Sindrome di alienazione genitoriale: cosa dice la legge

E’ una delle materie più controverse quando un rapporto di coppia, che sia un matrimonio o una convivenza, dal quale è nato un figlio finisce male. Se il genitore a cui è stato affidato il bambino fa di tutto per metterlo contro l’altro genitore, scatena quella che nella comunità scientifica viene chiamata sindrome di alienazione genitoriale, o di alienazione parentale (nota con l’acronimo inglese Pas).

Fonte: www.laleggepertutti.it, 11.4.2017 Continua a leggere

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Cauto approccio alle denunce di abuso sessuale ai danni di minori – Maria Anna Filosa

Un primo punto critico connesso all’ipotesi di violenza sessuale è la fonte della denuncia, spesso presentata da un genitore in seguito ad improvvisi atteggiamenti sessualizzati o disturbi di vario genere del figlio, interpretati come consequenziali ad un presunto abuso.
Al vaglio dei fatti, l’accusa può, a volte, rivelarsi falsa. A prescindere dall’eventuale presenza di disturbi psicopatologici, può succedere, infatti, che il sospetto sorga nella mente dell’adulto in seguito ad un’erronea interpretazione di un evento, ad esempio, un comportamento dell’altro genitore, o di un segno fisico come indice di abuso, idea che, successivamente,può imporsi in quella del bambino per suggestione. Sulla sua denuncia, vera o falsa che sia, può inoltre influire il contesto socio-culturale,familiare ed allargato,o il fatto di aver subito abuso sessuale durante la propria infanzia, trauma che può compromettere la distinzione tra realtà e fantasia, fino ad arrivare ad un vero e proprio trasferimento intergenerazionale di elementi psichici del trauma del genitore al figlio. Continua a leggere

False accuse – Luigi Lucchetti (psicologo della Polizia di Stato)

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Spesso alla divisione tra coniugi possono seguire false accuse di abusi riferite ai padri per penalizzarli riguardo all’affidamento dei figli Nell’ambito del sempre più vasto e complesso universo delle separazioni coniugali e della frequente conflittualità genitoriale sull’affidamento dei figli minori che ne consegue, si assiste attualmente al progressivo incremento di due opposti fenomeni che affondano le loro radici nei mutamenti di ordine sociale e legislativo che hanno investito la famiglia e i suoi componenti. Continua a leggere

Quando il papà non è un orco — Jolanda Stevani

Articolo pubblicato nel novembre 2010 dalla rivista Psicologia Contemporanea. Dopo la separazione dei genitori l’uso delle accuse infamanti da parte della ex moglie porta moltissimi padri a perdere ogni contatto con i figli in cui viene instillato odio per il genitore causando l’alienazione parentale. Continua a leggere

Il mantenimento diretto dei figli può servire a superare l’alienazione parentale

separazione-mantenimento-affidoQuanto pesa nel fenomeno dell’alienazione genitoriale la contesa che si instaura per il controllo del tempo dei figli da cui deriva la percezione dell’assegno di mantenimento? Difficile dirlo, visto che nei casi di alienazione grave il genitore che manipola i figli spesso soffre di disturbi della personalità e il solo movente economico non è sufficiente per spiegare la gravità della strumentalizzazione dei figli. Tuttavia nei casi meno gravi di alienazione, in cui i contatti con il genitore rifiutato vengono mantenuti se pure a fatica, l’eliminazione della contesa economica sull’assegno di mantenimento potrebbe dare un contributo importante anche all’eliminazione dell’alienazione genitoriale. In questo articolo dell’avvocato Gargiulo si riferisce su una sentenza innovativa del Tribunale di Foggia. Continua a leggere

Introduzione e commenti sulla PAS – Richard Gardner

Definizione della Sindrome da alienazione parentale

Dagli anni settanta si assiste ad un proliferare di controversie sulla custodia dei figli che non ha precedenti nella storia.

Questo aumento e’ stato innanzi tutto il risultato di due recenti sviluppi nel campo delle cause per affidamento, cioè  la sostituzione del principio (o presunzione)  della tenera età con quello dell’interesse prevalente del bambino e l’aumentata popolarità del concetto di affidamento congiunto. Si partiva dal presupposto che le madri, in virtù del fatto che sono donne, fossero intrinsecamente superiori agli uomini come educatrici dei figli. Di conseguenza il padre doveva fornire al tribunale prove convincenti di gravi deficienze da parte della madre prima che il tribunale prendesse in seria  considerazione  l’assegnazione dello status di affidatario al padre. Con la sostituzione  del principio dell’interesse prevalente del bambino al principio della tenera età fu data istruzione ai tribunali di ignorare il sesso nel prendere in considerazione l’affidamento e di valutare solo le capacità  genitoriali, specialmente quei fattori che fossero connessi all’ interesse prevalente del bambino. La conseguenza del cambiamento e’ stata un proliferare  di cause per affido poiché i padri così avevano una maggiore opportunità di ottenere lo status di affidatario. Presto venne di moda il concetto di affidamento congiunto che erodeva ancora il tempo concesso alle madri affidatarie da trascorrere con i figli. Ancora una volta questo cambiamento portava ad un aumento e intensificazione delle cause  per l’affido.  

In relazione al proliferare di cause per affido si e’ visto un drammatico aumento di un disturbo raramente riscontrato in precedenza, un disturbo che io chiamo  SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE. In questo disturbo vediamo non solo la programmazione (lavaggio del cervello) del bambino da parte di un genitore per denigrare l’altro genitore, ma contributi dello stesso bambino a sostegno della campagna di denigrazione  del genitore che tende ad estraniare contro il genitore estraniato. A causa del contributo del bambino non ho considerato adatti i termini lavaggio del Icervello, programmazione o altri equivalenti. Di conseguenza  nel 1985 ho introdotto l’espressione SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE per includere questi due fattori concomitanti. Pertanto suggerisco questa definizione della sindrome da alienazione parentale: la sindrome da alienazione parentale e’ un disturbo che insorge essenzialmente nel contesto di controversie per l’affidamento dei figli. La sua principale manifestazione e’ la campagna di denigrazione da parte del bambino nei confronti di un genitore, una campagna che non ha giustificazione. Essa deriva dall’associarsi dell’indottrinamento da parte di uno dei genitore che programma (fa il lavaggio del cervello) e il contributo personale del figlio alla denigrazione del genitore che costituisce l’obiettivo di questa denigrazione. In presenza di abusi veri o di abbandono da parte del genitore, tale animosità può essere giustificata e in questo caso non e’ possibile utilizzare la PAS come spiegazione dell’animosità del bambino.  

