Un articolo contro Gardner rivela invece l’inconsistenza dei suoi critici

Un articolo pubblicato sulla Rivista di sessuologia è stato usato su Internet per dimostrare l’infondatezza delle teorie sull’alienazione genitoriale (Crisma, Romito, 2007, L’occultamento delle violenze sui minori: il caso della Sindrome da Alienazione Parentale[1]).

inconsistentLo scopo dell’articolo di Crisma e Romito sembra essere quello di costruire un fantoccio, chiamarlo “sindrome di alienazione genitoriale” e metterlo al rogo.

Il tipo delle argomentazioni presentate in questo articolo è molto interessante perché è emblematico della scarsa validità delle argomentazioni usate per “smontare” la teoria dell’alienazione genitoriale.

I contenuti

L’articolo è interamente focalizzato sul fenomeno della violenza sulle donne e sui minori. L’alienazione genitoriale è trattata come problema accessorio al tema della violenza domestica. L’articolo esordisce con una introduzione in cui espone la gravità del fenomeno della violenza maschile sulle donne e i bambini, citando la famosa ricerca ISTAT del 2007 secondo cui tra il 15 e il 30% delle donne ha subito nel corso della vita violenze fisiche o sessuali da un partner, durante la vita di coppia o dopo la separazione. Questo serve ad introdurre il tema dell’alienazione genitoriale che viene classificata come

«una delle tante teorie psicologiche e psichiatriche hanno dato, purtroppo, un contributo importante all’occultamento delle violenze sessuali, spesso basandosi sul pregiudizio sociale, elevato a teoria, che le vittime – donne e bambini – mentono, o inventano, o esagerano, o fantasticano.»

Poi viene esposta la teoria di Richard Gardner, dando per scontato il fatto che si tratti dell’unica teorizzazione sul tema, senza fare un cenno alle moltissime altre pubblicazioni più recenti di quelle di Gardner (che è morto nel 2003). Secondo l’articolo il nocciolo della teoria dell’alienazione genitoriale sarebbe il seguente:

«Quando, dopo una separazione, un bambino rifiuta di incontrare il genitore non affidatario – solitamente il padre – spesso dicendo che ne ha paura, e viene sostenuto in questo dalla madre, viene evocata la Sindrome da Alienazione Parentale (SAP). Il bambino rifiuterebbe di incontrare il padre non perché, per vari motivi, lo teme, ma perché la madre lo avrebbe manipolato in tal senso. La SAP viene così presentata come se fosse una categoria psichiatrica obiettiva, una diagnosi scientifica; in conseguenza di questa “diagnosi”, le paure del bambino e l’ipotesi di violenze nei suoi confronti tendono a essere sottovalutate.»

Secondo le autrici:

«buona parte della costruzione della SAP si basa sull’assunto che, in fase di separazione della coppia, ci sia un numero elevato di denunce di abusi paterni sui bambini, fatte dalle madri, e che queste denunce siano quasi sempre false. Tuttavia i dati a disposizione contraddicono questo assunto. In sintesi, le denunce di abuso fatte dal genitore affidatario dopo la separazione sono infrequenti e solo molto raramente sono false.»

Le fonti citate

A questo punto vediamo quali sono le argomentazioni.

A supporto dell’affermazione secondo cui le accuse di abusto fatte dalle madri in sede di separazione sarebbero quasi sempre vere vengono portati due fonti.

Il primo è un articolo di Thoennes e Tjaden pubblicato nel 1990[2].

Il secondo è un articolo di Trocmè e Bala pubblicato nel 2005[3], che fa riferimento per i dati ad un ricerca svolta in Canada nel 1998 (CIS98).

Da questi due articoli viene derivata la conclusione

«le denunce di abuso fatte dal genitore affidatario dopo la separazione sono infrequenti e solo raramente sono false»

che nelle intenzioni Crisma e Ronito dovrebbe smontare tutte le teorie sull’alienazione genitoriale.

La ricerca del 1990 di Thoennes e Tjaden dimostrerebbe che in fase di divorzio molto raramente ci sono denunce di abuso, mentre la ricerca del 1998 dimostrebbe che queste poche denunce di abuso sono quasi sempre vere.

