Il GIP rende pubblici altri dettagli sul caso Bibbiano – 23.12.2019

La vicenda Bibbiano procede seguendo l’iter della procedura penale per tutte le singole storie processuali.

Il Resto del Carlino ha potuto pubblicare estratti dall’ordinanza del GIP emessa a metà dicembre 2019 per revocare gli arresti domiciliari e sostituirli con misure cautelari di interdizione dalla professione.

I dettagli dell’ordinanza sono veramente significativi sul contesto generale in cui si sono svolti i fatti. Alcuni indagati di Bibbiano avrebbero indotto varie persone a credere di stare fronteggiando una potentissa setta composta anche da magistrati e forze dell’ordine. E quindi sulla base di questa allarmistica e fantasiosa ricostruzione ogni falsificazione degli atti doveva essere giustificata sulla base del principio che il fine giustifica i mezzi.

Bibbiano, caso affidi. Fango sui giudici: “Fanno parte della setta”

Il gip Ramponi lascia liberi in anticipo di pochi giorni Anghinolfi e Monopoli, ma l’ordinanza rivela nuovi orrori e calunnie: “Pensavano a una setta di pedofili”

di ALESSANDRA CODELUPPI Fonte/Credits: Il Resto del Carlino

Reggio Emilia, 23 dicembre 2019 – “Erano convinti dell’esistenza di una setta di pedofili, collegata a quella dei ‘Diavoli’ della Bassa modenese, da cui andavano protetti i minori reggiani, anche mediante la commissione di falsi, depistaggi e frodi processuali”. Questa circostanza viene descritta nell’ordinanza, datata 20 dicembre, emessa dal giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi e relativa a Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza, e a Francesco Monopoli, assistente sociale. Continua a leggere

G. B. Camerini: Criticità dei servizi sociosanitari-giustizia – Welfare Oggi 4-5/2019

Contributo su Welfare Oggi di Giovanni Battista Camerini che vuole sollevare interrogativi sul cosiddetto “metodo Bibbiano”.

Sembra chiaro, alla luce anche dei riscontri ottenuti nelle ultime settimane in sede giudiziaria, che cosa sia successo a Bibbiano, al di là del fumus politico. È stato risuscitato un metodo molto diffuso tra la fine degli anni 90 e l’inizio degli anni 2000 e applicato allora massicciamente in Lombardia e non solo (vedi Bassa Modenese): raccogliere e intercettare “segnali di abuso”, provvedere al più presto all’allontanamento del bambino che si sospetta sia stato vittimizzato, collocarlo in luogo sicuro e sottoporlo ad una psicoterapia con un duplice obiettivo: “curarlo” per ciò che si ipotizza abbia subito ed ottenere “rivelazioni” che possano essere poi portate in sede di raccolta della prova dichiarativa. Per questo le oltre 100 segnalazioni erano state inoltrate sia alla Procura del Tribunale per i minorenni, sia alla Procura del Tribunale Ordinario.
La prevenzione dell’abuso fondata su questi metodi selvaggiamente invasivi è fallita in tutto il mondo, e il cosiddetto “metodo Forno – CBM” in auge a Milano era stato abbandonato dopo alcuni clamorosi infortuni. Purtroppo i cultori di queste procedure (gli inglesi le chiamano “helping hand strikes again”), tra i quali spicca il dott. Foti con il suo Centro e i suoi seguaci, non si rassegnano alla evidenza e continuano a cercare di diffondere cattivi insegnamenti volti a utilizzare i Servizi sociali (che continuo a ritenere una risorsa utile e fondamentale e che sono tra le vittime di questo scandalo) non già come strumenti di aiuto e di supporto per le famiglie fragili e bisognose, ma come organi di indagine e di controllo sociale. A Bibbiano questi insegnamenti hanno trovato terreno fertile e risorse economiche per essere realizzati, con le nefaste conseguenze che si sono viste.
Gli esiti del processo penale che si terrà rilevano fino a un certo punto : la prima responsabilità si pone a livello civile per la adozione di cattive prassi che hanno danneggiato bambini e famiglie e che hanno screditato la funzione pubblica del Servizio.
Al di là della vicenda processuale occorrerà mettere mano ad una materia sulla quale si discute da decenni senza che nulla cambi. Gli articoli 330 e seguenti e l’articolo 403 del codice civile, risalenti al 1942, devono essere urgentemente modificati e riformati per introdurre il rispetto del contraddittorio nel rito camerale minorile e per obbligare la autorità giudiziaria ad effettuare le necessarie verifiche onde evitare che le segnalazioni dei Servizi diventino di per se’ prova dei fatti oggetto della informativa.

