Teoria sulla varietà del comportamento sessuale umano

Pubblichiamo la traduzione di alcuni estratti dell’articolo di Gardner A Theory About the Variety of Human Sexual Behavior  (pubblicato in Issues in Child Abuse Accusation, 1993, n. 5 2, p. 115) perchè questo articolo rappresenta la chiave per comprendere allo stesso tempo le idee scientifiche di Gardner e la fallacia delle argomentazioni dei suoi calunniatori.

Teoria sulla varietà del comportamento sessuale umano

di Richard Alan Gardner MD

Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra …
Genesis: 1:28 

Ho trovato l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo civilizzato superiore: siamo noi.
Konrad Lorenz

L’uomo diventa civile quando i suoi impulsi animali sono addomesticati, sottomessi e trascendono dalla sua natura sociale.
Abba Eban 

RIASSUNTO: la teoria di Dawkins sulla trasmissione genetica viene estesa ed applicata alla teoria dello sviluppo della varietà dei comportamenti sessuali umani. In accordo con questa teoria, i diversi tipi di comportamento sessuale umano, comprese le parafilie, possono essere visti come aventi valore per la sopravvivenza della specie. Tutti questi comportamenti sessuali atipici, in qualche modo aumentano il livello generale di eccitazione sessuale nella società e quindi aumentano la probabilità che le persone si impegnino in attività sessuali che portano alla procreazione. Differenze fondamentali tra uomini e donne possono essere comprese mediante questa teoria. L’orientamento teorico del DSM-III-R, in particolare in materia di omosessualità e pedofilia, è discusso in base a questo assunto.

Non mi sono mai sentito completamente soddisfatto dai termini “naturale” e “innaturale” quando vengono riferiti al comportamento sessuale umano. In un certo senso, si potrebbe dire che ogni forma di comportamento sessuale che può essere mostrata da un essere umano deve essere considerata naturale in quanto parte del repertorio umano. Generalmente, il termine innaturale è stato applicato a quelle variazioni che sono state considerate inaccettabili per un determinato gruppo sociale.
In modo piuttosto singolare, ogni società ritiene naturale (in conformità con le finalità di Dio o della natura) quelle particolari forme di comportamento sessuale che sono ampiamente praticate e accettate e ritiene innaturale (in contrasto con i propositi della natura o di Dio) quelle forme di comportamento sessuale che sono atipiche e / o per convenzione sociale “sbagliate”, “cattive”, “disgustose” ecc. A volte il comportamento sessuale che non conduce direttamente alla procreazione è stato considerato come innaturale. Il mio intento è quello di dimostrare che anche quelle forme di comportamento sessuale che non conducono immediatamente alla procreazione possono essere utili agli scopi della natura e di conseguenza non possono essere esclusi dalla lista delle forme naturali del comportamento sessuale umano.

Le differenze di genere nei modelli di accoppiamento

Per comprendere appieno la teoria che propongo, è importante innanzitutto capire il mio concetto di origine delle differenze di genere nei modelli di accoppiamento. Credo che la programmazione genetica induca le donne ad essere più passive, riservate, e seduttive, e gli uomini ad essere più assertivi e aggressivi nel processo di corteggiamento. Anche se le influenze sociali giocano certamente un ruolo in tali modelli, credo che i fattori genetici siano i più importanti. Riconosco che ciò sia impopolare da dire in un momento in cui l’uguaglianza tra maschio e femmina è molto in voga, ma credo di avere buoni argomenti per sostenere la mia posizione.

Nessuno può negare che fino al XX secolo gli uomini siano stati soprattutto cacciatori e combattenti (protettori e guerrieri). Le donne, invece, si sono occupate principalmente della cura del bambino. Non è mia intenzione dare alcun giudizio di valore, ma questa era la realtà fino al XX secolo. Certamente ci sono state e ci sono tuttora alcune società in cui questo principio non è valido, ma queste eccezioni non possono in alcun modo sminuire la validità della mia generalizzazione. (Ci sarà sempre un’isola nel Sud del Pacifico che sostenga o smentisca ogni considerazione).

[…]

La teoria di Dawkins sulla sopravvivenza del gene e sulla trasmissione

Vorrei sottolineare che la teoria che verrà proposta potrebbe essere stata pensata in precedenza anche da altri. Anche se non ho né letto né sentito parlare di essa da altre persone, si poggia molto su quella proposta da Dawkins (1976). In effetti, si potrebbe considerare la mia teoria un’estensione di quella di Dawkins applicata in modo specifico alle varie forme di comportamento sessuale umano. Questa teoria, come quella di Dawkins, si basa principalmente sulla teoria darwiniana – in particolare sui concetti di selezione naturale e di sopravvivenza del più forte.

