L’ossessione della violenza sui bimbi – Claudio Risé

profiloclaudioquattroI nostri contemporanei non hanno un buon rapporto con i bambini. Ne fanno pochi, temono che ingombrino, o costino troppo. Fin da piccoli poi, li soffocano di attenzioni, concedendo loro ogni capriccio, e impedendone così uno sviluppo equilibrato. Oppure li maltrattano, e, purtroppo, spesso ne abusano, fanno loro violenza. La nostra è la prima società che provi piacere a violentare i bambini. Ed è anche la prima dove il sadismo sui bambini faccia parte dell’immaginario collettivo.
Tanto che, spesso, intere comunità immaginano violenze sui bambini che non esistono nella realtà, ma popolano evidentemente le menti di chi le denuncia. Non sappiamo cosa sia accaduto a Rignano Flaminio, il paese dove le maestre sono accusate (oltre ad altri orrori) di aver fatto bere sangue a bambini di due, tre anni. Ma poche settimane fa sono state completamente assolte numerose educatrici di Brescia, sottoposte per anni ad una gogna mediatica e giudiziaria, e riconosciute solo adesso perfettamente innocenti (come chi le conosceva sapeva fin dall’inizio). 
Queste immaginazioni collettive hanno fatto, anch’esse, non poche vittime. Come Don Giorgio Govoni, il prete di Modena morto per infarto dopo accuse inverosimili e infondate. Qualche altro, invece, si è ucciso.
La violenza ai bambini, dunque, è davvero estremamente diffusa nella nostra cultura. Qualche volta, spesso, è veramente agita. Come è forse accaduto – altra notizia di questi giorni – al Caf, il centro per la protezione di minori in difficoltà di Milano, dove due maschietti, uno di 9 e uno di 10 anni, sembrano essere stati vittime di violenze ed abusi da parte di uno degli educatori che dovevano occuparsi di loro e consolarli. In altri casi invece, questo incubo della psiche collettiva contemporanea, illustrato in migliaia di siti Internet molto frequentati, viene proiettato su mostri immaginari, ed ispira una caccia alle streghe, nella quale si riversano le ossessioni e le fantasie (non meno malate) di gruppi di genitori, e di cittadini.
Quella della violenza ai bambini è dunque una caratteristica produzione dell’immaginario contemporaneo. Tanto da ispirare, nei pedofili ad esempio, intere strategie di vita. «Purtroppo – ha detto Paolo Pietropolli Charmet, docente di psicologia e presidente del Caf, la casa-famiglia dove erano ospitati i due bimbi abusati – i pedofili sono calamitati da posti in cui vengono accolti bambini che hanno già subito abusi e maltrattamenti. Studiano, e prendono lauree per avvicinarsi a loro, e proprio con i più piccoli riscuotono grandissimo successo». Fino a quando ne fanno le loro vittime.
Come mai il nostro tempo, per la prima volta, fantastica di violenze ai più piccoli, arrivando a metterle in pratica, od a farle vivere attraverso la descrizione di violenze immaginate? Studiosi di diverse discipline, nel mondo, collegano questo immaginario violento al fatto che, per la prima volta nella storia dell’uomo, gli Stati abbiano consentito che i bambini venissero soppressi prima ancora di nascere, legalizzando l’aborto.
Negli ultimi trentacinque anni è stato impedito di nascere a milioni di bambini. I nati sono i “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama i sopravvissuti alla violenza e all’abuso. E dei sopravvissuti hanno le insicurezze, la bassa autostima, ed un rapporto incerto con la vita.
Dopo la legalizzazione dell’aborto la sofferenza ed uccisione dei bambini diventa nor/male, si fa norma. La coscienza collettiva, però, non può parlarne. Allora il bimbo violentato va nell’inconscio, e diventa perversione individuale, od ossessione collettiva.

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 aprile 2007

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