“Due milioni di padri separati vittima di false accuse” – AGENPRESS

Agenpress 6.2.2017 – Assurdo e sconvolgente il caso di un padre ingiustamente incriminato dell’accusa più infamante per un genitore, dopo che nel 2001, aveva chiesto la separazione e la moglie lo aveva denunciato. Non ha visto la figlia per 13 anni, e solamente dopo 16 anni di attesa è stato assolto con formula piena dall’accusa di aver violentato la figlia minorenne nel 2001.

Chi risarcirà quest’uomo per aver vissuto nell’onta e per non aver visto e vissuto sua figlia, per la quale lui ora è un perfetto estraneo. Continua a leggere

Roma: il Tribunale riconosce l’alienazione parentale – 20.2.2015

Tribunale di Roma, sentenza n. 5128/15, I sez. Civile
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Una mamma viene ammonita dal giudice ex art. 709-ter c.p.c.: ogniqualvolta ostacola gli incontri tra ex marito e figlio, dovrà sborsare 150 €.

La dolorosa vicenda che si è qui sintetizzata, a buon titolo richiama il fenomeno che gli studiosi definiscono come Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS). Non si tratta qui di prendere posizione nel dibattito che anima il mondo scientifico in ordine alla configurabilità astratta del fenomeno in termini di patologia psichiatrica, o piuttosto come “disturbo relazionale di tipo collusivo” , quanto di prendere atto che nella dinamica relazionale concreta di questo nucleo familiare, come registrato pressoché da tutti i professionisti che lo hanno osservato, si registrano comportamenti materni di aperta ostilità ed ostacolo allo sviluppo di una relazione anche minimale tra il padre e le figlie.

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Cassazione: risarcito il padre che vede ostacolato il diritto di visita

(Valeria Mazzotta) Il genitore che  ostacola le visite dei figli da parte dell’altro rischia di perdere l’affidamento condiviso e deve risarcire il danno non patrimoniale. Spetta il risarcimento del danno non patrimoniale al coniuge che non riesce a vedere il figlio a causa del comportamento ostacolante dell’altro genitore. Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6790/16, depositata il 7 aprile, accogliendo  il ricorso di un padre separato contro la decisione della Corte territoriale che riduceva l’entità del risarcimento del danno non patrimoniale in suo favore (inizialmente quantificato in 50.000 euro) e a carico della ex. Quest’ultima l’aveva denunciato per pedofilia ma, rileva la Corte d’Appello, un reato perseguibile d’ufficio non è fonte del diritto al risarcimento ex art. 2043 c.c. salvo si tratti di calunnia. Nel caso di specie non era stato ravvisato il dolo della madre che aveva denunciato il padre per pedofilia, denuncia poi archiviata. Nello specifico, la corte territoriale soggiungeva che Pm e gip, pur concordando nel giudicare infondata la denuncia per violenza sessuale aggravata, ritenevano non configurabile il reato di calunnia ascrivibile alla donna, sicchè non era configurabile una condotta civilmente illecita della madre. Era stato tuttavia confermato che il comportamento ostacolante del diritto di visita paterno, come regolato con i provvedimenti presidenziali costituiva un illecito civile, con conseguente danno non patrimoniale per la lesione del diritto del padre di vedere e stare col figlio, quantificabile in 10 mila euro.

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L’inferno di un padre: accusato di aver abusato dei figli e assolto dopo 16 anni – 4.2.17

Sedici anni di calvario, e poi una Camera di consiglio di mezz’ora lo ha liberato dall’incubo. Assoluzione piena per un padre, privato dei suoi figli e accusato di aver abusato del maschietto di 4 anni e della femminuccia di 8.

di Cristiana Mangani e Adelaide Pierucci

(il Messaggero) Aveva tirato calci a un pallone insieme a loro. Li aveva accompagnati qualche volta all’asilo. Aveva raccontato favole e storie di mostri, finché non si è separato dalla moglie e non li ha potuti vedere più. Anni e anni passati a difendersi dal reato di pedofilia, dalla contestazione di aver approfittato dei bambini, insieme con altri due colleghi. Ieri la sentenza di primo grado e l’assoluzione piena per tutti.

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La Cassazione riconosce l’alienazione parentale – sent. 5847 del 2013

La Cassazione, con la sentenza 5847 depositata l’8 marzo 2013, nega a un padre non solo l’affidamento congiunto di due figli minori ma anche il diritto di vederli fino al verdetto del tribunale dei minori chiamato a esprimersi sulla richiesta di disconoscimento di paternità avanzata dall’ex moglie. Continua a leggere