La McMartin Pre-School: la madre di tutte le isterie collettive sugli abusi – Angelo Zappalà

TheMcMartinTrial

Poster del film “Indictment” del1995 dedicato alla vicenda dei falsi abusi alla McMartin Pre-School.

Quello del McMartin Pre-School è il caso più famoso di abusi sessuali collettivi (ASC) consumati nelle scuole materne e nei day care center. Questa drammatica vicenda ha messo in luce quanto sia importante e delicata l’investigazione dove sono coinvolti bambini di età molto giovane, e di come un atteggiamento pregiudiziale, errori investigativi e, soprattutto, gravissimi errori nella conduzione delle interviste ai bambini, possano portare, come una locomotiva senza macchinista, ad un disastro. Quello del McMartin è stato il più lungo e costoso processo della storia degli Stati Uniti. Sette anni e 15 milioni di dollari.

[Estratto dal libro “Abusi sessuali collettivi sui minori” di Angelo Zappalà, Franco Angeli 2009]

[Sul film ispirato alla vicenda vedi:http://en.wikipedia.org/wiki/Indictment:_The_McMartin_Trial]

La vicenda prende le mosse il 12 agosto 1983, quando Judy Johnson telefona alla polizia e dice che suo figlio Matthew, 2 anni, alunno della McMartin Preschool dal 12 maggio di quell’anno, è stato oggetto di molestie sessuali da parte di Ray Buckey, 25 anni, figlio di Peggy Buckey e nipote di Virginia McMartin, entrambe proprietarie della McMartin Pre-School di Manhattan Beach, California. Il 18 agosto, la Johnson incontra il detective Hoag e descrive dettagliatamente le accuse. Il 7 settembre la polizia arresta Ray con l’accusa di violenza sessuale. Il giorno successivo il Capo della polizia invia a circa duecento genitori di scolari del McMartin una lettera.

Cari Genitori,
questo dipartimento sta conducendo una investigazione su Ray Buckey, con l’accusa di molestie sessuali su bambini. Ray Buckey, che lavora presso il
McMartin Pre-School, è stato arrestato il 7 settembre 1983, da questo dipartimento. La seguente procedura è ovviamente spiacevole, ma per proteggere i diritti dei vostri bambini così come i diritti della persona accusata, questa indagine è necessaria per una completa investigazione.
Dalla documentazione in nostro possesso, sappiamo che vostro figlio è stato, o è attualmente, uno scolare della suddetta scuola materna. Chiediamo la vostra assistenza per continuare l’indagine. Vi preghiamo di chiedere ai vostri figli se essi siano stati testimoni di crimini o vittime di un crimine. La nostra indagine indica che i possibili atti criminali comprendano: sesso orale, palpeggiamento di genitali, delle natiche, del petto, sodomia. Tutto questo sarebbe stato commesso con il pretesto di “misurare la febbre ai bambini”. Sarebbero state scattate anche delle foto ai bambini senza i loro vestiti. Qualunque informazione che giunga da vostro figlio relativamente al fatto se abbiano mai visto Ray Buckey lasciare la classe da solo con un bambino durante il periodo del “pisolino” o se abbiano mai visto legare un bambino, è importante.
Vi preghiamo di completare le informazioni dell’allegato e rispedire al Dipar timento in busta chiusa il prima possibile. Vi chiediamo di mantenere il più stretto riserbo su questa vicenda per la natura delle accuse e l’effetto altamente emozionale che potrebbe avere sulla comunità. Vi preghiamo di non discutere con nessuno al di fuori della vostra famiglia. Non contattate o discutete dell’investigazione con Raymond Buckey, o altri membri della famiglia dell’indagato, o con altre persone che lavoro presso il McMartin o che comunque sono collegate alla scuola.
NON C’È PROVA CHE INDICHI CHE IL MANAGEMENT DEL VIRIGINIA MCMARTIN PRE-SCHOOL ABBIA SAPUTO DI QUESTA SITUAZIONE. DURANTE L’INVESTIGAZIONE NON SONO EMERSE IRREGOLARITÀ CIRCA IL MCMARTIN PRE-SCHOOL. NESSUN ALTRO DEL MCMARTIN PRE-SCHOOL È INDAGATO PER ATTI CRIMINALI DI QUALUNQUE TIPO.
La vostra pronta collaborazione a questa vicenda e la risposta non più tardi del 16 settembre 1983, saranno apprezzati.

