Alberto Tana: “Ma ormai ho perso anche mia figlia” – Repubblica 26/3/2015

CI sono vite incredibili. Dove l’effetto domino di un errore di valutazione sbatte le ali della farfalla che causa il terremoto. La sua storia Enzo Alberto Tana la racconta, non per rivalsa ma perché resti traccia della ricerca di una verità per la quale ha lottato. Resta nostro il compito di riportarla con precisione perché abbia eco. A ottant’anni conta saper raccontare una storia, per Tana la speranza è che sia utile a qualcuno. Soprattutto ora che i fantasmi tornano a bussare e sono di nuovo cronaca nei programmi tv. “Sto rileggendo e riascoltando versioni imprecise di ciò che ho passato”, spiega. Ha occhi sorridenti, nessuna voglia di replica, la sua storia ha un inizio preciso e un epilogo definitivo, non è previsto sequel.

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F0nte/Credits: http://www.repubblica.it

Ex presidente della Borsa valori di Roma, un uomo importante. Alberto Tana oggi cammina con la schiena dritta, è alto, magro, fiero, elegante. La verità se l’è ripresa, c’ha messo oltre dieci anni, dopo essere stato trascinato in tribunale negli anni Novanta dall’ex moglie, accusato di violenze sessuali e maltrattamenti sulla figlia di quattro anni, privato della possibilità di vederla crescere, finito sulle pagine dei giornali per detenzione, uso e spaccio di cocaina. Dopo essere stato gambizzato. Soprattutto dopo essere stato guardato con paura, sospetto, disprezzo. La sua innocenza è una vittoria della giustizia, dei giudici, di un sistema. “Se un solo lettore riceverà aiuto da queste pagine per superare un momento difficile, il mio obiettivo sarà stato raggiunto” scrive nel libro Il buio negli occhi – La colpa di essere innocente (Sovera edizioni, 2013, 171 pp. 14 euro). “Ero un affermato professionista”, comincia. Come tutte le favole, c’era una volta un re.

Il primo battito d’ali la farfalla lo fa nella primavera nel 1980. L’errore inevitabile è il più banale e il più letale, lo sguardo di una bella donna. “Uno sguardo carico di mistero, ma come privo di luce. Gli uomini sbagliano spesso e si consegnano al baratro perché rifiutano di leggere i segnali che pure gli arrivano”, scrive Tana. Non si assolve, parla col senno del poi e quello oggi resta. Lei si chiama Aurora, i cognomi Tana non li usa mai da galantuomo che non cerca vendetta. La descrive insieme a bei ricordi che non sanno più di nulla. Aurora disponibile, Aurora ingenua, Aurora che voleva un figlio, Aurora che diventa sua moglie prima e la madre di Carolina poi, la figlia adorata avuta a cinquant’anni. La figlia che lo ha accusato di molestie sessuali in un libro, (La bugiarda. La violenza di un padre, la violenza della legge) e che ora a 32 anni ha fatto marcia indietro con un altro libro (Giuro di dire tutta verità, nient’altro che la verità).

Le storie incredibili meritano un film. La sua è addirittura troppo: “Caro Alberto la tua vita così com’è rischia di essere un’americanata” gli disse una volta il produttore Elio Scardamaglia che avrebbe voluto farlo. Gli ingredienti ci sono tutti. Tana era un uomo realizzato e di successo, ricco. un’epoca, gli anni Ottanta, colorata e incosciente. L’amore della bellezza, viaggi, quadri, piscine, un ambiente privilegiato e un uomo simpatico circondato dagli amici del Circolo Canottieri Aniene che gli sono rimasti accanto anche negli anni in cui voltargli le spalle sarebbe stata la cosa più conveniente. Il suo libro è dedicato a loro, la sua “seconda famiglia”, e a quel Circolo dove ancora va ogni giorno. Si siede sui divani e si sente a casa. E’ stato proprio nel parcheggio dell’Aniene che nel 1996 una macchina si avvicinò e una pistola gli sparò alle gambe. Non c’erano luci allora, fuori era buio, Tana usciva dal ristorante. Ferito si trascinò sulle scale del Circolo ma chi gli passava accanto non si fermava pensando scherzasse, come sempre. Tana libera tutti. Sorridevano mentre lui moriva dissanguato. Qualche tempo dopo misero un lampione a illuminare la strada, ‘il faro Tana’, che si trova ancora dentro al Circolo subito dopo l’entrata. Lui ancora esce accompagnato ma sorride mentre racconta di quella sera in cui assoldarono un malvivente per ucciderlo.

