Abusi sessuali collettivi – Bruno, D’Andreamatteo, Lonero

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Questo articolo si propone di mettere in evidenza come l’incredibile diffusione dei casi di abuso sessuale collettivi nelle scuole materne attualmente presente nel nostro paese, altro non è che la conseguenza di una psicosi collettiva innescata e alimentata dalla costante attenzione mediatica creata intorno a questi casi.
In particolare, si cercherà di dimostrare come la maggior parte di questi casi coesista nella propagazione di un sospetto che, inizialmente Insinuatosi nella mente di un genitore, evolve dapprima in ciò che noi abbiamo chiamato “fattoide”, ovvero l’eventualità di un abuso, per sfociare in una psicosi di massa che coinvolge via, via sempre più genitori dando luogo ad un caso giudiziario che assume caratteristicamente le fattezze di una vera e propria caccia alle streghe.

Francesco Bruno,  Daria D’Andreamatteo, Francesca Lonero:
Abusi sessuali collettivi: dal fattoide alla psicosi collettiva
 I quaderni del campus. Campus Universitario di Pomezia la “Selva dei Pini” 2009 pag. 48 

File pdf originale: ABUSI SESSUALI COLLETTIVI

ESTRATTO pagg. 6-10

Il diffondersi di tale fenomeno può essere fatto risalire al primi anni del 2000 e, a nostro avviso, ciò è accaduto come conseguenza dell’incredibile campagna di sensibilizzazione contro la pedofilia iniziata a seguito del caso belga di Marcinelle che, a causa della sua particolare efferatezza, nell’estate del ’96, monopolizzò l’attenzione dell’intera Europa.

A seguito di tale caso, e della seguente campagna antipedofilia, In Italia si sono moltiplicate le iniziative a tutela del minori e contemporaneamente le denunce per abuso sessuale minorile. A tale riguardo è doveroso sottolineare che, se da una parte tale situazione ha agevolato la possibilità di perseguire penalmente coloro che commettono abusi sul minori, proteggendo dunque i minori stessi, dall’altra la stessa situazione ha determinato il moltiplicarsi di casi di falso abuso sessuale e la strumentalizzazione degli stessi soprattutto in ambito civile dove nelle cause per affidamento sempre più spesso uno dei due genitori – generalmente la madre – utilizza questa forma di reato per ottenere l’affidamento esclusivo del figlio.

Avere una chiara panoramica della reale estensione del fenomeno è pressoché impossibile essenzialmente per due ragioni: in primo luogo le statistiche in materia sono piuttosto carenti e, tra l’altro, poiché non tutte le fattispecie delittuose sono riferibili e riferite, specificamente ai minori (abbandono di minori e incapaci; violazione degli obblighi di assistenza familiare; maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, incesto) sarebbe del tutto arbitrario cercare di distinguere la quota relativa al minori sul dati ad esse relative; in secondo luogo, con la legge n. 66 del 1996, sono state ridefinite alcune fattispecie di reati e ne sono state introdotte di nuove, per cui la comparazione tra le statistiche precedenti il 1996 con quelle successive risulta piuttosto ardua.

Tuttavia, dal dati Istat disponibili è possibile constatare un progressivo e graduale aumento delle denunce (vedi tavola 1) a testimonianza del fatto che a partire dal 1996, anno del caso di Marcinelle, con il diffondersi dell’allarme pedofilia nel nostro paese si sono moltiplicate le denunce di violenze sessuali sul minori Per guanto riguarda specificamente il fenomeno degli abusi sessuali collettivi nell’ambito delle scuole materne, dal 1999 ad oggi c’è stata una crescita esponenziale di questi casi, moltissimi, anzi la stragrande maggioranza dei eguali si sono rivelati casi di falso abuso.

Alcuni esempi:

1999 Bergamo: Protagonisti della storia furono otto bambini frequentanti la scuola materna che sarebbero stati abusati da due suore, nonché maestre dei minori, le quali sono state poi assolte in secondo grado con formula piena.

2001 Asti: Presso l’asilo di Mombercelli, due maestre furono imputate di violenze sessuali nei confronti di otto bambini tra i 3 e i 5 anni: entrambe sono state assolte nel gennaio 2007, dopo quindi ben sei anni di accuse infamanti, con la formula «perché II fatto non sussiste».

