Una ricostruzione di alcuni casi – Cristina Giudici Il Foglio 23/3/2001

di Cristina Giudici, Il Foglio – fonte/credits: www.radicalparty.org

Roma 23-3-2001 — Dopo aver avviato un’istruttoria sui suoi rudi metodi d’indagine di Pietro Forno, il Csm ora studia anche l’operato dei suoi consulenti di parte: psicologi che emettono sentenze di condanna inappellabili, ginecologi dai discutibili pareri medici, e un rapporto troppo stretto fra la procura milanese e un’associazione di psicoterapeuti. Riassunto della puntata precedente. A dicembre Il pm del pool dei soggetti deboli, (donne e bambini vittime di maltrattamenti e abusi sessuali), finisce al centro di una polemica e di un’indagine del Csm. Un taxista milanese, Marino Viola, accusato di violenze sessuali sulla figlia, viene assolto quando a Forno subentra un altro pm, Tiziana Siciliano. Il suo avvocato difensore, Luigi Vanni, segnala parecchie irregolarità avvenute nel corso delle indagini e confermate dalla requisitoria della Siciliano. Il processo diventa un caso che solleva dubbi sulle metodologie adottate da Forno e getta ombre sul lavoro dei periti. Il Csm apre un’istruttoria su richiesta del consigliere laico Eligio Resta. Forno si difende, accusa i giornalisti di stare dalla parte dei pedofili, annuncia la richiesta di trasferimento, la procura milanese si divide, Francesco Saverio Borrelli lo riconferma e lui resta – per il momento – al suo posto. Ma il Csm prosegue. Indaga anche sul processo Artico, l’educatore condannato in appello il 20 febbraio a 9 anni di reclusione. Emerge un uso spregiudicato delle intercettazioni telefoniche da parte del pm e interrogatori intimidatori delle presunte vittime da parte dei poliziotti.

Gli esperti del Cismai

Poi nel dossier Forno arrivano le carte che riguardano un coordinamento composto da 40 centri e servizi, pubblici e privati, e 100 soci che operano nel campo del trattamento e prevenzione dell’abuso sessuale sui minori: il Cismai. Sono i consulenti che per conto di varie procure, non solo quella milanese, conducono accertamenti sui minori vittime degli abusi, principali testi di accusa nei procedimenti giudiziari. I loro pareri coincidono sempre con la tesi del pm, il loro protocollo di intervento è la fotocopia del metodo d’indagine introdotto nel 1989 da Forno. Dopo le loro relazioni, i minori vengono tolti alle famiglie e affidati ai centri, dove spesso lavorano gli stessi periti. Il primo a puntare il dito contro il Cismai è il senatore Augusto Cortellone dell’Udeur. In un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia del 9 febbraio scrive: “Oggi varie procure, tribunali e uffici Gip provvedono alla scelta dei loro consulenti quasi sempre fra gi associati Cismai, sia per i magistrati dell’accusa che per i giudici all’interno della stessa vicenda processuale, contraddicendo così il principio costituzionale del giusto processo. Le loro perizie partono sempre dal presupposto della colpevolezza dell’indaga to. Non crede il ministro che sussista il pericolo che i soci Cismai, perpetrino condotte penalmente rilevanti come le false perizie o false interpretazioni?”. Il 15 febbraio la presidentessa del Cismai, Teresa Bertotti, scrive al ministro della Giustizia per chiarire le finalità dell’associazione e conclude: “Segnalo l’effetto negativo che suscitano queste prese di posizioni negli operatori chiamati per prevenire e rilevare precocemente i casi di pedofilia e poi accusati di una del tutto non precisata appartenenza nefasta la cui colpa sarebbe quella di favorire lo scambio e il confronto fra professionisti…”. Ma il protocollo di intervento di questa associazione non è mai stato approvato dall’Ordine nazionale degli psicologi che già nel 1999 lo ritiene pericoloso perché, come scrive il professor Guglielmo Gullotta a cui l’Ordine ha chiesto un parere, “non viene neanche presa in esame l’ipotesi che il sospettato possa essere innocente, ma si afferma che l’abusante (il pedofilo) neghi sempre”. Insomma si evince che il Cismai abbia storpiato il metodo della validation psicologica americana, per aderire all’impianto italiano di certi pm. Il risultato è un pasticcio psicogiudiziario che potrebbe aver portato in carcere più di un innocente e fabbricato qualche mostro. Nel processo Viola, la pm Tiziana Siciliano, riferendosi alla ginecologa Cristina Maggioni che ha riscontrato segni di una violenza sessuale mai avvenuta, dice: “Ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o una persona in malafede…”. E’ lei la perita incaricata da Forno in numerosi processi, in 9 anni ha fatto 358 consulenze, ha partecipato a vari processi dove è sempre stata smentita dai consulenti del giudice. Il Cismai nega che la Maggioni sia attualmente iscritta all’associazione. Nel processo a Salvatore Lucanto, (il pm è sempre Forno), la vicenda è ancora più grave. Secondo l’accusa Salvatore avrebbe violentato sia la cugina minorenne sia la figlia Angela. Finisce in carcere, per due anni e mezzo, nel dicembre 1999 viene assolto perché il fatto non sussiste. L’accusa si basa su due disegni eseguiti dalla figlia in presenza di una psicologa Luisa Della Rosa, (ex socia Cismai). Quando la bimba esce dall’audizione protetta dice: “ La signora mi ha detto che devo disegnare un fantasma e chiamarlo pisello”. Poi viene prelevata a scuola e portata al Centro aiuto famiglia e bambini maltrattati (uno dei quattro centri fondati dal Cismai) dove lavora l’allora consulente del pm Luisa Della Rosa. Per due anni, il centro riceve dal comune di Milano 5 milioni e 400 mila lire al mese per l’affidamento della bambina (il conto finale di 150 milioni viene presentato al padre). Durante il processo di primo grado un’altra perita, la psicoterapeuta Marinella Malacrea (presidente del Centro del bambino maltrattato e membro del direttivo Cismai) viene sospettata di fare perizie “forzate”. Uno degli avvocati Guido Bomparola, chiede che un foglietto di appunti della psicoterapeuta venga allegato agli atti. C’è scritto: “Con Forno rimango poi d’accordo che farò bastare gli elementi che ho… informo Forno che se non riuscirò a produrre un minimo di alleanza (con la teste. ndr) non mi pare utile farle un esame psicologico, sarebbe… (non si capisce la parola) oltre che controproducente”. E non finisce qui. Salvatore e Raffaella Lucanto non vedono più la loro bambina dal 1995, nonostante lui sia stato assolto dall’accusa formulata da Forno perché i periti incaricati dalla Corte d’appello hanno sconfessato i pareri clinici emessi da quelli del pm. Dal 1997 però il tribunale dei minori ha dichiarato la bambina adottabile. Nel gennaio scorso l’avvocato dei genitori, Raffaele Scudieri, chiede al tribunale di nominare periti estranei al processo d’appello e si trova di fronte Giobatta Guasto, (socio Cismai). Ma torniamo a Pietro Forno. La seconda commissione del Csm potrebbe chiedere il suo trasferimento per incompatibilità ambientale, se verrà dimostrato che ha violato la legge sulle guarantigie dei magistrati a causa dei suoi molteplici interventi pubblici a favore delle tesi degli psicoterapeuti incaricati di eseguire perizie nei processi da lui istruiti. E stato, infatti, Forno, a prendere carta e penna per difendere l’operato del Cismai davanti alle critiche dell’Ordine degli psicologi, firmando un intervento con Marinella Malacrea e Paola Di Blasio (entrambe socie Cismai). Secondo le voci che circolano nella procura milanese, la posizione di Forno, fino a qualche mese fa considerata inattaccabile, è diventata traballante. Ed è probabile che nei prossimi mesi venga trasferito in un collegio giudicante, in una altra sezione della procura o in qualche Tribunale dei minori. Sembra che Forno abbia indicato tra le sue preferenze il Tribunale dei minori di Torino, presieduto da Giulia De Marco (moglie di Giuliano Violante).