Tuttavia le stesse autrici riferiscono che nella ricerca del 1990 risultava che solo la metà delle denunce presentate in fase di divorzio era fondata, l’altra metà era dubbia o infondata. Ma le autrici ne mettono in dubbio le conclusioni, accettandone però pienamente la validità per quanto riguarda le conclusioni sulla bassa frequenza delle accuse.

Per quanto riguarda la ricerca del 1998 citata da Trocmè e Bala[3] le autrici riferiscono che su un campione generale di segnalazioni di maltrattamenti fatte ai servizi sociali, solo il 4% delle denunce era intenzionalmente falso, ma che estrapolando da questo campione le denunce fatte in sede di separazione la proporzione era quattro volte più grande (12%). Tuttavia la ricerca avrebbe riscontrato che le false denunce sono in gran parte effettuate dai padri contro le madri e che solo due false denunce sarebbe stato portato dalla madre contro il padre.

False accuse intenzionali e non

L’articolo di Trocme, Bala[3], “False allegations of abuse and neglect when parents separate” riferisce che sarebbero i padri non affidatari i più propensi a fare denunce “intenzionalmente false”. Il punto chiave della ricerca è che si vuole distinguere nell’insieme delle denunce “infondate”, un sottoinsieme di denuncie “intenzionalmente false”, a cui viene attribuita una percentuale eccezionalmente bassa. Ma gli autori non spiegano come si è stabilito in che casi le denunce erano “intenzionalmente false”. Basarsi solo sulle opinioni degli operatori intervistati per questo tipo di valutazione sarebbe assai poco affidabile. Uno degli stessi autori, Bala, in un altro testo ha scritto che nella maggior parte dei casi è impossible avere la prova se la falsa denuncia è intenzionale o no. Quindi è arbitrario dire che le accuse “intenzionalmente false” sono poche quando il criterio per stabilire quali sono queste accuse è così labile. Ma quante sono le denunce infondate nel loro complesso? Secondo i dati pubblicati nello stesso articolo le denunce che sono risultate fondate nell’insieme complessivo sono circa la metà, e lo stesso dato si riscontra nelle denunce presentate da uno dei genitori. Quindi circa metà delle denunce sono fondate, e circa un’altra metà sono infondate, sia nel dato complessivo che nelle denunce presentate dai genitori.

Il clima in cui sono stati raccolti i pareri

In un articolo del 2009 Dutton, Corvo e Hamel [4] nel contestare la credibilità della ricerca CIS98 fanno notare che nel periodo in cui sono state raccolte le valutazioni degli operatori era ancora in corso in Nordamerica il fenomeno noto come isteria collettiva per abusi rituali satanici. Un pediatra canadese venne condannato per aver fabbricato le prove di abusi inesistenti in 20 casi proprio in quel periodo. Quindi anche gli operatori intervistati per la ricerca forse erano condizionati da questo clima poco favorevole ad indagini imparziale ed accurata dei casi di sospetto abuso e incline invece a sospettare l’esistenza di una cospirazione generalizzata finalizzata ad agevolare l’abuso sui minori:

«Both this pathologist and the child protection workers were working with the same mindset, described this way “concerns about child abuse had reached almost hysterical proportions…which often produced tunnel vision amongst investigators, who would sometimes look for evidence to substantiate their suspicions, rather than conducting investigations with an open mind” (Vancouver Sun, January 31, 2008). This mindset led to the belief that satanic cult committed infanticide (Victor, 1996) and that child abuse was rampant in daycares (such as the McMartin Case in Los Angeles) and the firm belief that fathers, accused of sexual abuse of children probably were guilty even if the evidence was difficult to adduce. Hence, unproven judgments by child protection workers primed to suspect abuse in an era of abuse-hysteria constitutes the “evidence” base […]. It seems peculiar that a peer reviewed journal would accept data sets based on judgments where the judgment heuristic was not elucidated, not the focus of the (investigation (which was to substantiate a child abuse claim) and susceptible to bias (see Dutton, 2005, and Kahneman, Slovic, and Tversky, 1982). It also seems peculiar that a professional group who believes in due process and has standards (e.g., Frye, Daubert) for admitting scientific evidence to court would accept these subjective judgments as evidence.[4]»

