Accusato di violenza sulla figlia, ma invece era un tumore – Repubblica

COSI’ UN INCUBO TRAVOLSE UNA FAMIGLIA

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MILANO 5/6/1990 – Il papà di Miriam festeggia il compleanno, qualche amico è andato a trovarlo. E’ una domenica di festa, a casa Schillaci, rotta solo dall’ apprensione per la piccola, che con le febbre a 38 e il faccino pallido sta nella sua cameretta. A metà pomeriggio, il papà decide di portarla all’ ospedale di Garbagnate. Sindrome influenzale, è la diagnosi del medico di guardia alle 17.30 del 9 aprile dell’ anno scorso. I genitori si rasserenano. Appena quattro ore dopo, alle 21.30, la mamma spoglia Miriam.

E l’ angoscia le stringe il petto. Il pannolino è sporco di sangue: Miriam aveva sul sederino come una piccola noce indurita, tutta piena di venuzze. L’ abbiamo riportata subito in ospedale…, racconterà poi. Nuova corsa all’ ospedale di Garbagnate. Dietro le porte chiuse del pronto soccorso i genitori ascoltano la bambina urlare, durante la visita. Poco dopo la bambina viene portata a Niguarda. I genitori cercano invano una spiegazione su quella piccola noce, su quel sangue. Hanno paura per la figlia. Ma i medici sono una specie di muro di gomma. Per loro dev’ essere tutto chiaro: il tumore è, dice la cartella medica, un ematoma infiltrante alla regione perianale esteso fino al sacro e alla regione vulvare. Dunque, la bambina, che allora aveva poco più di due anni, è stata violentata. E di chi sospettare, se non del padre? I referti finiscono al tribunale dei minorenni; dalla sua scrivania il giudice Giovanni Ingrascì non ci pensa troppo per proibire al padre, stimato professore di matematica a Limbiate, di avvicinarsi alla bambina. Tutore provvisorio della piccola viene nominato il sindaco del paese. Tredici giorni dopo quella domenica d’ angoscia, i pareri dei medici e i sospetti finiscono sulla prima pagina di un quotidiano milanese. Come in una reazione a catena, altri giornali, spiazzati dallo scoop, s’ incarogniscono. Qualcuno scrive: Quando un uomo si avvicina al letto, la bambina piange. Il 24 aprile il papà Lanfranco, un omaccione dalla faccia buona, grande e grosso, è già un mostro. I vicini lo spiano, per strada i fotografi lo aspettano giorno e notte. Solo il 26 aprile, la Repubblica e l’ Unità, dopo un lungo colloquio con il professore, finalmente scardinano i luoghi comuni, le accuse ingiuste, i resoconti immaginari. Lo stesso farà alla televisione, con grandissima eco, Enzo Biagi. Il 29 aprile, l’ inflessibile Ingrascì spiega: C’ è stata una grossa montatura iniziale su questa storia. Si è esagerato nell’ attribuire subito tutta la responsabilità ai genitori, senza attendere i risultati dell’ inchiesta. L’ allontanamento della piccola dal padre e dalla madre, in attesa che venga fatta piena luce sulla vicenda, e con il sospetto di una violenza carnale, resta un provvedimento necessario. Burocrazia e perizie chiedono ancora tempo. Quel tempo che ora, con la morte della bambina, sembra ancor più prezioso. I genitori non si possono avvicinare alla piccola. Il sostituto procuratore Daniela Borgonovo, diventato titolare dell’ inchiesta, accelera quanto più è possibile. Il 4 maggio la perizia scagiona i genitori: il giorno dopo, alle 4 e mezzo del pomeriggio, il professore, quasi correndo, può raggiungere il lettino, abbraccia sua figlia, e sorride tra le lacrime. Sorride a tutti. Nei giorni dopo, consigliato dagli avvocati, decide però di far partire una raffica di querele, per alcuni cronisti e per i medici di Niguarda. La storia della famiglia Schillaci scompare dalla cronache. Meno di un mese dopo, il 3 giugno, da Catania la notizia che Miriam è stata operata di tumore. Qualche giorno dopo i medici si mostrano preoccupati: tumore maligno. Ecco l’ orribile natura della piccola noce. Molti ricordano le lacrime del padre: Sono un uomo rassegnato, finito, lo so che perderò Miriam. Così è stato. E la querela contro i medici di Niguarda, a quanto pare, langue. (di PIERO COLAPRICO)

