La vicenda dell’asilo Sorelli di Brescia – La Stampa

“Io, sporcata per sempre dall’accusa di pedofilia”

La Cassazione scagiona definitivamente le maestre Nell’asilo degli orrori solo bugie.

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7/5/2010 “Perseguiti per fatti inesistenti, i pm non hanno mai cercato le prove a nostro discarico”  L’inchiesta mi ha lasciato addosso un senso di fragilità enorme. Non riesco più a guardare un  bambino. E ho la sensazione che chiunque potrebbe giudicarmi colpevole.Gioire? E come faccio? Mi è rimasta addosso una tale fragilità. Una sensazione che chiunque in  qualsiasi momento potrebbe farti del male o giudicarti colpevole».  Daniela ha 47 anni, un figlio di 25 che va all’università, una grande passione per i bimbi. Ha  lavorato a contatto con i piccoli, a scuola, da subito, appena conseguito il diploma di maestra. Poi  un giorno, dopo oltre vent’anni, la sua vita è cambiata. I genitori di quei bimbi che teneva in braccio  e faceva giocare da sempre 7 anni fa hanno cominciato ad avere paura di lei. A sospettare che forse  dietro quella voce cristallina si nascondesse un orco. Un mostro. Una donna che riservava oscene  attenzioni agli allievi, partecipando a un agghiacciante scenario di pedofilia consumata all’asilo tra satanismo, botte, sevizie con i mozziconi di sigaretta, fughe da scuola con i malcapitati sottobraccio per portarli da misteriosi «uomini neri».pronti ad abusarli e filmarli. Una donna da denunciare alla  polizia.
Daniela ha vissuto cosi, col marchio della perversione, dal 2003 al 2010. Ieri la Cassazione ha  scritto la parola fine. Assolta «perché il fatto non sussiste», come era stato decretato dal verdetto di  primo grado, il 6, aprile 2007, e in appello, il 31 marzo2008. Lei, altre 5 maestre della scuola  comunale di Brescia Sorelli e un sacerdote di una parrocchia vicina sono stati riabilitati. La terza  sezione penale, rigettando il ricorso della procura generale e delle parti civili, ha chiuso,  definitivamente un caso che per quasi un decennio ha spaccato Brescia.  Inchieste, centinaia di udienze, tensioni in aula, fiaccolate, petizioni, denunce per diffamazione.  Ieri a poche dalla notizia della sentenza che l’ha fatta uscire dall’incubo, Daniela ha accettato di
ripercorrere la sua odissea. Oggi è una donna provata ma è una combattente.  “La mia vita a 40 anni è stata ribaltata – confida – ma ho cercato di non farmela rovinare del tutto.  Certo, molte cose sono rimaste. Prendo psicofarmaci, per due anni sono uscita da casa solo  accompagnata. Per oltre due mesi non ho avuto il coraggio di avvicinarmi ai miei nipotini. Mi sentivo sporca anche se non avevo fatto nulla». Per lei, per le 5 colleghe e il sacerdote, i pm avevano chiesto condanne per 125 anni.
«Siamo stati perseguiti per fatti che non esistono – sottolinea Daniela -gli inquirenti non hanno mai cercato prove a nostro discarico. Eppure gli elementi non mancavano. In aula avevo i carabinieri dietro che mi rassicuravano, portandomi il caffé e dicendomi che in 200 udienze di prove non ne avevano ancora sentite. Perché nessuno ha mai scritto la parola fine prima? Chi mi conosceva per fortuna mi ha sostenuto. E anche molti altri. Ho conosciuto gente meravigliosa. Sono stata costretta a cambiare lavoro ma anche ora è difficile, non posso avvicinarmi alle mamme con bambini in braccio». Ma c’è qualcuno che ha la colpa di tutto questo? «Non so, forse gli psicologi e periti incompetenti. Se c’è un bambino da salvare non si fa così. Non accusando persone innocenti.
Non mentendo in aula, come ho sentito fare a certi genitori, anche se capisco la paura». La vicenda è esplosa nel 2003, quando al Sorelli si è diffusa la voce di un trasferimento di alcune maestre da un altro asilo comunale, l’Abba, nella bufera per un caso di presunta pedofilia (poi smontata). Una mamma, raccolte le confidenze dalla figlia, ha fatto da detonatore per quella che i giudici non hanno esitato a definire un crescendo di psicosi collettiva, un contagio emotivo. L’indagine, suddivisa in due tranche, nel tempo è approdata solo ad archiviazioni e assoluzioni. I racconti, le perizie su luoghi e persone – trovati segni compatibili con abusi su 4 bimbe -hanno denotato «carenze investigative» e sono stati bocciati.

Beatrice Raspa

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