Calcolo assegno mantenimento figli e alienazione genitoriale

Una delle principali cause del fenomeno gravemente dannoso per i figli della alienazione parentale descritta da Richard Gardner è proprio la guerra che si scatena per mantere il controllo sul tempo dei figli, e quindi sull’assegno di mantenimento. Le attuali regole dell’affido condiviso, con tempi squilibrati a favore di uno dei genitori, di fatto incentivano il fenomeno dei figli contesi. Continua a leggere

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La PAS, Gardner e i tribunali italiani

E’ stato reso disponibile su Internet in via informale il testo della decisione della Corte d’Appello di Brescia sul caso del bambino conteso di Padova dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che lo aveva allontanato dalla madre per collocarlo temporaneamente in una casa famiglia in attesa di affidarlo al padre.

Il sito di riferimento è Mobbing Genitoriale del dottor Gaetano Giordano. Il testo, secondo quanto disposto nello stesso decreto, garantisce il rispetto della riservatezza delle persone rendendo anonimi tutti i riferimenti.

Vale la pena di ripercorrere la logica del provvedimento evidenziandone le parti principali.

La prima parte è una lunga premessa in cui la Corte d’Appello di Brescia riassume le richieste della madre (il ricorrente) contro il padre che nel procedimento di primo grado aveva ottenuto la decadenza della potestà genitoriale della madre, pur senza aver ottenuto il collocamento del minore.

In primo grado, presso il Tribunale dei Minori competente, il padre aveva lamentato di essere escluso dalla vita del figlio a causa del comportamento ostativo della madre, e il giudice di minori aveva sanzionato questo comportamento pronunciando la decadenza dalla potestà genitoriale della madre, ma aveva mantenuto il collocamento del minore presso di lei. Il padre aveva fatto ricorso e la Corte d’Appello aveva deciso di trarre le conseguenze dalla decadenza della potestà allontanando il minore dalla madre con inserimento temporaneo in una struttura di accoglienza in attesa di collocarlo presso il padre.

La madre era ricorsa alla Cassazione, che aveva annulato il decreto rinviando la decisione alla Corte d’Appello di Brescia.

Ma quali erano i motivi dell’annullamento? La Corte d’Appelo di Brescia li riassume nel modo seguente:

Il provvedimento della Corte territoriale veneziana è stato cassato per vizio di motivazione su di un punto decisivo e controverso della causa, vale a dire per non avere affrontato il tema dell’attendibilità scientifica della teoria posta alla base della diagnosi di sindrome da alienazione parentale, pur avendo posto la consulenza di cui richiama ampi brani nella sua motivazione a fondamento della decisione. La corte di legittimità, nel rinviare alla corte territoriale bresciana il procedimento richiama le critiche avanzate dal mondo scientifico e dalla stessa difesa della MADRE e prescrive di verificare il fondamento della teoria richiamata dalla ctu.

Quindi la Cassazione non si è espressa nel merito della decisione, ma ha contestato un vizio della motivazione, ossia la mancata esplicitazione dei motivi per cui i giudici di appello avevano ritenute non fondate le contestazioni degli avvocati della madre all’attendibilità della teoria scientifica della Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS). Il compito della Corte d’Appello di Brescia era quindi quello di rivedere queste contestazioni.

Nel proseguo delle sue argomentazioni il decreto ripercorre tutte le contestazioni alla teoria della PAS proposte dalla madre e vi contrappone le considerazioni di segno opposto proposte dal padre. Dopo aver preso in considerazione questi aspetti generali su un dibattito scientifico che dura ormai da decenni, la Corte d’Appello circoscrive l’oggetto della questione.

Il problema è verificare se i disturbi certamente rilevati dal Ctu a carico del minore, riconosciuti dalla stessa MADRE siano riconducibili alla responsabilità della madre in quanto generati dal suo comportamento nei confronti del padre.

Ovvero, in altre parole, non è compito della Corte d’Appello dirimere controversie di natura scientifica. La Corte d’Appello giudica sulla responsabilità dei soggetti per i fatti, e tra i fatti dati per accertati vengono posti i disturbi rilevati a carico del minore che non derivano da una particolare teoria scientifica ma sono descrivibili nei termini del linguaggio comune. Descrizione che provvede a fare nel seguito la Corte d’Appello stessa.

Il figlio [] ad un certo punto ha manifestato un atteggiamento straordinariamente repulsivo e pervicace, giungendo al punto da non volere nemmeno scendere dall’autovettura con la quale la madre lo portava agli appuntamenti programmati con il padre, né voler entrare nella stanza dove questi si trovava ed al punto anche di rivolgergli epiteti ingiuriosi e manifestazioni gravi di avversione, come prenderlo a calci e pugni. L’uso degli epiteti utilizzati per offendere il padre inoltre non è quello tipico di un bambino ma sembra veramente suggerito dalle espressione degli adulti. La lettura delle relazioni dei servizi sociali, oltre che degli esami del Ctu (dati obiettivamente rilevati che non sono stati posti in discussione) lasciano veramente sbigottiti per laforza, la tenacia dell’aggressività e del rifiuto di fronte ad un padre che aveva sempre cercato di svolgere il proprio ruolo.

[Il padre] lamentava di non vedere il figlio da dieci mesi e che la madre, nonostante fosse stato previsto il pernotto del bambino presso il padre, consentiva che questi lo vedesse prima dell’interruzione definitiva solo nel garage della sua abitazione. Nel corso dell’audizione dei genitori la madre del minore ammetteva di avere rifiutato al padre il pernotto presso di lui e di conseguenza anche il trascorrere della vacanze perché il bambino non l’aveva mai chiesto.
Il tribunale dava atto che l’atteggiamento della MADRE non aveva in alcun modo favorito il rapporto del figlio con il padre, ma lo aveva ostacolato al punto che, disposto dallo stesso ufficio giudiziario una specifica disciplina di visite, la madre aveva violato tale programma portando con sé il bambino per le vacanze estive alla fine delle quali si veniva a verificare una regressione nei rapporti padre-figlio, nonostante vi fosse stato un iniziale miglioramento dovuto alla calendarizzazione degli incontri.

Dalla relazione dei Servizi Sociali di *** del ** ** 2010 si apprende che il programma di incontri predisposto sulle indicazione del tribunale veniva accettato dai genitori, ma che l’atteggiamento del bambino si rivelava quanto mai preoccupante tanto che questi nel rifiutare ogni forma di comunicazione con il padre giungeva al punto di scagliarli contro un libro che questi gli aveva portato in dono; altra volta mimava una sberla nei confronti dello stesso e gli dava un calcio senza che la madre, presente, desse segni di disapprovazione. Lo psicologo dott. PSICOLOGO sottolineava il fatto che FIGLIO si presentava come un bambino normalissimo nelle relazioni con gli altri, salvo cambiare improvvisamente al solo parlargli del padre che definiva come “persona cattiva, un diavolo, persona sgradevole” e perdere il controllo ed il rispetto delle più elementari relazioni con ricorso ad aggressività verbale ed agita, senza alcuna provocazione. Dal punto di vista clinico lo psicologo segnalava che FIGLIO risultava capace di controllare e tenere in scacco gli adulti e manifestava una strutturazione in un’area in cui si sentiva onnipotente, con il rischio di estensione di tali modalità disfunzionali ad altre aree di funzionamento.