Il caso Covezzi di Modena

Il Csm non si ferma al caso Forno e indaga anche su quelle procure dove è stato adottato il suo metodo. Il caso più significativo riguarda un procedimento avviato a Modena nel 1998 dal pm Andrea Claudiani. Imputati i coniugi Covezzi a cui sono stati tolti i quattro figli. Una fotocopia dei processi condotti da Forno a Milano. Si legge nell’esposto arrivato al Csm: “L’accanimento e l’assoluta mancanza di serenità del magistrato nonché l’assoluta caparbietà nel voler conferire assoluta certezza all’operato della Maggioni e Bruni (periti del processo Viola a Milano) legati a un’associazione (Il Cismai ndr), che anche il dottor Forno ha partecipato a realizzare…”. Si tratta di un procedimento nato sulla base della testimonianza di un bambino di sette anni, che nel 1997 ha raccontato di violenze sessuali, messe nere nei cimiteri e omicidi di bambini. Da un processo ne è nato un secondo e poi un terzo. Fino a oggi ci sono state 23 persone rinviate a giudizio. In mezzo ci sono stati due morti, una madre suicida e un prete, don Giorgio Govoni, colpito da un infarto dopo la sentenza della condanna a 14 anni. I coniugi Covezzi, coinvolti nel processo pedofilia ter, non sono ancora stati rinviati a giudizio. La ginecologa incaricata dal pm è stata ancora una volta la Maggioni che ha fatto cilecca a Milano nel processo Viola e ha ripetuto il debutto a Modena. Due docenti, Fabio Buzzi e Francesco Acerboni, incaricati dal Gip l’hanno tacciata di incompetenza. Un’altra perita del pm Claudiani è stata Cristina Roccia, (socia Cismai) denunciata per esercizio abusivo della professione perché all’epoca non era iscritta all’Ordine degli psicologi. La sua performance migliore è stata quella di trovare conferma ai suoi sospetti guardando negli occhi la signora Covezzi. Parla del “ suo sguardo minaccioso e aggressivo nei confronti dei periti”, scambiando la rabbia di una madre a cui hanno tolto i figli con un sintomo di colpevolezza. In Italia ogni anno si celebrano 200 processi per pedofilia. Il Csm si chiede cosa possano avere combinato i paladinigiustizieri dei pedofili e i loro periti in nome dei bambini.

Cristina Giudici, Il Foglio 23-3-2001 — fonte/credits: www.radicalparty.org

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