Revisione del processo per il padre di Como condannato per accusa falsa di abusi – 14.7.17

Il padre condannato in via definitiva a 7 anni di carcere per una acccusa di abusi sulla figlia falsa avrà un altro processo di appello. La Corte di Appello di Brescia ha ammesso la revisione del processo. Le motivazioni sono state ampiamente divulgate nei mesi precedenti dagli avvocati dell’uomo attraverso i mass media (si veda tra l’altro il famoso servizio de Le Iene). In un convegno a Milano era stata perfino una delle giudici di Cassazione che aveva sottoscritto la condanna  a sostenere che con le motivazioni sentite nel convegno l’uomo sarebbe stato assolto. Una specie di invito a presentare domanda di revisione, che per fortuna è stata accolta. E con la revisione del processo è arrivata anche la sospensione dell’esecuzione della pena per l’uomo che era latitante all’estero.

La notizia della decisione sulla revisione del processo è stata data dal Corriere della Sera del 14 luglio 2017.

Di seguito l’articolo del Corriere della Sera del 3 febbraio 2017 che aveva aperto la campagna per la revisione del processo.

«Dove ti ha fatto male papà?» Scontro fra psicologi sui test

Sette psicologi del Consiglio lombardo dell’Ordine su 15 contestano una perizia compiuta su una bambina di soli due anni e minacciano le dimissioni: «La piccola è stata suggestionata». Il padre intanto è stato condannato al carcere

di Elisabetta Andreis e Gianni Santucci

(Corriere.it)  3-2-17 «Dove ti ha fatto male il papà?». Intorno a questa domanda ruota l’esame condotto su una bambina di due anni che, ciuccio nella mano, rispondeva seduta in braccio alla mamma. Quella perizia (2011) è stata cruciale per condannare al carcere il padre, accusato — nell’ambito di una burrascosa separazione tra i genitori — di abusi sulla piccola. Ma ora quello stesso documento è contestato da sette psicologi del Consiglio lombardo dell’Ordine (su 15 totali), che per questo caso minacciano le dimissioni. «La perizia è la summa di tutto ciò che non si dovrebbe fare in sede di esame — spiega Mauro Grimoldi, uno dei sette, ex presidente dell’Ordine —. Il Consiglio non è stato in grado di valutare tutta la gravità dell’atto e delle sue conseguenze». C’è stato un procedimento disciplinare a carico del professionista che ha condotto il test che si è concluso — salvo ricorso — con la sanzione più lieve, l’avvertimento.

La bambina, che oggi ha 8 anni, in incidente probatorio non aveva confermato neanche un elemento dell’accusa. Mentre prima e durante la perizia è stata «così platealmente suggestionata — secondo gli psicologi — da rendere assolutamente probabile un esito non veritiero». Concorda un noto neuropsichiatra infantile, Giuseppe Benincasa: «La perizia è stata condotta in modo assolutamente inadatto a giungere a qualunque conclusione», dice. La storia emerge a metà ottobre scorso. Durante un convegno in Bicocca, il pediatra Vittorio Vezzetti la presenta come «emblematica di un possibile falso abuso», denunciando i mancati accertamenti «contro ogni forma di tutela e contro le linee guida internazionali. Possibile che nei vari gradi di giudizio non siano state disposte neanche le visite ginecologiche e mediche di base?». Dal pubblico si alza una donna, Claudia Squassoni, presidente del collegio che in Corte di Cassazione aveva confermato la condanna al padre. «Ciò che dice il pediatra è esattissimo — spiega il magistrato, da poco in pensione —. Se nel ricorso fossero state sollevate quelle eccezioni, l’esito sarebbe stato diverso». Cioè: il verdetto di colpevolezza non sarebbe stato confermato dalla Cassazione, che deve esaminare la correttezza procedurale.

Ripercorrendo la storia: Giulia (nome di fantasia) nasce nel 2008,due anni dopo c’è la separazione conflittuale dei genitori. La mamma vorrebbe l’affido esclusivo. A marzo 2011 lei, con la nonna materna, accusa l’ex marito di aver abusato, dal luglio 2010 e per qualche mese, della bimba. Si tratterebbe un rarissimo caso di infantofilia. L’accusa ruota intorno alle frasi che la bimba avrebbe confidato alla madre e soprattutto alla nonna. Non emergono altre testimonianze, né elementi sospetti dagli accertamenti su telefoni e computer del padre. C’è la deposizione di una pediatra (nel frattempo deceduta) che constatava arrossamenti «compatibili» con un abuso. E la perizia adesso contestata. Riccardo Bettiga, presidente degli psicologi lombardi, spiega: «L’Ordine tutela gli interessi degli iscritti e dunque non commenta eventuali procedimenti disciplinari a loro carico».

Dal 2011 il padre non ha più potuto avvicinarsi a casa. Nel 2013, la condanna di primo grado (9 anni di carcere, Tribunale di Como); nel 2015, leggera riduzione in Appello (7 anni e mezzo). Poi la Cassazione, con sentenza esecutiva da dicembre 2016. Per l’avvocato della mamma, Massimo Schirò, gli indizi sono più che sufficienti. Per i legali dell’uomo, seguito da Angelo Giarda e solo in Appello da Guglielmo Gulotta, insussistenti. «A fronte di riscontri probatori deboli, molti elementi di ragionevole dubbio non sono stati presi nella dovuta considerazione», si sbilancia un noto penalista, Paolo Tosoni, non coinvolto nel processo, ma a conoscenza delle carte. Per alcuni il caso andrebbe riaperto, pensando anche a una storia analoga. Quella di un altro papà, Renato Sterio, che nel 2005 era stato condannato per presunti abusi sulla figlia che allora aveva 4 anni. L’accusa, anche in quel caso, ruotava intorno alle frasi riferite dalla mamma e dalla nonna materna, e per combinazione alcuni dei giudici sono stati gli stessi nei due processi. Sterio scontò tutti gli anni di carcere. Una volta uscito, un’ammonizione allo psicologo che aveva condotto la perizia sulla credibilità del minore e una relazione psichiatrica sulla ex moglie avevano fatto riaprire il fascicolo. La revisione portò alla dichiarazione di innocenza «perché il fatto non sussiste», e a un risarcimento da 200 mila euro per l’ingiusta detenzione.

http://milano.corriere.it/

2 thoughts on “Revisione del processo per il padre di Como condannato per accusa falsa di abusi – 14.7.17

  1. […] vicenda del padre condannato sulla base  di una perizia che l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha giudicato innattendibile viene ricostruita in un servizio de  Le Iene del 8 maggio 2017. Una storia aghiacciante. Il padre […]

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