foti, «l’indagato convinceva la minore dell’avvenuta commissione di abusi ai suoi danni durante l’infanzia, una circostanza fino a quel momento non presente nei suoi ricordi, e che l’abusante fosse suo padre».

Nel dicembre 2018, poi, la giovane V. S. era stata interrogata dal Pm Salvi. E le aveva detto che al termine della terapia s’era convinta «non ho idea di come, che l’autore delle violenze di cui mi si era parlato era mio padre». V. S. aveva però escluso con forza di essere mai stata abusata da lui, o picchiata, o minacciata. Anche la ma- dre di V. S. era stata interrogata: «Mia figlia non mi aveva mai riferito alcuna problematica rispetto al padre» aveva detto.
«Dopo la psicoterapia con Foti si era convinta invece di avere subìto abusi sessuali quando era molto piccola, e che la sua memoria aveva rimosso quel ricordo che era venuto fuori grazie alla terapia». Nei racconti della madre, prima delle sedute V. S. era «una ragazza solare ed estroversa». Dopo, invece, era cambiata: «Ha iniziato a fare uso di stupefacenti, è diventata aggressiva e violenta nei miei confronti, e ha iniziato a odiare il padre».
Adesso, nella richiesta di rinvio a giudizio, si legge che Foti avrebbe provocato a V. S. «un disturbo di personalità border-line e un disturbo depressivo con ansia». Grazie ai video forniti da Coffari, insomma, l’accusa e i suoi consulenti tecnici avrebbero ottenuto la prova che Foti abbia sottoposto V. S. «a serrate sedute di psicoterapia svolte con modalità aggressive e suggerenti, con la voluta formulazione di domande sul tema dell’abuso sessuale e ingenerando in capo alla minore il convincimento di essere stata abusata sessualmente dal padre e dal suo socio». Questo avrebbe convinto V. S. che «eventuali incontri con il padre» avrebbero riprodotto la sudditanza psicologica. Così Foti avrebbe «radicato in lei un netto rifiuto a incontrare il padre e provocato la prolungata assenza del- la figura paterna nell’intero periodo adolescenziale».
Quello dei video non è il solo paradosso di «Angeli e Demoni». Un altro riguarda la Regione Emilia-Romagna, che nell’autunno 2019 aveva istituito una commissione tecnica sui fatti di Bibbiano. Il presidente di quella commissione, lo psichiatra Giuliano Limonta, aveva sminuito il caso definendolo «un raffreddore». Anche la commissione politica d’inchiesta su Bibbiano, poi creata dalla Regione, non aveva prodotto grandi risultati. Era parso, al contrario, che il suo obiettivo fosse minimizzare. Forse perché erano vicine le elezioni regionali, e il governa- tore Stefano Bonaccini, del Pd, doveva difendersi dal centrodestra. Oggi, leggendo le 74 pagine della richiesta di rinvio a giudizio firmate dal Pm Salvi, si scopre che tra le 48 «persone offese», la numero 34 è proprio la Regione Emilia-Romagna,«in persona del suo presidente pro-tempore». Cioè Bonaccini.

Maurizio Tortorella La Verità 25 giugno 2020

La Verita 25 Giugno 2020-13

 

One thought on “La prova delle manipolazioni fornita dallo stesso Foti – La Verità 25.6.2020

  1. […] Foti viene accusato con una serie di prove, tra cui la registrazione di una seduta di terapia da lui stesso prodotta a discarico, e ritenuta dal magistrato valida come prova di […]

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