La Corte d’Appello dopo aver descritto i fatti che dimostrano l’esistenza di una situazione di disagio nel minore, passa quindi ad individuare la resposabilità di questi fatti, per concludere che questa responsabilità va posta in capo alla madre. Il termine concetto PAS – oggetto della controversia scientifica su cui si basava la difesa della madre – è del tutto irrilevante per l’ovvio motivo che un’aula di giustizia non è il luogo in cui si discute della validità delle teorie scientifiche.

In questa situazione i comportamenti che emergono da fatti obiettivi ed inconfutabili consentono di corroborare la prova del suo comportamento alienante e possessivo, nonostante i limiti imposti dal provvedimento del tribunale per i minorenni che ha rigettato la sua reintegra nella potestà ed ha confermato l’affidamento del bambino al servizio sociale.

Dalle sue dichiarazioni orali rese in udienza la MADRE risulta desiderosa di restituire al figlio “tutta la sua vita” e non solo la metà che è costituita nel suo rientro nella casa materna. L’altra metà a suo dire è costituita dall’ambiente scolastico ed amicale di ***. Nessuno spazio nel suo concetto di vita del figlio è riservato al rapporto con il padre, nonostante le preoccupazioni che asserisce di avere avuto per il rifiuto nei confronti dello stesso. Di fronte a tale pervicacia nel comportamento materno non si ravvisano le garanzie che la predetta sappia far proseguire il figlio nel rapporto con il padre e non ponga nuovamente in atto ostacoli alla normalità del medesimo, facendo regredire il minore e ponendolo in posizione di grave rischio di disturbi della personalità, siano essi quelli che in campo scientifico vengono da parte degli esperti qualificati come PAS, siano gli agiti aggressivi che derivano dallo stato d’ansia rilevati dagli esperti dei Servizi Sociali. Indipendemente dalla loro qualificazione dal punto di vista medico, la descrizione dei comportamenti del bambino sulla quale tutti hanno concordato consente di ritenere che i suoi agiti se non ricomposti, porterebbero a disturbi che impedirebbero a FIGLIO di crescere e sviluppare tutte le sue notevoli capacità intellettuali ed espressive.

A questo punto il decreto conclude con le decisioni, che sono basate sullo stesso tipo di senso comune della motivazione. Esse prevedono un depotenziamento del conflitto. Da un lato viene sanzionato il comportamento antigiuriudico della madre attraverso la conferma della decadenza della potestà genitoriale. Dall’altro il figlio è collocato presso il padre con tempi di frequentazione della madre molto vicini ad un modello di affido alternato su modello francese. Quindi, se i due genitori sapranno dare attuazione a questa sorta di armistizio imposto dall’autorità, la situazione del minore potrà tornare alla normalità. In caso contrario è evidente sullo sfondo la minaccia implicita di esclusione completa della madre dai contatti con il figlio.

http://www.alienazione.genitoriale.com/la-corte-dappello-di-brescia-decide-sul-caso-di-padova/

Introduzione e commenti sulla PAS – Richard Gardner

Definizione della Sindrome da alienazione parentale

Dagli anni settanta si assiste ad un proliferare di controversie sulla custodia dei figli che non ha precedenti nella storia.

Questo aumento e’ stato innanzi tutto il risultato di due recenti sviluppi nel campo delle cause per affidamento, cioè  la sostituzione del principio (o presunzione)  della tenera età con quello dell’interesse prevalente del bambino e l’aumentata popolarità del concetto di affidamento congiunto. Si partiva dal presupposto che le madri, in virtù del fatto che sono donne, fossero intrinsecamente superiori agli uomini come educatrici dei figli. Di conseguenza il padre doveva fornire al tribunale prove convincenti di gravi deficienze da parte della madre prima che il tribunale prendesse in seria  considerazione  l’assegnazione dello status di affidatario al padre. Con la sostituzione  del principio dell’interesse prevalente del bambino al principio della tenera età fu data istruzione ai tribunali di ignorare il sesso nel prendere in considerazione l’affidamento e di valutare solo le capacità  genitoriali, specialmente quei fattori che fossero connessi all’ interesse prevalente del bambino. La conseguenza del cambiamento e’ stata un proliferare  di cause per affido poiché i padri così avevano una maggiore opportunità di ottenere lo status di affidatario. Presto venne di moda il concetto di affidamento congiunto che erodeva ancora il tempo concesso alle madri affidatarie da trascorrere con i figli. Ancora una volta questo cambiamento portava ad un aumento e intensificazione delle cause  per l’affido.  

In relazione al proliferare di cause per affido si e’ visto un drammatico aumento di un disturbo raramente riscontrato in precedenza, un disturbo che io chiamo  SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE. In questo disturbo vediamo non solo la programmazione (lavaggio del cervello) del bambino da parte di un genitore per denigrare l’altro genitore, ma contributi dello stesso bambino a sostegno della campagna di denigrazione  del genitore che tende ad estraniare contro il genitore estraniato. A causa del contributo del bambino non ho considerato adatti i termini lavaggio del Icervello, programmazione o altri equivalenti. Di conseguenza  nel 1985 ho introdotto l’espressione SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE per includere questi due fattori concomitanti. Pertanto suggerisco questa definizione della sindrome da alienazione parentale: la sindrome da alienazione parentale e’ un disturbo che insorge essenzialmente nel contesto di controversie per l’affidamento dei figli. La sua principale manifestazione e’ la campagna di denigrazione da parte del bambino nei confronti di un genitore, una campagna che non ha giustificazione. Essa deriva dall’associarsi dell’indottrinamento da parte di uno dei genitore che programma (fa il lavaggio del cervello) e il contributo personale del figlio alla denigrazione del genitore che costituisce l’obiettivo di questa denigrazione. In presenza di abusi veri o di abbandono da parte del genitore, tale animosità può essere giustificata e in questo caso non e’ possibile utilizzare la PAS come spiegazione dell’animosità del bambino.  

LA PAS NON E’ LA STESSA COSA  DEL LAVAGGIO DEL CERVELLO 

E’ stata una sorpresa per me trovare un’errata interpretazione  nella definizione della PAS in testi sia  legali che di igiene mentale. In particolare ci sono molti che usano l’espressione come sinonimo di lavaggio del cervello  o condizionamento da parte di un genitore. Non si fa riferimento al contributo personale del bambino alla vittimizzazione del genitore designato come bersaglio. Coloro che commettono questo errore non hanno afferrato un elemento estremamente importante che riguarda l’eziologia, le manifestazioni e anche la cura della PAS. L’espressione PAS si riferisce soltanto alla situazione in cui la programmazione parentale si unisce alla rappresentazione da parte del bambino del disprezzo nei confronti del genitore denigrato. Se avessimo a che fare solo con l’indottrinamento da parte del genitore avrei semplicemente conservato le  espressionilavaggio del cervello e/o programmazione. Poiché la campagna di denigrazione implica la suddetta combinazione, ho ritenuto che fosse giustificata una nuova  espressione che abbracciasse entrambi i fattori contributivi. Inoltre e’ stato il contributo del bambino che mi ha portato al concetto della  eziologia e patogenesi del disturbo. La comprensione del contributo del bambino e’ importante nella realizzazione delle indicazioni  terapeutiche descritte in questo libro.  

