La fiaba nera dei falsi abusi – Claudio Risé

profiloclaudioquattroLa pedofilia dilaga negli asili italiani, quello di Rignano è solo l’ultimo. Centinaia i bambini coinvolti. Gli “orchi”, di solito, lavorano nella scuola materna: maestre, bidelli, coordinatrici, presidi. Tutti incensurati. Orrendi, e spesso colorati di satanismo, gli abusi.
Queste accuse, si sono concluse, finora, con nove ordinanze di archiviazione, venti assoluzioni ed una condanna (da parte di un giudice ricusato perché si era detto deciso a condannare ben prima della sentenza).
Dal punto di vista psicologico colpisce, oltre alla tragedia degli accusati innocenti, linciati per via mediatica e a volte incarcerati per anni, la singolare uniformità delle accuse. Che compongono, un plot, una trama stranamente simile (come in certe fiabe classiche, dove le circostanze si ripetono sempre uguali).


I bambini, dicono le varie Procure nei diversi provvedimenti giudiziari, vengono narcotizzati, abusati sessualmente, fotografati e videoregistrati, drogati, travestiti, cosparsi delle più disparate sostanze (miele, marmellata, creme, escrementi), penetrati con vari oggetti. Gli scopi delle attività abusive sono sia la soddisfazione della libidine personale, sia quello di «produrre materiale pedo-pornografico che l’associazione per delinquere che gli abusanti costituiscono cerca poi di vendere alla malavita per procacciarsi ingenti somme di denaro».
Uno degli aspetti strani di tutte queste inchieste, ma che non sembra inquietare più di tanto i Procuratori della Repubblica che le promuovono, è come mai educatori con fedine penali immacolate, centinaia di bambini accuditi ed educati nel corso di lunghi anni di insegnamento, vita privata tranquilla, famiglie rispettabili, spesso con figli di diverse età, diventino improvvisamente depravati gravi, delinquenti rapidamente incalliti, abilissimi inoltre nell’organizzarsi in veri e propri “gruppi criminosi”, in grado di svolgere le non semplici attività illegali cui si abbandonano.
Dall’abuso dei bambini, alle riprese di film, alla loro vendita e diffusione, senza contare il trasporto dei bimbi dagli asili, nei quali dovrebbero rimanere, ai molteplici luoghi dove vengono compiuti gli abusi. Che spesso si compiono in altre case, come viene descritto nell’inchiesta di Rignano, nelle case delle maestre, in case sconosciute, in case abbandonate.
L’identificazione di queste “case misteriose” risulta essere una delle attività che hanno più impegnato gli inquirenti, spesso senza esito alcuno. Case dove i bimbi devono essere trasportati con automobili, pulmini, altri mezzi, attività complicate da svolgere senza farsi accorgere da nessuno, durante le ore d’asilo.
Dove prendono origine queste narrazioni giudiziarie, che in pochi anni hanno trasformato l’asilo in uno dei luoghi torbidi dell’immaginario collettivo? Spesso da un gioco sessuale dei bambini, o da una domanda della mamma: «Perché ti tocchi»? Alla quale il bambino, che sa che di solito rispondendo così evita grane, replica: «perché me l’ha detto la maestra»; inaugurando così un’autentica tragedia collettiva. Perché la madre parla con altre madri, alcune delle quali confermano che anche la loro bambina, o bambino, si toccano, e cominciano ad investigare. Dipanando così una matassa che più la tiri, e più ti imbrogli: l’inestricabile groviglio delle fantasie sessuali dei bambini. Una cosa così complessa da far nascere, più di un secolo fa, la psicoanalisi.
Materia difficile che, purtroppo, la maggior parte dei giudici, e degli psicologi, non conosce affatto.

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 maggio 2007

Fonte/Credits:  claudiorise.blogsome.com

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