Gli psicologi arrestati contro i loro colleghi: “La Carta di Noto? Roba da pedofili”

Il pubblico ministero di Reggio Emilia che indaga sulla vicenda degli operatori che plagiavano i bambini per fare loro sostenere false accuse ha usato gli stessi metodi che utilizza nelle indagini sulla ‘ndrangheta, ed è ancora scosso da quanto ha potuto scoprire. Perchè ci sono bambini di mezzo.

Dalle intercettazioni emerge un quadro inquitante. Parlando della Carta di Noto, il protocollo con le linee guida deontologiche per lo psicologo forense, uno degli intercettati la definisce «una roba scritta da quattro pedofili» (fonte: Il Messaggero).

Questo significa che gli indagati sapevano di operare al di fuori dei metodi di indagine corretti ma nutrivano disprezzo per i promotori di queste metodologie finalizzate ad impedire la suggestione dei bambini nel corso degli accertamenti.

Guglielmo Gullotta ha pubblicato un video per spiegare all’opinione pubblica a che cosa serve la Carta di Noto.  Come avvocato avrebbe buon gioco a mettere le strette gli indagati, e perciò ci auguriamo che si costituisca parte civile nel processo a nome di tutti i professionisti onesti.

Emergono forme di manipolazione psicologica incredibili come quella della “elaborazione del lutto”:

In un altro caso, raccontato dall’ordinanza del Gip, una psicoterapeuta indagata cerca di far rimuovere la figura del padre a un giovanissimo paziente: «Dobbiamo fare una cosa grossa – dice nel colloquio intercettato – Sai qual è? Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto (…) Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. E’ come se dovessimo fare un funerale!» (fonte: Il Messaggero).  

Cancellare i genitori – I magistrati la definiscono una singolare «terapia di elaborazione del lutto » per considerare emotivamente morto un genitore e farlo sparire dai ricordi. Nella carte dell’inchiesta si parla di una psicoterapeuta che dice a un bambino: «È come se dovessimo fare un funerale». Nel colloquio, intercettato, la donna, Nadia Bolognini, (ai domiciliari), chiede al giovane paziente di ricordare «quando il padre lo umiliava» inducendogli, scrive il giudice, falsi ricordi. Il dialogo continua: «Dobbiamo fare una cosa grossa… Sai qual è? Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto (…) Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. È come se dovessimo fare un funerale! » (fonte: Repubblica). 

(28 giugno 2019, fonte: Il Messaggero , Repubblica)

Vedi anche:

  1. Angeli o demoni? Arrestati operatori che manipolavano i bambini per fare false accuse
  2. Ventanni dopo il caso di isteria per pedofilia del modenese: Pablo Trincia su Repubblica

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