LA RELAZIONE TRA LA PAS E LA VERA E PROPRIA VIOLENZA E/O ABBANDONO

Sfortunatamente l’espressione PAS e’ spesso usata per far riferimento all’animosità che il bambino può nutrire contro un genitore che ha effettivamente usato violenza sul bambino, specialmente per un lungo periodo. L’espressione e’ stata usata in riferimento alle categorie principali di violenza da parte di un genitore: fisica, sessuale ed emozionale. Tale uso indica un’errata comprensione della PAS. L’espressione PAS si può usare solo quando il genitore “bersaglio” non ha evidenziato nessun atteggiamento prossimo al grado di comportamento alienante che potrebbe giustificare la campagna di denigrazione messa in atto dal bambino. Piuttosto, in casi tipici, la maggioranza degli esaminatori giudicherebbe il comportamento del genitore preso di mira normale e affettuoso o, nel peggiore dei casi, lievemente carente nella capacità genitoriale. E’ l’esagerazione di difetti e manchevolezze di scarsa importanza che è il marchio della PAS. Quando  esiste vera e propria violenza, allora l’alienazione di risposta da parte del bambino e’ giustificata e non e’ applicabile la diagnosi di PAS.

I genitori programmatori che sono accusati di provocare la PAS nei loro figli sostengono talvolta che la campagna di denigrazione da parte dei figli e’ giustificata dalla autentica violenza e/o negligenza da parte del genitore denigrato.

Accade che questi genitori “indottrinanti’ sostengano che la controaccusa  da parte del genitore bersaglio che il genitore programmatore induca la PAS, sia una copertura, una manovra diversiva , ed indichi il tentativo da parte del genitore denigrato di gettare una cortina fumogena sopra le violenze e/o la negligenza che hanno giustificato l’astio del bambino. Vi sono dei genitori che usano davvero violenza e/o trascurano il bambino, i quali negano le loro violenze e spiegano l’animosità del bambino come programmata da parte dell’altro genitore. Questo non esclude l’esistenza di genitori veramente innocenti che sono davvero vittimizzati da una ingiustificata campagna di denigrazione. Quando si verificano tali accuse incrociate, cioè autentica violenza e/o negligenza contro autentica PAS, e’ necessario che l’esaminatore conduca una ricerca dettagliata per controllare a quale categoria  appartengano le accuse del bambino, cioè, autentica PSA o autentica violenza e/o negligenza. In alcune situazioni questa differenziazione può non essere facile, specialmente quando vi e’ stata della violenza e/o negligenza e la PAS e’ stata sovrapposta con la conseguenza di una  disapprovazione superiore a quella giustificata dalla situazione. Per questo motivo e’ spesso cruciale  una indagine attenta per fare una diagnosi esatta. Colloqui congiunti con tutte le parti in causa in tutte le combinazioni possibili di solito aiutano a scoprire la verità in situazioni del genere.

LA PAS COME FORMA DI VIOLENZA SUI BAMBINI

E’ importante che chi conduce l’esame si renda conto che un genitore che inculca la PAS in un bambino commette una forma di violenza emozionale in quanto questa programmazione può produrre nel bambino non solo una alienazione permanente da un genitore affettuoso, ma anche turbe psichiatriche. Un genitore che programma sistematicamente un bambino per spingerlo ad una condizione di continua denigrazione e rifiuto di un genitore affettuoso e devoto rivela un totale disprezzo per il ruolo che il genitore alienato ha nell’educazione del bambino. Il genitore alienante determina la rottura di un legame psicologico che potrebbe, nella maggioranza dei casi, rivelarsi di grande importanza per il bambino, nonostante la separazione o il divorzio dei genitori. Questi genitori che esibiscono questi comportamenti alienanti, rivelano un grave deficit nel loro ruolo genitoriale, un deficit che dovrebbe essere preso in seria considerazione dal tribunale nel decidere lo stato di primo affidatario. La violenza fisica e/o sessuale nei confronti di un bambino sarebbe prontamente considerata dal tribunale motivo per assegnare la custodia primaria al genitore che non ha commesso la violenza. La violenza emozionale  e’ molto più difficile da giudicare obbiettivamente, specialmente perché molte forme di violenza emozionale sono sottili e difficili da verificare in un tribunale. Tuttavia la PAS è spessissimo identificata prontamente, e i tribunali farebbero bene a considerarne la presenza come manifestazione di violenza emozionale da parte di un genitore programmatore.  

Di conseguenza i tribunali, quando valutano i pro e i contro del trasferimento di custodia, fanno bene a ritenere che il genitore che programma una PAS dimostra  un grave deficit parentale. Non intendo suggerire che un genitore che provoca  una PAS debba essere automaticamente privato della custodia primaria, ma solo che questo atteggiamento debba essere considerato un grave deficit della capacità parentale, una forma di violenza emozionale, e che ad esso sia data seria considerazione quando viene valutata la decisione sulla custodia. In questo libro io do indicazioni specifiche riguardo alle situazioni in cui tale trasferimento non solo e’ auspicabile, ma anche cruciale per proteggere i figli dall’alienazione perenne dal genitore bersaglio.

“LA PAS NON ESISTE PERCHE’  NON E’ NEL DSM-IV”

Ci sono alcuni, specialmente l’accusa nelle cause per affidamento, che affermano che non esiste un’entità come la PAS, che e’ solo una teoria , o che e’ la “teoria di Gardner ”. Alcuni sostengono che ho inventato la teoria , sottintendendo che si tratta del frutto della mia immaginazione. L’argomento principale addotto a giustificazione di questa posizione e’ che non appare  nel DSM-IV. I comitati  del DSM sono comprensibilmente abbastanza conservatori riguardo all’inclusione di fenomeni clinici descritti di recente e richiedono molti anni di ricerche e pubblicazioni prima di  prendere in considerazione l’inclusione di un disturbo, e questo e’ giusto. La PAS  esiste! Qualunque avvocato coinvolto in cause di affidamento può testimoniarlo. Professionisti di salute mentale e legali devono averla osservata. Può darsi che non abbiano voglia di riconoscerla. E’ possibile che le diano un altro nome (come “alienazione parentale”). Ma ciò non ne esclude l’esistenza. Un albero esiste come albero a prescindere dalle reazioni di quelli che lo guardano. Un albero esiste anche se altri potrebbero dargli un altro nome. Se un dizionario scegliesse di  omettere la parola “albero“ dalla sua compilazione di parole, ciò non significherebbe che l’albero non esiste. Significa solo che le persone che hanno scritto quel libro hanno deciso di non includere quella parola particolare. Allo stesso modo, se qualcuno guarda un albero e dice che quell’albero non esiste, ciò non lo fa sparire. Indica soltanto che l’osservatore, per una ragione qualsiasi, non vuole vedere ciò che è proprio davanti a lui. Riferirsi alla PAS come ad una teoria o alla “teoria di Gardner” implica la non esistenza del disturbo. Implica che si tratta del frutto della mia immaginazione e che non ha basi nella realtà. Dire che la PAS non esiste perché non e’ elencata nel DSM-IV e’ come dire nel 1980 che l’AIDS non esiste perché non e’ in  elenco  nei normali testi medici di diagnostica. La PAS non e’ una teoria ma un fatto. Le mie idee sulla sua eziologia e la sua psicodinamica potrebbero pure essere chiamate teoria. La domanda cruciale dunque e’ se la mia teoria relativa all’eziologia e alla psicodinamica della PAS sia ragionevole, e se le mie idee siano compatibili con i fatti. Sta ai lettori di questo libro deciderlo.  

