Giugno 2000: la prima sentenza sul caso della Bassa Modenese

Questo articolo di Repubblica del 6 giugno 2000 – pur non arrivando a criticare apertamente la sentenza – evidenzia la poca credibilità delle accuse con spietata ironia. Peccato che la storia non sia il copione di una commedia all’italiana ma una tragedia vera che ha lasciato uno strascico di morti. Per arrivare alle assoluzioni finali il sistema ha avuto bisogno di 13 anni. Per gli sviluppi successivi della vicenda vedi:

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Pedofilia, colpevole il prete morto

MODENA 6/6/2000 – Era un diavolo, don Giorgio, un Satana vestito da prete. Non va in galera soltanto perché gli è scoppiato il cuore, e i giudici ne hanno preso atto. “Non luogo a procedere per morte del reo”. Reo, colpevole. Strupratore di bambine e di bambini. Era don Giorgio il capo di questi satanisti della bassa modenese che attendono la sentenza sudando dentro il vestito nuovo, in tanti con giacca e cravatta per rispetto di chi li sta giudicando. Questi imputati non sono morti, e per loro la giustizia decide pene pesantissime: 157 anni di carcere da dividersi fra quattordici imputati, contro i 133 chiesti dall’ accusa. E nel conto mancano i 14 anni che erano stati chiesti per don Giorgio Govoni. “Un sentenza che è una sfida alla ragione”, dice uno degli avvocati difensori, ma i condannati hanno altro cui pensare. Ci sono mogli svenute, altre che gridano e piangono. Meglio pensare a loro. “Noi difenderemo il tuo onore”, gridò il vescovo di Modena, Benito Cocchi, il giorno del funerale di don Giorgio. E accanto a lui c’ erano altri due vescovi, e tutti i preti della diocesi. “Al Signore consegnamo l’ anima di questo nostro fratello, a noi resta l’ impegno di difendere il suo nome”. Le campane delle chiese non sono state ascoltate, nel palazzo di giustizia. Forse hanno anche prodotto una reazione di fastidio. La sentenza letta con un filo di voce dice che i racconti dei dodici bambini sono veri, esatti, circostanziati. Dice che padri e madri hanno violentato i loro figli e li hanno prestati ad altri, in cambio di denaro. Don Giorgio era il capo, e passava da una parrocchia all’ altra, con il suo camion, a caricare i bambini per portarli nei cimiteri, di notte ma anche in pieno giorno. “Don Giorgio mi mandava nei giardinetto a chiamare altre bambine, ed io gli ubbidivo”. “Buonasera”, dice il presidente del tribunale, dopo avere letto i fogli con i nomi ed i numeri delle condanne. Ma sarà una sera con gli incubi, e non solo per i condannati. I bambini, infatti, hanno raccontato violenze sessuali e sequestri (“Ci chiudevano nelle bare”), accaduti in tre paesi della Bassa. Nessuno, per anni, si è dunque accorto di nulla. Don Giorgio, solo una settimana prima della morte, aveva chiesto in prestito un pullmino per portare i bambini in pellegrinaggio in un santuario, e tutte le famiglie dei ragazzi erano contente di questa gita. Possibile che centinaia di parrocchiani, in questi anni, non abbiamo mai avvertito un pericolo? I bambini, in tre anni di colloqui con psicologi e assistenti sociali, hanno raccontato anche decine di omicidi. “Qualcuno veniva accoltellato e poi appeso ai ganci di un ex salumificio, così il sangue veniva giù”. Dieci, venti bambini sul camion di don Giorgio e scomparsi nel nulla. “Questi racconti sono verosimili”, disse la pubblica accusa. Il tribunale, con le condanne, conferma la credibilità di questi racconti. Un dubbio resta: se i piccoli sono credibili quando parlano di Satana nei cimiteri, è stato fatto tutto per cercare la verità sugli omicidi? Santo C. è uno dei quattordici accusati. Prima del verdetto, dice che sarà condannato. Violenza sessuale sulla figlia di nemmeno dieci anni. “Io ho sei figli, sette nipoti. Se fosse vero, farebbero bene a chiudermi in galera e buttare la chiave”. In aula, quando gli chiesero come mai sua figlia avesse potuto inventare violenze e cimiteri, lui tirò fuori dalla borsa una videocassetta. “Un giorno abbiamo guardato assieme questo film, “Totò e Peppino all’ inferno”. Forse si è impressionata”. Il pm per lui aveva chiesto otto anni. “Per Santo C. – legge il giudice – condanna ad una pena di anni sedici”.

dal nostro inviato JENNER MELETTI

Fonte/credits: Repubblica 6 giugno 2000 http://ricerca.repubblica.it

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