Chi è

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Richard Gardner i Falsi abusi e la Sindrome di Alienazione Parentale (PAS)

di Marco Casonato

L’ “abuso” , come la stregoneria e gli untori del ‘400 –‘600, costituiscono un fenomeno sociale con forti radici ideologiche e religiose ed una massiccia diffusione mediatica.

Le false accuse di abuso contemporanee ed i conseguenti devastanti processi superano di gran lunga per numero i processi alle streghe e, salvo per la pena di morte, hanno fatto certamente molte più vittime dei processi inquisitoriali del ‘400 – ‘600 tenendo conto che l’epidemia è iniziata negli anni ’80 negli USA e dopo dieci anni in Italia. Gli abusi e la pedofilia sono anche divenuti una potente “arma di distrazione di massa” che rende agevole dimenticare: mortalità infantile, lavoro minorile, esposizione ad agenti mutageni, denutrizione, descolarizzazione, malattie respiratorie da PM10, e mille altre minacce alla salute e allo sviluppo dei minori.

Richard Gardner sulla scorta della sua grande competenza professionale e della credibilità acquisita negli anni nei tribunali del New Jersey, ma anche di altri stati del Nord America e del Canada, è stato una figura di rilievo tra gli intellettuali americani che hanno rapidamente compreso che l’epidemia di abusi esplosa tra gli anni ’80 e ’90 negli USA era un fenomeno che non riguardava “fatti” bensì il riemergere di pulsioni oscurantiste di stampo quattro-secentesco. Talchè di “abusi” si iniziò a parlare ricorrentemente nel corso del convegno annuale del “Giorno della contrizione” a Salem.

Gardner infatti è spesso citato, ma ancora mai tradotto per il lettore italiano.

Ma chi è Gardner di cui è stato detto veramente di tutto?

Richard Gardner (1931-2003) laureatosi in medicina alla Columbia di New York nel 1952, conseguendo il Dottorato in medicina e la specializzazione in Psichiatria infantile è stato in primo luogo uno psichiatra militare appartenente al sistema della sanità militare americana che ha una tradizione di eccellenza (i primi DSM ad esempio sono manuali di psichiatria militare); la Veterans Administration offre infatti ospedali e servizi sanitari ottimi a militari, ex militari ed alle loro famiglie.

L’autore è stato capitano medico con un ruolo di primario ospedaliero nel contingente militare americano di stanza in Germania.

Egli si occupò dell’assistenza psichiatrica alle famiglie dei militari americani. Benché inquadrato nell’esercito, nei fatti fu a contatto professionale soprattutto con civili quali sono i familiari dei militari che andando incontro a problemi psichiatrici e a divorzi ricadono comunque nella competenza della sanità militare americana, ma nella giurisdizione tedesca per quanto riguarda le controversie giudiziarie dei divorzi, e fatti di penale rilevanza rispetto ai quali sia richiesto un parere psichiatrico.

Questo ruolo di psichiatra militare in Germania porterà Gardner ad acquisire via via una vasta esperienza anche come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda. E’ l’autore stesso a raccontare che il suo colonello – cui non stava molto simpatico –  decise di assegnarlo a seguire i casi forensi sostanzialmente perché li riteneva materia di minore interesse, e difatti l’autore ringrazia ironicamente il suo colonello per questo episodio di “mobbing” che gli ha in effetti fornito l’occasione per acquisire la grande esperienza che ha poi costituito le fondamenta della sua professione di successo.

Tornato in patria nel 1963 Gardner otterrà un insegnamento come “professore clinico di psichiatria” presso la prestigiosa Columbia University di New York; il titolo corrisponde approssimativamente al nostro italiano di “libero docente” o “professore a contratto” con cui le università collocavano nell’istituzione anche i nomi di professionisti famosi che non avevano seguito una carriera accademica e che tenevano così seminari per specializzandi o cicli di lezioni professionalizzanti portando nell’università le loro competenze di eccellenza. Gardner fu anche “visting professor” di psichiatria dell’infanzia presso l’Università cattolica di Lovanio in Belgio e tra le sue pubblicazioni troviamo anche libri in tedesco ed altre lingue.

