Vere indagini per cercare vere prove di veri abusi – Bergamo News

samsung_scb_2000_4e81dcb1ead28Nel suo libro “Presunto colpevole” Luca Steffenoni accenna alla carenze tecniche delle indagini sugli abusi sessuali  nei casi che poi si trasformano in fenomeni di isteria collettiva. In questo articolo di Bergamo News viene presentato un esempio di indagini svolte in modo professionale alla ricerca di prove concrete sul fatto che gli abusi si sono effettivamente verificati.

Per evitare Rignano Flaminio e tutte le incredibili vicende simili, sarebbe bastata una semplice telecamera. Una fottutissima telecamera da cinquanta euro. E un giudice che anziché alimentare la lobby anti-abuso, avesse avuto l’interesse a fare una vera indagine. Come si fa per qualsiasi reato.  (Luca Steffenoni, Cado in piedi, 29/5/2012)

Abusi sessuali sull’alunno nel laboratorio della scuola

Le violenze su un bambino di otto anni avvenivano in un laboratorio nel seminterrato del plesso scolastico. I genitori vogliono giustizia. Uno psicologo aiuterà a ricostruire la fiducia nel rapporto tra famiglie e scuola

BERGAMO 24/4/2012 – I genitori del bambino di otto anni vittima di abusi sessuali da parte del maestro chiedono giustizia. E a Palosco, il paese della Bassa Bergamasca, dove è avvenuto l’abuso, i genitori dei compagni di scuola del bambino chiedono chiarezza, esigono risposte, temono che il maestro 63enne, stimato e apprezzato, ora diventato orco, nasconda altri segreti inconfessabili e terribili.

Tutto risale a un mese fa, quando al ritorno a casa la mamma chiede al figlio: “Come è andata a scuola?”. E da lì parte il racconto drammatico, incredibile, con il maestro – una delle figure educative di riferimento – che diventa mostro.

In quella casa la tranquillità cede il passo alla disperazione. Che fare? Il racconto dettagliato del bambino viene ripetuto al papà. La vicenda è delicatissima, uno tsunami che rischia di travolgere e stravolgere il bambino, la famiglia, la scuola e le relazioni con l’intera comunità. Quindi l’incontro con i carabinieri di Martinengo e con il brigadiere Massimiliano Pressacco che con estrema delicatezza si muove in quel mondo sereno che dovrebbe essere l’infanzia e che ora è un inferno per un’intera famiglia. Il contatto con la dirigenza scolastica.

Il maestro 63enne A.M. ha alle spalle un’esperienza di 38 anni trascorsi in cattedra e nessun sospetto.

Il pubblico ministero Raffaella Latorraca che, con una dolcezza materna, riascolta il racconto del bambino. Un racconto dettagliato che conferma le versioni precedenti. Avviate le indagini si decide di posizionare delle microspie in un laboratorio della scuola elementare, nel seminterrato del plesso scolastico, dove secondo il bambino avvengono gli abusi.

Dal monitor che rimanda le immagini riprese dalle microtelecamere, la mattina di martedì 17 aprile, quel racconto si fa purtroppo tremenda realtà. Il sospetto è diventato certezza. Immediato l’intervento dei carabinieri appostati fuori dalla scuola. Nessuno, insegnanti e alunni, immagina che cosa stia succedendo, chi stanno cercando nel seminterrato della scuola quei carabinieri. Il maestro si allontana sull’auto dei militari dell’arma, il bambino vittima degli abusi torna tra le braccia dei genitori e al dirigente scolastico rimane la tremenda delusione di vedere scalfito d’un tratto i valori come l’insegnamento e fratturato il rapporto di fiducia che lega le famiglie alla scuola. Occorre altra cautela, delicatezza, protezione.

Bisogna pensare agli altri bambini, alla scuola, agli insegnanti colleghi che sono sotto shock, come tutti, dopo questa vicenda. Dopo due giorni, giovedì 19 aprile, nella casa circondariale di via Gleno a Bergamo il primo incontro con il pubblico ministero. Davanti a quelle immagini che rivelano la vera natura del maestro, il 63enne fa scena muta. Non risponde alle accuse. Tace. Il dubbio investigativo è che a questo caso emerso ci siano nel passato altri episodi taciuti per timore, per vergogna o per impotenza di fronte ad un’istituzione. Sotto sequestro finisce anche il computer personale dell’insegnante.