LA PAS NON E’ LA STESSA COSA  DEL LAVAGGIO DEL CERVELLO 

E’ stata una sorpresa per me trovare un’errata interpretazione  nella definizione della PAS in testi sia  legali che di igiene mentale. In particolare ci sono molti che usano l’espressione come sinonimo di lavaggio del cervello  o condizionamento da parte di un genitore. Non si fa riferimento al contributo personale del bambino alla vittimizzazione del genitore designato come bersaglio. Coloro che commettono questo errore non hanno afferrato un elemento estremamente importante che riguarda l’eziologia, le manifestazioni e anche la cura della PAS. L’espressione PAS si riferisce soltanto alla situazione in cui la programmazione parentale si unisce alla rappresentazione da parte del bambino del disprezzo nei confronti del genitore denigrato. Se avessimo a che fare solo con l’indottrinamento da parte del genitore avrei semplicemente conservato le  espressionilavaggio del cervello e/o programmazione. Poiché la campagna di denigrazione implica la suddetta combinazione, ho ritenuto che fosse giustificata una nuova  espressione che abbracciasse entrambi i fattori contributivi. Inoltre e’ stato il contributo del bambino che mi ha portato al concetto della  eziologia e patogenesi del disturbo. La comprensione del contributo del bambino e’ importante nella realizzazione delle indicazioni  terapeutiche descritte in questo libro.  

LA RELAZIONE TRA LA PAS E LA VERA E PROPRIA VIOLENZA E/O ABBANDONO

Sfortunatamente l’espressione PAS e’ spesso usata per far riferimento all’animosità che il bambino può nutrire contro un genitore che ha effettivamente usato violenza sul bambino, specialmente per un lungo periodo. L’espressione e’ stata usata in riferimento alle categorie principali di violenza da parte di un genitore: fisica, sessuale ed emozionale. Tale uso indica un’errata comprensione della PAS. L’espressione PAS si può usare solo quando il genitore “bersaglio” non ha evidenziato nessun atteggiamento prossimo al grado di comportamento alienante che potrebbe giustificare la campagna di denigrazione messa in atto dal bambino. Piuttosto, in casi tipici, la maggioranza degli esaminatori giudicherebbe il comportamento del genitore preso di mira normale e affettuoso o, nel peggiore dei casi, lievemente carente nella capacità genitoriale. E’ l’esagerazione di difetti e manchevolezze di scarsa importanza che è il marchio della PAS. Quando  esiste vera e propria violenza, allora l’alienazione di risposta da parte del bambino e’ giustificata e non e’ applicabile la diagnosi di PAS.

I genitori programmatori che sono accusati di provocare la PAS nei loro figli sostengono talvolta che la campagna di denigrazione da parte dei figli e’ giustificata dalla autentica violenza e/o negligenza da parte del genitore denigrato.

Accade che questi genitori “indottrinanti’ sostengano che la controaccusa  da parte del genitore bersaglio che il genitore programmatore induca la PAS, sia una copertura, una manovra diversiva , ed indichi il tentativo da parte del genitore denigrato di gettare una cortina fumogena sopra le violenze e/o la negligenza che hanno giustificato l’astio del bambino. Vi sono dei genitori che usano davvero violenza e/o trascurano il bambino, i quali negano le loro violenze e spiegano l’animosità del bambino come programmata da parte dell’altro genitore. Questo non esclude l’esistenza di genitori veramente innocenti che sono davvero vittimizzati da una ingiustificata campagna di denigrazione. Quando si verificano tali accuse incrociate, cioè autentica violenza e/o negligenza contro autentica PAS, e’ necessario che l’esaminatore conduca una ricerca dettagliata per controllare a quale categoria  appartengano le accuse del bambino, cioè, autentica PSA o autentica violenza e/o negligenza. In alcune situazioni questa differenziazione può non essere facile, specialmente quando vi e’ stata della violenza e/o negligenza e la PAS e’ stata sovrapposta con la conseguenza di una  disapprovazione superiore a quella giustificata dalla situazione. Per questo motivo e’ spesso cruciale  una indagine attenta per fare una diagnosi esatta. Colloqui congiunti con tutte le parti in causa in tutte le combinazioni possibili di solito aiutano a scoprire la verità in situazioni del genere.

LA PAS COME FORMA DI VIOLENZA SUI BAMBINI

E’ importante che chi conduce l’esame si renda conto che un genitore che inculca la PAS in un bambino commette una forma di violenza emozionale in quanto questa programmazione può produrre nel bambino non solo una alienazione permanente da un genitore affettuoso, ma anche turbe psichiatriche. Un genitore che programma sistematicamente un bambino per spingerlo ad una condizione di continua denigrazione e rifiuto di un genitore affettuoso e devoto rivela un totale disprezzo per il ruolo che il genitore alienato ha nell’educazione del bambino. Il genitore alienante determina la rottura di un legame psicologico che potrebbe, nella maggioranza dei casi, rivelarsi di grande importanza per il bambino, nonostante la separazione o il divorzio dei genitori. Questi genitori che esibiscono questi comportamenti alienanti, rivelano un grave deficit nel loro ruolo genitoriale, un deficit che dovrebbe essere preso in seria considerazione dal tribunale nel decidere lo stato di primo affidatario. La violenza fisica e/o sessuale nei confronti di un bambino sarebbe prontamente considerata dal tribunale motivo per assegnare la custodia primaria al genitore che non ha commesso la violenza. La violenza emozionale  e’ molto più difficile da giudicare obbiettivamente, specialmente perché molte forme di violenza emozionale sono sottili e difficili da verificare in un tribunale. Tuttavia la PAS è spessissimo identificata prontamente, e i tribunali farebbero bene a considerarne la presenza come manifestazione di violenza emozionale da parte di un genitore programmatore.  

Di conseguenza i tribunali, quando valutano i pro e i contro del trasferimento di custodia, fanno bene a ritenere che il genitore che programma una PAS dimostra  un grave deficit parentale. Non intendo suggerire che un genitore che provoca  una PAS debba essere automaticamente privato della custodia primaria, ma solo che questo atteggiamento debba essere considerato un grave deficit della capacità parentale, una forma di violenza emozionale, e che ad esso sia data seria considerazione quando viene valutata la decisione sulla custodia. In questo libro io do indicazioni specifiche riguardo alle situazioni in cui tale trasferimento non solo e’ auspicabile, ma anche cruciale per proteggere i figli dall’alienazione perenne dal genitore bersaglio.