[…]

Dawkins poi continua:

Ogni fattore di sopravvivenza, quindi, può essere visto come una colonia di filamenti di DNA circondato da strati successivi di meccanismi di protezione. Il suo scopo, però, non è semplicemente quello di proteggere i geni dalla distruzione cannibale, ma anche quello di fornire meccanismi per la riproduzione dei filamenti di DNA. Qui stiamo parlando dei metodi con cui una forma di vita particolare permette ai filamenti di DNA di essere tramandati di generazione in generazione, liberandosi alo stesso tempo del corpo in cui risiedono temporaneamente e dotandosi di una temporanea sopravvivenza.

Un altro aspetto particolare del gene è che non si ingrandisce con il passare del tempo, ma dopo un milione di anni non ha più probabilità di morire come quando esiste solo da un centinaio di generazioni. Il gene salta di corpo in corpo tra le generazioni, manipola corpo dopo corpo allo stesso modo e per i propri fini, abbandona diversi corpi mortali, prima di morire.

Sebbene il gene stesso è in uno stato costante di equilibrio con gli atomi circostanti e con le molecole più piccole disponibili per la replicazione, la sua struttura di base e il suo aspetto sono sempre gli stessi. Può essere paragonato ad un grattacielo che sostituisce periodicamente e costantemente i suoi mattoni con altri fornitigli esternamente. Sia i mattoni nuovi che quelli vecchi sono essenzialmente tramutati in atomi che non “invecchiano”.

L’applicazione della teoria di Dawkins nella varietà dei comportamenti sessuali umani 

E’ possibile applicare la teoria di Dawkins all’eterosessualità adulta, poiché possiamo visualizzare il corpo umano come una macchina di sopravvivenza per lo sperma e per gli ovuli, che sono le sedi del nostro DNA. L’atto sessuale è il passo che permette la replica del DNA e la trasmissione di esso alle successive generazioni (i nostri figli).

Tutto quello che impariamo ci serve potenzialmente per migliorare la nostra capacità di sopravvivenza, sia nell’immediato che a distanza di tempo. Solo l’indagine scientifica, anche se inizialmente non correlata, potrebbe trovare le applicazioni pratiche che servono per la sopravvivenza umana. Che dire dell’arte e della musica? Anche in questo caso non nascono inizialmente per soddisfare questo schema. Tuttavia, l’arte è utilizzata per migliorare l’attrattiva femminile e maschile (nello stile di abbigliamento e nei cosmetici) e l’artista, vuole, in parte, impressionare la donna per la sua scelta stilistica. (“Devi venire a casa mia qualche volta e vedere il mio acquaforte “) o, l’artista potrebbe voler guadagnare denaro, sempre per provvedere a se stesso (se stessa), con cibo, vestiti e riparo – che servono tutti per la sopravvivenza della macchina temporanea in cui sono ospitati i geni.
La musica può servire a scopi analoghi, sia per i musicisti (“Lei certamente mi amerà quando sentirà la musica che compongo”) che per l’ascoltatore (“io lo amo per la musica che compongo”). Il piacere, come il sonno, è necessario per noi quando abbiamo bisogno di recuperare le nostre energie. Quando provo a pensare a degli esempi di attività umane che non potrebbero essere comprese in questa grande rubrica, non sono in grado di farlo. Di conseguenza, mi fermo dando esempi che supportano la teoria e vado avanti nella discussione delle forme di sessualità che apparentemente non sembrano esserle.
Le forme atipiche di sessualità – quelle che inizialmente non sembrano finalizzate alla procreazione – danno un contributo genetico e ambientale. Il contributo genetico può essere il risultato di un “errore di gene,” il tipo di errore che porta una forma atipica di comportamento sessuale. Se una mutazione non ha un valore per la sopravvivenza, non è mantenuta a lungo nel pool genetico e il sito in cui è incorporata viene distrutto da processi naturali (sia il sito che il DNA all’interno sono sbilanciati e in molti casi vengono “mangiati dai vermi”). I tipi di sessualità umana atipica qui descritti, non sono in questa categoria, perché gli esseri umani che mostrano queste variazioni non sono sopravvissuti.
La combinazione di predisposizione genetica e fattori ambientali varia. Di conseguenza, in alcuni individui il carico genetico può essere molto elevato, in tanti altri molto piccolo,ma ogni contributo ambientale, se è necessario per la qualità, viene mostrato. In altri casi il contributo genetico può essere basso o addirittura inesistente, tuttavia, le influenze ambientali (soprattutto familiari) sono così forti che il modello sessuale diventa il modo principale di esprimerle. Questi due esempi sono gli estremi, tutti gli individui che presentano un particolare comportamento sessuale possono essere compresi meglio se inseriti all’interno di questo continuum.
Concordo con la teoria di Freud (1905) della “perversione polimorfa” del neonato umano. Nel bambino è presente ogni forma di attività sessuale nota all’umanità. Ogni società abolisce quelle forme che considera inaccettabili e permette l’espressione di quelle che ritiene accettabili. Tuttavia, i residui delle variazioni inaccettabili spesso fanno pressione per essere espressi e possono essere presenti in vari aspetti della sessualità adulta, sia tipici che atipici. Tutti, però, sono naturali. Si può definire con questa parola una forma di comportamento sessuale che esiste negli esseri umani, indipendentemente dall’atteggiamento delle singole società verso quella specifica modalità di espressione sessuale.

