Romanzo: “Il bambino che sognava la fine del mondo” – Antonio Scurati

4526241_0NARRATIVA NEL NUOVO ROMANZO LO SCRITTORE MUOVE DA EPISODI DI CRONACA PER ILLUSTRARE L’ ITALIA DI OGGI

Il contagio collettivo del Male

Scurati: «Racconto la pedofilia per spiegare a cosa può portare la paura»

18/3/2009 – Lo facciamo di continuo. Eppure civettare con la paura è pericoloso. Talmente pericoloso, che il delirio psicotico di una madre in crisi può condurre un’ intera comunità a cercare sicurezza nel demonio, a ricadere nelle derive maniacali di scenari arcaici. È già successo. Ed è la storia che racconta Antonio Scurati nel suo nuovo romanzo, Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani, pp.195, 18). In un’ atmosfera d’ inquietudine ballardiana, l’ autore scrive ex post, come se raccontasse una pestilenza passata. Usa toni millenaristi, anche se le visioni di San Giovanni, rievocate dalla collettività, c’ entrano poco. È di un’ apocalisse umana che si narra: il cataclisma della ragione. All’ inizio era soltanto un bacillo, ma il timore della pedofilia a scuola, insufflato da una madre, stava per dilagare veloce in un contagio delle menti. Il clima a Bergamo, la città teatro del romanzo, non era sereno. I giornali avevano già diffuso l’ idea della pedofilia, provocando uno scandalo che s’ era abbattuto sul seminario vescovile. A completare il quadro, l’ arrivo di due maestre, esuli dalla materna Abba e dall’ asilo Sorelli di Brescia, dove erano state per due volte assolte da accuse di pedofilia basate sulla presunzione di colpevolezza. Antonio Scurati cita le scuole bresciane, s’ ispira alla vicenda di don Gelmini, attinge all’ inchiesta sulla materna di Rignano e a casi simili capitati in Francia, da smaliziato bricoleur, assembla materiali differenti ma, tiene a precisare: «La pedofilia è una metafora che mi serviva per raccontare gli effetti della politica della paura. Viviamo buona parte della nostra esistenza soggiogati da fantasmi spaventosi, da universi mediatici che si sviluppano come bolle intorno a fatti caricati emotivamente ma non verificabili. Pensiamo all’ epidemia di Sars o allo spettro del terrorismo globale che ci prospettava stravolti i nostri giorni futuri. Siamo prede di una paura indefinita che ci toglie energie civili». Scurati è particolarmente abile nel ricostruire le tappe della diffusione della paura e del preconcetto. Con accuratezza ricrea il progressivo spaesamento del senno, fino alla completa perdita del senso della realtà. Ci saranno aule trasformate in incubatrici di terrori arcaici, assemblee con genitori stremati da fantasie terrificanti ormai incapaci di sentire ragioni, vogliosi soltanto di falò redentori che distruggano i responsabili delle loro sofferenze; e arriveranno gli arresti, le confessioni a cascata dei bambini, si penserà al complotto, finché il clima diverrà tale che qualsiasi bruttura pronunciata, verrà presa per verità provata. Il fascino sinistro della tragedia avvolge il lettore. Scurati lo tiene allacciato alla trama narrando l’ evolversi di una psicopatologia collettiva. Scrive un romanzo civile, rivelando come avviene la colonizzazione delle nostre menti. Riesce nell’ impresa di raccontare quest’ Italia sfiduciata e insicura, smarrita nelle pieghe della postmodernità. «La pedofilia si presta a illustrare come noi adulti, vinti da fantasmi terrorizzanti, regrediamo allo stato mentale dell’ infanzia. È dei bambini, infatti, l’ incapacità di discernere la realtà dalla fantasia. Superata l’ adolescenza, si tratta di una condizione insidiosa». Infantile è persino il lessico di rispettabili massaie e professionisti che per l’ assemblea preparano il cartello: «Gli orchi sono tra noi», gli stessi che ne condurranno