“LA PAS NON ESISTE PERCHE’  NON E’ NEL DSM-IV”

Ci sono alcuni, specialmente l’accusa nelle cause per affidamento, che affermano che non esiste un’entità come la PAS, che e’ solo una teoria , o che e’ la “teoria di Gardner ”. Alcuni sostengono che ho inventato la teoria , sottintendendo che si tratta del frutto della mia immaginazione. L’argomento principale addotto a giustificazione di questa posizione e’ che non appare  nel DSM-IV. I comitati  del DSM sono comprensibilmente abbastanza conservatori riguardo all’inclusione di fenomeni clinici descritti di recente e richiedono molti anni di ricerche e pubblicazioni prima di  prendere in considerazione l’inclusione di un disturbo, e questo e’ giusto. La PAS  esiste! Qualunque avvocato coinvolto in cause di affidamento può testimoniarlo. Professionisti di salute mentale e legali devono averla osservata. Può darsi che non abbiano voglia di riconoscerla. E’ possibile che le diano un altro nome (come “alienazione parentale”). Ma ciò non ne esclude l’esistenza. Un albero esiste come albero a prescindere dalle reazioni di quelli che lo guardano. Un albero esiste anche se altri potrebbero dargli un altro nome. Se un dizionario scegliesse di  omettere la parola “albero“ dalla sua compilazione di parole, ciò non significherebbe che l’albero non esiste. Significa solo che le persone che hanno scritto quel libro hanno deciso di non includere quella parola particolare. Allo stesso modo, se qualcuno guarda un albero e dice che quell’albero non esiste, ciò non lo fa sparire. Indica soltanto che l’osservatore, per una ragione qualsiasi, non vuole vedere ciò che è proprio davanti a lui. Riferirsi alla PAS come ad una teoria o alla “teoria di Gardner” implica la non esistenza del disturbo. Implica che si tratta del frutto della mia immaginazione e che non ha basi nella realtà. Dire che la PAS non esiste perché non e’ elencata nel DSM-IV e’ come dire nel 1980 che l’AIDS non esiste perché non e’ in  elenco  nei normali testi medici di diagnostica. La PAS non e’ una teoria ma un fatto. Le mie idee sulla sua eziologia e la sua psicodinamica potrebbero pure essere chiamate teoria. La domanda cruciale dunque e’ se la mia teoria relativa all’eziologia e alla psicodinamica della PAS sia ragionevole, e se le mie idee siano compatibili con i fatti. Sta ai lettori di questo libro deciderlo.  

Ma innanzi tutto perché questa controversia? Quanto all’esistenza o meno della PAS, di solito non troviamo controversie del genere a proposito della maggioranza di altre entità in psichiatria. Gli operatori possono avere opinioni diverse sulla eziologia e la cura di un particolare disturbo psichiatrico, ma c’e’ di solito un certo consenso sulla sua esistenza. Dovrebbe esser il caso di un disturbo relativamente “puro” come la PAS, un disturbo che e’ facilmente diagnosticabile a causa della somiglianza dei sintomi nei bambini  quando si mettono a confronto due famiglie diverse.

Nel corso degli anni ho ricevuto lettere da persone che hanno detto sostanzialmente:  “Il suo libro sulla PAS e’ inquietante. Lei non mi conosce, eppure mi e’ sembrato di leggere la biografia della mia famiglia. Lei ha scritto il suo libro prima che cominciassero tutti questi problemi nella mia famiglia. E’ come se avesse previsto quello che sarebbe accaduto.” Perché dunque tutta questa disputa sull’esistenza o meno della PAS?

Una spiegazione sta nella situazione in cui la PAS nasce: controversie feroci per l’affidamento dei figli. Quando viene portato davanti ad un tribunale un problema nel corso di un procedimento accusatorio, e’ necessario che una parte prenda la posizione opposta all’altra per poter prevalere in quel tribunale. E’ verosimile che un genitore accusato di provocare la PAS  in un bambino assuma un avvocato che può invocare l’argomento che  una cosa come la PAS non esiste. E se questo avvocato può dimostrare che la PAS non e’ elencata nel DSM-IV, allora la posizione si può considerare ”provata”. Per me, l’unica cosa che questo prova  e’ che il DSM-IV non ha ancora messo la PAS in lista. Prova anche i livelli a cui i membri della professione legale si abbassano per sostenere zelantemente la posizione del loro cliente, non importa quanto ridicoli siano i loro argomenti e quanto siano distruttivi per i bambini.  

Un fattore importante che spiega la mancata elencazione della PAS nel  DSM-IV, e’ legato a problemi  politici.

Non e’ probabile che argomenti “caldi” o “controversi” ottengano il consenso che problemi più neutri godono.

Come dimostrerò più sotto, la PAS e’ stata trascinata nell’arena politico-sessuale, e coloro che volessero appoggiare la sua inclusione nel DSM-IV si troverebbero probabilmente invischiati in violente controversie e oggetto di disprezzo, di rifiuto e di derisione. La via più facile quindi e’ evitare di essere coinvolti in dispute così infiammate, anche se ciò vuol dire omettere dal DSM uno di disturbi più comuni dei bambini.

La PAS e’ un disturbo relativamente distinto ed e’ più facilmente diagnosticato di molti altri disturbi del DSM-IV. In questo momento escono articoli e viene sempre più citato nelle decisioni dei tribunali. Nel corso di questo libro verranno citati articoli sulla PAS nella letteratura scientifica. Inoltre appaiono con sempre maggiore frequenza decisioni di tribunali in cui e’ citata la PAS. Io continuo ad elencarle nel mio sito WEB via via che appaiono. La mia speranza e’ che quando verranno formati i comitati per la preparazione del DSM-IV, il comitato o comitati che prenderanno in esame l’inclusione, ritengano opportuno inserire la PAS e abbiano il coraggio di opporsi  a chi fa resistenza per il bisogno di negare la realtà del mondo, quale che sia il motivo. Può interessare il lettore notare che se la PAS alla fine viene inclusa nel DSM, il suo nome sarà cambiato e verrà incluso il termine disturbol’etichetta corrente usata per le malattie psichiatriche che permettono l’inclusione. Potrebbe benissimo prendere il nome di “ disturbo di alienazione parentale .”

  LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE NON E’ UNA SINDROME

Ci sono alcuni che sostengono che la PAS non e’ veramente una sindrome. Questa critica, come molte, si sente specialmente in tribunale nel contesto di cause per l’affidamento dei figli.  

E’ un argomento spesso sostenuto da coloro che sostengono che la PAS non esiste.  La PAS è un disturbo molto specifico. Una sindrome è, per definizione medica, un gruppo di sintomi che si presentano insieme e che caratterizzano un disturbo specifico. I sintomi, per quanto apparentemente disparati, possono essere raggruppati insieme per una eziologia comune o una causa basilare sottostante. Inoltre c’è compattezza riguardo a questo gruppo in quanto la maggioranza, se non tutti i sintomi, appaiono insieme. Di conseguenza c’è una specie di purezza che una sindrome possiede che non si può trovare in altre sindromi. Per esempio una persona che soffre di polmonite da pneumococco può avere dolori al petto, tosse, espettorato purulento e febbre. Tuttavia un singolo individuo può anche avere la malattia senza che si manifestino tutti questi sintomi. La sindrome è più spesso “pura” perché la maggior parte dei sintomi, se non tutti,  prevedibilmente si manifestano. Un esempio è la sindrome di Down, che include una schiera di sintomi apparentemente disparati che non sembrano avere un legame in comune. Questi includono: ritardo mentale, espressione facciale di tipo mongoloide, labbra pendule, occhi obliqui, mignolo corto e pieghe caratteristiche nel palmo della mano. C’è qui una compattezza in quanto coloro che soffrono della Sindrome di Down spesso si assomigliano moltissimo e, tipicamente, evidenziano tutti questi sintomi. L’eziologia comune di questi sintomi disparati è correlata ad una specifica anormalità cromosomica. E’ questo fattore genetico che è responsabile del collegamento fra questi sintomi apparentemente disparati. C’è dunque una causa primaria, basilare della Sindrome di Down: una anormalità genetica. Allo stesso modo la PAS è caratterizzata da un gruppo di sintomi che di solito appaiono insieme nel bambino, specialmente nei casi di media e grave entità. Questi includono:  