[…]
Le parafilie del DSM-III-R

Mi rivolgo ora a tutte le forme di sessualità atipica descritte nel DSM-III-R (American Psychiatric Association, 1987). Queste forme di sessualità atipica, sono state considerate dalla commissione per la nomenclatura del DSM-III-R come manifestazioni del disturbo psichiatrico. Il lettore deve considerare che un disturbo può essere considerato normale in un’altra società,in un determinato momento e luogo. Questa lista rappresenta, pertanto, credenze e pregiudizi della commissione che ha stilato la nomenclatura.
Una conferma di questo punto è il fatto che l’omosessualità era considerata una malattia nel DSM-II (American Psychiatric Association, 1968) e nel precedente DSM (American Psychiatric Association, 1952) (che non ha un numero ed è ora a posteriori indicato come DSM-I). Gli autori del DSM-III (American Psychiatric Association, 1980) hanno sostenuto che se una persona è omosessuale e vuole cambiare i suoi organi genitali, allora si potrebbe ritenere che l’individuo soffra di un disordine psichiatrico e potrebbe quindi essere legittimamente trattato come tale. Da quanto conosco, questa è la prima volta nella storia della medicina che i pazienti stessi decidono se avere o meno una malattia. La persona omosessuale, che era trattata secondo i criteri del DSM III, poteva “entrare dalla porta di servizio” per beneficiare di una diagnosi in questo sistema.
Nel DSM-III-R l’omosessualità non è elencata come un disturbo. Ma se uno cerca la parola nell’indice, vi è un riferimento all’ultimo posto della lista dei disturbi sessuali: “302,90 Disordine Sessuale Non Altrimenti Specificato”. Qui sono elencati disturbi sessuali che non sono elencati in nessuna delle categorie precedenti. Vengono forniti tre esempi, il terzo dei quali è “persistente e marcato disagio riguardo al proprio orientamento sessuale”. E ‘solo qui che una persona omosessuale – che è angosciata per il suo orientamento sessuale – può legittimamente essere considerata malata. E ‘interessante che compaia come ultima frase nella sezione dei disordini sessuali.
Per analogia si può dire che la persona omosessuale che è inserita in un trattamento secondo le disposizioni del DSM-III-R, “striscia in una piccola botola inserita nella porta posteriore” (il tipo di fessura che utilizzano i cani). Si è parlato parecchio delle vicende, dei pregiudizi, e dell’inaffidabilità del DSM-III-R. Temo che anche il DSM-IV (la cui pubblicazione è prevista nel 1993) avrà un altro insieme di teorie sulla sessualità atipica.
La parafilia è definita come una forma di espressione sessuale atipica o ” fuori strada”. E’ una attività sessuale che si trova su un binario parallelo (da qui il prefisso “para” [dal greco: basides]), ma è ancora una forma di amore (e quindi il termine “philia” [dal greco: l’amore]).
Il DSM-III-R considera le parafilie dei “disturbi sessuali”, che è il termine per recente di “malattie”. Spiegherò ogni parafilia, nell’ordine in cui appaiono nel DSM-III-R e commenterò ciascuna di esse, in particolare per quanto riguarda la teoria esposta. Darò particolare attenzione alla questione della “giustificazione” per cui la sessualità atipica, soprattutto per quanto riguarda la questione della sua funzione e il suo scopo, non ha come obiettivo immediato la riproduzione e la sopravvivenza delle specie. Il DSM-III-R sottolinea che l’etichetta “parafilia” è giustificata quando l’attività principale o una delle fonti primarie degli individui è la gratificazione sessuale. L’etichetta non può essere giustificata se tale attività si manifesta solo raramente ed è una piccola parte del repertorio sessuale di una persona. Il comitato utilizza come cut-off per giustificare la diagnosi un tempo di sei mesi, ma, a mio avviso, questa tempistica è un po’ artificiale.
Inoltre (e questo è importante), per ciascuna delle parafilie è inclusa una condizione diagnostica importante: “La persona ha agito questi impulsi, o è marcatamente afflitta da essi.” Pertanto, se un individuo è preoccupato dei suoi impulsi, ma non li ha agiti o non è marcatamente afflitto da essi, allora non potrebbero essere considerate manifestazioni di un disturbo. Questo ci pone dei problemi, soprattutto dal punto di vista di un terapeuta che può essere consultato per quanto riguarda il trattamento. Queste infatti sono le tipologie atipiche dei disturbi. Sono considerati disturbi se gli impulsi vengono agiti, ma non lo sono se non vengono agiti. Sono disturbi se la persona è angosciata dai suoi impulsi, ma non se la persona è a proprio agio con essi.
La maggior parte delle persone concorderebbe sul fatto che per una persona che ha pensieri suicidari, ma che non li mette in atto, è necessario garantire una diagnosi e un trattamento. Per le parafilie, tuttavia, sembra esserci una deroga a questo principio. Il motivo del disagio inoltre crea problemi al consulente che è chiamato a decidere se si tratta di una malattia o meno. La maggior parte concorda sul fatto che una persona che non è angosciata dai propri pensieri omicidi soffra comunque di una malattia. Anche in questo caso, sussiste il problema circa la presenza o meno di una malattia.
Questi problemi confermano la mia convinzione che il comitato della nomenclatura ha avuto notevoli difficoltà con le parafilie, soprattutto per quanto riguarda la questione se siano o non siano da considerarsi malattie (o, per usare un eufemismo della commissione, dei “disturbi”). Tale ambivalenza è rilevante per la mia teoria sia per l’eziologia che per le finalità delle parafilie.
La mia idea principale è che ciascuna delle parafilie, in un certo senso, serva ai fini della sopravvivenza delle specie ed è quindi parte del repertorio naturale dell’umanità. Raggiungono questo fine attraverso la loro capacità di migliorare il livello generale di eccitazione sessuale nella società e in questo modo aumentano la probabilità che le persone siano coinvolte in attività che contribuiscano più direttamente alla riproduzione (e, per estensione, alla sopravvivenza delle specie). Riconosco che per ciascuna delle parafilie ci sono vari meccanismi psicodinamici che possono essere operativi nella produzione del comportamento. Tuttavia, esula dal mio scopo discuterne qui in dettaglio. Mi limito piuttosto a discutere di quegli aspetti psicodinamici che riguardano la teoria descritta.