Ma innanzi tutto perché questa controversia? Quanto all’esistenza o meno della PAS, di solito non troviamo controversie del genere a proposito della maggioranza di altre entità in psichiatria. Gli operatori possono avere opinioni diverse sulla eziologia e la cura di un particolare disturbo psichiatrico, ma c’e’ di solito un certo consenso sulla sua esistenza. Dovrebbe esser il caso di un disturbo relativamente “puro” come la PAS, un disturbo che e’ facilmente diagnosticabile a causa della somiglianza dei sintomi nei bambini  quando si mettono a confronto due famiglie diverse.

Nel corso degli anni ho ricevuto lettere da persone che hanno detto sostanzialmente:  “Il suo libro sulla PAS e’ inquietante. Lei non mi conosce, eppure mi e’ sembrato di leggere la biografia della mia famiglia. Lei ha scritto il suo libro prima che cominciassero tutti questi problemi nella mia famiglia. E’ come se avesse previsto quello che sarebbe accaduto.” Perché dunque tutta questa disputa sull’esistenza o meno della PAS?

Una spiegazione sta nella situazione in cui la PAS nasce: controversie feroci per l’affidamento dei figli. Quando viene portato davanti ad un tribunale un problema nel corso di un procedimento accusatorio, e’ necessario che una parte prenda la posizione opposta all’altra per poter prevalere in quel tribunale. E’ verosimile che un genitore accusato di provocare la PAS  in un bambino assuma un avvocato che può invocare l’argomento che  una cosa come la PAS non esiste. E se questo avvocato può dimostrare che la PAS non e’ elencata nel DSM-IV, allora la posizione si può considerare ”provata”. Per me, l’unica cosa che questo prova  e’ che il DSM-IV non ha ancora messo la PAS in lista. Prova anche i livelli a cui i membri della professione legale si abbassano per sostenere zelantemente la posizione del loro cliente, non importa quanto ridicoli siano i loro argomenti e quanto siano distruttivi per i bambini.  

Un fattore importante che spiega la mancata elencazione della PAS nel  DSM-IV, e’ legato a problemi  politici.

Non e’ probabile che argomenti “caldi” o “controversi” ottengano il consenso che problemi più neutri godono.

Come dimostrerò più sotto, la PAS e’ stata trascinata nell’arena politico-sessuale, e coloro che volessero appoggiare la sua inclusione nel DSM-IV si troverebbero probabilmente invischiati in violente controversie e oggetto di disprezzo, di rifiuto e di derisione. La via più facile quindi e’ evitare di essere coinvolti in dispute così infiammate, anche se ciò vuol dire omettere dal DSM uno di disturbi più comuni dei bambini.

La PAS e’ un disturbo relativamente distinto ed e’ più facilmente diagnosticato di molti altri disturbi del DSM-IV. In questo momento escono articoli e viene sempre più citato nelle decisioni dei tribunali. Nel corso di questo libro verranno citati articoli sulla PAS nella letteratura scientifica. Inoltre appaiono con sempre maggiore frequenza decisioni di tribunali in cui e’ citata la PAS. Io continuo ad elencarle nel mio sito WEB via via che appaiono. La mia speranza e’ che quando verranno formati i comitati per la preparazione del DSM-IV, il comitato o comitati che prenderanno in esame l’inclusione, ritengano opportuno inserire la PAS e abbiano il coraggio di opporsi  a chi fa resistenza per il bisogno di negare la realtà del mondo, quale che sia il motivo. Può interessare il lettore notare che se la PAS alla fine viene inclusa nel DSM, il suo nome sarà cambiato e verrà incluso il termine disturbol’etichetta corrente usata per le malattie psichiatriche che permettono l’inclusione. Potrebbe benissimo prendere il nome di “ disturbo di alienazione parentale .”

  LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE NON E’ UNA SINDROME

Ci sono alcuni che sostengono che la PAS non e’ veramente una sindrome. Questa critica, come molte, si sente specialmente in tribunale nel contesto di cause per l’affidamento dei figli.  

E’ un argomento spesso sostenuto da coloro che sostengono che la PAS non esiste.  La PAS è un disturbo molto specifico. Una sindrome è, per definizione medica, un gruppo di sintomi che si presentano insieme e che caratterizzano un disturbo specifico. I sintomi, per quanto apparentemente disparati, possono essere raggruppati insieme per una eziologia comune o una causa basilare sottostante. Inoltre c’è compattezza riguardo a questo gruppo in quanto la maggioranza, se non tutti i sintomi, appaiono insieme. Di conseguenza c’è una specie di purezza che una sindrome possiede che non si può trovare in altre sindromi. Per esempio una persona che soffre di polmonite da pneumococco può avere dolori al petto, tosse, espettorato purulento e febbre. Tuttavia un singolo individuo può anche avere la malattia senza che si manifestino tutti questi sintomi. La sindrome è più spesso “pura” perché la maggior parte dei sintomi, se non tutti,  prevedibilmente si manifestano. Un esempio è la sindrome di Down, che include una schiera di sintomi apparentemente disparati che non sembrano avere un legame in comune. Questi includono: ritardo mentale, espressione facciale di tipo mongoloide, labbra pendule, occhi obliqui, mignolo corto e pieghe caratteristiche nel palmo della mano. C’è qui una compattezza in quanto coloro che soffrono della Sindrome di Down spesso si assomigliano moltissimo e, tipicamente, evidenziano tutti questi sintomi. L’eziologia comune di questi sintomi disparati è correlata ad una specifica anormalità cromosomica. E’ questo fattore genetico che è responsabile del collegamento fra questi sintomi apparentemente disparati. C’è dunque una causa primaria, basilare della Sindrome di Down: una anormalità genetica. Allo stesso modo la PAS è caratterizzata da un gruppo di sintomi che di solito appaiono insieme nel bambino, specialmente nei casi di media e grave entità. Questi includono:  

1.     Una campagna di denigrazione.

2.     Razionalizzazioni deboli, assurde o futili per spiegare la denigrazione.

3.     Mancanza di ambivalenza.

4.     Il fenomeno del “pensatore indipendente”

5.     Sostegno al genitore alienante nel conflitto parentale

6.     Assenza di senso di colpa riguardo alla crudeltà verso il genitore alienato e

alla sua utilizzazione nel conflitto legale.

7.     La presenza di sceneggiature “prese a prestito”

8.     Allargamento dell’animosità verso gli amici e/o la famiglia estesa del genitore alienato.

Generalmente i bambini che soffrono della PAS manifestano la maggior parte di questi sintomi o anche tutti. Ciò accade, in modo quasi uniforme, nei casi di media e grave entità. Tuttavia nei casi lievi è possibile che non tutti gli otto sintomi siano evidenti. Quando i casi lievi si aggravano è altamente probabile che la maggior parte dei sintomi o tutti si manifestino. Questa compattezza ha come conseguenza che tutti i bambini che soffrono di PAS si rassomiglino. E’ a causa di queste considerazioni che la PAS è una diagnosi relativamente “pura” che può facilmente essere fatta da coloro che non abbiano qualche motivo per non voler vedere quello che è proprio davanti a loro. Come per altre sindromi, c’è una causa alla base: una programmazione da parte di un genitore alienante con contributi da parte del bambino programmato. E’ per questo motivo che la PAS è davvero una sindrome, ed è una sindrome secondo la migliore definizione medica del termine.