I genitori, allarmati e preoccupati per quanto si diceva nella lettera e considerando che la missiva giunge dal capo della polizia, iniziano ad interrogare i propri figli e contestualmente comunicano, agli altri genitori degli scolari, la vicenda.
La polizia perquisisce l’abitazione di Ray in cerca di materiale pedopornografico ed altri riscontri, con esito negativo.
Il 30 settembre la Johnson racconta alla polizia che suo figlio Matthew è stato sodomizzato da Ray Buckey nei bagni della scuola, talvolta Ray indossava una cappa, talvolta vestiva da Babbo Natale o da Primo Ministro. Qualche volta Ray avrebbe condotto Matthew in un autolavaggio e chiuso il piccolo in un portabagagli. L’esame medico-legale sul piccolo Matthew non rileva evidenze fisiche di violenze subite.
Il 17 ottobre il procuratore chiede alla Dott.ssa Kee Mac Farlane, consulente del Children’s Institute International, di intervistare le presunte vittime di abuso.
A poco meno di un anno di distanza dalla denuncia della Johnson, a 360 bambini, è diagnosticata una sindrome traumatica da ricondurre a violenze sessuali subite. I racconti dei bambini sono bizzarri, spaventosi e inauditi. Molti di loro raccontavano di essere stati stuprati; di essere stati costretti a partecipare a film pornografici; di aver assistito alla mutilazione e all’uccisione di animali; di essere stati costretti a partecipare a rituali satanici, compreso l’omicidio rituale6 di bambini dei quali Ray Buckey aveva bevuto il sangue e bruciato i cadaveri; di aver visto partecipare ai riti anche attori (Chuck Norris) e uomini politici; di essere stati chiusi in una bara e calati in una fossa; di essere stati molestati in un mercato e in un autolavaggio; di essere stati costretti a guardare mentre Ray Buckey uccideva una testuggine (a dimostrazione di cosa sarebbe capitato a loro se avessero parlato); di essere stati portati in aereo a Palm Springs, violentati e riportati indietro; di essere stati portati in tunnel sotto la scuola e violentati; di aver visto streghe volare. A poco a poco, nei bizzarri racconti dei bambini emergono altri protagonisti. Oltre a Ray, sono arrestati sua madre, sua nonna e altri quattro insegnanti. Verso la fine di settembre del 1983, Judy Johnson continua a rilasciare altre dichiarazioni. Nathan and Snedeker (1995) elencano sommariamente gli elementi che la Johnson avrebbe raccolto dai racconti del proprio figlio. Judy Johnson dice che suo figlio le ha rivelato che:

  • un insegnate ha sferrato dei calci nello stomaco di suo figlio Matthew;
  • Peggy Buckey aveva forzato Matthew a fare sesso orale;
  • i bambini erano presi dalla scuola e portati ad altre persone che li avrebbero sodomizzati;
  • Matthew aveva cavalcato nudo un cavallo su una spiaggia;
  • Ray aveva torturato e ucciso animali;
  • Ray vestiva costumi di preti, Babbo Natale, clown e Satana mentre abusava;
  • le maestre erano abbigliate come delle streghe;
  • Matthew era stato collocato in una bara;
  • Matthew era stato portato in un aereo;
  • un leone aveva ferito Matthew;
  • ad un bambino era stata tagliata la testa e Matthew era stato costretto a bere il sangue;
  • Matthew era stato condotto con un aeroplano in un luogo dove, poi, ha messo le sue dita nell’ano di una capra;
  • ad alcuni bambini erano stati messi dei punti metallici sulle orecchie e su i capezzoli;
  • ad alcuni bambini avevano forato le braccia per un rituale;
  • ad alcuni bambini erano stati praticati dei clisteri;
  • un bambino era stato decapitato.