1.     Una campagna di denigrazione.

2.     Razionalizzazioni deboli, assurde o futili per spiegare la denigrazione.

3.     Mancanza di ambivalenza.

4.     Il fenomeno del “pensatore indipendente”

5.     Sostegno al genitore alienante nel conflitto parentale

6.     Assenza di senso di colpa riguardo alla crudeltà verso il genitore alienato e

alla sua utilizzazione nel conflitto legale.

7.     La presenza di sceneggiature “prese a prestito”

8.     Allargamento dell’animosità verso gli amici e/o la famiglia estesa del genitore alienato.

Generalmente i bambini che soffrono della PAS manifestano la maggior parte di questi sintomi o anche tutti. Ciò accade, in modo quasi uniforme, nei casi di media e grave entità. Tuttavia nei casi lievi è possibile che non tutti gli otto sintomi siano evidenti. Quando i casi lievi si aggravano è altamente probabile che la maggior parte dei sintomi o tutti si manifestino. Questa compattezza ha come conseguenza che tutti i bambini che soffrono di PAS si rassomiglino. E’ a causa di queste considerazioni che la PAS è una diagnosi relativamente “pura” che può facilmente essere fatta da coloro che non abbiano qualche motivo per non voler vedere quello che è proprio davanti a loro. Come per altre sindromi, c’è una causa alla base: una programmazione da parte di un genitore alienante con contributi da parte del bambino programmato. E’ per questo motivo che la PAS è davvero una sindrome, ed è una sindrome secondo la migliore definizione medica del termine.

CHI  DIAGNOSTICA  LA  PAS  E’  SESSISTA

Un altro motivo alla base della controversia  riguardante l’esistenza della PAS è collegato al fatto che, nella stragrande maggioranza delle famiglie è la madre il programmatore più probabile e il padre la vittima della campagna di denigrazione. Sin dai primi anni 80, quando ho cominciato a osservare questo disturbo, ho rilevato che, nell’85 – 90 %  dei casi nei quali sono stato coinvolto, la madre è il genitore alienante e il padre il genitore alienato. Per semplicità di comunicazione ho dunque usato spesso il termine madre per riferirmi all’alienatore e il termine padre per riferirmi al genitore alienato. Di recente ho condotto un’indagine informale tra circa 50 professionisti di salute mentale e legali che sapevo essere a conoscenza della PAS e avere a che fare con famiglie di questo tipo. Ho rivolto una semplice domanda:  qual’è la proporzione delle madri rispetto ai padri che sono validi programmatori della PAS? Le risposte oscillavano da un 60 al 90 % dei casi in cui le madri erano alienatori primari. Solo una persona sosteneva un rapporto di 50 /50, e nessuno sosteneva che si trattava del 100 % delle madri. Nell’edizione del 1998 del mio libro LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE, specialmente nel quinto capitolo, parlo di questa differenza di genere con maggiori dettagli e fornisco riferimenti alla letteratura scientifica che conferma la preponderanza delle madri sui padri nell’indurre la PAS con successo sui figli. Negli ultimi anni è diventato    “politicamente rischioso“ e persino “politicamente scorretto“ descrivere le differenze di genere. Queste differenziazioni sono accettabili per disturbi come il cancro al seno e le malattie dell’utero e delle ovaie. Ma quando ci si muove nel campo degli schemi  della personalità e delle turbe psichiatriche, si può essere marchiati come “ sessisti “, a prescindere dal proprio sesso. E questo accade specialmente se è un uomo a sostenere la maggiore probabilità  di prevalenza di un disturbo psichiatrico tra le donne. L’avere affermato che è molto più probabile che sino le donne piuttosto che gli uomini a provocare la PAS, mi ha esposto a queste critiche. Il fatto che la maggior parte degli altri professionisti che si occupano di controversie  sull’affidamento dei figli abbiano fatto la stessa affermazione non mi protegge dalla critica che si tratta di un’affermazione sessista. Il fatto che io raccomandi che sia comunque affidata la custodia primaria alla maggioranza delle madri che provocano la PAS non sembra proteggermi da questa critica. La mia posizione fondamentale è sempre stata nel dare un’indicazione a favore della custodia primaria è che i bambini siano di preferenza assegnati al genitore con cui hanno il legame psicologico più forte e più sano. Poiché la madre è stata spessissimo la custode primaria e poiché è disponibile nei confronti dei figli più spesso del padre ( non faccio commenti sulla positività o negatività della cosa, dico solo che le cose stanno così), è molto spesso designata dai tribunali come custode primario preferibile. ( o affidatario n.d.t.) In qualche modo questa posizione è stata trasformata da alcuni critici in sessismo contro le donne.

LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE E LE ACCUSE DI VIOLENZA SESSUALE  

Una falsa accusa di violenza sessuale è talvolta considerata un derivato o effetto della PAS. Un’ accusa di questo genere può servire come arma estremamente efficace nelle cause per l’affidamento. Ovviamente la presenza di tali false accuse non preclude l’esistenza di autentica violenza sessuale, anche nel contesto della PAS.

In anni  recenti alcuni osservatori hanno usato l’espressione PAS per riferirsi ad una falsa accusa di violenza sessuale nel contesto di una controversia per l’affidamento. In alcuni casi le due espressioni sono usate come sinonimi. Questa è una percezione erronea della PAS. Nella maggior parte dei casi in cui è presente la PAS, non viene mossa alcuna accusa di violenza sessuale. In alcuni casi, comunque, specialmente dopo che alcune manovre di esclusione sono fallite, emerge l’accusa di abuso sessuale. L’accusa di violenza sessuale, dunque, è spesso una conseguenza o derivato della PAS ma certamente non è un sinonimo. Inoltre vi sono casi di divorzio in cui l’accusa di violenza sessuale può presentarsi senza una preesistente PAS. In tali circostanze, naturalmente, si deve prendere in seria considerazione la possibilità che vi sia stata violenza sessuale, specialmente se l’accusa è precedente alla separazione coniugale.  