CHI  DIAGNOSTICA  LA  PAS  E’  SESSISTA

Un altro motivo alla base della controversia  riguardante l’esistenza della PAS è collegato al fatto che, nella stragrande maggioranza delle famiglie è la madre il programmatore più probabile e il padre la vittima della campagna di denigrazione. Sin dai primi anni 80, quando ho cominciato a osservare questo disturbo, ho rilevato che, nell’85 – 90 %  dei casi nei quali sono stato coinvolto, la madre è il genitore alienante e il padre il genitore alienato. Per semplicità di comunicazione ho dunque usato spesso il termine madre per riferirmi all’alienatore e il termine padre per riferirmi al genitore alienato. Di recente ho condotto un’indagine informale tra circa 50 professionisti di salute mentale e legali che sapevo essere a conoscenza della PAS e avere a che fare con famiglie di questo tipo. Ho rivolto una semplice domanda:  qual’è la proporzione delle madri rispetto ai padri che sono validi programmatori della PAS? Le risposte oscillavano da un 60 al 90 % dei casi in cui le madri erano alienatori primari. Solo una persona sosteneva un rapporto di 50 /50, e nessuno sosteneva che si trattava del 100 % delle madri. Nell’edizione del 1998 del mio libro LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE, specialmente nel quinto capitolo, parlo di questa differenza di genere con maggiori dettagli e fornisco riferimenti alla letteratura scientifica che conferma la preponderanza delle madri sui padri nell’indurre la PAS con successo sui figli. Negli ultimi anni è diventato    “politicamente rischioso“ e persino “politicamente scorretto“ descrivere le differenze di genere. Queste differenziazioni sono accettabili per disturbi come il cancro al seno e le malattie dell’utero e delle ovaie. Ma quando ci si muove nel campo degli schemi  della personalità e delle turbe psichiatriche, si può essere marchiati come “ sessisti “, a prescindere dal proprio sesso. E questo accade specialmente se è un uomo a sostenere la maggiore probabilità  di prevalenza di un disturbo psichiatrico tra le donne. L’avere affermato che è molto più probabile che sino le donne piuttosto che gli uomini a provocare la PAS, mi ha esposto a queste critiche. Il fatto che la maggior parte degli altri professionisti che si occupano di controversie  sull’affidamento dei figli abbiano fatto la stessa affermazione non mi protegge dalla critica che si tratta di un’affermazione sessista. Il fatto che io raccomandi che sia comunque affidata la custodia primaria alla maggioranza delle madri che provocano la PAS non sembra proteggermi da questa critica. La mia posizione fondamentale è sempre stata nel dare un’indicazione a favore della custodia primaria è che i bambini siano di preferenza assegnati al genitore con cui hanno il legame psicologico più forte e più sano. Poiché la madre è stata spessissimo la custode primaria e poiché è disponibile nei confronti dei figli più spesso del padre ( non faccio commenti sulla positività o negatività della cosa, dico solo che le cose stanno così), è molto spesso designata dai tribunali come custode primario preferibile. ( o affidatario n.d.t.) In qualche modo questa posizione è stata trasformata da alcuni critici in sessismo contro le donne.

LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE E LE ACCUSE DI VIOLENZA SESSUALE  

Una falsa accusa di violenza sessuale è talvolta considerata un derivato o effetto della PAS. Un’ accusa di questo genere può servire come arma estremamente efficace nelle cause per l’affidamento. Ovviamente la presenza di tali false accuse non preclude l’esistenza di autentica violenza sessuale, anche nel contesto della PAS.

In anni  recenti alcuni osservatori hanno usato l’espressione PAS per riferirsi ad una falsa accusa di violenza sessuale nel contesto di una controversia per l’affidamento. In alcuni casi le due espressioni sono usate come sinonimi. Questa è una percezione erronea della PAS. Nella maggior parte dei casi in cui è presente la PAS, non viene mossa alcuna accusa di violenza sessuale. In alcuni casi, comunque, specialmente dopo che alcune manovre di esclusione sono fallite, emerge l’accusa di abuso sessuale. L’accusa di violenza sessuale, dunque, è spesso una conseguenza o derivato della PAS ma certamente non è un sinonimo. Inoltre vi sono casi di divorzio in cui l’accusa di violenza sessuale può presentarsi senza una preesistente PAS. In tali circostanze, naturalmente, si deve prendere in seria considerazione la possibilità che vi sia stata violenza sessuale, specialmente se l’accusa è precedente alla separazione coniugale.  

Un altro fattore attivo nel bisogno di negare la PAS e di relegarla al livello di teoria, è il suo collegamento con le accuse di violenza sessuale. Nel corso di questo libro faccio frequente menzione del fatto che l’accusa di violenza sessuale è una conseguenza possibile o derivato della PAS. Secondo la mia esperienza l’accusa di violenza sessuale non  è presente nella maggior parte dei casi di PAS. Ci sono alcuni tuttavia, che equiparano la PAS all’accusa di violenza sessuale o ad una falsa accusa di violenza sessuale.  Per mia esperienza quando nel contesto di una PAS emerge un’accusa di violenza sessuale, specialmente dopo il fallimento di una serie di manovre di esclusione, è molto più probabile che l’accusa sia falsa che vera. Sostenere che un’accusa di violenza sessuale possa essere falsa è anche politicamente rischioso in anni recenti e “politicamente non corretto”. Quelli di noi che hanno resistito e hanno sostenuto questa affermazione, sia all’interno che all’esterno del campo della PAS, sono stati soggetti a critiche enormi, spesso infiammate e irrazionali. Per mia esperienza è più probabile che le accuse di violenza sessuale, che sorgono nel contesto di situazioni di PAS, siano dirette verso uomini piuttosto che donne. Di conseguenza, in caso di violenza sessuale nel contesto di controversie per l’affidamento, di solito testimonio a favore dell’uomo. Ciò, chissà perché, prova che io sono “sessista”. Il fatto che io abbia spessissimo testimoniato a sostegno delle donne nell’indicare la designazione del genitore affidatario, anche quando c’è stata un’accusa di violenza sessuale, non sembra scacciare questa leggenda.

  LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE E L’ “ALIENAZIONE PARENTALE”  

Vi è chi usa l’espressione “alienazione parentale” invece di “sindrome da alienazione parentale”.  Di solito si tratta di individui che sanno dell’esistenza della sindrome da alienazione parentale ma vogliono evitare di usare l’espressione perché in alcuni circoli può essere considerata “ politicamente scorretta ”.  Ma descrivono fondamentalmente la stessa entità clinica. Vi sono altri che usano l’espressione “sindrome da alienazione parentale “ ma evitano accuratamente di menzionare il mio nome in associazione ad essa per timore di essere in qualche modo contaminati. Purtroppo la sostituzione dell’espressione “ alienazione parentale “ al posto di “sindrome da alienazione parentale “ può causare confusione. Alienazione parentale è un’espressione più generica, mentre la “ sindrome da alienazione parentale “ è una sottospecie molto specifica di “ alienazione parentale “.  L’alienazione parentale ha molte cause, per esempio l’essere trascurati da un genitore, violenza ( fisica, emozionale e sessuale), abbandono, e altri comportamenti alienanti dei genitori. Tutti questi comportamenti da parte di un genitore possono causare alienazione nei figli. La sindrome da alienazione parentale è una sottocategoria specifica di alienazione parentale che è causata dall’associazione della programmazione parentale e dai contributi del figlio, e si osserva quasi esclusivamente nel contesto di controversie legali sull’affidamento. E’ questa particolare associazione che permette la denominazione di “ sindrome da alienazione parentale “. Cambiare il nome di un’entità a causa di considerazioni politiche o altre considerazioni irragionevoli di solito fa più male che bene.  