[…]
Ulteriori commenti sulla Parafilie

Sarebbe un errore concludere che io consideri le parafilie come determinate geneticamente solo da varianti biologiche. Anche se ritengo che vi sia un supporto genetico per le parafilie, anche i fattori ambientali sono estremamente importanti nel determinare questo comportamento. In realtà, credo che i fattori ambientali giochino un ruolo più importante nello sviluppo delle parafilie rispetto che nello sviluppo dell’omosessualità, che (come spiegherò più avanti) può essere indicata come una delle parafilie. Affermo questo perché la bizzarria della maggior parte delle parafilie, è una bizzarria simile al tipo di “follia” che giustifica la collocazione nel DSM-III-R.
Molte delle parafilie si sono sviluppate nel tentativo di evitare l’intimità, come ad esempio il feticismo, la scatologia telefonica, il parzialismo, la zoofilia e la necrofilia. Inoltre la maggior parte di esse consente la liberazione dell’ostilità, che può essere il fattore più importante anche dell’atto sessuale, usato come un veicolo per la gratificazione (ad esempio, nel sadismo sessuale, nella coprofilia, nella urofilia e nella klismafilia). Altre derivano da sentimenti di inadeguatezza, come per esempio il voyeurismo, l’esibizionismo, il sadismo sessuale e la pedofilia.
Ovviamente, i fattori psicodinamici operativi in ciascuna delle parafilie sono abbastanza complessi e non è questa la sede per discuterli in dettaglio. Anche quanto detto sopra è una semplificazione in quanto, nella maggior parte dei fattori psicodinamici di ciascuna delle parafilie, è riscontrabile un gradi elevato di sovrapposizione e di complessità.
Si potrebbe sostenere che le inibizioni sessuali psicodinamicamente determinate (che possono contribuire allo sviluppo delle parafilie) derivino da problemi psicologici, e che agiscano per ostacolare l’espressione dell’obiettivo sessuale primario: la trasmissione del DNA. Di conseguenza, si potrebbe sostenere che l’esistenza stessa delle parafilie indebolisca la mia teoria. La mia risposta è questa: ogni parafilia può essere vista come una variante atipica, come un mutante che non è utile principalmente ai fini della procreazione, ma che può sopravvivere comunque, perché può contribuire (certamente in un modo inefficiente) all’obiettivo primario della trasmissione del DNA.
Allo stesso modo, le inibizioni psicologiche che interferiscono con l’espressione primaria del DNA, agiscono anch’esse contro tale obiettivo genetico, ma non completamente. Il fatto che alcune forme non riescano a sopravvivere fino allo standard previsto nella configurazione ottimale della programmazione genetica, non nega tale teoria. Il mio ragionamento è simile a quello che vale per le disfunzioni sessuali (vedi sotto), in cui sono ravvisabili delle carenze nel funzionamento dei genitali, che possono interferire con il processo procreativo. La presenza di tali carenze o anomalie non nega tuttavia la mia teoria.

[…]

