Caso Biella 1996: parlano i protagonisti – La Stampa

“Dello scandalo di Sagliano siamo le vittime: basta puntare il dito contro di noi”

Per la prima volta dopo 23 anni parlano i protagonisti dell’inchiesta per abusi che si concluse col suicidio di 4 persone

(6.10.19 La Stampa) Ventitré anni fa, il 6 giugno 1996, un’intera famiglia si suicidò mentre era sotto processo per abusi su bambini. Una coppia di settantenni, il loro figlio maschio (commesso) e la figlia femmina (maestra). Andarono in garage, si chiusero in auto e morirono intossicati dai gas di scarico, dopo aver preso sonniferi. E dopo aver urlato la loro innocenza in due messaggi lasciati in casa, in cui parlavano dei «soprusi subiti per un anno dalla magistratura italiana».

Era il caso Sagliano, esploso sulle prime pagine di tutti i giornali e capace fin da subito di dividere: lo psichiatra Paolo Crepet considerò il suicidio collettivo un’ammissione di colpa. Molti suoi colleghi gli risposero che si sbagliava. Le vittime delle violenze erano due cuginetti, che nel ’96 avevano dieci e sette anni. Il figlio maschio del commesso e la figlia femmina della maestra. Fu il maschietto a parlare di abusi di gruppo cui partecipavano nonna, zia, padre, nonno.

Nel giugno ’96, durante un’audizione protetta al processo, coi bimbi interrogati da una psicologa, anche la femminuccia confermò in qualche modo i racconti del cugino. E i quattro accusati si uccisero. Ventitrè anni dopo, di quella storia controversa si è tornati a parlare sulla scia del caso Bibbiano, perché gli psicologi coinvolti sono più o meno gli stessi che si occuparono dei bimbi di Biella: Claudio Foti (finito agli arresti per Bibbiano) e il pool del centro Hansel & Gretel.

La Stampa, per prima, ha riaperto quella ferita, dando voce ai dubbiosi, agli innocentisti, a chi riscontrava nel metodo Foti (considerato negli Anni 90 uno dei migliori esperti) una tendenza a credere sempre e comunque alle accuse dei bambini vittime (presunte) di abusi. A Mongrando è stata organizzata una serata con Selvaggia Lucarelli, che sta per dare alle stampe un libro sul caso Sagliano.

E’ così successo che i ruoli si sono ribaltati, e che le vittime di quel caso sono finite sotto accusa, rimediando valanghe di insulti sui «social»: soprattutto la madre del bambino, che si stava separando dal marito e che avrebbe «plagiato» il figlio. Ora, per la prima volta, a parlare a La Stampa sono proprio loro: il bimbo che subì gli abusi, oggi padre di famiglia di 33 anni, e la mamma che denunciò tutto. Quattro ore di colloquio per spiegare, ricostruire, piangere, ricordare. E per gridare la loro verità: «Smettetela di puntare il dito contro di noi, che di quella storia eravamo e torniamo ad essere le vittime».

“A mio padre oggi vorrei chiedere come ha potuto fare certe cose: doveva pagare per le sue colpe”

Sagliano, il figlio: “La sua figura mi è mancata, avrei voluto vivere una vita normale. Ora ci processano sui social e questo fa riaffiorare in me ricordi dolorosissimi”

PDF articolo La Stampa 6.10.19

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