“Così Foti mi convinse degli abusi di mio padre”

Lo scandalo degli affidi illeciti di Bibbiano non riguarda l’allontanamento dei bambini dai loro genitori, ma principalmente un’ “ideologia psicologica” che ritiene l’abuso sessuale estremamente diffuso e occultato nelle famiglie. Questa convinzione ha fatto nascere una rete di “terapeuti” che cercano di far parlare i bambini dei presunti abusi . Ma in questo articolo una delle bambine racconta come il terapeuta, per “salvarla dai genitori”, la convinse di avere subito abusi dal padre. C’è quindi un metodo? Gli indagati negano, ma nelle settimane scorse i TG nazionali hanno pensato bene di far circolare le intercettazioni della Procura di Reggio Emilia che non lasciano adito a dubbi.

La testimonianza choc di Valentina

di Costanza Tosi – Il Giornale 15 settembre 2019

Aveva confessato, Valentina. Era stata lei che, durante le sedute con il metodo Foti, aveva ammesso di aver subito abusi da suo padre quando era molto piccola. Ma, le accuse rivolte al proprio papà, le ha poi smentite davanti ai magistrati che dopo lo scoppio dell’inchiesta “Angeli e Demoni” indagavano su Bibbiano.

Adesso la ragazza ha compiuto i suoi diciotto anni, ma fino all’anno scorso era una delle minori seguite dagli psicologi e dai servizi sociali della Val d’Enza. Anche con lei, lavaggi del cervello, violenze psicologiche per far confessare violenze che, non sarebbero mai avvenute.

Secondo le carte, che riportano anche le intercettazioni degli indagati, pare che il terapeuta piemontese abbia “alterato lo stato psicologico ed emotivo della minore (…) sottoponendola come cavia alla psicoterapia effettuata in occasione del corso di formazione per operatori dell’ azienda sanitaria di Reggio Emilia”. Su di lei fu utilizzata la “macchinetta dei ricordi”, come veniva chiamata dagli psicologi che spiegavano ai piccoli come, attraverso il sistema Emdr, avrebbero cancellato dalla testa le tracce dei brutti ricordi.

Dalle carte della Procura di Reggio Emilia emergono le intercettazioni di un incontro, del 27 ottobre del 2018, al Centro di Igene Mentale. Si trattava di una lezione tenuta da Foti e rivolta ad alcuni terapeuti. A dimostrazione pratica delle sue teorie una seduta osservabile da un vetro. Protagonista la piccola Valentina. Proprio in quell’occasione il terapeuta piemontese, avrebbe posto alla ragazzina una serie di domande con lo scopo di far emergere abusi sessuali subiti in famiglia.

Per ripescare dai ricordi della piccola i fatti dell’infanzia Foti utilizzava la tecnica dell’Edmr: “Con tali modalità – si legge nell’ ordinanza – l’ indagato convinceva la minore dell’ avvenuta commissione dei citati abusi ai suoi danni durante l’ infanzia, una circostanza fino a quel momento non presente nei suoi ricordi, e che l’ abusante fosse suo padre”. Un’opera di convincimento per estrapolare dalla testa della bambina fatti a cui lei non avrebbe mai accennato. Tutto questo anche con l’ausilio di un macchinario, certamente suggestionante per Valentina che, in quel momento, si trovava rinchiusa in una stanza a vetri per essere utilizzata come cavia per le dimostrazioni ai seguaci di Foti.

Tre mesi dopo la seduta – come riporta Il Resto del Carlino – Valentina viene interrogata e racconta di quel giorno. “Foti – spiega la ragazza al pm – mi sottopose personalmente anche alla terapia che lui mi disse chiamarsi Emdr. Mi chiedeva di guardare il suo dito muoversi a destra e a sinistra, invitandomi a ritornare con la mente indietro nel tempo”. Mentre eseguiva queste manovre, il terapeuta faceva “domande su quello che la mia mente immaginava, e al termine del percorso mi convinsi, non ho idea di come, che l’ autore delle violenze di cui mi si era parlato era mio padre”. Le intercettazioni della seduta, riportate dalla Procura, raccontano anche di quelle domande che in realtà con l’idea di quesito avevano poco a che fare. Si trattava più di frasi incalzanti, suggerimenti, convinzioni da inculcare nella mente dell’interlocutere.