La magistratura opera nel silenzio e nella discrezione che il caso esige. Il giudice per le indagini preliminari Ezia Maccora, per i gravi indizi di colpevolezza raccolti dagli investigatori, conferma la custodia in carcere e respinge la richiesta degli arresti domiciliari in una struttura protetta avanzata dagli avvocati della difeda del maestro.

A Palosco intanto Forza Nuova appende striscioni contro la pedofilia. La comunità tutta si interroga e sconvolta percorre la strada del silenzio.

La scuola organizza un’assemblea e cerca di dare spiegazioni, ricostruisce la fiducia su cui si fonda il rapporto tra famiglia ed insegnanti.

Uno psicologo cercherà di aiutare i genitori degli alunni a superare questo momento. I genitori della vittima si rivolgono ad un avvocato, un’altra donna, Stefania Botti, e chiedono giustizia. E forse anche un dono: poter cancellare questa violenza che ha travolto loro e il loro figlio

Fonte/Credits: http://www.bergamonews.it

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Palosco, rito abbreviato per il maestro delle elementari

Gli arresti domiciliari prorogati di un anno

Bergamo, 19 aprile 2013 – Sarà giudicato con il rito abbreviato, che in caso di condanna consente di beneficiare dello sconto di un terzo sulla pena finale, il maestro 63enne delle scuole di Palosco arrestato il 17 aprile di un anno fa con l’accusa di abusi sessuali su nove suoi alunni di età compresa tra gli 8 e i 13 anni.
Lo ha deciso il gup Giovanni Petillo, al termine dell’udienza preliminare di ieri mattina, accogliendo la richiesta dei difensori dell’insegnante. Il giudice ha anche acquisito agli atti del procedimento due perizie presentate dalla difesa dell’imputato: una riguarda la presunta inattendibilità di otto dei nove alunni che lo accusano (escluso il ragazzino di 9 anni, la testimonianza del quale agli inquirenti ha fatto scattare l’inchiesta); l’altra è invece inerente alla sua condizione psico-fisica. L’uomo, che soffre di problemi cardiaci, ieri non si è presentato in tribunale in quanto due giorni fa è stato colpito da un’ischemia (qualche mese fa un’altra udienza era stata rinviata perchè il 63enne era stato operato al cuore).
Il ministero dell’Istruzione, infine, ha chiesto e ottenuto di essere estromesso dal procedimento.
Il dibattimento è stato quindi rinviato al 13 maggio prossimo, giorno in cui inizierà la discussione e potrebbe anche essere pronunciata la sentenza. Sempre ieri il gip Giovanni Petillo ha prolungato di un anno la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’indagato. Una decisione che è stata accolta con soddisfazione dai rappresentanti del Comitato dei genitori dell’istituto scolastico di Palosco, che proprio mercoledì mattina avevano organizzato una manifestazione per protestare contro la lungaggine della giustizia: «Possibile – hanno sottolineato – che la persona che si è macchiata di un reato così grave non sia stato ancora punito?».
A dare il là all’indagine era stato un bambino di 9 anni, che si era confidato prima con il fratello maggiore e poi con i suoi genitori, ai quali aveva spiegato di come, durante le lezioni, l’insegnante lo allontanava dalla classe, lo portava nell’antibagno nel seminterrato e lo molestava. Il padre e la madre del ragazzino si erano immediatamente rivolti ai carabinieri che, con il benestare del pm, avevano piazzatomicrocamere e cimici proprio in quel seminterrato. Lo stesso luogo dove l’insegnate, il 17 aprile dell’anno scorso, lo aveva riportato. Ma stavolta lera stato visto dai militari incollati ai monitor delle microcamere. Il maestro, colto in flagranza di reato, era stato arrestato. Successivamente erano emersi altri racconti degli alunni, alcuni delle elementari, altri delle medie.

Fonte/Credits: http://www.ilgiorno.it/

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