Ventanni dopo il caso di isteria per pedofilia del modenese: Pablo Trincia su Repubblica

Tra ottobre e novembre 2017 Repubblica ha pubblicato un reportage in stile radiofonico. In sette puntata Pablo Trincia ha ricostruito la storia delle false accuse di pedofilia ai genitori dei bambini di un paese in provincia di Modena. Gli audio scaricabili, accompagnatei dalla trascrizione e da vari spezzoni video, sono stati ascoltati da milioni di persone. Il podcast intitolato “Veleno” è stato un successo mediatico che ha creato un precedente per tutto il sistema dell’informazione su Internet. Qui però non ci interessa l’aspetto mediatico, ma il merito della vicenda su cui abbiamo raccolto vario materiale anche in passato.

In effetti la ricostruizione di Pablo Trincia non aggiunge molto a quanto già si sapeva, nè alle deduzioni che si potevano trarre dai fatti. Ma la novità della dettagliatissima ricostruzione di “Veleno” sono i documenti video originali delle audizioni dei minori. E soprattutto la ricerca che ha fatto Trincia su questi bambini ormai trentenni, per capire che ne è stato di loro. Il senso comune infatti porterebbe a pensare che dopo un processo che ha assolto tutti gli imputati, le vittime abbiano riallaccciato i rapporti con i genitori. O – in altri termini – che dopo l’esposizione della totale infondatezza delle acccuse e la grossolana inverosmiglianza della vicenda i bambini, oggi adulti, abbiano preso atto della realtà.

Invece nulla di tutto ciò: i bambini avvelenati e manipolati ventanni fa non hanno più rivisto i genitori nè vogliono incontrarli. Preferiscono non fare i conti con il passato e cancellare dalla memoria quella tragica vicenda che ha segnano per sempre le loro vite.

Un esito questo che fa a pugni con il senso comune ma che deve servire da monito per gli operatori che si occupano di bambini manipolati, sia nell’ambito delle false accuse di abusi collettivi, sia nell’ambito molto più diffuso delle separazioni conflittuali  e della conseguente alienazione parentale.

Questa vicenda quindi ci deve servire da insegnamento e da monito: non esiste l’happy ending garantito come nei film di Hollywood. Non è vero, come sostengono anche alcuni psicologi specializzati in minori contesi, che con l’età il figlio “si rende conto dell’accaduto”. E’ vero invece il contrario, cioè che il veleno della manipolazione se non è bloccato in tempo fa il suo effetto e giunti all’età adulta non c’è rimedio.

Ripubblichiamo qui l’articolo di Pablo Trincia su Repubblica del 5 dicembre per garantire la sua rintracciabilità sul web nel tempo. E nel caso qualcuno dei bambini di uno dei casi avvenuti in Italia tra il 1997 e il 2007 lo trovasse qui, gli consigliamo di guardare gli altri post di questo blog per rendersi conto che quanto capitato a lui è capitato a migliaia di altri bambini solo in Italia. Perchè non ci sono solo i casi di falsi abusi collettivi. Ci sono i molto più numerosi casi di separazioni con alienazione parentale di cui si è occupato questo blog e di cui esiste una grande quantità di materiale documentale in rete.  In una buona parte dei casi di alienazione parentale sono presenti anche false accuse più o meno gravi, a volte di abusi sessuali. Con il corollario di perizie, processi e il veleno che ne consegue nella mente dei bambini coinvolti. Il controveleno ancora non è stato scoperto, ma almeno conserviamo traccia dei fatti in modo che si possa trovarlo in futuro.