Dagli anni ’70 Richard Gardner, a quell’epoca ben inserito nell’ambiente psicoanalitico del New Jersey e nello storico e prestigioso istituto psicoanalitico William Alanson White Institute di New York (questo rende ragione della sua rimarcabile capacità di considerare i fattori sociali e familiari oltre alle dinamiche personali intrapsichiche) ha pubblicato diversi libri con Jason Aronson, Batam books, Brunner & Mazel e Basic books (che è un editore di bestsellers ed è un po’ un punto di arrivo nella carriera).

L’autore, da buon americano,  troverà successivamente più vantaggioso pubblicare e commercializzare con una propria casa editrice la Creative Therapeutics i suoi volumi. Palesemente vi era un vantaggio economico per un professionista oramai assai noto grazie a diversi libri illustrati scritti per spiegare ai bambini cosa è il divorzio e per spiegare ai genitori come aiutare i figli in siffatti frangenti. Bisogna anche considerare l’efficacia del sistema di vendita postale negli USA che ben prima dell’era di Amazon che l’ha semplicemente informatizzato e reso planetario, permetteva una distribuzione capillare ai professionisti rispetto anche ad editori importanti, ma comunque settoriali (vedi ad esempio Brunner & Mazel di New York). La scelta si comprende meglio anche se si leggono i suoi libri cosa che permette di notare come l’autore spesso pubblichi ampliamenti ed aggiornamenti di precedenti libri riutilizzandone ampie parti con semplici aggiornamenti con un nuovo titolo, cosa che un editore comune non permetterebbe.

Nel frattempo l’autore scriveva regolarmente per riviste scientifiche, partecipava a dibattiti e congressi presentando i suoi contributi.

Infatti Gardner è autore complessivamente di circa 40 Libri scientifici e divulgativi e di oltre 250 tra capitoli di libro, articoli su riviste scientifiche indicizzate e pubblicazioni d’occasione come le relazioni agli atti congressuali, le conferenze, i dibattiti sul lavoro di altri autori o lettere all’editor su temi molto specifici oggetto di dibattito scientifico.

Il nome di Gardner è associato soprattutto alla definizione della “Sindrome di alienazione genitoriale” (PAS: Parental Alienation Syndrome) ossia la condizione invero frequente per cui nel corso di divorzi o separazioni conflittuali un genitore esercita un condizionamento psichico sul figlio per incidere negativamente sui suoi rapporti con l’altro genitore. E’ interessante seguire i passaggi attraverso i quali l’autore è pervenuto a descrivere questa condizione di rilevanza psichiatrica.

Nel 1976 Gardner scrive un volume sulla condizione dei bambini in corso di divorzio. Nel 1979 l’autore pubblica un volume dedicato al processo di lutto del bambino che perde un genitore.

Nel 1985 l’autore pubblicherà un volume sui disturbi di Ansia da separazione e sempre nel 1985 Gardner descriverà per la prima volta in modo completo la PAS cui negli anni successivi dedicherà osservazioni e approfondimenti in ulteriori pubblicazioni.

La PAS è la sindrome tipica delle condizioni di divorzio che egli osservò e descrisse e che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Bisogna dunque tenere a mente questi temi studiati e approfonditi da Gardner prima della definizione della PAS perché come vedremo essi costituiranno una premessa clinica importante nella definizione della sindrome. Infatti già prima degli anni ’80 l’autore si era reso conto che  esistevano dei bambini che subivano una sorta di lavaggio del cervello da parte di un genitore (in genere la madre o un nonno materno, ma talora il padre). Si trattava prevalentemente di bambini coinvolti in separazioni o cause di divorzio molto conflittuali e protratte in cui sovente la madre o il padre presentavano un disturbo di personalità “Borderline” o affine.