Un altro fattore attivo nel bisogno di negare la PAS e di relegarla al livello di teoria, è il suo collegamento con le accuse di violenza sessuale. Nel corso di questo libro faccio frequente menzione del fatto che l’accusa di violenza sessuale è una conseguenza possibile o derivato della PAS. Secondo la mia esperienza l’accusa di violenza sessuale non  è presente nella maggior parte dei casi di PAS. Ci sono alcuni tuttavia, che equiparano la PAS all’accusa di violenza sessuale o ad una falsa accusa di violenza sessuale.  Per mia esperienza quando nel contesto di una PAS emerge un’accusa di violenza sessuale, specialmente dopo il fallimento di una serie di manovre di esclusione, è molto più probabile che l’accusa sia falsa che vera. Sostenere che un’accusa di violenza sessuale possa essere falsa è anche politicamente rischioso in anni recenti e “politicamente non corretto”. Quelli di noi che hanno resistito e hanno sostenuto questa affermazione, sia all’interno che all’esterno del campo della PAS, sono stati soggetti a critiche enormi, spesso infiammate e irrazionali. Per mia esperienza è più probabile che le accuse di violenza sessuale, che sorgono nel contesto di situazioni di PAS, siano dirette verso uomini piuttosto che donne. Di conseguenza, in caso di violenza sessuale nel contesto di controversie per l’affidamento, di solito testimonio a favore dell’uomo. Ciò, chissà perché, prova che io sono “sessista”. Il fatto che io abbia spessissimo testimoniato a sostegno delle donne nell’indicare la designazione del genitore affidatario, anche quando c’è stata un’accusa di violenza sessuale, non sembra scacciare questa leggenda.

  LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE E L’ “ALIENAZIONE PARENTALE”  

Vi è chi usa l’espressione “alienazione parentale” invece di “sindrome da alienazione parentale”.  Di solito si tratta di individui che sanno dell’esistenza della sindrome da alienazione parentale ma vogliono evitare di usare l’espressione perché in alcuni circoli può essere considerata “ politicamente scorretta ”.  Ma descrivono fondamentalmente la stessa entità clinica. Vi sono altri che usano l’espressione “sindrome da alienazione parentale “ ma evitano accuratamente di menzionare il mio nome in associazione ad essa per timore di essere in qualche modo contaminati. Purtroppo la sostituzione dell’espressione “ alienazione parentale “ al posto di “sindrome da alienazione parentale “ può causare confusione. Alienazione parentale è un’espressione più generica, mentre la “ sindrome da alienazione parentale “ è una sottospecie molto specifica di “ alienazione parentale “.  L’alienazione parentale ha molte cause, per esempio l’essere trascurati da un genitore, violenza ( fisica, emozionale e sessuale), abbandono, e altri comportamenti alienanti dei genitori. Tutti questi comportamenti da parte di un genitore possono causare alienazione nei figli. La sindrome da alienazione parentale è una sottocategoria specifica di alienazione parentale che è causata dall’associazione della programmazione parentale e dai contributi del figlio, e si osserva quasi esclusivamente nel contesto di controversie legali sull’affidamento. E’ questa particolare associazione che permette la denominazione di “ sindrome da alienazione parentale “. Cambiare il nome di un’entità a causa di considerazioni politiche o altre considerazioni irragionevoli di solito fa più male che bene.  


  

I seguenti miei articoli sulla PAS sono stati pubblicati sulle seguenti riviste:  

  • Gardner, R. A. (1985), Recent trends in divorce and custody litigation. The Academy Forum, 29(2)3-7. New York: The American Academy of Psychoanalysis.
  • Gardner, R. A. (1987), Child Custody. In Basic Handbook of Child Psychiatry,ed.J.Noshpitz, Vol. V, pp. 637- 646. New York: Basic Books, Inc.
  • Gardner, R. A. (1987), Judges interviewing children in custody/visitation litigation.New Jersey Family Lawyer, 7(2):26ff.
  • Gardner, R. A. (1991), Legal and psychotherapeutic approaches to the three types of parental alienation syndrome families: when psychiatry and the law join forces.Court Review, 28(l):14-21.
  • Gardner, R. A. (1994), The Detrimental Effects on Women of the Misguided Gender Egalitarianism of Child-Custody Dispute Resolution Guidelines. The Academy Forum. 38 (1/2): 10-13. New York: The American Academy of Psychoanalysis.
  • Gardner, R. A. (1997), Recommendations for Dealing with Parents Who Induce a Parental Alienation Syndrome in Their Children. Issues in Child Abuse Accusations, 8(3):174-178.
  • Gardner, R. A. (1998), Recommendations for Dealing with Parents Who Induce a Parental Alienation Syndrome in Their Children. Journal of Divorce & Remarriage, 28 (3/4):1-23.
  • Gardner, R. A. (1999), Differentiating between the parental alienation syndrome and bona fide abuse/neglect. American Journal of Family Therapy, 27(2):97-107.
  • Gardner, R.A.(1999), Family Therapy of the Moderate Type of parental Alienation Syndrome. The American Journal  of Family Therapy, 27(3):195-212.
  • Gardner, R.A.(1999),  The Recent Gender Shift in PAS Indoctrinators. Women in Psychiatry (A publication of the Association for Women Psychiatrists). (in press)

Fonte: “La Sindrome da Alienazione Parentale”  Seconda Edizione, CressKill, NJ: Creative Therapeutics, Inc.

Fonte web: associazioni.comune.firenze.it/crescereinsieme

Traduttrice:  dott.ssa Rosa Polizzivia Tozzi 5, 50135 Firenze  tel. 055-600505  email:  rosapol@cheapnet.it

Testo originale in inglese: richardalangardner.wordpress.com

Introductory Comments on the PAS – Richard Gardner

(Excerpted from: Gardner, R.A. (1998). The Parental Alienation Syndrome, Second Edition. Cresskill, NJ: Creative Therapeutics, Inc.)

DEFINITION OF THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME

Since the 1970s, we have witnessed a burgeoning of child-custody disputes unparalleled in history. This increase has primarily been the result of two recent developments in the realm of child-custody litigation, namely, the replacement of the tender-years presumption with the best-interests-of-the-child presumption and the increasing popularity of the joint-custodial concept. The assumption was made that mothers, by virtue of the fact that they are female, are intrinsically superior to men as child rearers. Accordingly, the father had to provide to the court compelling evidence of serious maternal deficiencies before the court would even consider assigning primary custodial status to the father. Under its replacement, the best-interests-of-the-child presumption, the courts were instructed to ignore gender in custodial considerations and evaluate only parenting capacity, especially factors that related to the best interests of the child. This change resulted in a burgeoning of custody litigation as fathers now found themselves with a greater opportunity to gain primary custodial status. Soon thereafter the joint-custodial concept came into vogue, eroding even further the time that custodial mothers were given with their children. Again, this change also brought about an increase and intensification of child-custody litigation.

