Cauto approccio alle denunce di abuso sessuale ai danni di minori – Maria Anna Filosa

Un primo punto critico connesso all’ipotesi di violenza sessuale è la fonte della denuncia, spesso presentata da un genitore in seguito ad improvvisi atteggiamenti sessualizzati o disturbi di vario genere del figlio, interpretati come consequenziali ad un presunto abuso.
Al vaglio dei fatti, l’accusa può, a volte, rivelarsi falsa. A prescindere dall’eventuale presenza di disturbi psicopatologici, può succedere, infatti, che il sospetto sorga nella mente dell’adulto in seguito ad un’erronea interpretazione di un evento, ad esempio, un comportamento dell’altro genitore, o di un segno fisico come indice di abuso, idea che, successivamente,può imporsi in quella del bambino per suggestione. Sulla sua denuncia, vera o falsa che sia, può inoltre influire il contesto socio-culturale,familiare ed allargato,o il fatto di aver subito abuso sessuale durante la propria infanzia, trauma che può compromettere la distinzione tra realtà e fantasia, fino ad arrivare ad un vero e proprio trasferimento intergenerazionale di elementi psichici del trauma del genitore al figlio.
Sul problema delle false denunce esiste una vasta letteratura che, nonostante fornisca dati eterogenei, concorda nel ritenere che queste aumenterebbero nel corso di dispute legali per divorzio e affidamento dei figli, tanto che qualcuno parla già di <<sindrome da accuse sessuali in divorzio>>.
Tale false accuse potrebbero essere motivate dall’offesa patita e dalla rabbia nei confronti dell’altro coniuge,o da una dinamica intersoggettiva disturbata che, a volte, può portare a sviluppare una fantasia di abuso quale segno di disagio, tentativo di comunicazione o richiesta di aiuto,o, ancora, da un inconscio tentativo di colpevolizzare l’ex compagno e ottenere così l’affidamento del figlio, compiendo più o meno consapevoli errori, fraintendimenti dei fatti o distorsioni della realtà.
In questi contesti, potrebbe anche svilupparsi la cosiddetta << Parental Alienation Syndrome>>, patologica condizione interattiva che porta ad accusare falsamente di abuso sessuale il genitore <<alienato>>. Le parti attive sono il bambino ed il genitore accusante,o meglio <<alienante>>,sul quale il piccolo concentra tutte le proprie energie psichiche,mentre la vittima è il genitore indebitamente accusato, avendo, in realtà,sempre correttamente svolto le proprie funzioni genitoriali. In queste situazioni l’accusante <<programma>>il figlio inducendolo a dare corpo a false accuse di natura sessuale, in ciò facilitato dall’autonoma capacità di generare fantasie sessuali, dall’elevata suggestionabilità, nonché dalla molteplicità delle informazioni a disposizione(TV,film, fumetti ecc.)per acquisire o approfondire conoscenze sul sesso senza bisogno di averne esperienze dirette, del bambino.
Si dovrebbe quindi essere prudenti nell’accettazione di una accusa, a maggior ragione se presentata in concomitanza di una crisi coniugale,quando i disturbi sospetti del figlio vengono unicamente descritti dal genitore,quando il minore non riesce o non vuole aprirsi con il medico,che peraltro non osserva alcun comportamento insolito,oppure quando questi si confida con facilità o apparente spontaneità,ma senza atteggiamenti negativi, oppure quando lancia accuse colleriche,sembrando tuttavia perfettamente a proprio agio in presenza del presunto abusante, oppure quando si mostra preoccupato riguardo al sesso,senza però manifestazioni ansiose, depressive o regressive o,infine, quando parla dell’abuso soltanto su sollecitazione del genitore,ricercandone ripetutamente una conferma al proprio racconto.
Ad orientare invece verso una probabile genuinità dell’accusa,nel senso che l’accusante è realmente convinto della sussistenza di un abuso,sarebbero alcuni indicatori della sua personalità e il suo atteggiamento emotivo,quali disorientamento,sofferenza,confusione o senso di colpa conseguenti alla rivelazione,atteggiamenti di dubbio e di incertezza nei confronti del valore esplicativo delle comunicazioni e dei sintomi del bambino,la preoccupazione di fungergli da sostegno,un forte ricorso a meccanismi difensivi di idealizzazione della realtà,l’elaborazione mentale della separazione del patner,priva quindi di vissuti destrutturanti di abbandono e di perdita o di componenti di odio distruttive e,infine, un racconto coerente dal punto di vista emotivo e narrativo.
Spesso è un racconto del minore a dare il via ad una denuncia. Ancora una volta questa può risultare infondata o deliberatamente falsa, in quanto può essere frutto di fraintendimenti,suggestione o di una vera e propria menzogna su violenze sessuali mai subite.
Sia la ricerca sia la clinica, mettono in risalto la possibilità di imbattersi tanto in <<falsi positivi>> quanto in <<falsi negativi>>,cioè sia in dichiarazioni erronee o deliberatamente false, sia in falsi dinieghi su una violenza subita, da cui la necessità di stabilire se ci si trova di fronte ad una <<memoria di abuso>> o piuttosto davanti ad un <<abuso di memoria>>,anche perché queste storie,eventualmente inventate, riescono spesso a trarre in inganno anche specialisti del settore.
Il bambino ha certo le capacità cognitive di costruire falsi resoconti, anche se quello più piccolo è, per lo più, guidato nell’intera vicenda da un adulto, mentre un adolescente è perfettamente in grado di sporgere autonomamente denuncia, vera o falsa che sia.
Il problema di queste false accuse è complesso, potendo dipendere sia da variabili interne al bambino stesso, sia da condizioni particolari del genitore o dell’esperto, sia da fenomeni sociali e di gruppo, capaci di orientare il corso della dichiarazione o di un ricordo, situazione questa che può esprimersi nel cosiddetto << contagio di gruppo>>, vero e proprio caso di >>isteria epidemica>>, influenzata anche dall’accresciuto allarme sociale.