un’ altra imitando le vocine dei propri figli per descrivere fantasie raccapriccianti. E un bambino che sogna la fine del mondo nel fuoco sarà il tassello fragile della mente del protagonista. Come nel suo secondo romanzo, Il sopravvissuto, anche qui il personaggio principale è un calco di Scurati. Come lui, al tempo dei fatti narrati, ha 38 anni, scrive commenti sui giornali e insegna a Bergamo Teorie e tecniche del linguaggio televisivo. Di volta in volta, il protagonista, riluttante, viene convinto dal giornale ad andare alla scoperta di quanto accade intorno a lui. Osserva la vita, se stesso, i suoi concittadini con acume, ma la sua preparazione da intellettuale critico non lo dispenserà dalla follia collettiva. Si ritroverà a dichiarare agli spettatori di Matrix: «Il Male esiste». Siamo tutti coinvolgibili, dunque. E già coinvolti. Il pubblico che guarda il cadavere della morale in tv e con sollievo torna alla sua vita stordita è complice dei bergamaschi che hanno scoperto la sostanzialità del Male. Il diavolo ormai è una certezza, un’ idea terribile ma, in tanta angoscia, è perlomeno qualcosa di chiaro. La presenza di Satana è sinistramente consolatoria, specialmente se al Male si possono dare nomi e cognomi di prelati o insegnanti. «Tra le origini della nostra fragilità e del nostro smarrimento – dice Scurati – c’ è il fatto che siamo privi di un’ idea condivisa del male. Abbiamo modelli, divi e politici, che basano il loro successo su comportamenti che dovrebbero apparire portatori di disvalori. Siamo confusi, perciò sentiamo il bisogno di vedere il male per identificarlo. È questa la radice della passione morbosa che alimenta programmi televisivi su casi come Cogne o Erba». Il castello crollerà e a Bergamo il Male tornerà a essere sfuggente, incerto, poco più di un’ opinione. Persino gli indizi da fine del mondo si riveleranno mistificatori. La descrizione dei padri di famiglia drogati di Cialis per le amanti giovani, la narrazione del fallimento di un modello d’ istruzione, le osservazioni sulla crisi dell’ amore romantico non hanno scopi moralisti. Sono, piuttosto, la rivelazione di un autoinganno generalizzato: cerchiamo sicurezza in grandi valori che abbiamo smesso di praticare da tempo perché, in fondo, non ci crediamo più. «Viviamo da laici, da libertini, da immorali eppure continuiamo a raffigurarci come una società basata sui valori cattolici, per esempio. È una scappatoia deleteria. Pensiamo al caso Englaro. Dovremmo sforzarci di ricostruire una morale adatta a noi. Fingere di credere in Dio per una società che l’ ha perso è pericoloso». Già, si finisce per capitare in un’ apocalisse senza riscatto, perché Dio non s’ è presentato. E quel che resta dei giorni della suggestione collettiva è il dolore di tanti, abbandonato, come sempre, al suo nonsenso. L’ autore Dal premio Campiello alle attese sullo Strega È in libreria da oggi Il Bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati (edito da Bompiani). Domani alle 18.30 verrà presentato alla Feltrinelli libri e musica di piazza Piemonte 2, a Milano, da Marco Belpoliti, Massimo Gramellini e Enrico Mentana. Con Il Sopravvissuto (2005) Scurati ha vinto la XLIII edizione del premio Campiello. Nel 2007, con Una storia romantica ha conseguito il SuperMondello. Il nuovo romanzo di Scurati è stato trascinato nelle polemiche sul premio Strega prima di essere pubblicato e, nonostante non ci siano ancora le candidature ufficiali, è stato contrapposto al libro del «vincitore designato», Daniele Del Giudice, come l’ opera dello sfidante. (Fiori Cinzia)

Fonte/Credits: 
http://archiviostorico.corriere.it 
http://bompiani.rcslibri.corriere.it/

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