In association with this burgeoning of child-custody litigation, we have witnessed a dramatic increase in the frequency of a disorder rarely seen previously, a disorder that I refer to as theparental alienation syndrome (PAS). In this disorder we see not only programming (“brainwashing”) of the child by one parent to denigrate the other parent, but self-created contributions by the child in support of the alienating parent’s campaign of denigration against the alienated parent. Because of the child’s contribution I did not consider the terms brainwashing, programming, or other equivalent words to be applicable. Accordingly, in 1985, I introduced the term parental alienation syndrome to cover the combination of these two contributing factors. In accordance with this use of the term I suggest this definition of the parental alienation syndrome:

The parental alienation syndrome (PAS) is a disorder that arises primarily in the context of child-custody disputes. Its primary manifestation is the child’s campaign of denigration against a parent, a campaign that has no justification. It results from the combination of a programming (brainwashing) parent’s indoctrinations and the child’s own contributions to the vilification of the target parent. When true parental abuse and/or neglect is present the child’s animosity may be justified, and so the parental alienation syndrome explanation for the child’s hostility is not applicable.

THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME IS NOT THE SAME AS PROGRAMMING BRAINWASHING

It has come as a surprise to me from reports in both the legal and mental health literature that the definition of the PAS is often misinterpreted. Specifically, there are many who use the term as synonymous with parental brainwashing or programming. No reference is made to the child’s own contributions to the victimization of the targeted parent. Those who do this have missed an extremely important point regarding the etiology, manifestations, and even the treatment of the PAS. The termPAS refers only to the situation in which the parental programming is combined with the child’s own scenarios of disparagement of the vilified parent. Were we to be dealing here simply with parental indoctrination, I would have simply retained and utilized the terms brainwashing and/orprogramming. Because the campaign of denigration involves the aforementioned combination, I decided a new term was warranted, a term that would encompass both contributory factors. Furthermore, it was the child’s contribution that led me to my concept of the etiology and pathogenesis of this disorder. The understanding of the child’s contribution is of importance in implementing the therapeutic guidelines described in this book.

THE RELATIONSHIP BETWEEN THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME AND BONA FIDE ABUSE AND/OR NEGLECT

Unfortunately, the term parental alienation syndrome is often used to refer to the animosity that a child may harbor against a parent who has actually abused the child, especially over an extended period. The term has been used to apply to the major categories of parental abuse: physical, sexual, and emotional. Such application indicates a misunderstanding of the PAS. The term PAS is applicableonly when the target parent has not exhibited anything close to the degree of alienating behavior that might warrant the campaign of vilification exhibited by the child. Rather, in typical cases the victimized parent would be considered by most examiners to have provided normal, loving parenting or, at worst, exhibited minimal impairments in parental capacity. It is the exaggeration of minor weaknesses and deficiencies that is the hallmark of the PAS. When bona fide abuse does exist, then the child’s responding alienation is warranted and the PAS diagnosis is not applicable.

Programming parents who are accused of inducing a PAS in their children will sometimes claim that the children’s campaign of denigration is warranted because of bona fide abuse and/or neglect perpetrated by the denigrated parent. Such indoctrinating parents may claim that the counteraccusation by the target parent of PAS induction by the programming parent is merely a “cover-up,” a diversionary maneuver, and indicates attempts by the vilified parent to throw a smoke screen over the abuses and/or neglect that have justified the children’s acrimony. There are some genuinely abusing and/or neglectful parents who will indeed deny their abuses and rationalize the children’s animosity as simply programming by the other parent. This does not preclude the existence of truly innocent parents who are indeed being victimized by an unjustifiable PAS campaign of denigration. When such cross-accusations occur—namely, bona fide abuse and/or neglect versus a true PAS—it behooves the examiner to conduct a detailed inquiry in order to ascertain the category in which the children’s accusations lie, i.e., true PAS or true abuse and/or neglect. In some situations, this differentiation may not be easy, especially when there has been some abuse and/or neglect and the PAS has been superimposed upon it, resulting thereby in much more deprecation than would be justified in this situation. It is for this reason that detailed inquiry is often crucial if one is to make a proper diagnosis. Joint interviews, with all parties in all possible combinations, will generally help uncover “The Truth” in such situations.

THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME AS A FORM OF CHILD ABUSE

It is important for examiners to appreciate that a parent who inculcates a PAS in a child is indeed perpetrating a form of emotional abuse in that such programming may not only produce lifelong alienation from a loving parent, but lifelong psychiatric disturbance in the child. A parent who systematically programs a child into a state of ongoing denigration and rejection of a loving and devoted parent is exhibiting complete disregard of the alienated parent’s role in the child’s upbringing. Such an alienating parent is bringing about a disruption of a psychological bond that could, in the vast majority of cases, prove of great value to the child—the separated and divorced status of the parents notwithstanding. Such alienating parents exhibit a serious parenting deficit, a deficit that should be given serious consideration by courts when deciding primary custodial status. Physical and/or sexual abuse of a child would quickly be viewed by the court as a reason for assigning primary custody to the nonabusing parent. Emotional abuse is much more difficult to assess objectively, especially because many forms of emotional abuse are subtle and difficult to verify in a court of law. The PAS, however, is most often readily identified, and courts would do well to consider its presence a manifestation of emotional abuse by the programming parent.

Accordingly, courts do well to consider the PAS programming parent to be exhibiting a serious parental deficit when weighing the pros and cons of custodial transfer. I am not suggesting that a PAS-inducing parent should automatically be deprived of primary custody, only that such induction should be considered a serious deficit in parenting capacity—a form of emotional abuse—and that it be given serious consideration when weighing the custody decision. In this book, I provide specific guidelines regarding the situations when such transfer is not only desirable, but even crucial, if the children are to be protected from lifelong alienation from the targeted parent.

“THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME DOES NOT EXIST BECAUSE IT IS NOT IN DSM-IV”

There are some, especially adversaries in child-custody disputes, who claim that there is no such entity as the PAS, that it is only a theory, or that it is “Gardner’s theory.” Some claim that I invented the PAS, with the implication that it is merely a figment of my imagination. The main argument given to justify this position is that it does not appear in DSM-IV. The DSM committees justifiably are quite conservative with regard to the inclusion of newly described clinical phenomena and require many years of research and publications before considering inclusion of a disorder, and this is as it should be. The PAS exists! Any lawyer involved in child-custody disputes will attest to that fact. Mental health and legal professionals involved in such disputes must be observing it. They may not wish to recognize it. They may give it another name (like “parental alienation”). But that does not preclude its existence. A tree exists as a tree regardless of the reactions of those looking at it. A tree still exists even though some might give it another name. If a dictionary selectively decides to omit the wordtree from its compilation of words, that does not mean that the tree does not exist. It only means that the people who wrote that book decided not to include that particular word. Similarly, for someone to look at a tree and say that the tree does not exist does not cause the tree to evaporate. It only indicates that the viewer, for whatever reason, does not wish to see what is right in front of him (her). To refer to the PAS as “a theory” or “Gardner’s theory” implies the nonexistence of the disorder. It implies that it is a figment of my imagination and has no basis in reality. To say that PAS does not exist because it is not listed in DSM-IV is like saying in 1980 that AIDS does not exist because it is not listed in standard diagnostic medical textbooks. The PAS is not a theory, it is a fact. My ideas about its etiology and psychodynamics might very well be called theory. The crucial question then is whether my theory regarding the etiology and psychodynamics of the PAS is reasonable, and whether my ideas fit in with the facts. This is something for the readers of this book to decide.