Secondo la più accreditata letteratura, false dichiarazioni di abuso fatte da bambini ed adolescenti,possono sia essere non intenzionali,in quanto dovute ad una erronea interpretazione di un’interazione innocente,sia derivare dall’esposizione di una falsa narrazione alla quale, nel corso del tempo, il minore potrebbe arrivare a credere, anche in seguito a domande tendenziose o suggestive poste da soggetti influenti, sia,infine, costituire intenzionali racconti falsi di un abuso mai avvenuto per un secondo fine(es. staccarsi dalla famiglia,vendetta)o per una manipolazione diretta o coercizione da parte di terzi(es. bambino viene insegnato a mentire).
Il problema sicuramente più serio è lo psichismo del bambino, tanto più indifferenziato quanto più è piccolo, insieme alla notevole capacità immaginativa. L’organizzazione egocentrica delle strutture cognitive ed espressive, tipica dell’età prescolare, gli impedisce di operare distinzioni fra reale ed immaginario,tra mondo interno ed esterno,da cui un’elevata probabilità che,raccontando un determinato fatto, mescoli liberamente e imprevedibilmente elementi fantastici e dati oggettivi. Dall’inizio dell’età scolare fino alla pre- adolescenza, questo egocentrismo cede lentamente il passo al <<pensiero operativo>>piagettino, con una sempre più raffinata capacità di discernimento e capacità di agire autonomamente senza essere influenzato dalla volontà di altri, agendo quindi attivamente sui propri processi mentali indirizzandoli e finalizzandoli in base a ben precisi scopi, anche se questi ultimi non sono sempre immediati e materiali. Sebbene la questione della fabulazione sembra praticamente superata, può però subentrare la problematica dell’interpretazione della realtà, se non addirittura la menzogna consapevole.
Una falsa denuncia può, quindi, sorgere nella mente del minore per meccanismi non coscienti, quando, per la sua età, non è in grado di distinguere tra fantasia e realtà, oppure quando presenta idee deliranti di carattere sessuale, o quando interpreta erroneamente un fatto o le domande dell’adulto, o quando colma vuoti di memoria con informazioni che ne possano dare un senso. Un bambino in età prescolare può però poi fornire false denunce di abuso subite da un genitore o perché suggestionato dall’altro genitore, o perché, trovandosi nello stadio edipico, può tendere ad interpretare erroneamente le cure del genitore, o perché i suoi processi di pensiero sono confusi dalla prevalenza del processo primario o perché può essere investito dalle identificazioni proiettive del genitore dominante nella sua cura e custodia.
Altre volte, invece, una falsa accusa può sorgere nella mente del bambino per meccanismi coscienti, quando già conosce il significato della menzogna e la costruisce in seguito a frustrazioni o disappunto, da cui la necessità di cercare di comprendere se abbia eventuali motivi relazionali per mentire.
Fra questi si può innanzitutto citare la disperazione del minore che, attraverso la menzogna, cerca di uscire da una difficile situazione familiare, situazione in cui può anche subire la forzatura da parte del genitore che ha eventualmente chiesto la separazione. Esistendo, dall’infanzia fino alla pre- adolescenza, una correlazione tra livello di maturazione del minore e la qualità affettiva dell’ambiente familiare in cui vive, in condizioni di crisi familiare, il bambino tenderebbe a non elaborare propri punti di vista e proprie scelte sia per l’ansia che la situazione di fragilità familiare gli procura, sia per il timore di perdere appoggi e punti di riferimento già molto precari.
Infatti, in queste situazioni conflittuali, può essere indotto a dichiarazioni non veritiere, perché diviene un << intermediario trasparente>> tra i coniugi, manipolato o suggestionato dal genitore che può aver sviluppato una fantasia di abuso, e quindi può essere portato a mentire per lealtà, fornendo racconti precisi e dettagliati che, nonostante viva in uno stato emotivo di una grande confusione e di notevole accondiscendenza e compiacenza nei confronti del segnalante, rimangono identici anche con il passare del tempo. Va inoltre considerato che un bambino,fra sei e nove anni, dato l’ancora insufficiente sviluppo morale, potrebbe facilmente giungere ad un uso strumentale e egoistico delle proprie accresciute capacità mentali,giungendo a mentire unicamente per compiacere il genitore a cui è più legato e punire l’altro,fermamente convinto di aver agito giustamente.
Il numero delle intenzionali false rivelazioni di abuso sessuale del minore sarebbe inoltre andato aumentando in relazione al grande risalto che i media danno al fenomeno,da cui una maggiore possibilità di elaborazione fantastica di informazioni non sufficientemente mediate dall’ambiente,fino ad arrivare a veri e propri fenomeni di <<contagio di gruppo>>
I bambini piccoli possono poi incorrere in menzogne deliberate quanto quelli più grandi, bugie create per ottenere qualche vantaggio personale, per risolvere un contenzioso affettivo con un genitore, attuando, una sorta di vendetta, o per coprire la loro vita sessuale. Infatti, alcune volte cercano di <<pareggiare i conti>> con l’adulto <<colpevole>> di averli in qualche modo danneggiati; altre volte, sentendosi in una posizione di inferiorità,con una falsa accusa, cercano di riacquistare il controllo della situazione o ottenere risultati altrimenti fuori della loro portata. In queste situazioni i loro comportamenti sono guidati dall’immaginazione incontrollata, che rileva una proiezione di pensieri e desideri, fantasiosamente trasformati in realtà. Altre volte si può trattare di una vera e propria forma di <<mitomania infantile>>.

http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=1714

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