Pedofilia, nel paese dei sospetti un’altra verità vent’anni dopo

di Pablo Trincia, Repubblica 5-12-2017
Fonte/Credits: http://ricerca.repubblica.it

«Mi dispiace per tutta la gente buona che è stata arrestata…. Me ne do una colpa… Io è da un anno e qualcosa che ho seri dubbi su tutto. E cerco di vivere senza darci un peso eccessivo. Ma con rabbia verso la gente che mi ha usato » . Poche righe in una mail, che però feriscono come coltellate. E che potrebbero far riaprire uno dei più controversi casi di cronaca nera italiana degli ultimi vent’anni. ” Dario” — il testimone chiave — è convinto di essere stato manipolato. Costretto a raccontare cose non vere. Indotto ad accusare persone che nemmeno conosceva o aveva mai visto. Nella primavera del 1997, quando aveva solo sette anni, i suoi racconti a una psicologa avevano dato vita all’uragano giudiziario che di lì a pochi mesi avrebbe stravolto l’esistenza di oltre quaranta persone nella frazione di Massa Finalese e nel comune di Mirandola, dove intere famiglie si sono ritrovate accusate dalla notte al giorno dei crimini più infamanti: pedofilia e abusi satanici rituali sui propri figli. Accuse che hanno portato a cinque processi, decine di anni di condanna, cinque morti e all’allontanamento definitivo di sedici bambini, mai più tornati a casa.

A due decenni esatti da quella tragica vicenda, consumatasi lontano dai riflettori mediatici tra le campagne nebbiose della Bassa Modenese, le fondamenta del colossale impianto accusatorio costruito dagli psicologi dei Servizi sociali di Mirandola, dal Tribunale dei minori di Bologna e dalla Procura di Modena, cominciano a scricchiolare. Quel bambino biondo e impaurito dalle cui labbra uscivano parole che colpivano come proiettili, oggi diventa l’arma alla tempia di professionisti il cui operato ha scatenato negli anni fiumi di polemiche rimaste finora quasi sempre confinate sotto la coltre della provincia Emiliana.

Ma andiamo con ordine. È proprio con Dario che comincia questa storia. Ultimo figlio di una famiglia povera e disagiata di Massa Finalese, all’età di tre anni viene allontanato a seguito di uno sfratto e portato in un istituto di Reggio Emilia, prima di essere collocato presso una famiglia affidataria. Un giorno, però, racconta alla maestra di prima elementare che all’interno della famiglia naturale avvengono cose strane. Il fratello maggiore fa degli “scherzi sotto alle coperte” alla sorella. Entra in scena una giovane psicologa, Valeria Donati, che lo incontra svariate volte, nel tentativo di capire cosa sia accaduto. In poco tempo, Dario accusa di abusi il padre, la madre e il fratello naturale. Ma i suoi racconti non si fermano lì. Si allargano come un liquido scuro e tossico, che lambisce le case di persone vicine e lontane. Agli occhi degli inquirenti si delinea un network di depravati di ogni età e sesso che si arricchisce grazie a un oscuro mercato pedopornografico clandestino.

Il numero dei bambini allontanati sulla base di questo sospetto cresce di mese in mese. Una madre disperata si lancia dal quinto piano. Ma le perquisizioni e gli arresti continuano. Spesso i bambini allontanati fanno il nome di altri, scatenando l’effetto domino. A un anno e mezzo dalle prime rivelazioni di Dario, gli allontanamenti sono diventati sedici.

A vagliarli ci sono le visite mediche di una ginecologa di Milano, Cristina Maggioni, che nella stragrande maggioranza dei casi parla di abusi gravissimi. Poi i piccoli cominciano a ricordare nottate nei cimiteri, messe sataniche, sacrifici di animali e infine di esseri umani. A capo della setta — dicono — c’è un parroco molto conosciuto nella zona, don Giorgio Govoni. Nei cimiteri non viene trovata nessuna prova. La sensazione che quelle dei bambini siano solo fantasie è forte. Ma il Tribunale di Modena condanna tutti senza pietà. Il prete e un altro imputato muoiono fulminati da un infarto. Una madre entra in carcere e ne esce con un tumore allo stato terminale. Un’altra viene ritrovata in cella, in preda all’ultimo, letale, attacco epilettico. Più i processi vanno avanti, più tra le aule di tribunale si insinua il dubbio: che metodo stanno usando Valeria Donati e le sue colleghe? I racconti e i ricordi dei bambini sono spontanei o impiantati dalle dottoresse? E soprattutto: la dottoressa Maggioni ha le competenze giuste per giudicare la presenza di segni di abusi?