Fonti non citate sulle false accuse in fase di separazione

Del resto le ricerche sull’entità quantitava del fenomeno delle false accuse sono assai più delle due citate nell’articolo di Crisma e Romito. In una ricerca pubblicata dal Ministero della Giustizia Canadese[5] a cui hanno partecipato gli stessi Trocmé e Bala viene presentata una bibliografia con varie ricerche sul tema che propongono risultanze assai variabili rispetto alla valutazione quantitava del fenomeno delle false accuse nel corso del divorzio. Ma ci sono ricerche più recenti di quelle citate nell’articolo di Trocmé e Bala, come ad esempio quella di Johnston et al. (2005)[6] che mostrano come solo il 6% delle accuse formulate contro i padri in corso di separazione sono vere. E’ lecito chiedersi se le due uniche ricerche citate da Crisma e Romito siano state scelte appositamente per confermare la conclusione che meglio serviva alle autrici per lo scopo dell’articolo.

Fonti italiane

Per sapere qual’è in Italia (invece che in Canada negli anni 90) la percezione degli operatori sul fenomeno della false accuse in fase di separazione non ci sono ricerche statistiche, ma non mancano comunque testimonianze autorevoli.

Un capitolo del libro della psicologa investigativa Valentina Morana[7] tratta delle false accuse di pedofilia in corso di separazione.

Inoltre anche lo psichiatra Luca Steffenoni in un libro sul fenomeno della accuse per abusi sessuali tratta esplicitamente del fenomeno delle false accuse in fase di separazione[8].

Una conferma della presenza di false accuse in corso di separazione viene anche dalla professoressa Oliverio Ferraris in un articolo su Psicologia Contemporanea del settembre 2012[9].

Ci sono poi numerose fonti di stampa che danno indicazioni significative.

Una selezione è stata depositata nel corso di una audizione in Senato[10] ed elenca una serie di prese di posizione pubbliche di autorevoli operatori (tutte donne), che si dichiarano convinte che la maggior parte delle denunce presentate in fase di separazione siano false.

Ma la questione se le false accuse di abuso siano molto o poco diffuse è davvero così rilevante per l’alienazione genitoriale? No, perché in una buona parte dei casi l’ostilità del minore è motivata con affermazioni denigratorie pretestuose e generiche e non con accuse che possono concretizzarsi in denunce penali.

Le assunzioni infondate su cui è basato l’articolo

Lo scopo dell’articolo di Crisma e Romito sembra essere quello di costruire un fantoccio, chiamarlo “sindrome di alienazione genitoriale” e metterlo al rogo. Ma l’oggetto di questa critica distruttiva è costruito a bella posta e non coincide se non marginalmente con la teoria dell’alienazione genitoriale sviluppata da un gran numero di studiosi nel corso degli ultimi 25 anni.

La teoria dell’alienazione genitoriale non coincide con Gardner

Crisma e Romito danno per scontato che tutto quanto è stato scritto sull’alienazione genitoriale coincida con gli scritti di Gardner, cioè che Gardner e alienazione genitoriale siano la stessa cosa.

Questo serve alla costruzione del fantoccio da bruciare perchè gran parte dello spazio dell’articolo è dedicato a screditare Gardner usando singole frasi estrapolate dal contesto delle sue ricerche sulle parafilie. Senza entrare nel merito della campagna diffamatoria contro Gardner su cui si rimanda a questo articolo specifico è bene precisare che l’assunzione secondo cui l’alienazione genitoriale coincide con Gardner è infondata.

Per rendersene conto basta consultare la bibliografia presentata da Bernett nel 2010[11]. In tema di alienazione genitoriale negli ultimi vent’anni sono state pubblicate centinaia di ricerche indipendenti in vari paesi del mondo, e Gardner è solo uno dei tanti.