Commenti conclusivi

Presenterò una teoria che tenta di riunire al suo interno un ampio spettro di fenomeni sessuali umani e di fornire una spiegazione comune a quelli che possono inizialmente apparire come disturbi diversi. Sebbene ciascuno di questi tipi di attività sessuale umana abbia il proprio insieme di cause (sia genetiche che ambientali), sono tutti accomunati dal fatto che possono potenzialmente servire ai fini della procreazione (direttamente o indirettamente), e quindi permettere la trasmissione del DNA alla generazione successiva.
Freud (1930), nel testo “Il disagio della civiltà”, sottolinea che la società deve sopprimere e reprimere la sessualità se si vuole creare un qualsiasi lavoro costruttivo. Se tutti gli individui fossero liberi di sbizzarrirsi in ogni forma di rapporto sessuale, avremmo poco tempo da dedicare al lavoro costruttivo, necessario per la sopravvivenza della società. Gibbon (1776-1788) ritiene che i comportamenti lussuriosi siano stati un fattore importante per il declino dell’Impero Romano. La storia biblica della distruzione delle città di Sodoma e Gomorra è una metafora dello stesso fenomeno. Il sesso intrafamiliare, in particolare, potrebbe essere stato soppresso a causa della rivalità che generava.
Nella nostra società, la maggioranza delle persone (nonostante la rivoluzione sessuale) considera il sesso come un particolare tipo di relazione. Questo è particolarmente vero per le donne, che sono molto più orientate verso la componente affettiva e l’esclusività sessuale. Il lato opposto della medaglia dell’esclusività è la gelosia. Anche gli uomini non sono esenti da tali sentimenti: essi sono gelosi, soprattutto quando un altro uomo ha delle mire sessuali verso la donna di cui sono innamorati. Se è vero che tali sentimenti siano di antica tradizione e possano anche essere esistiti in epoca primitiva, allora il tabù dell’incesto potrebbe essere insorto al fine di proteggere le persone dagli effetti devastanti di tali gelose rivalità. L’inibizione sessuale si è diffusa spesso anche in aree circostanti al focus originale, fino alla odierna società occidentale.
E’ improbabile che le inibizioni contro l’incesto nascano dalla consapevolezza che la consanguineità possa favorire l’espressione clinica di geni recessivi e quindi produrre un aumento di forme patogene. Questo è uno sviluppo relativamente recente nella nostra comprensione. In realtà, è probabile che la relazione tra rapporto sessuale e gravidanza sia stata compresa solo recentemente, soprattutto nelle società in cui sono praticate pratiche sessuali a tutte le età. Inoltre, quando una famiglia è priva di geni indesiderati, la consanguineità può essere utile, in quanto conserva la “purezza” del ceppo. Sono certo che una grande varietà di altri fattori siano stati coinvolti nello sviluppo delle inibizioni sessuali, ma ciò esula dagli obiettivi di questa discussione.
Il motivo principale per cui le parafilie sono molto più comuni nei maschi rispetto che nelle femmine è spiegato nella teoria sopra esposta, secondo la quale gli uomini sono principalmente coinvolti nel controllo dell’aspetto quantitativo della riproduzione, mentre le donne sono interessate al controllo dell’aspetto qualitativo. Gli uomini sono maggiormente inclini alla “promiscuità”. Inoltre, la tendenza ossessivo – compulsiva delle loro pulsioni sessuali e la sovra-rappresentazione dei maschi nella popolazione dei parafiliaci aumentano la credibilità della mia teoria.
La presentazione della mia teoria non sarebbe completa senza una discussione in merito alla masturbazione. Si potrebbe sostenere che essa non supporti la mia ipotesi, perché questa pratica non è utile ai fini della procreazione. In effetti, potrebbe rappresentare uno “spreco” di impulsi sessuali, perché non favorisce la trasmissione del DNA alla generazione successiva. Si potrebbe inoltre ritenere che ostacoli gli scopi del DNA, in quanto permette un calo del desiderio sessuale, riducendo così la probabilità di procreare.
