Commissione di inchiesta sul caso della Bassa Modenese

MEDOLLA 16 DICEMBRE 2018. Più di quattro ore di “interrogatori”. Si è consumata così, a porte chiuse per impedire la scomoda partecipazione dei cittadini, l’audizione in municipio a Medolla dei protagonisti che hanno provocato la vicenda “Veleno”, con famiglie spezzate e tanti bambini sottratti e scomparsi per la fantasiosa vicenda dei riti satanici nei cimiteri e in altri luoghi pubblici della Bassa.

Di quei protagonisti ne erano stati convocati quindici, in ossequio alla delibera del Consiglio dell’Unione Area Nord che aveva votato espressamente in tal senso.

Il sindaco di San Felice, Alberto Silvestri, non ha voluto rivelare i nomi dei convocati. Ma chi si attendeva, come auspicabile, che i diretti interessati – tra i quali la psicologa Valeria Donati – si presentassero per fornire i chiarimenti e le risposte del caso è andato deluso. Niente Donati, niente Monica Benati…

Peccato, perché i consiglieri avrebbero voluto sapere tanto, sui metodi , sugli “interrogatori”, sui soldi erogati per consulenze a peso d’oro, tutte motivate e orientate da un’unica scuola di pensiero.

Uno solo si è presentato, Marcello Burgoni, che abita a Mirandola e all’epoca (1997-1998) era responsabile dei servizi sociali dell’Asl di Mirandola. A spalleggiarlo l’ex sindaco di Mirandola, Gigi Costi, impegnato in questi giorni a difendere nel suo mondo di riferimento un castello ormai sotto assedio perenne, tale e tanta è la convinzione, suffragata dai documenti che sono emersi, dalle nuove testimonianze, e dal “senno di poi” che si sia trattato di una gigantesca montatura.

Fuori, per assistere, al freddo, non poteva certo mancare Pablo Trincia, l’ex Iena autore di “Veleno”, che è sbucato dal nulla e ha provato a far dire qualche parola ad un mutissimo Burgoni. C’erano anche, fuori, altri cittadini, inclusa una mamma – Roberta Barelli – che, assolta da subito (a proposito di sentenze…) non ha mai rivisto i suoi due figli.

Burgoni, che aveva atteso di entrare riparandosi in auto, ha portato con sé i documenti di allora, e davanti alla commissione ha mantenuto la solita linea, tesa ad attribuire le scelte decisive alla magistratura e ai riscontri “scientifici” allora a disposizione. Ma oggi è un’altra storia, quella storia.

Fonte/Credits: https://gazzettadimodena.gelocal.it/

Veleno a Mirandola. C’era un’epidemia di pedofili Ecco il piano dei Servizi sociali

Lo psicologo Valgimigli: «La Bassa considerata in modo assurdo un abusificio» I racconti strazianti delle vittime dell’inchiesta giudiziaria che ha distrutto famiglie 
di Alberto Setti (La Gazzetta di Modena)

06 DICEMBRE 2018 MIRANDOLA. Per i servizi sociali dell’Ausl di Mirandola che, approfittando dei finanziamenti della legge Turco, volevano costituire nella Bassa una sorta di centro di eccellenza nella caccia ai pedofili, a Mirandola e dintorni c’era una “epidemia” che accomunava un numero abnorme di adulti nella conduzione di riti satanici, omicidi e violenze di varia natura, non solo sessuali, ai danni di poveri bambini. È un po’ questo il senso di un documento del’epoca – dove la parola epidemia c’è – svelato dallo psichiatra Camillo Valgimigli l’altra sera a Mirandola, all’auditorium Montalcini, davanti a 400 persone esterrefatte. Non fosse stato per l’ironia dissacrante con la quale Vagimigli ha reso note alcune informazioni tenute riservate per vent’anni, c’era da terrorizzarsi. Continua a leggere