Vere e false accuse: cosa dice veramente Gardner

Presentiamo un’analisi  del libro di Richard Gardner “True and false accusations of Child Sex Abuse“.

Poichè i detrattori di Gardner hanno fatto largo uso di citazioni fuori contesto si farà riferimento al contesto originale.

Pertanto si fornisce l’indice del libro che permette di vedere lo sviluppo logico delle argomentazioni [Index of True and False Accusations by R. Gardner]. Poi il testo completo dei capitoli 10 e 11 [Chapter 10][Chapter 11].

Infine la scheda bibliografica del sito dell’agenzia federale del Dipartimento della giustizia USA National Criminal Justice Reference Service. La fonte dimostra che il libro di Gardner gode ancora dopo venti anni di grande credito presso gli operatori.

trueandfalseTRUE AND FALSE ACCUSATIONS OF CHILD SEX ABUSE R A Gardner Creative Therapeutics Cresskill, NJ 07626 1992 ISBN 0-933812-25-6

This volume describes the factors causing child sexual abuse; details evaluative techniques for assessing the accuser, the accused, and the alleged child victim; and explains interview techniques for differentiating between true and false accusations of child sexual abuse. The text also discusses medical findings, validators, and various levels of leading questions, leading gestures, and leading stimuli. Another section describes sex-abuse accusations in nursery schools and child care centers, with particular focus on the manifestations of hysteria that often confuse evaluations conducted in that atmosphere. Additional chapters focus on the treatment of the nonabused child who has been traumatized by being embroiled in a false sex-abuse accusation and the treatment of the child who has been genuinely abused. The final chapter focuses on adults who belatedly accuse elderly parents and relatives of having sexually abused them in childhood. The text notes that although the prevalence of sex abuse is probably quite high in some situations, it is probably quite low in others. The author, clinical professor of child psychiatry at the College of Physicians and Surgeons at Columbia University, notes that the hysterical reactions surrounding an accusation are formidable, sometimes resulting in the validation of sex abuse when good reason exists to believe that the alleged perpetrator is innocent. Subject and author indexes, appended guidelines used by the author when asked to evaluate an accusation of child sexual abuse, November 1992 addendum recommending changes in the Child Abuse Prevention and Treatment Act, and over 200 references.

Source/Credits: www.ncjrs.gov

Non servirebbe molto al nostro scopo ripercorrere le singole citazioni e cercare di contestualizzarle una per una. Molto meglio ricostruire la logica di fondo del discorso di Gardner. Seguiremo comunque lo stesso ordine dell’articolo di Stephanie Dallam “Dr. Richard Gardner: A Review of His Theories and Opinions…”. Come spiega questo post la Dallam è un infermiera che a partire dagli anni 90 si è occupata di abusi sui minori e ha scritto alcuni articoli divulgativi su questo tema, spesso attaccando frontalmente anche altri esponenti del mondo accademico oltre a Gardner a cui dedicò l’articolo citato.

La Dallam inizia la sua analisi con un paragrafo intitolato “Gardner’s Theory on Atypical Sexuality” che tratta della teoria sviluppata da Gardner sull’origine delle parafilie. Il discorso della Dallam è basata su l’ingenuo assunto secondo cui la spiegazione evoluzionistica di un fenomeno biologico sarebbe un modo per fornire una giustificazione etica al fenomeno stesso. Un principio come questo applicato in modo generalizzato porterebbe l’intera biologia moderna darwinista sul banco degli imputati con varie accuse, ad esempio razzismo e genocidio, per non parlare dell’eugenetica praticata dai nazisti sulla base di considerazioni di tipo darwinistico. L’analisi della pretestuosità delle accuse a Gardner derivate della sua analisi teorica del fondamento biologico delle parafilie è riportata nel post “La logica della diffamazione“.

