Veleno a Mirandola. C’era un’epidemia di pedofili Ecco il piano dei Servizi sociali

Lo psicologo Valgimigli: «La Bassa considerata in modo assurdo un abusificio» I racconti strazianti delle vittime dell’inchiesta giudiziaria che ha distrutto famiglie 
di Alberto Setti (La Gazzetta di Modena)

06 DICEMBRE 2018 MIRANDOLA. Per i servizi sociali dell’Ausl di Mirandola che, approfittando dei finanziamenti della legge Turco, volevano costituire nella Bassa una sorta di centro di eccellenza nella caccia ai pedofili, a Mirandola e dintorni c’era una “epidemia” che accomunava un numero abnorme di adulti nella conduzione di riti satanici, omicidi e violenze di varia natura, non solo sessuali, ai danni di poveri bambini. È un po’ questo il senso di un documento del’epoca – dove la parola epidemia c’è – svelato dallo psichiatra Camillo Valgimigli l’altra sera a Mirandola, all’auditorium Montalcini, davanti a 400 persone esterrefatte. Non fosse stato per l’ironia dissacrante con la quale Vagimigli ha reso note alcune informazioni tenute riservate per vent’anni, c’era da terrorizzarsi.

Il figlio intimorito
Come fece 20 anni fa il figlio, mirandolese ed adulto, di Francesca, la donna che si buttò dal quarto piano dell’Excelsior quando in tv – chissà come – era trapelata la notizia che sua figlia, visitata poche ore prima, era irrimediabilmente violentata. Circostanza falsa, ha purtroppo raccontato la storia. È la stessa bambina, oggi donna, che ha contribuito alle rivelazioni dell’inchiesta “Veleno”.

Tutti per pablo trincia
A Mirandola, a condurre una serata indimenticabile, c’era Pablo Trincia, l’autore di Veleno. Ad ascoltare c’era anche quel ragazzo, cui fu detto “stanne fuori che è meglio” e che ancora oggi teme e soffre per quella tragedia. Come c’era gente da tutta Italia: l’avvocato Patrizia Micai e la psicologa Brillanti, gli Scout di Firenze, i “Bikers against child abuse” di Modena e oltre, due mamme che hanno vissuto storie analoghe di confusione istituzionale a Genova. Dalla Francia è arrivata Lorena Morselli, con i suo quinto figlio Stefano. Non ha mai conosciuto i fratelli, prigionieri oggi del muro di evidenti falsità (i genitori sono stati assolti, i riti satanici della Bassa sono anche per sentenza una follia della ragione): “Io di sicuro non ho fatto niente, vorrei stare con i miei fratelli, conoscerli, parlare di altro, di calcio”, ha supplicato mandando loro un messaggio di speranza questo ragazzo, nato in Francia per sfuggire alla caccia alle streghe che credeva a quella… epidemia.

Le testimonianze
E così, mentre Trincia mostrava luoghi, e soprattutto video e documenti che oggi fanno raccapricciare per come non si sia voluta vedere la realtà, tanti protagonisti hanno raccontato pubblicamente: Roberta, che non ha più rivisto i primi due figli, e che per tenersi la terza, che lunedì era con lei sul palco, ha partorito in Lombardia. Lina, la nonna 85enne di una famiglia, i Morselli di Massa, spazzata via da accuse fantasiose, e che ha ricordato quei momenti e strappato le lacrime di tutta la sala. Federico Scotta: «Ho passato undici anni di reclusione da innocente, non ho mai più rivisto i miei figli, torno stasera a Mirandola dopo 21 anni», ha detto toccando il cuore di tutti.
Un fiume di emozioni, di palesi errori che Trincia ha cercato di raccontare, con garbo, invitando più volte chi fosse contrario a dire la sua.
Il timore è pero che possa ripetersi quello che Valgimigli ha descritto come abusificio, parlando di “errori gravissimi” e del tentativo riuscito all’epoca di estromettere gli esperti della Neuropsichiatria infantile di Modena per far spazio alle teorie di scuole di pensiero “accusazioniste” senza basi scientifiche.
“Non deve più succedere”, ha detto Sonia, per la prima volta su un palco, svelando i tentativo estenuanti delle psicologhe dell’epoca di farle raccontare quello che non era accaduto. Sonia, dopo 20 anni, ha telefonato a sua madre, che era con lei sul palco. E invece succede ancora, perché i Comuni dell’Area Nord, pur disdicendo l’abbonamento annuale al Cismai, continuano a rivolgersi nel reggiano a “stregoni dell’abuso” che praticano gli stessi metodi che tanto disastro hanno fatto nella Bassa. Spezzando per sempre famiglie innocenti. Un tema, quello dei rinnovati esperti che equiparano Trincia e gli altri a difensori dei pedofili – quando invece oggi è sempre più evidente il contrario – che sarà oggetto della prossima puntata di Veleno. E se ne vedranno delle belle, ancora. —
Alberto Setti

https://gazzettadimodena.gelocal.it/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...