Attualmente è in corso un dibattito a nostro parere piuttosto sterile riguardo all’esistenza stessa della PAS, alla sua eventuale collocazione del DSM V ed alla sua natura di “Sindrome” o “Disturbo”.

Si tratta di una polemica che ha molte ragioni, e non sempre nobili,  a nostro parere di scarsa o nulla rilevanza.

Infatti la PAS a nostro parere non abbisogna particolarmente di essere posta nel DSM V perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione che già Bowlby ben descrisse rispetto alla Fobia scolastica nel II volume del suo celebre “Attaccamento e perdita”.

Le ragioni dell’odio

Gardner è molto odiato da tanti soggetti interessati coinvolti nell’epidemia degli abusi (talora non laureati o non molto professionali, altre volte disturbati e qualche volta persino deliranti) perché con un colpo di fioretto svela le loro motivazioni più autentiche secondo una concezione psicoanalitica classica del tutto consolidata e largamente condivisa.

Egli aveva capito chi sono in realtà coloro che proclamano di voler proteggere i bambini e ciò aveva fatto illividire d’odio chi, suonando la grancassa della difesa dei minori, vedeva viceversa palesate le proprie inclinazioni perverse proprio nei confronti di chi diceva a gran voce di voler proteggere.

L’autore infatti aveva capito tutto del sistema degli abusi: gli aspetti politico giuridici, il business, la superstizione con spunti religiosi, i principi teorici inconsistenti, la psicologia new age, la prassi forense.

L’ostensione di un libro di Gardner ad uno di questi sedicenti esperti ottiene pertanto lo stesso effetto dell’ostensione di una Bibbia ad un vampiro (sic): si ritrae un po’, soffia, cerca di coprirsi e di scacciare la vista. La sua magia svanisce, i suoi presunti superpoteri annichiliscono, si sgonfia ed infine implode.

L’autore ripercorre con chiarezza i vari passaggi e i vari contesti delle accuse di “abuso” gettando un raggio di luce sulle zone d’ombra in cui operano anche personaggi senza scrupoli come quando l’autore scrive:

“ C’è un elemento di evidente psicopatia in una persona che vede un bambino di tre anni per pochi minuti e subito dopo scrive una relazione in cui dichiara che un determinato individuo (il padre, il patrigno, l’insegnante della scuola materna ecc.) ha abusato sessualmente del piccolo. Questo atteggiamento implica  un meccanismo di coscienza deficitario”.

Questa è una valutazione della tecnica più comune che capita sovente di osservare, ma i passaggi più difficili da digerire, quelli che fanno soffiare di rabbia repressa gli abusologi, sono i passaggi in perfetto stile psicoanalitico in cui Gardner esplora le motivazioni profonde ed inconfessabili di chi ha votato se stesso all’abusologia come sistema di ideologia.

“Ogni volta che l’accusatore espone una denuncia, è probabile che abbia un’immagine visiva interna del rapporto sessuale. In ogni replay mentale, l’accusatore gratifica il desiderio di essere impegnato in queste attività, in cui l’abusante è coinvolto nella propria immagine visiva.

Un esempio di processo di gratificazione diretta, facilmente accettabile dalla maggior parte delle persone,  è il cinema. Dopo tutto, siamo normali, sani, eterosessuali e quelle persone raffigurate sullo schermo sono anch’esse normali, sane ed eterosessuali. Ma lo stesso meccanismo sottostà al ruolo delle immagini visive dei rapporti sessuali pedofili. Ogni volta che si evoca un’immagine visiva di un bambino che subisce un abuso sessuale, vengono gratificati indirettamente gli impulsi pedofili. Concordo con Freud che tutti i neonati sono dei perversi polimorfi e credo che noi tutti abbiamo, al nostro interno, degli istinti pedofili. Le persone che manifestano una forte tendenza in tale area, hanno maggiori probabilità di aver bisogno frequentemente di queste immagini visive, e pertanto è più probabile che siano disposte a partecipare alle false denunce di abuso sessuale. Se il bisogno è consistente, è disposta a ‘sospendere l’incredulità’ e ignorare le informazioni che possono suggerire che il presunto colpevole, in realtà, è innocente. L’identificazione di se stessi in queste immagini può avvenire con entrambi i partecipanti: quindi sia con il bambino che con il presunto abusante. L’identificazione con il bambino permette di gratificare il proprio desiderio di essere l’oggetto passivo di un rapporto sessuale, mentre quella con il presunto abusante consente di gratificare il desiderio di essere il seduttore che abusa di un bambino. Quando ci si identifica con la ‘vittima’ si sta fondamentalmente pensando ‘mi piacerebbe che  fosse fatto a me’. Naturalmente per la maggior parte delle persone questo fenomeno è inconscio. Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica. Gli impulsi sono soddisfatti senza sentirsi in colpa o essere consci che questi risiedono dentro di sé”.