  

I seguenti miei articoli sulla PAS sono stati pubblicati sulle seguenti riviste:  

  • Gardner, R. A. (1985), Recent trends in divorce and custody litigation. The Academy Forum, 29(2)3-7. New York: The American Academy of Psychoanalysis.
  • Gardner, R. A. (1987), Child Custody. In Basic Handbook of Child Psychiatry,ed.J.Noshpitz, Vol. V, pp. 637- 646. New York: Basic Books, Inc.
  • Gardner, R. A. (1987), Judges interviewing children in custody/visitation litigation.New Jersey Family Lawyer, 7(2):26ff.
  • Gardner, R. A. (1991), Legal and psychotherapeutic approaches to the three types of parental alienation syndrome families: when psychiatry and the law join forces.Court Review, 28(l):14-21.
  • Gardner, R. A. (1994), The Detrimental Effects on Women of the Misguided Gender Egalitarianism of Child-Custody Dispute Resolution Guidelines. The Academy Forum. 38 (1/2): 10-13. New York: The American Academy of Psychoanalysis.
  • Gardner, R. A. (1997), Recommendations for Dealing with Parents Who Induce a Parental Alienation Syndrome in Their Children. Issues in Child Abuse Accusations, 8(3):174-178.
  • Gardner, R. A. (1998), Recommendations for Dealing with Parents Who Induce a Parental Alienation Syndrome in Their Children. Journal of Divorce & Remarriage, 28 (3/4):1-23.
  • Gardner, R. A. (1999), Differentiating between the parental alienation syndrome and bona fide abuse/neglect. American Journal of Family Therapy, 27(2):97-107.
  • Gardner, R.A.(1999), Family Therapy of the Moderate Type of parental Alienation Syndrome. The American Journal  of Family Therapy, 27(3):195-212.
  • Gardner, R.A.(1999),  The Recent Gender Shift in PAS Indoctrinators. Women in Psychiatry (A publication of the Association for Women Psychiatrists). (in press)

Fonte: “La Sindrome da Alienazione Parentale”  Seconda Edizione, CressKill, NJ: Creative Therapeutics, Inc.

Fonte web: associazioni.comune.firenze.it/crescereinsieme

Traduttrice:  dott.ssa Rosa Polizzivia Tozzi 5, 50135 Firenze  tel. 055-600505  email:  rosapol@cheapnet.it

Testo originale in inglese: richardalangardner.wordpress.com

Chi è

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Richard Gardner i Falsi abusi e la Sindrome di Alienazione Parentale (PAS)

di Marco Casonato

L’ “abuso” , come la stregoneria e gli untori del ‘400 –‘600, costituiscono un fenomeno sociale con forti radici ideologiche e religiose ed una massiccia diffusione mediatica.

Le false accuse di abuso contemporanee ed i conseguenti devastanti processi superano di gran lunga per numero i processi alle streghe e, salvo per la pena di morte, hanno fatto certamente molte più vittime dei processi inquisitoriali del ‘400 – ‘600 tenendo conto che l’epidemia è iniziata negli anni ’80 negli USA e dopo dieci anni in Italia. Gli abusi e la pedofilia sono anche divenuti una potente “arma di distrazione di massa” che rende agevole dimenticare: mortalità infantile, lavoro minorile, esposizione ad agenti mutageni, denutrizione, descolarizzazione, malattie respiratorie da PM10, e mille altre minacce alla salute e allo sviluppo dei minori.

Richard Gardner sulla scorta della sua grande competenza professionale e della credibilità acquisita negli anni nei tribunali del New Jersey, ma anche di altri stati del Nord America e del Canada, è stato una figura di rilievo tra gli intellettuali americani che hanno rapidamente compreso che l’epidemia di abusi esplosa tra gli anni ’80 e ’90 negli USA era un fenomeno che non riguardava “fatti” bensì il riemergere di pulsioni oscurantiste di stampo quattro-secentesco. Talchè di “abusi” si iniziò a parlare ricorrentemente nel corso del convegno annuale del “Giorno della contrizione” a Salem.

Gardner infatti è spesso citato, ma ancora mai tradotto per il lettore italiano.

Ma chi è Gardner di cui è stato detto veramente di tutto?

Richard Gardner (1931-2003) laureatosi in medicina alla Columbia di New York nel 1952, conseguendo il Dottorato in medicina e la specializzazione in Psichiatria infantile è stato in primo luogo uno psichiatra militare appartenente al sistema della sanità militare americana che ha una tradizione di eccellenza (i primi DSM ad esempio sono manuali di psichiatria militare); la Veterans Administration offre infatti ospedali e servizi sanitari ottimi a militari, ex militari ed alle loro famiglie.

L’autore è stato capitano medico con un ruolo di primario ospedaliero nel contingente militare americano di stanza in Germania.

Egli si occupò dell’assistenza psichiatrica alle famiglie dei militari americani. Benché inquadrato nell’esercito, nei fatti fu a contatto professionale soprattutto con civili quali sono i familiari dei militari che andando incontro a problemi psichiatrici e a divorzi ricadono comunque nella competenza della sanità militare americana, ma nella giurisdizione tedesca per quanto riguarda le controversie giudiziarie dei divorzi, e fatti di penale rilevanza rispetto ai quali sia richiesto un parere psichiatrico.

Questo ruolo di psichiatra militare in Germania porterà Gardner ad acquisire via via una vasta esperienza anche come psichiatra forense e come psichiatra infantile forense nel supporto alle famiglie dei militari USA durante la Guerra fredda. E’ l’autore stesso a raccontare che il suo colonello – cui non stava molto simpatico –  decise di assegnarlo a seguire i casi forensi sostanzialmente perché li riteneva materia di minore interesse, e difatti l’autore ringrazia ironicamente il suo colonello per questo episodio di “mobbing” che gli ha in effetti fornito l’occasione per acquisire la grande esperienza che ha poi costituito le fondamenta della sua professione di successo.

Tornato in patria nel 1963 Gardner otterrà un insegnamento come “professore clinico di psichiatria” presso la prestigiosa Columbia University di New York; il titolo corrisponde approssimativamente al nostro italiano di “libero docente” o “professore a contratto” con cui le università collocavano nell’istituzione anche i nomi di professionisti famosi che non avevano seguito una carriera accademica e che tenevano così seminari per specializzandi o cicli di lezioni professionalizzanti portando nell’università le loro competenze di eccellenza. Gardner fu anche “visting professor” di psichiatria dell’infanzia presso l’Università cattolica di Lovanio in Belgio e tra le sue pubblicazioni troviamo anche libri in tedesco ed altre lingue.

Dagli anni ’70 Richard Gardner, a quell’epoca ben inserito nell’ambiente psicoanalitico del New Jersey e nello storico e prestigioso istituto psicoanalitico William Alanson White Institute di New York (questo rende ragione della sua rimarcabile capacità di considerare i fattori sociali e familiari oltre alle dinamiche personali intrapsichiche) ha pubblicato diversi libri con Jason Aronson, Batam books, Brunner & Mazel e Basic books (che è un editore di bestsellers ed è un po’ un punto di arrivo nella carriera).

