Assolto dopo un calvario giudiziario: né pedofilo, né violento – La Stampa 1/3/2006

LA FINE DI UN INCUBO

LA DONNA, AFFETTA DA TURBE PSICHICHE, LO AVEVA DENUNCIATO: MI PICCHIA E ABUSA DI MIO FIGLIO

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Si è conclusa con un’assoluzione con formula piena l’incredibile odissea giudiziaria di un uomo già duramente colpito dal destino, che ha sfiorato l’abisso rischiando di venirne inghiottito per sempre. Quest’uomo, che chiameremo Luigi, nel giro di pochi mesi è passato da una vita in stile «Mulino Bianco» all’incubo di un processo infamante.

Fino ad un paio d’anni fa aveva una famiglia perfetta, una moglie che lo amava, due splendidi bambini e un buon lavoro. In pochi mesi ha assistito impotente a un matrimonio che si sfaldava e ha dovuto far fronte alle accuse – ingiuste – di abuso sessuale nei confronti dei figli e di maltrattamenti ai danni della moglie. Infine, quando già cercava di proclamare la sua innocenza nelle aule di Tribunale, Luigi ha dovuto pure affrontare il peso morale del suicidio della moglie, Tiziana. L’incubo giudiziario di Luigi si è felicemente concluso ieri mattina in un’auletta della sezione distaccata del Tribunale a Moncalieri, dove il giudice Silvana Podda ha pronunciato una sentenza di assoluzione «perché il fatto non sussiste». E l’abbraccio liberatorio con gli avvocati di fiducia, Ennio Galasso e Daniela Rossi, ha sancito che la prima sfida, quella penale, era stata vinta per davvero. Per vincere anche le altre battaglie, quelle che la vita ci costringe a combattere ogni giorno, purtroppo non sarà sufficiente affidarsi a una coppia di bravi avvocati.

Il calvario di Luigi, un impiegato trentacinquenne della cintura sud di Torino, incomincia a materializzarsi un paio d’anni fa, quando all’improvviso la moglie manifesta gravi scompensi psichici. Un giorno di febbraio, in preda a una specie di crisi mistica, chiama i carabinieri e accusa il marito di abusare sessualmente del figlio più grande, che all’epoca aveva cinque anni. Ai militari cita una serie di episodi apparentemente concreti, racconta che il marito fa parte di una setta demoniaca che si dedica a riti orgiastici con i bambini.
Tiziana viene ricoverata nel reparto di psichiatria del Mauriziano e curata e le indagini della magistratura appurano che le accuse di pedofilia sono infondate, ma nel frattempo Luigi decide a malincuore di chiedere la separazione legale. Il giudice gli affida la custodia del figlio più grande, mentre il piccolo rimane con la madre. A Tiziana viene diagnosticata una forma di paranoia con manie di persecuzione, ma forse i servizi psichiatrici dell’Asl 8 [sottovalutano la gravità della malattia.
Dopo qualche mese le terapie si interrompono. Non lo squilibrio della donna, che incapace di accettare la separazione questa volta denuncia il marito per maltrattamenti. «Mi picchia ogni giorno e mi minaccia di morte», rivela al magistrato incaricato delle indagini. Quando Luigi viene rinviato a giudizio, all’improvviso un giorno la donna si uccide gettandosi dalla finestra. Potrebbe essere il colpo di grazia anche per Luigi: agli inevitabili sensi di colpa si aggiungono il rischio di venir condannato e di vedersi sottrarre i figli.
Ma l’uomo non si arrende. Spalleggiato dai legali grida la sua innocenza in Tribunale e ha la fortuna di incontrare un giudice serio e scrupoloso. Fino alla sentenza di assoluzione di ieri. Il primo passo verso un’altra vita.

GIORGIO BALLARIO

Fonte: http://archivio.lastampa.it

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