Ma l’analisi di Gardner prosegue elucidando anche altri meccanismi psicologici messi in moto sovente da coloro che si dedicano professionalmente agli “abusi”: ad esempio la proiezione:

“Un altro meccanismo operativo nelle false denunce è quello della proiezione – con la quale pensieri e sentimenti cognitivi ed emotivi inaccettabili sono respinti inconsciamente ed attribuiti ad altri. Le persone con un eccessivo senso di colpa o di vergogna per i loro impulsi pedofili, possono proiettare i loro stessi impulsi sugli altri. È come se dicessero ‘non sono io che voglio molestare sessualmente questo bambino, è lui (lei)’. In questo modo gli impulsi inaccettabili sono gratificati, il senso di colpa per questa liberazione è placato e l’individuo si sente innocente. Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’ orda  in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione”.

Secondo Gardner gioca un ruolo rilevante anche la “formazione reattiva, in cui un individuo adotta consapevolmente pensieri, sentimenti e comportamenti che sono opposti a ciò che prova inconsapevolmente. La formazione reattiva è fondamentalmente un modo per rafforzare il processo proiettivo. Fenomenologicamente, coinvolge una condanna ripetitiva di una delle parti, che viene utilizzata come  punto centrale della proiezione. La gente che mostra questo fenomeno sostanzialmente dice: ‘se c’è una cosa che io odio in questo mondo è la pedofilia. Di conseguenza mi dedicherò al suo sterminio anche se sarà necessario usare tutte le mie energie.’  Vengono intraprese campagne di diffamazione e di convincimento. L’obiettivo finale di questa nobile causa apparente è eliminare completamente ‘tutti i maledetti pedofili dalla faccia della terra.’ Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale”.

Ma come la storia insegna lo spirito illuminista, la flebile luce della ragione, corre sempre il rischio di soccombere alla folla paranoica ed alla mano di singoli fanatici.

Negli USA si rinviene una certa tradizione di omicidi tentati e riusciti nei confronti di figure carismatiche o comunque tali da assumere tale veste simbolica nell’immaginario collettivo: Abraham Lincoln, John F. Kennedy ne costituiscono il paradigma, ma anche Martin Luther King, Robert Kennedy, Malcom X sono figure di leader caduti in complotti e attentati volti ad impedire qualche emancipazione ed a invertire il corso della storia. Tutti oltre ad essere uccisi sono stati anche diffamati da vivi e da morti al fine di ridurre la loro credibilità, di colpirli quando non potevano difendersi.

In questo Gardner è in effetti una figura di secondo piano rispetto ai personaggi storici sopracitati, ma di estremo rilievo nel suo ambito specialistico e professionale per la completezza e lucidità del suo contributo alla comprensione di un fenomeno che ha riesumato in tutto il mondo industrializzato le paure superstiziose ed il buio della ragione del 1400.

Per meglio comprendere la situazione bisogna partire col ricordare la campagna d’odio scatenata dalla femminista Diana Russell nei confronti di Larry Flint dopo che il fondatore di Hustler vinse avanti alla Corte Suprema la sua battaglia per la libertà di espressione: un fanatico anti-porno non rassegnato al parere dei supremi giudici sparò a Flint senza riuscire ad ucciderlo, ma lasciandolo paralizzato. Negli stessi anni vi furono diversi casi di fanatici dei movimenti fondamentalisti per la vita (da non confondersi assolutamente con i movimenti del nostro paese) americani che uccisero medici abortisti nella disattenzione di sceriffi corrivi che svolgevano indagini carenti.