Ma ormai è troppo tardi. I bambini, abbandonati e confusi, hanno cominciato a odiare i genitori. Non torneranno mai più a casa. Nemmeno quando molti di loro verranno sollevati da ogni accusa in appello. Nel dicembre del 2014, la Cassazione assolve l’ultima madre coinvolta, Lorena Covezzi, una maestra d’asilo cui sedici anni prima la polizia aveva portato via i quattro figli nel cuore della notte. È stata questa notizia a spingerci a produrre Veleno, un’inchiesta audio a puntate, assieme ad Alessia Rafanelli, Gipo Gurrado, Marco Boarino e Debora Campanella. Volevamo ritrovare tutti i protagonisti coinvolti. Soprattutto, volevamo ritrovare Dario.

Dopo mesi di ricerche, un giorno di gennaio del 2016 lo abbiamo incontrato. È un ragazzo di 27 anni divorato dagli incubi di omicidi che non ha mai commesso e dai sensi di colpa per aver accusato persone probabilmente innocenti. Ed è pieno di rabbia verso psicologhe che oggi crede gli abbiano fatto il lavaggio del cervello. «Mi dicevano: cosa è successo? Racconta… torna indietro… cerca di ricordare… Per forza un bambino parla di fantasie, dopo otto ore di stress e pressione vorresti solo andare a dormire».

La conferma è arrivata da uno scatolone pieno di videocassette con registrate le interviste ai bambini. Al loro interno, colloqui in cui le psicologhe riempivano i bambini di domande suggestive: « Sei tranquilla davvero, o fai finta di essere tranquilla?».

Tra i nastri c’era anche quello di Dario da piccolo. Un bambino di sette anni circondato da adulti che lo martellano con promesse e domande ricattatorie: « Vuoi andare al mare? Prima devi parlare». «Forza, racconta. Dopo ti sentirai meglio » . Di sicuro, meglio, Dario non ci si è mai sentito.

Fonte/Credits: http://ricerca.repubblica.it

Vedi anche: articolo di presentazione della serie su: www.repubblica.it  Link al podcast: http://lab.gruppoespresso.it/

VELENO nel corso di 7 puntate, racconta un’unica storia di cronaca realmente accaduta vent’anni fa. Non ci sono attori, non c’è una sceneggiatura: viene seguita la traccia segnata dalle testimonianze e dalle ricerche. Tutte le registrazioni audio del passato, i verbali e gli atti sono originali. Tutte le voci che raccontano la storia oggi sono quelle vere dei suoi protagonisti. Ogni puntata aggiunge un nuovo capitolo, quindi è importante ascoltarle in ordine, a partire dalla prima:  Le tappe della vicenda

In questo video lo speciale di Repubblica TV del 11 dicembre 2017: https://video.repubblica.it/embed/cronaca/veleno-lo-speciale-con-i-protagonisti-dell-inchiesta-l-integrale/292010/292619

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5 thoughts on “Ventanni dopo il caso di isteria per pedofilia del modenese: Pablo Trincia su Repubblica

  1. pct38 ha detto:

    E nessuno ha pagato. Servirebbe un processo penale internazionale per genocidio

  2. […] articolo perchè fa il punto della situazione dopo il clamoroso successo del reportage a puntate Veleno di Repubblica TV. Nella stessa settimana su RAI1 Storie Italiane ha dedicato una puntata alla […]

  3. […] suo profilo Facebook ha paragonato la vicenda a quella recentemente denunciata nell’inchiesta Veleno. Scrive Trincia : “Hanno arrestato Claudio Foti, responsabile del Centro Hansel e Gretel di […]

  4. […] Ventanni dopo il caso di isteria per pedofilia del modenese: Pablo Trincia su Repubblica […]

  5. […] nel 2019 saranno effettivamente stati convinti a rifiutare i loro genitori. Ma sappiamo dal caso Veleno (Bassa modenese) di fine anni 90 che praticamente tutti i minori allontanati dalle famiglie non […]

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