L’autore, da buon americano,  troverà successivamente più vantaggioso pubblicare e commercializzare con una propria casa editrice la Creative Therapeutics i suoi volumi. Palesemente vi era un vantaggio economico per un professionista oramai assai noto grazie a diversi libri illustrati scritti per spiegare ai bambini cosa è il divorzio e per spiegare ai genitori come aiutare i figli in siffatti frangenti. Bisogna anche considerare l’efficacia del sistema di vendita postale negli USA che ben prima dell’era di Amazon che l’ha semplicemente informatizzato e reso planetario, permetteva una distribuzione capillare ai professionisti rispetto anche ad editori importanti, ma comunque settoriali (vedi ad esempio Brunner & Mazel di New York). La scelta si comprende meglio anche se si leggono i suoi libri cosa che permette di notare come l’autore spesso pubblichi ampliamenti ed aggiornamenti di precedenti libri riutilizzandone ampie parti con semplici aggiornamenti con un nuovo titolo, cosa che un editore comune non permetterebbe.

Nel frattempo l’autore scriveva regolarmente per riviste scientifiche, partecipava a dibattiti e congressi presentando i suoi contributi.

Infatti Gardner è autore complessivamente di circa 40 Libri scientifici e divulgativi e di oltre 250 tra capitoli di libro, articoli su riviste scientifiche indicizzate e pubblicazioni d’occasione come le relazioni agli atti congressuali, le conferenze, i dibattiti sul lavoro di altri autori o lettere all’editor su temi molto specifici oggetto di dibattito scientifico.

Il nome di Gardner è associato soprattutto alla definizione della “Sindrome di alienazione genitoriale” (PAS: Parental Alienation Syndrome) ossia la condizione invero frequente per cui nel corso di divorzi o separazioni conflittuali un genitore esercita un condizionamento psichico sul figlio per incidere negativamente sui suoi rapporti con l’altro genitore. E’ interessante seguire i passaggi attraverso i quali l’autore è pervenuto a descrivere questa condizione di rilevanza psichiatrica.

Nel 1976 Gardner scrive un volume sulla condizione dei bambini in corso di divorzio. Nel 1979 l’autore pubblica un volume dedicato al processo di lutto del bambino che perde un genitore.

Nel 1985 l’autore pubblicherà un volume sui disturbi di Ansia da separazione e sempre nel 1985 Gardner descriverà per la prima volta in modo completo la PAS cui negli anni successivi dedicherà osservazioni e approfondimenti in ulteriori pubblicazioni.

La PAS è la sindrome tipica delle condizioni di divorzio che egli osservò e descrisse e che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Bisogna dunque tenere a mente questi temi studiati e approfonditi da Gardner prima della definizione della PAS perché come vedremo essi costituiranno una premessa clinica importante nella definizione della sindrome. Infatti già prima degli anni ’80 l’autore si era reso conto che  esistevano dei bambini che subivano una sorta di lavaggio del cervello da parte di un genitore (in genere la madre o un nonno materno, ma talora il padre). Si trattava prevalentemente di bambini coinvolti in separazioni o cause di divorzio molto conflittuali e protratte in cui sovente la madre o il padre presentavano un disturbo di personalità “Borderline” o affine.

Attualmente è in corso un dibattito a nostro parere piuttosto sterile riguardo all’esistenza stessa della PAS, alla sua eventuale collocazione del DSM V ed alla sua natura di “Sindrome” o “Disturbo”.

Si tratta di una polemica che ha molte ragioni, e non sempre nobili,  a nostro parere di scarsa o nulla rilevanza.

Infatti la PAS a nostro parere non abbisogna particolarmente di essere posta nel DSM V perché in effetti nei DSM precedenti c’è già: infatti pare un sottotipo dei Disturbi d’ansia da separazione che già Bowlby ben descrisse rispetto alla Fobia scolastica nel II volume del suo celebre “Attaccamento e perdita”.

Le ragioni dell’odio

Gardner è molto odiato da tanti soggetti interessati coinvolti nell’epidemia degli abusi (talora non laureati o non molto professionali, altre volte disturbati e qualche volta persino deliranti) perché con un colpo di fioretto svela le loro motivazioni più autentiche secondo una concezione psicoanalitica classica del tutto consolidata e largamente condivisa.

Egli aveva capito chi sono in realtà coloro che proclamano di voler proteggere i bambini e ciò aveva fatto illividire d’odio chi, suonando la grancassa della difesa dei minori, vedeva viceversa palesate le proprie inclinazioni perverse proprio nei confronti di chi diceva a gran voce di voler proteggere.

L’autore infatti aveva capito tutto del sistema degli abusi: gli aspetti politico giuridici, il business, la superstizione con spunti religiosi, i principi teorici inconsistenti, la psicologia new age, la prassi forense.

L’ostensione di un libro di Gardner ad uno di questi sedicenti esperti ottiene pertanto lo stesso effetto dell’ostensione di una Bibbia ad un vampiro (sic): si ritrae un po’, soffia, cerca di coprirsi e di scacciare la vista. La sua magia svanisce, i suoi presunti superpoteri annichiliscono, si sgonfia ed infine implode.

L’autore ripercorre con chiarezza i vari passaggi e i vari contesti delle accuse di “abuso” gettando un raggio di luce sulle zone d’ombra in cui operano anche personaggi senza scrupoli come quando l’autore scrive:

“ C’è un elemento di evidente psicopatia in una persona che vede un bambino di tre anni per pochi minuti e subito dopo scrive una relazione in cui dichiara che un determinato individuo (il padre, il patrigno, l’insegnante della scuola materna ecc.) ha abusato sessualmente del piccolo. Questo atteggiamento implica  un meccanismo di coscienza deficitario”.

Questa è una valutazione della tecnica più comune che capita sovente di osservare, ma i passaggi più difficili da digerire, quelli che fanno soffiare di rabbia repressa gli abusologi, sono i passaggi in perfetto stile psicoanalitico in cui Gardner esplora le motivazioni profonde ed inconfessabili di chi ha votato se stesso all’abusologia come sistema di ideologia.

“Ogni volta che l’accusatore espone una denuncia, è probabile che abbia un’immagine visiva interna del rapporto sessuale. In ogni replay mentale, l’accusatore gratifica il desiderio di essere impegnato in queste attività, in cui l’abusante è coinvolto nella propria immagine visiva.

Un esempio di processo di gratificazione diretta, facilmente accettabile dalla maggior parte delle persone,  è il cinema. Dopo tutto, siamo normali, sani, eterosessuali e quelle persone raffigurate sullo schermo sono anch’esse normali, sane ed eterosessuali. Ma lo stesso meccanismo sottostà al ruolo delle immagini visive dei rapporti sessuali pedofili. Ogni volta che si evoca un’immagine visiva di un bambino che subisce un abuso sessuale, vengono gratificati indirettamente gli impulsi pedofili. Concordo con Freud che tutti i neonati sono dei perversi polimorfi e credo che noi tutti abbiamo, al nostro interno, degli istinti pedofili. Le persone che manifestano una forte tendenza in tale area, hanno maggiori probabilità di aver bisogno frequentemente di queste immagini visive, e pertanto è più probabile che siano disposte a partecipare alle false denunce di abuso sessuale. Se il bisogno è consistente, è disposta a ‘sospendere l’incredulità’ e ignorare le informazioni che possono suggerire che il presunto colpevole, in realtà, è innocente. L’identificazione di se stessi in queste immagini può avvenire con entrambi i partecipanti: quindi sia con il bambino che con il presunto abusante. L’identificazione con il bambino permette di gratificare il proprio desiderio di essere l’oggetto passivo di un rapporto sessuale, mentre quella con il presunto abusante consente di gratificare il desiderio di essere il seduttore che abusa di un bambino. Quando ci si identifica con la ‘vittima’ si sta fondamentalmente pensando ‘mi piacerebbe che  fosse fatto a me’. Naturalmente per la maggior parte delle persone questo fenomeno è inconscio. Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica. Gli impulsi sono soddisfatti senza sentirsi in colpa o essere consci che questi risiedono dentro di sé”.