Dagli assassinii perpetrati dal Ku Klux Klan sino all’attentato di Oklahoma City e ad una miriade di attentati minori negli Stati Uniti esiste il problema di un fanatismo anarcoide-individualista che talora prende l’aspetto di movimenti neonazisti, talora di femminismo radicale, talaltra di fondamentalismo religioso.

Richard Gardner morì in questo modo: il suo corpo fu trovato nella cucina di casa sua con ferite inferte con un coltello da macellaio sulla nuca e sul collo, di lato nella zona giugulare ed infine quattro ferite al petto nella zona cardiaca con una fatale in cui la punta lo penetrata profondamente nel cuore. La morte fu archiviata rapidamente come suicidio; come per certi suicidi eccellenti italiani il figlio dichiarò, terrorizzato dall’ apparente scarso interesse mostrato dall’ufficio dello sceriffo, che probabilmente il padre si era suicidato avendo saputo di soffrire di una malattia degenerativa.

Bisogna però fare alcune riflessioni: Gardner era un medico militare, conosceva quindi molti modi per morire in maniera semplice ed indolore come medico e poteva anche disporre dei farmaci o di quant’altro fosse necessario qualora avesse deciso di morire di sua volontà. Oltre a questo come ex militare egli aveva ampia dimestichezza con le armi da fuoco ed ovvia disponibilità delle stesse. Pare illogico ed improbabile quindi che potesse scegliere di colpirsi molte volte con un coltello da cucina, prima da dietro, poi di taglio al lato del collo ed infine diverse volte al cuore dopo diversi tentativi che avevano comportato anche l’incisione di alcune costole. Si tratta apparentemente di quello che in Italia si definisce un “suicidio eccellente” avvenuto in un’epoca in cui diversi fondamentalisti avevano ucciso medici e che è terminata quando è stata eseguita la prima condanna all’iniezione letale di un fanatico che uccise un medico di una clinica ginecologica che praticava aborti. Almeno un altro attivista fondamentalista attende nel braccio della morte; senza l’ impunità legata a condotte corrive le serie di omicidi perpetrati dai moderni assassini delle sette religiose fondamentaliste si sono ridotte immediatamente.

Gardner in un certo senso ha scritto il proprio epitaffio quando descrisse nel libro che abbiamo citato l’overkilling maniacale degli attivisti fondamentalisti, di quegli esaltati che sono attratti morbosamente dalla pedofilia e se ne occupano tutti i giorni “per difendere i bambini”, che hanno la mente ubriacata di scene di violenze sui bambini, che ne immaginano sempre di nuove e sempre di più aberranti dietro la foglia di fico dell’attivismo politicamente corretto.

Infatti:

“La rabbia si alimenta da sola quando si accumula in stati di odio ed esaltazione, la sua scarica va al di là dello scopo originale. Una pugnalata al cuore è generalmente sufficiente ad uccidere un individuo, una dozzina di pugnalate non hanno nessun scopo ulteriore per ciò che concerne l’obiettivo originale. Tuttavia le ulteriori undici ferite sul petto risultano dallo sconvolgimento provocato dalla rabbia correlato al fenomeno dell’auto alimentazione a feedforward”.

Proprio come si evince dal referto dell’autopsia di Richard Gardner.

http://figlipersempreonlus.wordpress.com/2012/10/14/richard-gardner-i-falsi-abusi-e-la-sindrome-di-alienazione-parentale/

2 thoughts on “Chi è

  1. […] se questa motivazione è l’unica, ma non è questo il luogo per farlo (ad esempio Gardner sosteneva che molti avvocati che sostengono le false accuse di abuso sessuale lo fanno perché […]

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