MILANO 6/5/1989 – Adesso gli avvocati di Lanfranco Schillaci e Maria Capo devono solo definire un ultimo, non trascurabile dettaglio: quali iniziative prendere nei confronti dei giornali che non hanno esitato a processare e condannare il professore di Limbiate, prima ancora che la procura formulasse un’ accusa ufficiale. Avvocato Degli Occhi, presenterete querela contro i quotidiani che hanno accusato Lanfranco Schillaci di aver violentato la figlia, pubblicandone il nome, cognome e indirizzo? Sicuramente ci riserviamo di prendere un’ iniziativa nei confronti di questi giornali. Ancora però non abbiamo deciso se sarà una denuncia di carattere penale o civile. Riteniamo comunque che sia doveroso non passare un colpo di spugna sulle cose che sono state scritte da certi quotidiani, perchè sono state davvero troppo gravi e, soprattutto, ingiustificate. Del resto credo che queste considerazioni siano condivise in pieno dal mio cliente. Penso che difficilmente potrà dimenticare le calunnie, le accuse infamanti che ha visto nella prima pagina di alcuni giornali, a caratteri cubitali. Ora è felice, perché ha di nuovo con sé la bambina. Presto mi auguro recuperi tutta la sua serenità. Ma non gli si può chiedere di perdonare, di dimenticare simili offese. Qual è stata secondo lei la colpa più grave della stampa in questa vicenda? C’ è stata troppa leggerezza, troppa superficialità. Alcuni articoli hanno danneggiato la reputazione dei miei clienti in maniera terribile, violenta. La verità di questa affermazione è addirittura lampante: basta dare un’ occhiata a certi titoli, certi commenti, certi articoli di cronaca che sono usciti nei giorni scorsi. Pensate di presentare una denuncia per il comportamento dei medici di Garbagnate? Prima di tutto ci preoccupiamo della salute e della serenità della bambina. Vogliamo evitarle altri tormenti, altre perizie mediche, magari sotto anestesia. Ha sofferto abbastanza. Quindi con tutta probabilità non presenteremo denuncia per il reato di lesioni colpose contro i medici di Garbagnate. Naturalmente, anche in questo caso, ci riserviamo di presentare un eventuale esposto in sede civile.

MILANO 5/5/1989 – “Vorrete darci atto che dall’ inizio di questa vicenda l’ atteggiamento della procura è stato di estrema prudenza. I genitori della piccola non sono stati indiziati di alcun reato. Adesso, alla luce della perizia medico legale, possiamo dire che questo atteggiamento di prudenza si è rivelato più che giustificato.” Saverio Borrelli, procuratore capo milanese pronuncia queste parole davanti ai giornalisti alle sei e mezzo di ieri pomeriggio. Sono una sentenza di assoluzione, in pratica, per Lanfranco Schillaci, il professore di matematica di Limbiate sospettato di violenza carnale sulla figlia Miriam, di appena due anni, e per sua moglie Maria Capo. Ma neppure questo, come vedremo, permetterà ai genitori di riunirsi subito alla loro bimba. L’ autore della perizia, il professor Antonio Fornari, e il sostituto procuratore Daniela Borgonovo sorridono, accanto a Borrelli. E’ finito un incubo anche per loro, non solo per la famiglia di Miriam. La tesi della violenza carnale sulla bimba, compiuta dal distinto professore durante la festa per il suo compleanno, fra un pezzo di torta e un brindisi con gli amici, era davvero agghiacciante, anche per gli inquirenti. Ma questo non significa necessariamente – continua il procuratore capo – che la bambina non abbia subito violenza. La perizia del professor Fornari scagiona, dunque, i genitori di Miriam, ma lascia spazio ad altre ipotesi, ad altri tipi di violenza che la bambina potrebbe aver subito. Ci saranno altri interrogatori, e a questo punto l’ inchiesta della dottoressa Borgonovo cercherà probabilmente di fare piena luce soprattutto su quanto è avvenuto nel pronto soccorso dell’ ospedale di Garbagnate, dove la piccola Miriam è stata ricoverata nella notte di domenica 9 aprile. Nella casa dei genitori di Miriam, al Villaggio di Limbiate, la buona notizia arriva per telefono. Non esulta, il professor Schillaci: Sono stanco – dice – mi sento a pezzi. Sapevo che la verità sarebbe venuta fuori, ma adesso non riesco a provare gioia. Solo amarezza, tanta amarezza per tutta questa vicenda. Voglio mia figlia. Voglio che torni a casa, subito. Non riesco a pensare ad altro. Non ha sentimenti di vendetta, non vuole che un altro colpevole prenda il suo posto a tutti i costi: So che all’ ospedale di Garbagnate i medici hanno cercato di curare la bambina. Volevano guarire Miriam, non farle del male. Non so come andrà a finire questa storia, non posso sapere se salterà fuori qualche responsabilità, ma a questo punto non mi interessa più di tanto. E vorrebbe, Lanfranco Schillaci, precipitarsi all’ ospedale di Niguarda dove la piccola è ancora ricoverata e accudita dalle nonne, per riportarsela subito a casa: Per riprendere a vivere – dice – e per cominciare a dimenticare. Ma anche se la procura milanese è ormai convinta dell’ innocenza del professore di Limbiate, questo non basta per cancellare di colpo il provvedimento di allontanamento dai genitori che è stato preso, davvero a tempo di record, dal tribunale dei minori: Far tornare la bambina in famiglia? – dice il procuratore capo Borrelli – Questo proprio non dipende da noi. E allarga le braccia: C’ è un procedimento in corso, e la cosa riguarda altri magistrati. Per Lanfranco Schillaci e la moglie è l’ ennesima doccia fredda. Da quasi un mese ormai non possono avvicinarsi alla figlia. Vengono a sapere del suo stato di salute solo attraverso le telefonate delle nonne. E temono, ormai, qualsiasi intervento medico: Abbiamo saputo – dice il padre della bambina – che al Niguarda vorrebbero sottoporre Miriam ad un nuovo esame, in anestesia. Vorrebbero chiedere il permesso al sindaco, che per la legge adesso è il tutore della bambina. Mi sembra di impazzire. Mia moglie ed io non vogliamo assolutamente che la bambina subisca nuovi traumi. Siamo innocenti, adesso lo possiamo gridare a tutti, ma altri sono chiamati a decidere sulla vita di Miriam. Cosa dobbiamo sopportare, ancora? Abbiate pietà di noi.