2001 Brescia: Il “caso Brescia” riguarda quattro scuole materne comunali, e rappresenta uno del più clamorosi casi di falsi abusi sui minori a livello nazionale e internazionale. Il primo caso si è verificato nella scuola materna Abba dove i protagonisti coinvolti erano decine di adulti (insegnanti, ausiliari, sacerdoti), decine di bambini, e altrettante decine di “complici” degli adulti, esterni all’ambiente lavorativo. Indiziati come i “veri pedofili”, cioè coloro che “commissionavano” agli indagati il prelievo dei bambini. Nessuno di questi complici è mai stato Identificato.

Poi è la volta, nel 2003, della scuola materna Sorelli dove due maestre, accusate di abusi sessuali su 22 bambini, vennero arrestate senza alcun riscontro oggettivo, nessuna prova, ma semplicemente sulla base di un pregiudizio di colpevolezza. Con il tempo, per il moltiplicarsi del racconti sollecitati ai bambini, venne indagato tutto il personale della scuola.

Sempre nello stesso anno iniziarono delle segnalazioni alle forze dell’ordine da parte di alcuni genitori dei bambini frequentanti la scuola materna comunale Carboni circa alcune ipotizzate uscite da scuola dei bambini che condussero all’apertura di un indagine per sequestro di persona e presunti abusi sessuali sui minori. Il caso è stato archiviato con il completo proscioglimento degli imputati.

Stessa tipologia di accuse si verifico, sempre a Brescia, nel 2004, presso la scuola San Filippo Neri: si ipotizzò la presenza di una banda di pedofili che furoreggiava nelle scuole materne della città. Anche In questo caso ci fu l’ordinanza d’archiviazione.

2001 Bologna: a Bologna fu la volta di un professore di un scuola media sul quale pendevano alcune segnalazioni anonime che lo accusavano di pedofilia. Nell’accusa venivano riferiti fatti e episodi specifici, ma si scoprì che le alunne che sarebbero state oggetto della supposta attenzione morbosa non erano a scuola la giornata incriminata.

2001 Torino: a Torino un insegnante fu accusato di abusi sessuali sui propri allievi. Dopo due anni di indagini fu prosciolto.

2003 Verona: a Verona è la volta di tre insegnanti che avrebbero abusato di sei bambini. Anche in questo caso, dopo ben tre anni, c’è stato il completo proscioglimento degli indagati.

2004 Torino: il preside e la direttrice dell’asilo G. Bovet vennero accusati di pedofilia e successivamente assolti “per i fatti non sussistono”.

2004 Luserna: la mamma di un bambino denuncia le violenze sessuali subite dal figlio nello spogliatoio della palestra, ad opera dell’insegnante di ginnastica, Gianfranco Cantù. Il bambino conferma le accuse e in più racconta che gli abusi sessuali erano all’ordine del giorno, che gli insegnanti coinvolti erano cinque e una decina gli alunni che partecipavano ai festini e che tutto sarebbe finito su internet. Tuttavia, quando la polizia postale perquisisce la sede del sito incriminato non trova traccia di tutto quello che il bambino racconta. Nel gennaio 2006 si ha notizia che gli abusi, oltre che a scuola, sarebbero avvenuti anche a casa di una professoressa, in una cripta sotterranea del santuario di Monte Bruno a Garzigliana e nel cimitero di Barge, il tutto in un contesto di satanismo, con tanto di sacrifici umani.

La Procura di Torino non trovò alcun riscontro delle assurdità raccontate dai ragazzi e nel luglio 2007 archivia il caso. L’archiviazione della Procura è una doccia fredda per il centro studi Hansel e Gretel di Moncalieri che, come in altri numerosi casi rivelatesi come “falsi abusi”, aveva sempre sostenuto la tesi dei bambini.

2005 Bari: la Procura di Bari chiede l’archiviazione dell’inchiesta a carico di una maestra di una scuola materna accusata di aver compiuto atti sessuali su minorenni: secondo l’accusa la donna aveva costretto bambini di quattro anni a vedere il film “La creazione dell’uomo, Adamo ed Eva”, obbligandoli a spogliarsi completamente per poi mettere davanti ai genitali foglie di fico tenute insieme con degli spilli.

