Bibbiano: Galli della Loggia risponde al Centro Bambino Maltrattato

Il Corriere della Sera del 27 luglio 2019 ha pubblicato un editoriale di Ernesto Galli della Loggia intitolato “La società smarrita, cosa ci dice il caso di Bibbiano“. Il presidente del Centro Bambino Maltrattato, Stefano Cirillo, si è sentito punto sul vivo tanto da rispondere con una lettera che è stata pubblicata con evidenza nella rubrica lettere al direttore. Ecco quindi la lettera di Cirillo e la risposta di Galli della Loggia. Notare i toni sarcastici sia della lettera che della risposta. Sono indizio del fatto che le polemiche su questo tema saranno difficili da spegnere.

Caro direttore,
la tesi del suo opinionista Ernesto Galli della Loggia che gli abusi appartengano a un moderno fenomeno di “psicologizzazione della realtà”, risulta a dir poco sorprendente. Quando il vescovo Clemente Alessandrino nel Secondo Secolo invitava i suoi fedeli a non recarsi nei bordelli perché avrebbero potuto commettere incesto sulle figlie e sui figli che avevano abbandonato, parlava di un comportamento socialmente diffuso, non di un’interpretatione psicologica. Quando Jean-Jacques Rousseau nelle Confessioni scriveva che non si vergognava di aver abbandonato tutti i figli che aveva messo al mondo, non proponeva una splegazione psicologizzante della sua condotta, ma denunciava la propria incapacità a fare il genitore. Oggi la crescente consapevolezza dei diritti dei bambini espone la violenza nei loro confronti alla riprovazione collettiva e l’essere tua buon genitore è sentito come un dovere sociale. Quindi chi non è in grado di assolverlo se ne vergogna: se maltratta i propri figli, li trascura, ne abusa, lo nasconde e non riesce a chiedere aiuto.
Per questo motivo negli ultimi mesi in Italia sono stati uccisi sette bambini dai propri genitori, isolati, spesso lontani dalle loro famiglie d’origine e dalle loro comunità, e incapaci appunto di chiedere aiuto. Per questo motivo il mio paziente che ha abusato una trentina di volte dalle della propria figlia di 11 anni lo ha negato per tre gradi di processo, confessandolo tra le lacrime solo nelle sedute di psicoterapia, di fronte alla figlia che aveva accusato di essere una bugiarda (anche in una lettera indirizzatale dal carcere e ovviamente non consegnatale dagli educatori della comunità).
Per questo sono nati i servizi di tutela, per questo lavorano – spesso in solitudine e sopraffatti dal sovraccarico – i servizi sociali. I quali certamente non allontaneranno mai, in un Paese civile com’è ancora l’Italia, un bambino per le difficili condizioni economiche dei suoi genitori, ma solo se corre un grave pericolo per la sua vita e per la sua crescita, una volta falliti tutti gli altri interventi di protezione.

Stefano Cirillo, Psicoterapeuta presidente del Comitato scientifico del Centro per il bambino maltrattato (Cbm) Il Melograno. Milano

Si rassicuri il presidente Cirillo, non sono Barbablù.
Egli ha letto davvero male il mio articolo se ne ha dedotto che secondo me gli abusi sui minori non esistono, essendo solo la manifestazione di un «moderno fenomeno di psicologizzazione di massa». In questione qui non sono gli abusi, caro presidente, sono i metodi per accertarli. E la terribile vicenda di Bibbiano di questo ci parla: del fatto che attraverso sistemi d’indagine di natura psicologica, rivelatisi (in questo come in non pochi altri casi: ripeto: in non pochi altri casi) erronei, e per giunta facilmente manipolobili da operatori criminali, si possa facilmente arrivare alla conseguenza supremamente disumana di togliere dei bambini ai propri genitori innocenti. Lei, caro Cirillo, su questo doveva pronunciarsi. E mi lasci aggiungere una cosa: l’esempio che lei porta del padre abusatore che vergognandosi dell’accadute non confessa perché «non riesce a chiedere aiuto», e solo dopo il lungo trattamento psicologico da lei somministratogli, alla fine crolla, non fa che confermare i peggiori sospetti su panorami, diciamo così terapeutici, per nulla rassicuranti.

Ernesto Galli della Loggia

Fonte: Corriere della Sera

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