6-5-1989 Lanfranco Schillaci ha saputo di essere un mostro un sabato di aprile, mentre assieme alla moglie usciva dall’ ospedale dov’ era ricoverata la sua bambina. Il ci segua di due poliziotti, l’ arrivo nella sede del tribunale dei minori, e poi l’ ordine, vago: Per il week end non potrete vedere vostra figlia. Passano alcuni giorni e c’ è la visita delle assistenti sociali che seguono la procedura per la messa in stato d’ adozione. S’ accorgono che il padre della bambina ignora quanto è avvenuto. Gli mostrano il fonogramma del tribunale. L’ uomo scoppia in lacrime. Ingenuamente, ha detto ieri raccontando il suo incubo a Enzo Biagi, in Linea diretta. Teneva in grembo la bambina che gli stringeva la braccia attorno al collo, aveva gli occhi lucidi. E quell’ ingenuamente attribuito a un gesto così naturale, quasi ovvio, è apparso la sintesi del trauma che ha prodotto nella vita di Lanfranco Schillaci quanto è accaduto. Per giorni e giorni la sua vita quotidiana è stata raccontata attraverso lo specchio deformante d’ una accusa falsa. Ed ecco che dai giornali non solo ha scoperto d’ essere un mostro capace di raptus di violenza sessuale, ma ha anche appreso d’ essere un sadico, uno che si divertiva a chiudere la figlia di due anni fuori dal balcone: Io soffro di vertigini – ha detto a Biagi – quando vedo mia moglie in balcone ho paura per lei…. Giustificarsi della propria vita quotidiana, dei propri modi di essere, ricostruire un istante dopo l’ altro le proprie abitudini. Subire interrogatori ai quali non si sa come si deve rispondere. Abbiamo molto pregato in quei giorni, ha detto. E ora si tratta di dimenticare, di rimarginare le ferite ma anche di ragionare sul momento più opportuno per raccontare tutto alla bambina. Quel giorno sarà necessario parlare di quello che, secondo la vittima di questa montatura, è il principale responsabile: Certa stampa scandalistica, che per sbattere il mostro in prima pagina non ha esitato a offendere l’ onore di una persona, d’ una famiglia, senza accertare le notizie, senza adottare cautele nel darle.