Tali stravaganti affermazioni non allertano a sufficienza gli inquirenti circa la scarsa attendibilità della testimonianza di Matthew, nonostante non venga ritrovato alcun riscontro oggettivo a tali dichiarazioni. Soltanto quando Judy Johnson millanta di avere poteri divini e le viene diagnosticata una psicosi schizofrenica, la Sig.ra Johnson ci rimette la propria credibilità come testimone. La Sig.ra Johnson perde la potestà genitoriale sul figlio e in seguito muore per le complicanze di una cirrosi epatica qualche giorno prima dell’inizio del processo a carico di Ray Buckey, Peggy Buckey e Virginia McMartin. Fra i vari elementi in attesa di riscontro oggettivo, vi sono dei tunnel che alcuni bambini raccontano di aver percorso. Questi tunnel sarebbero adiacenti alla scuola, e in tali luoghi sarebbero avvenuti abusi sessuali, omicidi e l’uccisione di animali (fra cui la testuggine di cui sopra). Gruppi di genitori iniziano a scavare nei dintorni della scuola ed una carcassa di testuggine viene trovata. Questo ritrovamento assume finalmente la forza di un riscontro oggettivo alle dichiarazioni di alcuni bambini. Finalmente un dettaglio bizzarro che trova il conforto della realtà. Tuttavia una perizia tecnica disposta dal Giudice sulla carcassa dell’animale accerta che la sabbia che colma il guscio della testuggine disseppellita, è di tipo diverso rispetto a quella della zona del ritrovamento, in altre parole quella testuggine sarebbe stata ritrovata già morta in una zona distante dalla scuola e poi seppellita nei dintorni della scuola.

Nella primavera del 1984, sui sette imputati gravavano 208 capi di accusa. Nel 1986, il nuovo Procuratore Distrettuale fa cadere tutte le accuse contro cinque dei sette imputati, mentre su Ray pendono ancora 52 capi d’imputazione e 20 su sua madre. Nel gennaio del 1990, la madre di Ray viene completamente scagionata, mentre su Ray continuano a gravare 13 capi di accusa. Nell’estate dello stesso anno anche Ray è totalmente prosciolto. Oggi, certamente, è drammaticamente sorprendente come l’assoluta mancanza di evidenze fisiche e la sconvolgente imperizia nella conduzione delle interviste ai minori non abbiano impedito di celebrare il processo. Crediamo che le uniche e parziali giustificazioni di quanto accaduto siano da ricondurre a: l’assoluta novità del fenomeno (anche se qualcuno avrebbe potuto notare la somiglianza delle dinamiche con il celebre caso di Salem, cfr. cap. 2, par. 2.5), la non conoscenza dei problemi nell’intervistare bambini in età prescolare, la pressione dell’opinione pubblica e il panico generatosi nella comunità in seguito alle dichiarazioni dei bambini.
Grazie alle videoregistrazioni della raccolta delle informazioni dai minori, che fecero i consulenti della Procura, risulta evidente la suggestibilità delle domande e l’assenza di procedure che salvaguardino la delicata fase di “sopralluogo” su i ricordi dei bambini. I bambini subiscono numerosi e ripetuti interrogatori, sono rinforzati a compiacere l’interrogante che, più che cercare, vuole trovare gli elementi degli episodi che si dà per scontato siano accaduti. Durante gli interrogatori furono impiegati dei bambolotti. Per dare un esempio dei bislacchi metodi di intervista, riportiamo qui una sequenza tratta da Nathan & M. Snedeker (1985, p. 80) e riportata in Blisset (2001):

