La Sindrome di Alienazione Genitoriale secondo Richard Gardner – Guido Parodi

Il sistema separazioni si regge quasi esclusivamente sull’antagonismo: sul tentativo, cioè, di affrontare un conflitto relazionale fra individui attraverso un conflitto di grado più elevato; il conflitto giudiziario.

Nella realtà dei fatti, un conflitto giudiziario ha lo scopo di stabilire una “verità processuale” a seguito della quale una delle parti uscirà vincente e l’altra perdente. I figli, però, sono talvolta gli sconfitti di una visione ideologica che individua, indiscriminatamente, un genitore nel ruolo della vittima e l’altro nel ruolo del carnefice biologicamente violento e crudele.

Alcuni autori descrivono le separazioni conflittuali come immagine di eserciti in battaglia, sul cui campo si scontrano, oltre ai coniugi, anche le schiere di assistenti sociali, avvocati, periti, consulenti tecnici del tribunale e delle parti, e quant’altre strutture, ruoli e funzioni vengano coinvolte. La parte dei civili inermi tocca, purtroppo, ai figli.

L’affidamento esclusivo è tuttora molto utilizzato nella realtà italiana: oltre il 90% degli affidamenti vanno alla madre ed il padre ha spesso la percezione di essere sempre dalla parte perdente di una causa persa.

L’affidamento esclusivo rappresenta una potenziale fonte di potere per il genitore affidatario che, in particolari situazioni, potrebbe percepire i figli non come persone, individui in divenire di cui ha la responsabilità, ma come mezzo per soddisfare bisogni propri.

Nella società civile, più che in altri contesti, si sta affermando il concetto di bigenitorialità come diritto soggettivo dei figli. Un genitore affidatario che ritiene controproducente il rapporto dei figli con l’altro genitore, ed arriva ad attivare strategie di esclusione di quest’ultimo, viene da alcuni considerato come affetto da una forma di disagio psicologico. Una psicopatologia che può avere gravi ricadute sui figli e delle cui conseguenze siamo, ancora oggi, in Italia, quasi all’oscuro. Afferma il Prof. Guglielmo Gulotta, autorevole docente universitario di psicologia giuridica: Si è affacciato da poco nella letteratura psicologica italiana il parametro concettuale della sindrome di alienazione genitoriale.

La Sindrome di Alienazione Genitoriale, definisce le situazioni in cui il genitore affidatario suggestiona i figli, così che il rapporto fra i figli stessi ed il genitore non affidatario si degrada e, talvolta, si interrompe. Nella PAS, i figli finiscono per mostrare un astio e un disprezzo ingiustificato e continuo verso il genitore non affidatario; astio e disprezzo non dovuto a mancanze, trascuratezze o addirittura violenze di questo genitore, ma prodotto da un’alleanza crudele che il genitore affidatario impone ai figli.

Il “padre” della PAS, la persona, cioè, che per prima ne ha sistematizzato la descrizione, è stato Richard A. Gardner, della Columbia University di New York.

Usando le parole di Gardner, la PAS è: Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello”, o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. E’ proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile.

La PAS è caratterizzata da otto sintomi primari, espressi dai figli come prodotto di una programmazione (o lavaggio del cervello) da parte del genitore affidatario. La programmazione tende a limitare, o impedire, una relazione piena e soddisfacente fra figli e genitore non affidatario, spingendo i bambini a rifiutare quest’ultimo.

Gli otto sintomi primari sono i seguenti:

  1. La campagna di denigrazione. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.
  2. La razionalizzazione debole dell’astio che il bambino mostra nei confronti del genitore non affidatario si esprime con motivazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali; ad esempio: “non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto presto”, oppure “perché una volta ha detto cazzo”.
  3. La mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “tutto negativo”; il genitore amato come “tutto positivo”.
  4. Il fenomeno del pensatore indipendente; la determinazione del bambino, cioè, ad affermare di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione, senza influenza del genitore programmante.
  5. L’appoggio automatico al genitore alienante: una di presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore affidatario.
  6. L’assenza di senso di colpa: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo, nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.
  7. Gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente come, ad esempio, l’uso di parole o situazioni che non sono normalmente conosciute da un bambino di quell’età, nel descrivere le colpe del genitore escluso.
  8. L’estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, infine, coinvolge nell’alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.

Richard Gardner afferma, basandosi su centinaia di casi e su studi di follow-up, che l’instillazione incontrollata di PAS nei bambini non può che produrre significative psicopatologie, sia nel loro presente che nella loro vita futura.

Questi bambini subiscono una violenza emotiva che crea loro un danno enorme: un danno che difficilmente potrà essere sanato o anche solo risarcito, dato che coinvolge la sfera intima della coscienza personale.

Una violenza che, come affermato da Gardner, porta come conseguenze: esame di realtà alterato, narcisismo, indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia e mancanza di rispetto per l’autorità che non può che essere estesa anche a figure non genitoriali, come insegnanti e futuri datori di lavoro.

In situazione gravi, la disperazione di alcuni genitori non affidatari arriva alle pagine di cronaca dei giornali, che riferiscono di atti inconsulti (suicidi, omicidi) compiuti da chi viene, poi, rapidamente liquidato come “un pazzo” (638 atti di omicidio e suicidio, con 893 vittime fra gennaio 1994 ed agosto 2003, come reso noto dall’Associazione Ex). Talvolta, appaiono dati statistici che mostrano un elevatissimo tasso di suicidi fra genitori non affidatari, riferito al tasso globale di suicidi in ambito nazionale.

Una delle possibili alternative alla separazione per via conflittuale/giudiziaria va trovata nella professionalità del personale di strutture di mediazione efficienti.

Persone capaci di lavorare a supporto di forme di affidamento condiviso dei figli. Persone esperte a tutela di quello che è il miglior interesse dei figli: l’avere, cioè, due genitori amorevoli, percepiti nella giusta prospettiva, con i loro difetti (certo) ma anche con i loro pregi.

Esperti capaci di interventi mirati ad evitare che i figli possano essere indotti a vedere, nei loro genitori, una santa e un criminale, oppure Madre Teresa e Hitler (Giudice Kenneth Black – Los Angeles Superior Court, Family Law Department).

Gli operatori di questi servizi si trovano inevitabilmente ad agire su aspetti molto delicati della vita e del futuro di varie persone, compresi aspetti legati all’immagine del padre e della madre nell’intimo dei figli e nel contesto sociale. Tuttavia sono persone come tutti noi, soggette a vicissitudini personali che possono generare frustrazioni, delusioni, rabbia, sfiducia aprioristica. Non tutti possono gestire tutto, qualunque situazione, in qualsiasi momento della loro vita e questo deve essere riconosciuto. Un servizio realmente efficiente dovrebbe comprendere anche meccanismi di “limitazione di responsabilità”, per quegli operatori che appaiono o divengono (per un qualunque motivo) inadatti ad occuparsi di questo particolare campo di attività.

Guido Parodi

http://www.minoriefamiglia.it/pagina-www/mode_full/id_329/

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