MILANO 6/5/1989 – Alle quattro e mezza di ieri pomeriggio Lanfranco Schillaci e la moglie hanno varcato la soglia dell’ ospedale Niguarda. Quasi correndo hanno raggiunto il reparto di pediatria chirurgica, il lettino di Miriam. Il professore di Limbiate ha preso in braccio la bimba, con le lacrime agli occhi. Se l’ è portata via, a casa. Un’ ora prima il tribunale dei minori aveva revocato il provvedimento di allontanamento dei genitori, firmato dal sostituto procuratore Giovanni Ingrascì dopo che il primario del reparto, Luigi Contorni, gli aveva telefonato, segnalandogli il caso della piccola Miriam. Occorre indagare Un caso meritevole di cautela e di ulteriori indagini, subito diventato sospetta violenza carnale, avvenuta nell’ ambito familiare. Il padre e la madre di Miriam non aspettavano altro: Sapevamo che prima o poi i giudici avrebbero dovuto arrendersi all’ evidenza dei fatti, e proclamare la nostra innocenza. Ma ci terrorizzava la decisione del tribunale dei minori. E’ stato atroce, insopportabile, venir tagliati fuori dalla vita di nostra figlia. Un incubo assurdo. Altri incubi, adesso, aleggiano sull’ ospedale di Garbagnate, dove Miriam venne ricoverata la notte di domenica 9 aprile, quella in cui cominciò la lunga passione della piccola e dei suoi genitori. Incubi che turbano i sonni del presidente dell’ ospedale, Rolando Russo, dei medici e degli infermieri che si presero cura di Miriam al momento del ricovero. Incubi che hanno la forma di mostri in camice bianco, anche loro sbattuti in fretta sulle prime pagine dei giornali per colmare l’ imbarazzante vuoto lasciato dal professore di Limbiate: Sia chiaro che non esiteremo a querelare chiunque, medico, magistrato o giornalista, si azzardi a trarre conclusioni del genere, tuona Rolando Russo, e si indigna: In tutti gli ospedali del mondo capita di veder morire sotto i ferri persone operate magari di una banale appendicite. Ma nessuno accusa i medici, anche di fronte ad una morte del tutto inaspettata. Tutti comprendono che il medico fa sempre la sua parte in piena coscienza professionale, che impiega sempre tutte le sue risorse per aiutare il paziente. Ma non è Dio, e a volte anche un banale intervento può nascondere insidie mortali. Il caso di Miriam – continua Rolando Russo -, tristissimo per le conseguenze terribili, grottesche che ha avuto per i genitori, è stato montato dalla leggerezza e dall’ ansia di protagonismo di alcuni personaggi che non hanno niente a che vedere con l’ ospedale di Garbagnate. Qui ci sono solo onesti medici, che fanno il loro mestiere onestamente. La perizia del professor Antonio Fornari, il medico legale incaricato della perizia d’ ufficio dalla procura di Milano, ha indicato nelle ispezioni compiute dai medici la probabile causa delle gravissime lesioni di Miriam, come hanno spiegato i legali della famiglia Schillaci, Luigi Degli Occhi e Sergio Ramajoli (che hanno presentato un’ istanza di immediata archiviazione per la posizione processuale dei loro assistiti). Le condizioni della bambina, affetta da un eritema esteso e gravissimo, causato dall’ ipersensibilità alle supposte di Tachipirina, avrebbero dovuto sconsigliare – secondo la perizia – qualsiasi intervento esplorativo. Ma i medici di Garbagnate non sono di questo parere: Era necessario cercare di individuare la causa di quell’ ematoma, della perdita di sangue – dicono il primario e il chirurgo di guardia al pronto soccorso la notte in cui Miriam venne ricoverata a Garbagnate, prima di essere affidata ai sanitari milanesi di Niguarda. Non abbiamo usato strumenti di sorta, tantomeno un rettoscopio. Solo le mani, con la delicatezza necessaria. Poteva esserci un corpo estraneo, era importante valutare l’ entità dell’ affezione ed escludere l’ eventualità di un’ occlusione intestinale. Che cosa, dunque, può avere causato le tremende ferite di Miriam? Sinceramente – rispondono i medici – non lo sappiamo. Ma abbiamo la coscienza tranquilla, e rifaremmo tutto ciò che abbiamo fatto, certi di agire per il meglio e a tutela della salute della piccola paziente. Non temono un’ eventuale inchiesta giudiziaria, ma il discredito, l’ ombra del sospetto sulle loro capacità, che tanto potrebbero nuocere alla loro vita professionale. Inchiesta in ospedale Proprio per questo il presidente e la direzione sanitaria dell’ ospedale di Garbagnate hanno promosso un’ inchiesta interna, con una dettagliata ricostruzione dei fatti e le dichiarazioni di sette testimoni. E dalla testimonianza degli infermieri professionali risulterebbe che le cure mediche non avrebbero causato alcun mutamento nelle condizioni della bambina, rispetto a quelle constatate all’ atto del ricovero nell’ ospedale dell’ hinterland milanese. L’ eventuale reato ipotizzabile nei confronti dei medici di Garbagnate potrebbe essere solo quello di lesioni colpose. Un reato per cui la procura potrebbe procedere solo dopo la presentazione di una querela di parte. Lanfranco Schillaci, davanti ai cancelli dell’ ospedale di Niguarda, stringe in braccio la sua bambina, la guarda commosso e sembra proprio che l’ esposto contro i medici di Garbagnate sia l’ ultimo dei suoi pensieri più nascosti. Miriam si mangia il papà con gli occhi, lo abbraccia forte e ride felice. Quando il professore di Limbiate era ancora un mostro, alcuni giornali avevano scritto che al Niguarda solo le infermiere potevano avvicinarsi al lettino della bambina perché Miriam era terrorizzata dagli uomini, che le ricordavano il padre. La bambina ora guarda i fotografi, che scattano all’ impazzata. Ride, abbraccia il padre ancora più forte. E lo bacia. Sembra quasi lo faccia apposta. (di FRANCO MONTEVERDE)

Fonte: Archivio Repubblica

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