2006 Rignano Flaminio: famosissimo caso sviluppatosi nella scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio a cui per diversi mesi le più importanti testate giornalistiche italiane rivolsero un’attenzione morbosa e costante. Il caso coinvolse diverse insegnanti (dapprima arrestate e poi quasi subito scarcerate) e dipendenti della scuola, nonché un benzinaio cingalese e il maestro di una maestra, regista televisivo, tutti accusati di abusi sessuali rituali collettivi su circa venti bambini della scuola.6

2006 Vallo della Lucania: infine ricordiamo il caso di Vallo della Lucania che, malgrado sia pressoché identico al caso di Rignano Flaminio non ha suscitato la stessa attenzione mediatica di questo. Il caso si è sviluppato avella scuola materna S. Teresa e vede coinvolta una suora, sottoposta a custodia cautelare per un anno, ed altre due consorelle, tutte insegnanti della scuola e tutte accusate di abusi sessuali nel confronti di ben quaranta bambini di età compresa tra 13 e 5 anni.

Tutti questi casi si eguagliano per il numero di persone coinvolte sulla base di accuse infondate, incerte e superficialmente verificate dagli organi della giustizia.

Ciò che sorprende gli studiosi in materia sono le somiglianze e gli elementi in comune in relazione alla distribuzione nel tempo e nella storia. Le modalità di avvio ed i protagonisti iniziali appaiono le stesse: un bambino e un adulto che credono nel’abuso e che denunciano il fatto.

Le voci, che vengono considerate subito come notizie, si propagano velocemente coinvolgono massiccio di altri genitori, adulti e media.

Alla guida della crociata contro il pedofilo ci sono i genitori, veri e propri protagonisti della vicenda che prendono campo e si fanno portavoce dei malesseri collettivi da cui si sviluppano racconti sempre più bizzarri e cruenti. Dai ripetuti e incontri tra genitori seguono nuove e strabilianti rivelazioni.

in questi casi la capacità di comprendere correttamente un’affermazione riportata è piuttosto limitata. Infatti questa abilità richiederebbe una sospensione del giudizio che, verosimilmente, in questi avvenimenti, è piuttosto compromessa.

I genitori si fanno giustizieri e, inconsapevolmente, prendono in carico una tesi che permette loro di scaricare le proprie assenze o mancanze affettive verso l’esterno, identificando nel presunto pedofilo il capro espiatorio dei loro sensi di colpa.

Ecco allora che l’estraneo nell’inconscio di queste madri pericolose, diventa l’orco cattivo da cui difendere i bambini, e quindi il comportamento “insolito” o “diverso” ed ogni minimo segnale viene riletto e compreso in modo errato e distorto e associato al cattivo ricordo del racconto riportato dal figlio, motiva e determina il propagarsi del contagio psicologico. Il sostegno del gruppo, l’avvallo delle psicologhe e il silenzio delle istituzioni agisce da rinforzo ai propri convincimenti, generando uno stato emozionale collettivo che più che prima dei racconti dei bambini pretende di essere verità di per se stesso, e dunque prova.

Il tutto si struttura e si sviluppa all’interno di un ambiente culturale estremamente favorevole e particolarmente suscettibile alla tematica trattata.

Le campagne di sensibilizzazione, infatti, rispetto al tema degli abusi e ai riti satanici non fanno fatto altro che innestare ed aumentare una paura rispetto a questi fenomeni ed altrettanta confusione rispetto alle diverse definizioni del fenomeno stesso. E rappresentano un momento di distribuzione e diffusione di una serie di “indicatori” che però sono stati assimilati come univoci ed inconfutabili.

Talvolta sorprende il ruolo poco professionale e poco oggettivo assunto da alcuni esperti. I quali sembrano sposare a priori la tesi dell’abuso, semplicemente sulla base del pregiudizio, cosicché, all’interno di un percorso di indagine e di valutazione rispetto alle capacita del bambino di testimoniare, vengono scartate le informazioni o gli elementi che non confermano la teoria di partenza, mentre vengono accettate solo quelle, che sembrano poterla confermare, (assunzione a-priori).

Ed è cosi che incredibilmente la profezia si autodetermina.
Non solo, l’errore piuttosto ricorrente è quello di classificare sotto il termine di “abuso sessuale” una serie di comportamenti, azioni e fenomeni che non rientrano specificatamente nella categoria e ne tantomeno sono compatibili ad essa.

Queste forme di forzatura riguardo la veridicità di un fatto comportano l’aggravarsi del fatto stesso ed il propagarsi di un allarmismo ingiustificato ma devastante nella sua portata.

(Articolo completo in formato PDF abusi-sessuali-collettivi.pdf)

Fonte/Credits:
www.misteriditalia.it
www.cooplilium.it

One thought on “Abusi sessuali collettivi – Bruno, D’Andreamatteo, Lonero

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