Il libro e la sua vita ruotano intorno alla figlia Carolina, suo è il nome del terremoto e suo quello della farfalla. Tana la chiama ‘Palletta’ per via del viso paffutello. Il resto è una storia che nasce come mille altre. Una coppia che litiga, una separazione, l’ultimo tentativo, la separazione definitiva. E l’inizio della guerra, quella di Tana è all’ultimo sangue. La minaccia di Aurora: “Ricordati che se un giorno ti dovesse balenare nella mente l’idea di separarti da me, da quel momento tu non vedrai più tua figlia e non sarà mai il giudice a deciderlo, ma io soltanto”. Mesi che passano, che diventano anni. Tana inizia la lotta per vedere la figlia, la madre fa di tutto per impedirlo.

L’attacco della ex moglie. Aurora spoglia la casa come Genoveffa Cenerentola, peggio, la sventra. Le udienze incalzano fino a quella per l’affidamento della bimba, lei rilancia: “La minore non avrebbe mai potuto essere data in affidamento al padre perché questi aveva commesso su di lei gravi abusi sessuali”. E ancora. “Caro Alberto, ti volevo dire che se non provvedi immediatamente a intestare a me la casa coniugale, andrò dai carabinieri e ti denuncerò per le violenze e gli abusi sessuali che hai commesso su tua figlia”. Detto fatto. C’era una volta un re. Tana è un pedofilo. “E’ sconvolgente la sofferenza del processo dell’innocente” racconta ancora.

Il processo. “Iniziò così il processo che mi vedeva accusato di aver abusato della figlia, di averla picchiata, costretta a vedere film e riviste pedopornografiche, di averla condotta insieme alla madre in giro di notte tra prostitute, travestiti. Appresi di essere alcolista e drogato, oltre che un maniaco sessuale compulsivo. Mi si attribuivano anche malattie neurologiche. Un mostro e uno psicolabile”. Il processo è a porte chiuse, la difesa affidata all’avvocato Luciano Ravel, anche lui socio dell’Aniene. L’11 novembre 1994 a deporre è Carolina, Palletta, 12 anni. Si siede, lo chiama ‘il Tana’, ripete tutte le accuse di violenza per 50 minuti. “Ho provato la sofferenza più atroce e ho sperimentato sulla mia pelle la capacità di resistere” dice Tana. L’avvocato Ravel però smonta pezzo dopo pezzo l’accusa. Nel 1995 verso la fine del processo Aurora corrompe un maresciallo dei carabinieri per introdurre nella macchina di Tana due etti di cocaina e foto porno di bambini. Il piano non riesce, i due vengono scoperti e condannati. Si arriva in Cassazione. Un giorno in udienza Carolina raggiunge il padre e gli sputa in faccia. Ma niente regge perché Tana è innocente.

L’assoluzione. A quattro anni dall’inizio, alle 20 e trenta del 27 febbraio 1996 arriva “l’assoluzione, piena, totale, liberatoria”. Il presidente della VII Sezione Penale del Tribunale di Roma “assolve Tana Enzo Alberto dai delitti ascrittigli perché il fatto non sussiste”. Il dispositivo della sentenza è lungo 77 pagine, la ragazzina descritta come “un robot nelle mani della madre”. “In realtà – continua Tana – dentro di me avevo già rinunciato da un pezzo a Carolina, mia figlia era morta per me l’istante stesso in cui mi chiamò ‘il Tana’. Ucciderla dentro di me e contro di me, la più atroce crudeltà che ho mai commesso ai miei danni, fu quella la vera impresa”. Pochi mesi dopo, il 23 novembre 1996, Tana viene gambizzato nel parcheggio dell’Aniene.
Alberto Tana, la colpa di essere innocente: “Ma ormai ho perso anche mia figlia”

