Accuse false di abuso sessuale: avvocati e giornalisti complici

Un clamoroso caso di false accuse di abuso sessuale in corso di separazione è recentemente riemerso dal passato. Si tratta della vicenda di Alberto Tana che negli anni 90 venne accusato dalla ex moglie di abusi sessuali sulla figlia. Venne processato e assolto ma non riuscì più a ristabilire un rapporto con la figlia. La bambina aveva di 10 anni all’epoca delle accuse e durante tutta l’adolescenza continuò ad accusare il padre. A 17 anni pubblicò un libro in cui dipingeva il padre come un mostro bene introdotto negli ambienti del potere e per questo rimasto impunito.

I dettagli della storia si possono leggere a questo link. Quello che ci interessa qui però è fare un’analisi del ruolo che hanno avuto vari professionisti nel rendere possibile questo gravissimo abuso su una bambina. Perchè – chiariamolo bene – un abuso effettivamente c’è stato. L’abuso vero è stato lasciare una bambina nelle mani di una madre che usandola per una vendetta insensata ha distrutto il suo rapporto con il padre (che invece avrebbe potuta farla crescere in un contesto di affetto e normalità). Questa valutazione estremamente severa non è nostra, ma della stessa bambina che diventata adulta ha cercato di fare i conti con il passato con un altro un libro (“Giuro di dire la verità, nient’altro che la verità”, Carolina Tana, Alpes Italia, 2015).

Citiamo dunque la stessa Carolina Tana in una intervista a FQ Magazine:

Ci credette tutta la stampa nazionale  nessun giornalista tra i più blasonati di tv e giornali del nostro paese si pose mai la questione se quello che dicevo fosse comprovato da dati oggettivi. Pensavano solo allo scoop. L’unico che ebbe dei dubbi fu Maurizio Costanzo. Andai anche a Tempi Moderni da Daria Bignardi a cui oggi ho rivolto un appello per raccontare la mia verità da adulta, ma non mi ha voluto.

Fonte/Credits: avoiceformen.com

La ragazza nel 2000 pubblicò un’altro libro in cui ripeteva le accuse al padre ed ebbe parecchio spazio su giornali e TV. Il libro venne scritto da qualcun altro che certamente venne pagato per farlo, ma non ne conosciamo il nome. E’ questo in realtà il tema che i mass media si guardano bene dall’approfondire. Come è possibile che sia potuto accadere? E come è possibile che oltre ai professionisti della stampa, anche gli esponenti della professione legale  (avvocati in primis, ma anche i magistrati che non hanno provveduto ad allontanare la bambina dalla madre) abbiano avvallato quanto accaduto? La gravità di tutto questo non sarà mai abbastanza enfatizzata.

Essere complici di questo abuso è qualcosa paragonabile ai crimini dei medici che aiutavano i nazisti.

Ma se per ora non abbiamo una risposta sulle cause di questo fallimento della deontologia professionale, possiamo però recuperare alcune informazioni dal passato per agevolare una ricostruzione di quanto avvenuto a beneficio di chi potrebbe avere i mezzi per impedire che ciò accada di nuovo.

E’ quindi interessante leggere oggi le recensioni che vennero fatte del libro del 2000, che si intitolava «La bugiarda». Il libro venne ritirato dal commercio dopo una sentenza che ne riconosceva il contenuto diffamatorio (è reperibile però nelle biblioteche). Si può trovare ancora oggi una sua recensione sul quotidiano locale il Tirreno, a firma di David Fiesoli.

Lei si firma Carolina T., e l’ha voluto intitolare così perché così è stata definita. Una bugiarda. Suo padre ha abusato a lungo di lei bambina e adolescente: da quando aveva quattro anni, oggi ne ha 17. Nessuno le ha voluto credere. [David Fiesoli, il Tirreno]

Il titolo è enfatico e sensazionalista (Carolina, violentata due volte – «La bugiarda», atto d’accusa contro il padre e la legge). E sarà stato certamente autorizzato da un caporedattore o da un responsabile delle pagine della cultura, ma di questa persona non conosciamo il nome (se no lo faremmo qui). Leggendo il testo invece si possono ricostruire altri dettagli interessanti. Ad esempio che venne creato un sito Internet (www.carolina.com), che non esiste più (e non compare nell’archivio dei siti scomparsi). E questo sito Internet finalizzato a supportare la campagna di false accuse aveva dei collaboratori (non persone comuni, ma intelettuali famosi).

