Il mantenimento diretto dei figli può servire a superare l’alienazione parentale

separazione-mantenimento-affidoQuanto pesa nel fenomeno dell’alienazione genitoriale la contesa che si instaura per il controllo del tempo dei figli da cui deriva la percezione dell’assegno di mantenimento? Difficile dirlo, visto che nei casi di alienazione grave il genitore che manipola i figli spesso soffre di disturbi della personalità e il solo movente economico non è sufficiente per spiegare la gravità della strumentalizzazione dei figli. Tuttavia nei casi meno gravi di alienazione, in cui i contatti con il genitore rifiutato vengono mantenuti se pure a fatica, l’eliminazione della contesa economica sull’assegno di mantenimento potrebbe dare un contributo importante anche all’eliminazione dell’alienazione genitoriale. In questo articolo dell’avvocato Gargiulo si riferisce su una sentenza innovativa del Tribunale di Foggia.

Buone notizie per i mariti separati: il mantenimento diretto dei figli prevale sul “dovere inevitabile” della corresponsione dell’assegno di mantenimento!

Finalmente una sentenza giuridica che tende a ristabilire una sorta di maggiore “equità” in quello che appare come la “somma ingiustizia”, gravante sul “groppone” di quei padri separati, costretti a vedere i figli con il “contagocce” ed, in più, a subire la “beffa” dell’ obbligo di versare un assegno di mantenimento ( spesso esagerato) in favore della ex moglie, affidataria della prole: con la riforma di cui alla L. 54/2006, il “contributo diretto” da parte di ciascuno dei genitori a favore dei figli minori costituisce la regola, e non l’eccezione, quale conseguenza diretta dell’affido condiviso!

Lo ha affermato il Tribunale di Foggia evidenziando, in una recentissima innovativa sentenza, come in tema di affidamento condiviso, il mantenimento diretto dei figli svolge la proficua funzione di far partecipare attivamente e concretamente alla vita della prole anche il genitore con questa non stabilmente convivente, e ciò in linea con la riforma introdotta dalla legge n. 54/2006, che, volendo assicurare, anche dopo la separazione, la continuità del ruolo genitorale, ha previsto, all’art. 155 cod. civ., che la corresponsione di un assegno periodico sia imposta solo “ove necessario” al fine di realizzare il principio di proporzionalità della contribuzione. Tale necessità si potrebbe rinvenire, ad esempio, quando il genitore non convivente non chiarisca le voci di spesa che intenda assumere su di sè, ovvero quando l’altro genitore non percepisca alcun reddito, sicché si troverebbe a dover dipendere, financo per la spesa quotidiana, dal coniuge più facoltoso.

Nello specifico, il Tribunale di Foggia,si è espresso in tal senso, in sede di modifica delle condizioni di separazione e, dopo aver disposto l’affidamento condiviso della figlia della coppia, ha accolto la domanda del padre di provvedere al mantenimento della minore esclusivamente “in forma diretta” (sostituendo, quindi, il contributo indiretto mensile di Euro 500,00 precedentemente determinato), tenuto conto che tale genitore, non collocatario della prole, aveva compiutamente indicato le voci di spesa di cui intendeva farsi carico.

Secondo i giudici di merito dauni non è, inoltre, circostanza ostativa all’applicazione del mantenimento diretto la questione oggettiva della “convivenza prevalente” della minore presso uno dei genitori (nella specie: la madre), nonostante quest’ultima fosse gravata di maggiori spese per le esigenze quotidiane della figlia affidataria.

Sulla importante sentenza interviene l’avv. Eugenio Gargiulo il quale evidenzia come, ai fini dell’applicazione del mantenimento diretto della prole, sia opportuno che il genitore non collocatario indichi le voci di spesa attraverso cui intende contribuire al sostentamento dei figli, non essendo sufficiente a garantire una ripartizione proporzionale delle spese di mantenimento la maggiore permanenza, rispetto al passato, dei minori presso tale genitore. Ciò in quanto non è plausibile ipotizzare che le spese dei figli, estranee alla sfera domestica (ad es., per la frequenza di una piscina o per l’acquisto di un apparecchio dentale), si distribuiscano tra i genitori assecondando la proporzione temporale dei rispettivi periodi di permanenza

In tema di mantenimento diretto dei figli – conclude l’avv. Eugenio Gargiulo- nella individuazione delle voci di spesa gravanti sul genitore non collocatario dovrà tenersi conto, non solo dei redditi dei coniugi e della valenza economica dei rispetti compiti domestici e di cura, ma, soprattutto, delle presumibili esigenze della prole, tra cui i costi dell’alloggio e delle utenze domestiche, posto che al figlio, convivendo maggiormente con uno dei genitori, va imputato anche una frazione di tale spesa.

Sull’argomento, oggetto dell’innovativa sentenza del Tribunale di Foggia, si è espressa , ultimamente, anche la Suprema Corte di Cassazione la quale, con la sentenza del 20 gennaio 2012 n. 785, ha affermato come il giudice di merito possa discrezionalmente ammettere o escludere la contribuzione diretta di un genitore in favore del figlio, anche alla luce delle norme sull’affido condiviso, purchè fornisca un’adeguata motivazione al riguardo.

Avv. Eugenio Gargiulo

Fonte: http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=2672

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