La prova delle manipolazioni fornita dallo stesso Foti – La Verità 25.6.2020

Lo psicologo al centro dello scandalo di Bibbiano presentò un video per mostrare come si rapportava con i minori. Ma è proprio in base a quella registrazione che i pm hanno ipotizzato un nuovo reato.

Le videoregistrazioni di alcune sedute di psicoterapia, che secondo la difesa avrebbero dovuto produrre un inevitabile proscioglimento, sono servite invece a ipotizzare un nuovo reato. È questo il paradosso di Claudio Foti, lo psicologo fondatore della Onlus Hansel e Gretel di Moncalieri e coinvolto nello scandalo dei bambini di Bibbiano. Continua a leggere

Matteo Sereni prosciolto dopo 9 anni

Fine dell’incubo per Sereni: l’ex portiere prosciolto dall’accusa di abusi – Corriere della Sera 4.12.19

Denunciato dall’ex moglie nel 2011, era accusato di violenza sessuale sulla figlia

Per Matteo Sereni, 44 anni, ex portiere di Samp, Lazio e Torino, tra le tante squadre in cui ha giocato, finisce un incubo durato otto anni: il gip di Torino, Francesca Firrao, ha infatti archiviato — su richiesta della Procura — il procedimento che lo vedeva accusato di presunti abusi sessuali su minori.

È stata insomma accolta la tesi dei suoi due difensori, gli avvocati Giacomo Francini e Michele Galasso, secondo i quali «i minori sono stati per lungo tempo e reiteratamente interrogati con modalità inappropriate e potenzialmente suggestive di falsi ricordi dalla moglie separata, Silvia Cantoro, dalla suocera, Franceschina Mulargia, nonché dai consulenti tecnici in ambito civile e penale.

Sereni era stato denunciato dall’ex moglie nel novembre 2011 e, dopo una condanna in primo grado (in abbreviato), a Tempio Pausania, c’era stata la sentenza della corte d’Appello di Sassari, che aveva annullato la pronuncia del gup e spedito gli atti a Torino, per competenza territoriale.

Dove il pubblico ministero, Giulia Marchetti, ha chiesto l’archiviazione del procedimento, fatta propria dal gip. Insomma, Sereni è stato prosciolto da indagato (la richiesta di rinvio a giudizio l’avrebbe reso imputato).

«Non v’è dubbio infatti — scrivere il giudice — che in materia di minori, il problema non sia tanto e solo la capacità di riferire ciò cui hanno assistito, ma proprio la formazione del ricordo, ben potendoci essere dei “falsi ricordi” determinati dal racconto dell’evento ricevuto nel tempo dagli adulti di riferimento, dalla qualità e aspettative di chi pone la domanda, dalla relazione che lega l’adulto e il minore».

 

Massimimilano Nerozzi