PDF Articolo di Giovanni Battista Camerini

Gli indagati di Bibbiano raccontavano storie di “pedofili cannibali”

Nuovi particolati trapelano dalle indagini preliminari e lasciano capire che come nelle indagini di mafia gli inquirenti cercano la collaborazione dei “pesci piccoli”. E pare che la collaborazione ci sia. A fine novembre è uscita questa storia che ha dell’incredibile: gli operatori sotto la direzione degli indagati erano stati manipolati con storie inverosimili sull’esistenza di una setta segreta di pedofili che praticavano sacrifici umani e cannibalismo.

E’ chiaro che si tratta di una strategia di difesa molto furba. Se gli indagati di secondo piano riusciranno a dimostrare di essere stati indotti in buona fede a credere a storie come questa per procedere sommariamente agli allontantanamenti dei bambini, la loro responsabilità verrà ridimensionata e potranno evitare il carcere.

La storia è uscita prima su La Verità, poi è stata rilanciata dalla RAI e dall’articolo de Il Giornale che ripubblichiamo qui a futura memoria.

 

“A Bibbiano parlavano di cannibali e satanisti per togliere i bimbi ai genitori”

Spuntano i testimoni che raccontano come i “demoni di Bibbiano” li inducevano a fare carte false con le storie di uomini pedofili e cannibali

di Costanza Tosi – Fonte: il Giornale 24.11.19

Liberare i bambini da una setta satanica spietata. Così il capo dei servizi sociali Federica Anghinolfi, il suo collaboratore Francesco Monopoli e il fondatore della Hansel e Gretel, Claudio Foti insieme alla ex moglie Nadia Bolognini plagiavano gli operatori per spingerli a compiere gli atti illeciti.

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Matteo Sereni prosciolto dopo 9 anni

Fine dell’incubo per Sereni: l’ex portiere prosciolto dall’accusa di abusi – Corriere della Sera 4.12.19

Denunciato dall’ex moglie nel 2011, era accusato di violenza sessuale sulla figlia

Per Matteo Sereni, 44 anni, ex portiere di Samp, Lazio e Torino, tra le tante squadre in cui ha giocato, finisce un incubo durato otto anni: il gip di Torino, Francesca Firrao, ha infatti archiviato — su richiesta della Procura — il procedimento che lo vedeva accusato di presunti abusi sessuali su minori.

È stata insomma accolta la tesi dei suoi due difensori, gli avvocati Giacomo Francini e Michele Galasso, secondo i quali «i minori sono stati per lungo tempo e reiteratamente interrogati con modalità inappropriate e potenzialmente suggestive di falsi ricordi dalla moglie separata, Silvia Cantoro, dalla suocera, Franceschina Mulargia, nonché dai consulenti tecnici in ambito civile e penale.

Sereni era stato denunciato dall’ex moglie nel novembre 2011 e, dopo una condanna in primo grado (in abbreviato), a Tempio Pausania, c’era stata la sentenza della corte d’Appello di Sassari, che aveva annullato la pronuncia del gup e spedito gli atti a Torino, per competenza territoriale.

Dove il pubblico ministero, Giulia Marchetti, ha chiesto l’archiviazione del procedimento, fatta propria dal gip. Insomma, Sereni è stato prosciolto da indagato (la richiesta di rinvio a giudizio l’avrebbe reso imputato).

«Non v’è dubbio infatti — scrivere il giudice — che in materia di minori, il problema non sia tanto e solo la capacità di riferire ciò cui hanno assistito, ma proprio la formazione del ricordo, ben potendoci essere dei “falsi ricordi” determinati dal racconto dell’evento ricevuto nel tempo dagli adulti di riferimento, dalla qualità e aspettative di chi pone la domanda, dalla relazione che lega l’adulto e il minore».

 

Massimimilano Nerozzi