Gli indagati di Bibbiano raccontavano storie di “pedofili cannibali”

Nuovi particolati trapelano dalle indagini preliminari e lasciano capire che come nelle indagini di mafia gli inquirenti cercano la collaborazione dei “pesci piccoli”. E pare che la collaborazione ci sia. A fine novembre è uscita questa storia che ha dell’incredibile: gli operatori sotto la direzione degli indagati erano stati manipolati con storie inverosimili sull’esistenza di una setta segreta di pedofili che praticavano sacrifici umani e cannibalismo.

E’ chiaro che si tratta di una strategia di difesa molto furba. Se gli indagati di secondo piano riusciranno a dimostrare di essere stati indotti in buona fede a credere a storie come questa per procedere sommariamente agli allontantanamenti dei bambini, la loro responsabilità verrà ridimensionata e potranno evitare il carcere.

La storia è uscita prima su La Verità, poi è stata rilanciata dalla RAI e dall’articolo de Il Giornale che ripubblichiamo qui a futura memoria.

 

“A Bibbiano parlavano di cannibali e satanisti per togliere i bimbi ai genitori”

Spuntano i testimoni che raccontano come i “demoni di Bibbiano” li inducevano a fare carte false con le storie di uomini pedofili e cannibali

di Costanza Tosi – Fonte: il Giornale 24.11.19

Liberare i bambini da una setta satanica spietata. Così il capo dei servizi sociali Federica Anghinolfi, il suo collaboratore Francesco Monopoli e il fondatore della Hansel e Gretel, Claudio Foti insieme alla ex moglie Nadia Bolognini plagiavano gli operatori per spingerli a compiere gli atti illeciti.

Per convincerli che strappare i bambini alle proprie famiglie di origine era la cosa giusta da fare. O,meglio, che quella era l’unica cosa da fare. La sola via per salvare i piccoli da questo terribile pericolo.

Il terreno era labile sotto i piedi di chiunque nel paesino in provincia di Reggio Emilia. Secondo i falsi racconti dell’orrore che i “Demoni di Bibbiano” riportavano agli assistenti sociali, i mostri, pedofili che abusavano dei bambini potevano essere ovunque. Denunciarli era troppo pericoloso perché gli uomini della setta erano persone molto potenti: magistrati, personale delle forze d’ordine, professionisti del settore. Un gruppo numeroso le cui pedine potevano trovarsi sparse ovunque, anche di fronte alla propria casa.

Le menti del sistema illecito che muoveva gli affidi in tutta la Val D’Enza plagiavano chi aveva più bisogno. A raccontarlo, in aula di tribunale, sono almeno sei testimoni diversi e non tutti indagati dalla Procura di Reggio Emilia. Indotti, convinti e spaventati dai racconti di Anghinolfi e Monopoli, gli operatori dei servizi stilavano decine di perizie false allo scopo di allontanare i minori dalla propria famiglia.

“Anche adesso che mi avete aperto gli occhi faccio fatica a credere che fosse tutto falso”, ha detto uno dei testimoni durante l’interrogatorio. E nella convinzione che due righe di falsità scritte su un foglio avrebbero salvato la vita ad un bambino voi, non avreste fatto lo stesso? Così agivano gli uomini dei servizi sociali, convinti di fare del bene. Sicuri che stavano solo salvando le vittime da una setta di cannibali. “Vivevamo in una stanza chiusa, ci avete portato la luce aprendo le finestre”, anche queste parole arrivano da una degli assistenti sociali del comune di Bibbiano in aula di tribunale. Le favole dell’orrore attaccavano. Funzionavano per mandare avanti il gioco illecito e le parole dei racconta menzogne erano forti. Persuasive. Tanto da essere credibili. Così, la rete si allargava a poco a poco e la favola diventava una realtà per tantissime persone. Ad essere imbrogliato, anche un perito, che pare sia stato avvicinato in Tribunale, prima di un’ udienza. Ad indirizzarlo sul da farsi sarebbe stato proprio Monopoli. Raccontando al professionista “il pericolo” che quel bambino correva, la famiglia era un nido di mostri. Gli psicologi di Claudio Foti, alla Hansel e Gretel avevano tutto sotto controllo. Era semplice procedere con le sedute. Bastava seguire alcune linee guida. Se i bambini, nei loro racconti o ottraverso i loro disegni, utilizzavano le parole bosco, camionista o maschera scattava il campanello d’allarme. Quelli erano i segnali che il piccolo era finito nelle mani dei pedofili.

Storie surreali che aggiungono dettagli inquietanti a quella che già dalle carte della procura di Reggio Emilia si era mostrata come una vicenda disumana. Testimonianze che, Rossella Ognibene, legale di Federica Anghinolfi, respinge. Non ci sono prove che confermino i racconti dei testimoni.

Eppure la storia rende tutto amaramente più credibile. Qualcosa di troppo simile era già successo. A pochi chilometri di distanza da Bibbiano. Nel 1997 gli stessi racconti di sette staniche di pedofili che abusavano di minori e compivano riti nei cimiteri portò, nella Bassa Modenese, ad aprire un indagine. 16 bambini vennero allontanati dalle proprie famiglie e il parroco più amato della zona morì, nella stanza del suo avvocato, abbandonato dal suo stesso cuore che non resse il peso delle accuse. Nessuno trovò mai le prove dell’esistenza di una setta di maniaci che sacrificavano i propri bambini. Quasi vent’anni di processi e poi la verità. Le accuse non reggono. Nessuna setta è mai esistita. Alcuni degli imputati vennero assolti nel 2013 dalla Corte d’ Appello. Ad interrogare quei bambini che raccontarono gli atti osceni, anche ai tempi furono gli operatori della Onlus di Claudio Foti. La stessa che, nei casi dei bambini di Bibbiano, è stata accusata di plagiare le piccole vittime al fine di inculcare nelle loro menti ricordi falsati.

Ancora una volta sembra di assistere al un film già visto. Una delle bambine dei “Diavoli della bassa” il cui padre è finito in carcere con l’accusa di pedofilia, venne poi rintracciata da Pablo Trincia autore del podcast Veleno in cui racconta la verità sui casi di Mirandola. La ragazza a anni di distanza confidò al giornalista “di avere la percezione di essersi inventata tutto”.

24 novembre 2019

Costanza Tosi – Fonte: il Giornale 24.11.19

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