But why this controversy in the first place? With regard to whether PAS exists, we generally do not see such controversy regarding most other clinical entities in psychiatry. Examiners may have different opinions regarding the etiology and treatment of a particular psychiatric disorder, but there is usually some consensus about its existence. And this should especially be the case for a relatively “pure” disorder such as the PAS, a disorder that is easily diagnosable because of the similarity of the children’s symptoms when one compares one family with another. Over the years, I have received many letters from people who have essentially said: “Your PAS book is uncanny. You don’t know me and yet I felt that I was reading my own family’s biography. You wrote your book before all this trouble started in my family. It’s almost like you predicted what would happen.” Why, then, should there be such controversy over whether or not PAS exists?

One explanation lies in the situation in which the PAS emerges and in which the diagnosis is made: vicious child-custody litigation. Once an issue is brought before a court of law—in the context of adversarial proceedings—it behooves one side to take just the opposite position from the other, if one is to prevail in that forum. A parent accused of inducing a PAS in a child is likely to engage the services of a lawyer who may invoke the argument that there is no such thing as a PAS. And if this lawyer can demonstrate that the PAS is not listed in DSM-IV, then the position is considered “proven.” The only thing this proves to me is that DSM-IV has not yet listed the PAS. It also proves the low levels to which members of the legal profession will stoop in order to zealously support their client’s position, no matter how ludicrous their arguments and how destructive they are to the children.

An important factor operative in the PAS not being listed in DSM-IV relates to political issues. Things that are “hot” and “controversial” are not likely to get the consensus that more neutral issues enjoy. As I will elaborate upon below, the PAS has been dragged into the political-sexual arena, and those who would support its inclusion in DSM-IV are likely to find themselves embroiled in vicious controversy and the object of scorn, rejection, and derision. The easier path, then, is to avoid involving oneself in such inflammatory conflicts, even if it means omitting from DSM one of the more common childhood disorders.

The PAS is a relatively discrete disorder and is more easily diagnosed than many of the other disorders in DSM-IV. At this point, articles are coming forth and it is being increasingly cited in court rulings. Articles about PAS in the scientific literature will be cited throughout the course of this book. Court rulings in which the PAS is cited are also appearing with increasing frequency. I continue to list these on my website as they appear (http://www.rgardner.com/refs). My hope is that by the time committees are formed for the preparation of DSM-V, the committee(s) evaluating for inclusion will see fit to include the PAS and have the courage to withstand those holdouts who, for whatever reason, need to deny the reality of the world. It may interest the reader to note that if PAS is ultimately included in the DSM, its name will be changed to include the term disorder, the current label utilized for psychiatric illnesses that warrant inclusion. It might very well have its name changed to parental alienation disorder.

“THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME IS NOT A SYNDROME”

There are some who claim that the PAS is not really a syndrome. This criticism, like many, is especially seen in courts of law in the context of child-custody disputes. It is an argument sometimes promulgated by those who claim that PAS does not even exist. The PAS is a very specific disorder. A syndrome, by medical definition, is a cluster of symptoms, occurring together, that characterize a specific disease. The symptoms, although seemingly disparate, warrant being grouped together because of a common etiology or basic underlying cause. Furthermore, there is a consistency with regard to this cluster in that most (if not all) of the symptoms appear together. Accordingly, there is a kind of purity that a syndrome has that may not be seen in other diseases. For example, a person suffering with pneumococcal pneumonia may have chest pain, cough, purulent sputum, and fever. However, the individual may still have the disease without all these symptoms manifesting themselves. The syndrome is more often “pure” because most (if not all) of the symptoms in the cluster predictably manifest themselves. An example would be Down’s Syndrome, which includes a host of seemingly disparate symptoms that do not appear to have a common link. These include mental retardation, mongoloid-type facial expression, drooping lips, slanting eyes, short fifth finger, and characteristic creases in the palms of the hands. There is a consistency here in that the people who suffer with Down’s Syndrome often look very much alike and most typically will exhibit all these symptoms. The common etiology of these disparate symptoms relates to a specific chromosomal abnormality. It is this genetic factor that is responsible for linking together these seemingly disparate symptoms. There is then a primary, basic cause of Down’s Syndrome: a genetic abnormality.

Similarly, the PAS is characterized by a cluster of symptoms that usually appear together in the child, especially in the moderate and severe types. These include:

1. A campaign of denigration

2. Weak, absurd, or frivolous rationalizations for the deprecation

3. Lack of ambivalence

4. The “independent-thinker” phenomenon

5. Reflexive support of the alienating parent in the parental conflict

6. Absence of guilt over cruelty to and/or exploitation of the alienated parent

7. The presence of borrowed scenarios

8. Spread of the animosity to the friends and/or extended family of the alienated parent

Typically, children who suffer with PAS will exhibit most (if not all) of these symptoms. This is almost uniformly the case for the moderate and severe types. However, in the mild cases one might not see all eight symptoms. When mild cases progress to moderate or severe, it is highly likely that most (if not all) of the symptoms will be present. This consistency results in PAS children resembling one another. It is because of these considerations that the PAS is a relatively “pure” diagnosis that can easily be made by those who are not somehow blocked from seeing what is right in front of them. As is true of other syndromes, there is an underlying cause: programming by an alienating parent in conjunction with additional contributions by the programmed child. It is for these reasons that PAS is indeed a syndrome, and it is a syndrome by the best medical definition of the term.

“PEOPLE WHO DIAGNOSE PARENTAL ALIENATION SYNDROME ARE SEXIST”

Another reason for the controversy regarding the existence of the PAS relates to the fact that in the vast majority of families it is the mother who is likely to be the primary programmer and the father the victim of the children’s campaign of denigration. My own observations since the early 1980s, when I first began to see this disorder, has been that in 85–90 percent of all the cases in which I have been involved, the mother has been the alienating parent and the father has been the alienated parent. For simplicity of presentation, then, I have often used the term mother to refer to the alienator, and the term father to refer to the alienated parent. I recently conducted an informal survey among approximately 50 mental health and legal professionals whom I knew were aware of the PAS and deal with such families in the course of their work. I asked one simple question: What is the ratio of mothers to fathers who are successful programmers of a PAS? The responses ranged from mothers being the primary alienators in 60 percent of the cases to mothers as primary alienators in 90 percent of the cases. Only one person claimed it was 50/50, and no one claimed it was 100 percent mothers. In the 1998 edition of my book The Parental Alienation Syndrome (especially Chapter Five) I discuss this gender difference in greater detail and provide references in the scientific literature confirming the preponderance of mothers over fathers in inducing successfully a PAS in their children.