Non finisce. A 4 anni dall’assoluzione esce il primo libro di Carolina. La bugiarda. La violenza di un padre, la violenza della legge, è il 2000. Nonostante l’assoluzione il caso torna sui giornali, il libro viene pubblicizzato ovunque, Rai compresa. Nessuno sente la versione di Tana. In un’intervista a Repubblica è descritto come “un verme dentro le mura di casa”. Carolina scrive: “Ormai adulta ho deciso di far sapere a tutti la verità su questa vicenda, in cui la bugiarda sono considerata io. Una bugiarda che si è inventata tutto (il perché non si sa). Perché è più facile definire un bambino bugiardo piuttosto che approfondire ciò che accade dentro le mura di una bellissima casa”. E ancora. “C’è un uomo giudicato innocente. Spero possa rendersi conto del male che mi ha fatto”. Poi comincia: “Avevo quattro anni la prima volta”. Il resto sono una serie di particolari dettagliati, con tanto di prefazione di una nota avvocatessa (“Nel collegio giudicante c’è un amico di famiglia”, afferma). Il libro è stato ritirato il 16 novembre 2001 con l’ordinanza del tribunale di Napoli I Sezione Civile che lo ha dichiarato diffamatorio.
Alberto Tana, la colpa di essere innocente: “Ma ormai ho perso anche mia figlia”

Titoli di coda. Aurora Pereira Vaz si è sposata ancora, stavolta con un ricchissimo imprenditore, Danilo Chemello, 1946, ex re della ghiaia, originario di Sandrigo, (Vicenza). Con lui ha avuto un’altra figlia, è la bambina finita sui giornali quando gli inquirenti la trovarono legata al letto, denutrita, costretta a nutrirsi con cibi liquidi, e a dormire senza pigiama. “Reclusa come un animale” diranno gli investigatori alla fine dell’inchiesta. A denunciare la coppia è stata proprio Carolina. Ora i due sono in carcere per maltrattamenti e anche per tentata estorsione ai danni dei genitori di Maddie, la bimba inglese di 4 anni scomparsa da un albergo in Portogallo. Carolina è tornata sui suoi passi e cerca il padre. Ha pubblicato un nuovo libro, Giuro di dire la verità, nient’altro che la verità (Edizioni Alpes Italia, pp 188, euro 15). La versione è diametralmente opposta a quella del primo e si conclude così: “Spero tanto che il mio amato papà, quello che tenevo per mano da bimba, il mio eroe che, mio malgrado, ho quasi ucciso dal dolore, possa un giorno perdonarmi e leggere la mia verità”.

C’era una volta un re. Enzo Alberto Tana è innocente. Ma ha perso anni, soldi e una figlia della quale non parla, perché ora non crede più. “Ho superato le sabbie mobili del male per andare avanti, ho conservato i miei ideali per andare incontro alla vecchiaia serenamente, ho apprezzato la mia esperienza per raccontarla a chi ne ha bisogno; e alla fine i miei occhi, dopo tanto buio si sono spalancati alla luce”. Alberto Tana non risponde ai fantasmi se tornano a parlare, la sua storia è finita ma i personaggi coinvolti sono rimasti legati a quell’incubo, restano lì, come i protagonisti di un brutto sogno.

2 thoughts on “Alberto Tana: “Ma ormai ho perso anche mia figlia” – Repubblica 26/3/2015

  1. Daniele LODI - Milano scrive:

    Bene per tutta l’attenzione alla Alienazione Parentale ma da un mio approfondimento per il caso di Carolina Tana, essendomi documentato, risulta che la stessa stia usando ogni argomento, incluso quello serio della Alienazione Parentale, e ogni intervista concessa, per diffondere dichiarazioni sul contrario della verità. E ora usa la supposta alienazione in relazione al rapporto con il padre per abbracciarne soprattutto il consistente patrimonio.
    Infatti secondo le sue recenti dichiarazioni con cui dichiara di essere stata manipolata dalla madre contro il padre, in totale contraddizione con le anteriori, come si spiega:
    1) …

  2. admin scrive:

    Grazie per il commneto. Questo blog pubblica esclusivamente fonti di stampa o accademiche che possono essere utili alla ricostruzione del l’evoluzione del fenomeno dell’isteria degli abusi sessuali nel nostro paese. Non possiamo sostiuirci alla magistratura per rifare i processi né ai giornalisti professionisti per l’attendibilità delle fonti. Se vuole avere diritto di replica si rivolga al diretttore responsabile di Repubblica che ha pubblicato l’aritcolo che stiamo commentando.

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