Nonostante tali argomentazioni, ritengo che la masturbazione si utile anche ai fini della trasmissione del DNA perché permette il fluire dello sperma e contribuisce quindi alla prevenzione della atrofia dell’apparato riproduttivo.
La masturbazione è utile per la sopravvivenza del DNA anche in un altro modo, più importante. Essa consente infatti la liberazione e la gratificazione delle tensioni sessuali e del desiderio, in modo che l’individuo possa essere libero di dirigere l’attenzione verso altre attività utili alla sopravvivenza, come l’acquisto di cibo, di vestiti e il riparo. Senza questa forma di liberazione, gli individui potrebbero essere continuamente in uno stato di eccitazione e frustrazione e, quindi, non essere in grado di dedicare la giusta attenzione ad altre attività necessarie per la sopravvivenza. Gli organi genitali non sono isolati dal resto del corpo . Hanno bisogno di nutrimento e di protezione. Il nostro organismo non può concentrarsi esclusivamente sulla ricerca di rapporti sessuali volti direttamente alla procreazione. Si deve occupare anche di mantenere funzionali gli organi genitali, di garantirne un corretto funzionamento, e di proteggerli dal pericolo. Tali attività non possono essere compiute in modo efficace ed efficiente se l’organismo è distratto dal desiderio sessuale insoddisfatto.
Sono stato particolarmente attento ad evitare di dare giudizi su queste forme atipiche di comportamento umano. Molte società, comunque, sono ingiustificatamente punitive verso coloro che mostrano queste variazioni parafiliache e non danno la giusta importanza ai fattori genetici coinvolti. Queste considerazioni potrebbero portare ad una maggiore tolleranza verso coloro che manifestano tali inclinazioni sessuali atipiche. La mia speranza è che questa teoria possa favorire, seppur in minima parte, una maggiore comprensione e un maggior rispetto verso gli individui che mostrano delle variazioni del comportamento sessuale. Riconoscendo che essi svolgono un ruolo nella sopravvivenza della specie si potrebbe contribuire a mutare gradualmente questo atteggiamento deplorevole.
Ogni individuo deve essere considerato singolarmente prima di emettere un giudizio di valore.
Un fattore determinante per la loro valutazione riguarda l’elemento coercitivo, soprattutto quando la persona costringe un soggetto più debole e / o più giovane ad un rapporto sessuale. Anche se, infine, la pedofilia può servire agli scopi della natura, è ancora una forma di sfruttamento che coinvolge un innocente.
Anche il sadomasochismo può essere utile ai fini della sopravvivenza della specie umana, ma è sostanzialmente una forma di crudeltà di cui potremmo benissimo fare a meno. Siamo diversi dagli animali inferiori, abbiamo molto riguardo per lo sviluppo del cervello umano, che ha la capacità di sopprimere e reprimere quelle forze che premono per una riproduzione indiscriminata di DNA.
Inoltre, occorre tener conto dell’atteggiamento sociale verso una variante particolare. È necessario evitare di guidare i bambini lungo la direzione dello sviluppo atipico (specialmente quando non ci sono prove che i loro geni siano propulsivi lungo tale percorso), perché prevedibilmente soffriranno per la loro atipicità.
Quello che sto suggerendo è di cercare di educare la società a ridurre pregiudizi e le condanne verso i soggetti parafiliaci, in particolare per quelle forme che non causano danni agli individui più giovani e / o più deboli.

Fonte originale in inglese: http://ipt-forensics.com/journal/volume5/j5_2_8.htm#en0

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...