In recent years it has become “politically risky” and even “politically incorrect” to describe gender differences. Such differentiations are acceptable for such disorders as breast cancer and diseases of the uterus and ovaries. But once one moves into the realm of personality patterns and psychiatric disturbances, one is likely to be quickly branded a “sexist” (regardless of one’s sex). And this is especially the case if it is a man who is claiming that a specific psychiatric disorder is more likely to be prevalent in women. My observations that PAS inducers are much more likely to be women than men has subjected me to this criticism. The fact that most other professionals involved in child-custody disputes have had the same observation still does not protect me from the criticism that this is a sexist observation. The fact that I recommend that most mothers who are inducing a PAS should still be designated the primary custodial parent does not seem to protect me from this criticism.

My basic position regarding custodial preference has always been that the primary consideration in making a custodial recommendation is that the children should be preferentially assigned to that parent with whom they have the stronger, healthier psychological bond. Because the mother has most often been the primary caretaker, and because the mother is more often available to the children than the father (I am making no comments as to whether this is good or bad, only that this is what is), she is most often designated the preferable primary custodial parent by courts of law. Somehow this position has been converted by some critics into sexism against women.

THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME AND SEX-ABUSE ACCUSATIONS

A false sex-abuse accusation is sometimes seen as a derivative or spin-off of the PAS. Such an accusation may serve as an extremely effective weapon in a child-custody dispute. Obviously, the presence of such false accusations does not preclude the existence of bona fide sex abuse, even in the context of a PAS.

In recent years, some examiners have been using the term PAS to refer to a false sex-abuse accusation in the context of a child-custody dispute. In some cases the terms are used synonymously. This is a significant misperception of the PAS. In the majority of cases in which a PAS is present, the sex-abuse accusation is not promulgated. In some cases, however, especially after other exclusionary maneuvers have failed, the sex-abuse accusation will emerge. The sex-abuse accusation, then, is often a spin-off, or derivative, of the PAS but is certainly not synonymous with it. Furthermore, there are divorce situations in which the sex-abuse accusation may arise without a preexisting PAS. Under such circumstances, of course, one must give serious consideration to the possibility that true sex abuse has occurred, especially if the accusation antedated the marital separation.

Another factor operative in the need to deny the existence of the PAS, and relegate it to the level of being only a “theory,” is its relationship to sex-abuse accusations. I mention frequently throughout the course of this book that a sex-abuse accusation is a possible spin-off or derivative of the PAS. My experience has been that the sex-abuse accusation does not appear in the vast majority of PAS cases. There are some, however, who equate the PAS with a sex-abuse accusation, or a false sex-abuse accusation. My experience has been that when a sex-abuse accusation emerges in the context of a PAS—especially after the failure of a series of exclusionary maneuvers—the accusation is far more likely to be false than true. Claiming that a sex-abuse accusation may be false also has potentially been politically risky in recent years and not “politically correct.” Those of us who have stood up and made such claims, both within and outside of the realm of the PAS, have subjected ourselves to enormous criticism—often impassioned and irrational. My experience has been that sex-abuse accusations that arise within the context of PAS situations are more likely to be directed toward men than women. Accordingly, in sex-abuse cases in the context of custody disputes I am more likely to testify in support of the man. This somehow proves me “sexist.” The fact that I have most often testified in support of women to be designated the primary custodial parent—even when there has been a sex-abuse accusation—does not seem to dispel this myth.

THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME AND “PARENTAL ALIENATION”

There are some who use the term parental alienation instead of parental alienation syndrome. Generally, these are individuals who know of the existence of the parental alienation syndrome but want to avoid using it because it may be considered in some circles to be “politically incorrect.” But they are basically describing the same clinical entity. There are others who will use the term parental alienation syndrome but strictly avoid mentioning my name in association with it, lest they be somehow tainted. Unfortunately, the substitution of the term parental alienation for parental alienation syndrome can only result in confusion. Parental alienation is a more general term, whereas the parental alienation syndrome is a very specific subtype of parental alienation. Parental alienation has many causes, e.g., parental neglect, abuse (physical, emotional, and sexual), abandonment, and other alienating parental behaviors. All of these behaviors on the part of a parent can produce alienation in the children. The parental alienation syndrome is a specific subcategory of parental alienation that results from a combination of parental programming and the child’s own contributions, and it is almost exclusively seen in the context of child-custody disputes. It is this particular combination that warrants the designation parental alienation syndrome. Changing the name of an entity because of political and other unreasonable considerations generally does more harm than good.

The following articles of mine on the PAS have been published (or have been accepted for publication) in peer-review journals. (10 items)

  • Gardner, R. A. (1985), Recent trends in divorce and custody litigation. The Academy Forum, 29(2)3-7. New York: The American Academy of Psychoanalysis.
  • Gardner, R. A. (1987), Child Custody. In Basic Handbook of Child Psychiatry,ed.J.Noshpitz, Vol. V, pp. 637- 646. New York: Basic Books, Inc.
  • Gardner, R. A. (1987), Judges interviewing children in custody/visitation litigation.New Jersey Family Lawyer, 7(2):26ff.
  • Gardner, R. A. (1991), Legal and psychotherapeutic approaches to the three types of parental alienation syndrome families: when psychiatry and the law join forces.Court Review, 28(l):14-21.
  • Gardner, R. A. (1994), The Detrimental Effects on Women of the Misguided Gender Egalitarianism of Child-Custody Dispute Resolution Guidelines. The Academy Forum. 38 (1/2): 10-13. New York: The American Academy of Psychoanalysis.
  • Gardner, R. A. (1997), Recommendations for Dealing with Parents Who Induce a Parental Alienation Syndrome in Their Children. Issues in Child Abuse Accusations, 8(3):174-178.
  • Gardner, R. A. (1998), Recommendations for Dealing with Parents Who Induce a Parental Alienation Syndrome in Their Children. Journal of Divorce & Remarriage, 28 (3/4):1-23.
  • Gardner, R. A. (1999), Differentiating between the parental alienation syndrome and bona fide abuse/neglect. American Journal of Family Therapy, 27(2):97-107.
  • Gardner, R.A.(1999), Family Therapy of the Moderate Type of parental Alienation Syndrome. The American Journal  of Family Therapy, 27(3):195-212.
  • Gardner, R.A.(1999),  The Recent Gender Shift in PAS Indoctrinators. Women in Psychiatry (A publication of the Association for Women Psychiatrists). (in press)

Vedi traduzione italiana: richardalangardner.wordpress.com

Fonte: http://associazioni.comune.firenze.it/crescereinsieme/articoli/gardner98inglese.htm