“Tu vieni al mondo e come tutte le bambine provi ad avere fiducia nel mondo dei grandi – dice Foti alla minore – ma sei tradita…Già l’ impatto con tuo padre ti rende incerta, Perché un po’ ci credevi… Come ogni bambina credevi a tuo padre, e vivi e impatti con l’ esperienza pesante e vio lenta, che ti fa perdere fiducia… Non credi in tuo padre… ci credevi.., non ci credi”. La piccola tace. Quasi per tutto il tempo. Aggiungendo solo un secco “no” dopo alcune frasi dello psicologo. Ma l’uomo insiste, incalza, sempre con lo stesso ritmo. Parla dei ricordi di Valentina e intando descrive il suo papà. Il medoto esistenziale che il padre aveva trasmesso alla piccola, secondo il terapeuta, era “rovinoso e servile”. La bambina non parla, ma con le pupille, immobile su un sedia, segue il dito dell’uomo che continua con i racconti. Una danza ipnotica da film degli orrori.

Dopo la famiglia, ecco che Foti arriva ad affrontare l’argomento “sesso”: “Io penso che nella tua esperienza di vita hai avuto paura dei fidanzati…e le cose sono andate sul modello della relazione violenta con il maschile, pericolosa…” dice alla paziente. Poi, torna a parlare del padre: “tuo padre ti aveva proposto sesso e violenza, da quel che sappiamo. Tua madre non ti ha assolutamente proposto sesso e violenza, ma comunque ti propone anche lei un modello di vita…” Il dialogo prosegue. La musica è sempre la stessa. L’obiettivo ben chiaro: si doveva tagliare ogni tipo di legame tra Valentina e la sua famiglia d’origine. La bambina doveva staccarsi totalmente dai suoi genitori.

Anche la madre della minore, durante l’interrogatorio, ha ammesso di aver notato “la consequenzialità tra la psicoterapia praticata da Foti e l’ emersione delle rivelazioni su presunti abusi o fatti similari, e anche la sua animosità nei confronti del padre”. Come riporta Il Resto del Carlino. “Prima della psicoterapia – racconta – Valentina non mi aveva mai riferito di alcuna problematica rispetto al padre. Dopo la psicoterapia con Foti, non so con quale modalità, si era convinta di avere subito abusi sessuali quando era molto piccola, e che la sua memoria aveva rimosso quel ricordo che era venuto fuori grazie alla terapia”.

Un percorso che, secondo quanto racconta la mamma, avrebbe cambiato la vita di sua figlia che, dopo la “macchinetta dei ricordi”, è diventata un’altra persona. “Convintasi che il padre l’aveva abusata, poco dopo la psicoterapia (…) ha iniziato a fare uso di stupefacenti, è diventata aggressiva e violenta nei miei confronti, e ha iniziato a odiare il padre” spiega la madre. Schiava di una convinzione che le era stata inculcata attraverso lavaggi del cervello e racconti inventati, la piccola aveva cambiato personalità. Durante l’ interrogatorio con il pubblico ministero, Valentina, conferma con certezza che il papà non l’ha mai abusata. Nei racconti davanti al pm, la ragazzina, racconta con estrema lucidità, che gli assistenti sociali di Bibbiano la consigliavano su come affrontare le audizioni davanti ai giudici minorili: “Partivano sempre dal presupposto che io, da piccola, avevo subito una violenza sessuale (…) e tentavano in ogni modo di farmi raccontare tali episodi, che io assolutamente non ricordavo”.

Bambini plagiati, famiglie distrutte, un oceano di sofferenze incancellabili. Se le accuse della Procura di Reggio Emilia venissero confermate in aula di tribunale, il caso Bibbiano sarebbe prima di tutto questo: un sistema degli orrori che ha cambiato la vita a decine di persone.

15 settembre 2019

Fonte/Credits: Costanza Tosi Il Giornale

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