A questo punto MacFarlane prende un pupazzo completo di genitali, dice che si chiama Ray, e dice a Tanya di usare “il signor Animale” per spiegare ciò che Ray le ha fatto. Tanya inizia a muovere la bambola e a simularne la voce, mentre MacFarlane finge che una bambola femminile sia Tanya. “Oh, signor Ray – Ray, Ray, mi stai toccando, eh? Dove mi stai toccando, Ray?”, squittisce MacFarlane. “Sulla pipì”, risponde Tanya, e non è chiaro a nome di chi stia rispondendo: di se stessa o della bambola? La seduta diventa una scena di bambole nude, con genitali che si toccano, sfregano e minacciano a vicenda, falli in bocca ecc. “Ooooh, è successo questo?”… dice MacFarlane. “Non è successo! Sto solo giocando, la corregge Tanya […]” Si parla… delle case dei molestatori, ma non è chiaro se sono case reali o case di bambole. Cogliendo un suggerimento di MacFarlane, Tanya dice che Peggy Buckey era presente durante lo stupro. Verso la fine dell’interrogatorio, Tanya è palesemente stanca di tutti quei discorsi sugli insegnanti: dice che la bambola di Ray è spiacente per quello che è successo, che non lo farà più e che dovrebbe uscire dalla sua finta cella, poi si mette a giocare con un’altra bambola, il signor Squiggly Wiggly, una scimmia di pelouche… Ma MacFarlane vuole riportarla alla realtà, e le chiede: “Conosci la differenza tra la verità e la bugia? Sai cos’è una bugia?”. La bimba risponde: “Ehmmm… Ha i dentoni ed è marrone”. A questo punto, MacFarlane le chiede se ha detto “la verità alla macchina segreta” [la videocamera, N.d.T.]. La bimba rimane in silenzio, con la bocca spalancata. Fa solo un cenno col capo. Al termine della seduta, MacFarlane… conclude che la bimba è stata violentata. Esorta la madre a dire a Tanya quanto è fiera di lei e quanto le vuole bene perché ha rivelato quei segreti. Quindi notifica alla Procura che Tanya è una delle vittime di Ray Buckey.

Ancora un altro esempio.

[…] McFarlane lo rimprovera: “Vuoi essere stupido o vuoi essere furbo e aiutarci? Forse sei scemo”. Cercando di compiacerla, Keith risponde alla richiesta di descrivere l’eiaculazione di Ray Buckey e dice che era gialla, puzzava come “pupù” e sapeva di “sbocco” e di “lumaca marcia”. Pochi minuti dopo ha già dimenticato tutti questi particolari. Intanto tenta disperatamente di distinguere le proprie percezioni dal turbine di sentiti-dire che attraversa Manhattan Beach e arriva nelle sedute d’interrogatorio. Parlando per il tramite di un pupazzo, fa notare che se sa che Ray Buckey toccava  le parti intime dei bambini non è per sue esperienze in prima persona, ma perché glielo hanno detto suo padre e sua madre. McFarlane ignora quest’osservazione e anche quelle successive: dopo un’ora di continue pressioni perché ricordi la violenza, Keith dice: “Un po’ di roba l’ho un po’ dimenticata, poi però me la ricordo, ma non sono proprio sicuro… forse ho detto la cosa sbagliata, per sbaglio”. La diagnosi è che Keith è una vittima […] Dall’inizio alla fine sono sempre gli adulti a parlare. In pagine e pagine di trascrizioni, non c’è una sola rivelazione spontanea. Dopo il primo processo McMartin, uno dei giurati fece notare che “non abbiamo mai sentito la storia dai bambini con le loro parole”. Altri citarono i video dei colloqui come prove-chiave a favore della difesa.

Certamente importante nell’avvitarsi della vicenda, è stata anche la lettera inviata dalla polizia a tutti i genitori. Questi ultimi allarmati e ovviamente impreparati ad intervistare un minore presunto abusato, suggestionano i propri figli, e anche gli altri genitori, creando un reticolo fatto di paura, pregiudizio e fraintendimento che scaraventa nel panico l’intera comunità. La comunità a sua volta grida la sua voglia di verità, di giustizia reclamando punizioni esemplari e creando un clima di pressione sugli organi investigativi e sui consulenti tecnici che hanno l’onere di raccogliere le “parole innocenti e senza malizia dei bambini”.
La Fig. 1 mostra la sequenza temporale del flusso degli eventi. I numeri indicano la progressione degli eventi, le frecce mostrano il flusso delle informazioni.
Quindi:

  1. la Sig. Johnson parla con la polizia;
  2. il capo della polizia scrive una lettera a tutti i genitori degli scolari ed ex scolari della McMartin Preschool;
  3. i genitori parlano tra di loro dei presunti avvenimenti;
  4. i genitori parlano con i loro figli;
  5. il procuratore distrettuale nomina la Dott.ssa McFarlane come consulente;
  6. la consulente inizia la raccolta delle informazioni dai bambini.

Fonte/Credits: “Abusi sessuali collettivi sui minori” di Angelo Zappalà, Franco Angeli 2009, pagine 11-17

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