Che le accuse di abuso siano tante o poche non conta

Crisma e Romito vogliono lasciare intendere che l’alienazione genitoriale sarebbe un fenomeno di scarsa importanza perché nelle contese sul’affido dei figli le accuse di abuso sarebbero assai rare. Ma questa affermazione contraddice sia la loro tesi principale secondo cui il fenomeno della violenza maschile sulle donne e i bambini avrebbe una enorme diffusione, che l’allarme che le stesse autrici voglio lanciare sulla preoccupante diffusione dell’accusa di alienazione genitoriale. Se valesse l’ipotesi per cui alienazione genitoriale e accusa di abuso sono direttamente connesse, allora a pochissime accuse di abuso dovrebbero corrispondere pochissime accuse di alienazione genitoriale. Oppure, viceversa, a molte accuse di abuso (vere e false) dovrebbero corrispondere molte accuse di alienazione genitoriale. In realtà che le accuse di abuso in corso di separazione siano poche o tante non è un argomento né a favore né contro l’esistenza dell’alienazione genitoriale, che non coincide con il fenomeno delle false accuse.

Metà dei casi di alienazione non sono connessi con false accuse

Crisma e Romito danno per scontato che in ogni caso di alienazione genitoriale siano presenti accuse di abuso che verrebbero contestate come false invocando una presunta manipolazione da parte della madre al fine di scagionare l’accusato. Questa assunzione è sbagliata. Leona Kopeteski che nel 1991[12] descrisse 84 casi di alienazione genitoriale sostiene che solo il 54% di questi casi sono connessi con false accuse.

In altri termini, le denunce di abusi mancano in almeno la metà dei casi di alienazione genitoriale. Ma lo stesso Gardner nell’articolo del 1985 in cui per la prima volta introduceva il concetto di sindrome di alienazione genitoriale scriveva di aver coniato il termine per indicare “un disturbo per cui i figli erano ossessionati nel denigrare e criticare un genitore, denigrazione che era ingiustificata o esagerata”.

Nell’intero articolo di prima presentazione della PAS solo tre paragrafi erano dedicati al tema delle accuse di abuso, che quindi non erano affatto enfatizzate [13]. Ciò è talmente vero che nessuno degli 8 criteri proposti da Gardner per individuare l’alienazione genitoriale fa riferimento all’esistenza di accuse di abuso considerate false. Anzi il criterio 2 parla di “razionalizzazioni deboli, superficiali e assurde per giustificare il biasimo”, cioè, in altri termini, allude al fatto che i motivi che il minore adduce come giustificazione alla sua campagna di denigrazione sono pretestuosi e comunque sproporzionati (e quindi non sono accuse di abuso, che sarebbero invece motivi validi per giustificare il rifiuto). E’ superfluo ricordare che tutte le definizioni dell’alienazione genitoriale che sono state proposte sino ad oggi pongono come condizione preliminare perchè si possa parlare di alienazione e che non vi siano stati abusi sul minore. La presenza di abusi esclude l’alienazione genitoriale.

Anche i padri alienano i figli – L’alienazione genitoriale è la prosecuzione della violenza domestica con altri mezzi

Crisma e Romito danno per scontato che solo i padri accusino le madri di alienazione genitoriale e che lo facciano per difendersi dalle accuse di abusi.

Molte fonti mostrano che esiste una consistente quota di casi (almeno 1/3 del totale [14], e la percentuale oggi potrebbe essere ancora maggiore) in cui il genitore manipolatore è il padre e il genitore alienato è la madre. Quindi fare coincidere alienazione genitoriale e violenza maschile su donne e bambini è sbagliato.

O meglio è fuorviante, perché una correlazione tra violenza domestica e alienazione genitoriale effettivamente c’è, ma è assai differente da quella a cui pensano Crisma e Romito.

