Asilo di Mombercelli (Asti): non c’era abuso ma psicosi collettiva – il Foglio

PER I GIUDICI AD ASTI NON C’È STATO ABUSO SUI BIMBI, MA PSICOSI COLLETTIVA

Le motivazioni dell’assoluzione delle maestre di Mombercelli, un caso molto simile a quello di Rignano

foglio

Milano 8/6/2007 – La controversa vicenda della scuola OLGA ROVERE di Rignano Flaminio, (due giorni fa il pm ha impugnato la scarcerazione degli imputati decisa dal tribunale del riesame) potrebbe finire così. Con un giudice che assolve le maestre dall’accusa di pedofilia, perché “lo stato di ansietà dei genitori e le modalità utilizzate per scoprire e capire le ragioni del loro disagio hanno avuto una ricaduta negativa sull’indagine preliminare e sulla ricostruzione della verità processuale”. Così almeno è andata a Mombercelli, (Asti) dove un processo analogo, per non dire identico, si è concluso nel gennaio scorso con l’assoluzione delle maestre d’asilo. Nelle motivazioni della sentenza depositata recentemente al tribunale di Asti – che IL FOGLIO ha potuto consultare – è contenuta la sequenza sul modus operandi dei familiari che spiega molte cose sul difficile mestiere dei genitori in tempi di psicosi collettive. “La madre – scrive il giudice Francesca LIPPI – ha ricordato che le fece fare il gioco della stella filante, dicendole che era magica e che se la sfregava dove la maestra l’aveva toccata si sarebbe pulita. A quel punto la bambina si sfregò velocemente sul collo e sulla pancia e volle ripetere più volte il gioco”. Un metodo che è stato ripetuto più volte durante gli incontri collettivi dei genitori (che si sono improvvisati detective come è successo a Rignano Flaminio) nei quali si inducevano i bambini a fare il gioco della scuola. “In realtà le bimbe sollecitate con domande dirette e suggestive hanno fatto dei gesti e dei movimenti che sono stati poi interpretati dagli adulti”, si legge nella sentenza che fra l’altro fornisce un dettaglio piuttosto grottesco: durante gli interrogatori i carabinieri fanno ripetere a una madre il gioco delle stelle filanti per interrogare i testimoni e ricalcano i metodi improvvisati dai genitori-detective. Nonostante le ricostruzioni contraddittorie dei minori. Come ad esempio quella fatta da un bimbo che disse che dalle finestre della scuola entrava Dracula “faceva baciare il pisello ai bambini”, ma poi aggiunse “mamma, tranquilla è un sogno”. Il racconto giudiziario procede con questo ritmo: fra gli interrogatori dei genitori ai bambini e le denunce che arrivano in procura a distanza di mesi dai fatti che inducono alla conclusione che “non è stato possibile verificare se gli episodi riferiti dai bambini li hanno tratti dai racconti di altri bambini o se sono stati carpiti dai discorsi degli adulti”. Dalle motivazioni emerge anche il contagio emotivo che si diffonde fra i genitori: “È un dato dal quale non si può prescindere nella valutazione delle dichiarazioni dei minori”. Il collegio giudicante presieduto da Marco DOVESI, ritiene anche che le domande fatte durante gli interrogatori siano state condizionanti. Ecco qualche esempio riportato nella sentenza: “Facevi dei giochi brutti?”, “All’asilo non ti è mai capitato di vedere il pisello di qualcuno?”, “Le maestre davano le carezzine anche da qualche altra parte?”. Conclusione: “Il Collegio ritiene che la contaminazione (delle prove) si sia realizzata nella fase della raccolta delle informazioni e che non sia perciò possibile distinguere il vero dal falso e dall’immaginario (un’ipotesi, questa, sostenuta dai difensori sia a Mombercelli sia a Rignano). In realtà le motivazioni trasformano la sentenza di assoluzione in un’accusa nei confronti sia dei genitori che degli psicologi, i quali hanno indotto i periti a formulare “giudizi su un materiale che non è risultato autentico né genuino”.
A Mombercelli il pm, lette le motivazioni, ha deciso di impugnare la sentenza, ma anche a Rignano potrebbe finire così: con un giudice che considera le infezioni vaginali riscontrate ai minori “situazioni frequenti nell’infanzia”; i loro disagi psicologici in nessun modo “indice di abusi sessuali” e che ritiene impossibile trasformare un ambiente controllato come quello di un asilo in uno scenario di violenze sessuali. Una tesi analoga, se non identica, a quella sostenuta dai difensori dei presunti pedofili di Rignano Flaminio.

Cristina GIUDICI – il FOGLIO 8/6/2007

Vedi anche: www.corriere.it

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