Il sito di Carolina è semplice, azzurro, appena un gabbiano lo abita: qui Carolina parla di sé, e la aiutano le dichiarazioni di Tina Lagostena Bassi, Danila Bonito, Lidia Ravera, Alessandro Meluzzi. Nomi della cultura e del giornalismo si sono stretti solidali attorno a questo progetto. [David Fiesoli, il Tirreno]

Il libro aveva una prefazione, scritta da una famosa avvocatessa, definita da Wikipedia “uno dei principali e più agguerriti avvocati per la difesa dei diritti delle donne“. Strano che questa professionista non abbia capito che la donna da difendere era l’indifesa bambina e non la madre che la stava manipolando. Ecco come con un’enfasi degna della propaganda nazifascista il giornalista del Tirreno cita la prefazione:

L’avvocata Lagostena Bassi ha anche scritto la prefazione a «La Bugiarda»: nota per il suo impegno politico e civile, nonché coautrice della legge contro la violenza sessuale approvata nel febbraio del 1996, ha preso a cuore il caso di Carolina T.:  «mai le leggi – scrive – sono state applicate in maniera tanto distorta come quando la vittima è un bambino che ha subito il più grave di tutti i delitti: gli sono stati uccisi, e per sempre, i sogni». [David Fiesoli, il Tirreno]

Dalla recensione del Tirreno non emergono altri nomi di persone coinvolte. Segnaliamo solo il tono generale sopra le righe che anche un quotidiano locale avrebbe fatto meglio ad evitare, se non altro per non rischiare querele (non è prudente definire una persona già dichiarata innocente un “potente pedofilo”, si tratta di una chiara fattispecie del reato di calunnia).  Certo una ricerca più accurata su internet potrebbe portare alla luce altre prese di posizione inopportune, ma noi preferiamo fermarci qui.

Non senza concludere con un’ultima citazione. Quando scoprirono gli orrori dei lager nazisti, gli alleati ritennero inverosimile che i cittadini tedeschi non ne sapessero nulla, e li obbligarono a visitare i lager.  Allo stesso modo riteniamo che per le false accuse – in questa e altre vicende – chi ha dato il suo contributo professionale non poteva non sapere. Quindi ci aspettiamo che le autorità ne traggano le debite conseguenze, per evitare che gli orrori si ripetano ancora.


Note a margine:

  1. Il libro «La bugiarda: la violenza di un padre. La violenza della legge» (Pironti editore, pp. 112, prefazione T. Lagostena Bassi) non è più in commercio ma si può reperire nel sistema delle biblioteche di Roma (vedi scheda) e in molte altre biblioteche italiane.
  2. Una ricostruzione della vicenda è stata pubblicata anche da il Giornale del 5 marzo 2015.
  3. Il padre di Carolina Tana ha pubblicato un libro nel 2014, Il buio negli occhi: La colpa di essere innocente, Carolina Tana ha colto l’occasione per cercare il suo perdono nel 2015 con il suo libroGiuro di dire la verità, nient’altro che la verità”, Alpes Italia 2015.
  4. La madre di Carolina Tana ha subito la pena del contrappasso per aver cercato di sfruttare lo sciacallaggio mediatico contro l’ex marito. Nel 2013 venne arrestata per un tentativo di estorsione ai danni dei genitori di Madeleine McCann, la bambina inglese scomparsa in Portogallo. I giornali inglesipubblicarono su Internet un’intera lunga sequenza di foto relative al suo arresto avvenuto con modalità estremamente umilianti. Per vederle basta cercare su Google con le parole “Aurora Vaz arrested” o visitare il sito di entertainment news www.zimbio.com.
  5. Alessandro Meluzzi, nel 2010 ha dedicato un appassionato articolo alla difesa di una madre che aveva formulato false accuse di abusi sessuali e aveva subito l’allontanamento del figlio (“Quel bambino strappato alla mamma che lo ama troppo“, il Giornale 25 aprile 2010).
  6. Nel libro “I volenterosi carnefici di Hitler” lo storico Daniel Jonah Goldhagen sostiene che i tedeschi non potevano aver ignorato la verità della Shoa e quindi ne erano complici. Secondo Goldhagen una prova di tutto ciò sono i filmati storici, che riprendono gli abitanti tedeschi obbligati dagli alleati a visitare i campi, a vedere lo scempio: la popolazione non appariva inorridita, bensì scocciata, annoiata, indifferente, forse consapevole ma non scalfita moralmente. Lo stesso tipo di reazione che si può notare oggi tra alcuni esponenti della professione forense e giornalisti rispetto al tema delle false accuse.
  7. Nel marzo 2015 Carolina Tana ha partecipato alla trasmissione televisiva Mattino Cinque, rilasciando una intervista in cui ribadisce di non riuscire a capire come sia accaduto che si sia lasciato l’affido della figlia ad una madre così problematica. Il video si può vedere su Vimeo.

Fonte/Credits: avoiceformen.com

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