Ma l’analisi di Gardner prosegue elucidando anche altri meccanismi psicologici messi in moto sovente da coloro che si dedicano professionalmente agli “abusi”: ad esempio la proiezione:

“Un altro meccanismo operativo nelle false denunce è quello della proiezione – con la quale pensieri e sentimenti cognitivi ed emotivi inaccettabili sono respinti inconsciamente ed attribuiti ad altri. Le persone con un eccessivo senso di colpa o di vergogna per i loro impulsi pedofili, possono proiettare i loro stessi impulsi sugli altri. È come se dicessero ‘non sono io che voglio molestare sessualmente questo bambino, è lui (lei)’. In questo modo gli impulsi inaccettabili sono gratificati, il senso di colpa per questa liberazione è placato e l’individuo si sente innocente. Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’ orda  in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione”.

Secondo Gardner gioca un ruolo rilevante anche la “formazione reattiva, in cui un individuo adotta consapevolmente pensieri, sentimenti e comportamenti che sono opposti a ciò che prova inconsapevolmente. La formazione reattiva è fondamentalmente un modo per rafforzare il processo proiettivo. Fenomenologicamente, coinvolge una condanna ripetitiva di una delle parti, che viene utilizzata come  punto centrale della proiezione. La gente che mostra questo fenomeno sostanzialmente dice: ‘se c’è una cosa che io odio in questo mondo è la pedofilia. Di conseguenza mi dedicherò al suo sterminio anche se sarà necessario usare tutte le mie energie.’  Vengono intraprese campagne di diffamazione e di convincimento. L’obiettivo finale di questa nobile causa apparente è eliminare completamente ‘tutti i maledetti pedofili dalla faccia della terra.’ Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale”.

Ma come la storia insegna lo spirito illuminista, la flebile luce della ragione, corre sempre il rischio di soccombere alla folla paranoica ed alla mano di singoli fanatici.

Negli USA si rinviene una certa tradizione di omicidi tentati e riusciti nei confronti di figure carismatiche o comunque tali da assumere tale veste simbolica nell’immaginario collettivo: Abraham Lincoln, John F. Kennedy ne costituiscono il paradigma, ma anche Martin Luther King, Robert Kennedy, Malcom X sono figure di leader caduti in complotti e attentati volti ad impedire qualche emancipazione ed a invertire il corso della storia. Tutti oltre ad essere uccisi sono stati anche diffamati da vivi e da morti al fine di ridurre la loro credibilità, di colpirli quando non potevano difendersi.

In questo Gardner è in effetti una figura di secondo piano rispetto ai personaggi storici sopracitati, ma di estremo rilievo nel suo ambito specialistico e professionale per la completezza e lucidità del suo contributo alla comprensione di un fenomeno che ha riesumato in tutto il mondo industrializzato le paure superstiziose ed il buio della ragione del 1400.

Per meglio comprendere la situazione bisogna partire col ricordare la campagna d’odio scatenata dalla femminista Diana Russell nei confronti di Larry Flint dopo che il fondatore di Hustler vinse avanti alla Corte Suprema la sua battaglia per la libertà di espressione: un fanatico anti-porno non rassegnato al parere dei supremi giudici sparò a Flint senza riuscire ad ucciderlo, ma lasciandolo paralizzato. Negli stessi anni vi furono diversi casi di fanatici dei movimenti fondamentalisti per la vita (da non confondersi assolutamente con i movimenti del nostro paese) americani che uccisero medici abortisti nella disattenzione di sceriffi corrivi che svolgevano indagini carenti.

Dagli assassinii perpetrati dal Ku Klux Klan sino all’attentato di Oklahoma City e ad una miriade di attentati minori negli Stati Uniti esiste il problema di un fanatismo anarcoide-individualista che talora prende l’aspetto di movimenti neonazisti, talora di femminismo radicale, talaltra di fondamentalismo religioso.

Richard Gardner morì in questo modo: il suo corpo fu trovato nella cucina di casa sua con ferite inferte con un coltello da macellaio sulla nuca e sul collo, di lato nella zona giugulare ed infine quattro ferite al petto nella zona cardiaca con una fatale in cui la punta lo penetrata profondamente nel cuore. La morte fu archiviata rapidamente come suicidio; come per certi suicidi eccellenti italiani il figlio dichiarò, terrorizzato dall’ apparente scarso interesse mostrato dall’ufficio dello sceriffo, che probabilmente il padre si era suicidato avendo saputo di soffrire di una malattia degenerativa.

Bisogna però fare alcune riflessioni: Gardner era un medico militare, conosceva quindi molti modi per morire in maniera semplice ed indolore come medico e poteva anche disporre dei farmaci o di quant’altro fosse necessario qualora avesse deciso di morire di sua volontà. Oltre a questo come ex militare egli aveva ampia dimestichezza con le armi da fuoco ed ovvia disponibilità delle stesse. Pare illogico ed improbabile quindi che potesse scegliere di colpirsi molte volte con un coltello da cucina, prima da dietro, poi di taglio al lato del collo ed infine diverse volte al cuore dopo diversi tentativi che avevano comportato anche l’incisione di alcune costole. Si tratta apparentemente di quello che in Italia si definisce un “suicidio eccellente” avvenuto in un’epoca in cui diversi fondamentalisti avevano ucciso medici e che è terminata quando è stata eseguita la prima condanna all’iniezione letale di un fanatico che uccise un medico di una clinica ginecologica che praticava aborti. Almeno un altro attivista fondamentalista attende nel braccio della morte; senza l’ impunità legata a condotte corrive le serie di omicidi perpetrati dai moderni assassini delle sette religiose fondamentaliste si sono ridotte immediatamente.

Gardner in un certo senso ha scritto il proprio epitaffio quando descrisse nel libro che abbiamo citato l’overkilling maniacale degli attivisti fondamentalisti, di quegli esaltati che sono attratti morbosamente dalla pedofilia e se ne occupano tutti i giorni “per difendere i bambini”, che hanno la mente ubriacata di scene di violenze sui bambini, che ne immaginano sempre di nuove e sempre di più aberranti dietro la foglia di fico dell’attivismo politicamente corretto.

Infatti:

“La rabbia si alimenta da sola quando si accumula in stati di odio ed esaltazione, la sua scarica va al di là dello scopo originale. Una pugnalata al cuore è generalmente sufficiente ad uccidere un individuo, una dozzina di pugnalate non hanno nessun scopo ulteriore per ciò che concerne l’obiettivo originale. Tuttavia le ulteriori undici ferite sul petto risultano dallo sconvolgimento provocato dalla rabbia correlato al fenomeno dell’auto alimentazione a feedforward”.

Proprio come si evince dal referto dell’autopsia di Richard Gardner.

http://figlipersempreonlus.wordpress.com/2012/10/14/richard-gardner-i-falsi-abusi-e-la-sindrome-di-alienazione-parentale/