In un articolo intitolato “Domestic Violence by Proxy” Joyanna Silberg[15] sostiene che in numerosi casi il partner violento usa i figli come sostituto e come strumento per continuare a perseguire il suo scopo di oppressione. Ovvero, in parole povere, che ci sono uomini violenti che riescono a manipolare i figli contro le madri in un contesto di violenza domestica. Quindi la manipolazione descritta dalla teoria dell’alienazione genitoriale è praticata anche dagli uomini contro le donne e non è affatto solo un espediente con cui gli uomini tentano di scagionarsi dalle accuse di abusi.

Un’altra fonte insospettabile che testimonia dell’esistenza di numerosi casi di padri manipolatori è l’articolo di Anne Morris sulla cosiddetta “Maternal alienation”[16]. Anne Morris sostiene che in alcuni casi la violenza maschile contro le donne arriva fino al punto di riuscire ad indebolire il legame madre-figlio e a trasformare quiindi anche i figli in nemici e persecutori delle loro stesse madri.

Note:

  1. CRISMA, M., ROMITO, P. (2007) L’occultamento delle violenze sui mino- ri: il caso della Sindrome da Alienazione Parentale. Rivista di Sessuologia, 31(4):263-270.
  2. Thoennes N. e Tjaden P. (1990), The extent, nature and validity of sexual abuse allegations in custody/visitations disputes, Child abuse & neglect, 14, pp. 151-163.
  3. 3,0 3,1 3,2 Trocmé, N. e Bala, N. (2005), False allegations of abuse and neglect when parents separate, Child Abuse & Neglect, 29, pp. 1333-1345.
  4. 4,0 4,1 Donald G. Duttona, Kenneth N. Corvob, John Hamel: The gender paradigm in domestic violence research and practice part II: The information website of the American Bar AssociationAggression and Violent Behavior Volume 14, Issue 1, January–February 2009, Pages 30–38 Online
  5. ALLEGATIONS OF CHILD ABUSE IN THE CONTEXT OF PARENTAL SEPARATION:A DISCUSSION PAPER, Department/Agency, Justice Canada, 2001
  6. Janet R. Johnston, Soyoung Lee, Nancy W. Olesen, Marjorie G. Walters, ALLEGATIONS AND SUBSTANTIATIONS OF ABUSE IN CUSTODY-DISPUTING FAMILIES, Family Court Review Volume 43, Issue 2, pages 283–294, April 2005
  7. Valentina Peloso Morana, La pandemia dei cervelli pedofili, Armando Editore, 2011
  8. Luca Steffenoni, Presunto colpevole – La fobia del sesso e i troppi casi di malagiustizia, Chiare Lettere, 2009
  9. Anna Oliverio Ferraris, La pallottola d’argento. Le false accuse di abuso sessuale e le conseguenze sui figli, Psicologia contemporanea settembre-ottobre 2012
  10. False accuse: un fenomeno emergente, evidenziato da fonti autorevoli, depositato alla Commissione Giustizia del Senato della Repubblica [Online]
  11. “Parental Alienation, DSM-V, and ICD-11” (The American Journal of Family Therapy, Volume 38, Issue 2 March 2010)
  12. Incidence, gender, and false allegations of child abuse: Data on 84 parental alienation syndrome cases, The International Handbook of Parental Alienation Syndrome: Conceptual, Clinical And Legal Considerations,Charles C Thomas Publisher, 2006
  13. Gardner, R A. (1985). Recent trends in divorce and custody litigation. Academy Forum, 29(2), 3-7)
  14. Incidence, gender, and false allegations of child abuse: Data on 84 parental alienation syndrome cases, The International Handbook of Parental Alienation Syndrome: Conceptual, Clinical And Legal Considerations,Charles C Thomas Publisher, 2006
  15. Domestic Violence (DV) by Proxy: Why Terrorist Tactics Employed by Batterers Are Not “PAS”,The Leadership Council © 2005
  16. The story of naming “maternal alienation”: new research enters the world of policy and practice Anne Morris Home Truths Conference September 2004, Melbourne

One thought on “Un articolo contro Gardner rivela invece l’inconsistenza dei suoi critici

  1. Massimo scrive:

    Tutta la letteratura femminista che sostiene che gli uomini sarebbero più violenti delle donne è una frode. Si veda https://violenzafamiliare.wordpress.com

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