Il secondo paragrafo dell’articolo della Dallam (“Gardner’s Views on Paedophilia“) con alcune citazioni ad hoc suggerisce l’esistenza di una presunta simpatia di Gardner nei confronti degli adulti che hanno rapporti sessuali con i minori. Questa simpatia viene dedotta da alcune considerazione storico-antropologiche che Gardner inserisce a scopo di inquadramento generale del fenomeno. Ma le considerazione di Gardner sull’estrema varietà con cui le diverse culture hanno dettato le regole sociali sulla gravità dei rapporti sessuali tra adulti e minori sono patrimonio comune delle ricerche antropologiche. Gardner su questo tema non dice nulla di nuovo né di peculiare. E per capire quale sia il tipo di problematica sottesa a queste questioni basta pensare alle disposizioni legali sulla cosiddetta “età del consenso”, cioè l’età a cui una persona è considerata legalmente capace di dare un “consenso informato” ai rapporti sessuali. Sul punto in generale basta dare una rapida scorsa all’articolo di Wikipedia in inglese. Per il contesto italiano si può consultare la Wikipedia in italiano. Le considerazioni di tipo antropologico nella trattazione di Gardner hanno lo scopo di allertare il lettore del fatto che il concetto stesso di “abuso sessuale sui minori” non è definibile unicamente con categorie esplicative derivate dalla psicologia o dalla psichiatria, perché il fenomeno ha sempre un’inevitabile interrelazione con le regole sociali della cultura di appartenenza degli attori.

L’articolo della Dallam affronta i fondamenti del modello terapeutico di Gardner nel paragrafo dal titolo “Gardner’s Treatment Reccomandations for Sexually Abused Children” dove vengono presentate citazioni con cui surretiziamente si cerca di fare intendere che Gardner avrebbe considerato l’abuso sui minori di scarsa gravità per i minori stessi minimizzando la necessità del trattamento terapeutico. In realtà le citazioni ricondotte al contesto dimostrano una posizione ben diversa. Gardner non minimizza affatto gli abusi sessuali sui minori, ma sostiene che non tutti i casi di abuso hanno la medesima gravità in termini di trauma.

Il terapeuta dovrebbe considerare le reazioni sintomatiche come potenzialmente variabili lungo uno spettro continuo che va da casi di totale assenza di sintomi fino a casi di psicosi cronica, ma con casi che si situano nel mezzo in tutti i punti intermedi. (Gardner, True and false…, pag 530)

Il danno quindi va valutato caso per caso. Ma il punto veramente importante è il fatto che certe terapie invece di rimediare al danno lo esacerbano a causa dell’imperizia dei terapeuti. Trattare tutti i casi allo stesso modo può portare ad insistere con la terapia anche quando il minore ha ormai superato la fase di trauma. La terapia è una forma di pratica sanitaria e come tale va svolta con estrema cautela nella sola misura e per il tempo necessario. Le terapie infatti possono produrre effetti collaterali anche dannosi. Il discorso inoltre va inquadrato nel contesto del volume (che – conviene ricordarlo – si intitola “Vere e false accuse…”). L’enfasi di Gardner sulla proporzionalità della terapia al danno si collega infatti alla descrizione dei veri e propri disastri provocati da certi terapeuti nei casi di accuse false. Gardner ritiene che una componente del trauma subito dal minore sia di origine psicosociale, ovvero dipenda dalla grande enfasi con cui la nostra società tratta la gravità dei reati di abuso sessuale sui minori. La Dallam vorrebbe fare intendere che Gardner parli qui in qualità di “simpatizzante” degli adulti che commettono questi abusi. In realtà le considerazioni di Gardner sono prettamente terapeutiche e riguardano la tutela del minore nel corso della terapia. La sua esperienza clinica nei casi delle false accuse di abuso gli aveva mostrato come un minore non abusato perfettamente sano dopo essere passato attraverso la lunga sequela di valutazioni e accertamenti processuali finiva per soffrire di gravi disturbi psicologici. Analogamente, anche nei casi di abusi effettivamente avvenuti, l’eccitazione isterica con cui l’evento viene trattato contribuisce ad aumentare il disagio del minore. Infine un’altra accusa surretizia della Dallam a Gardner è dedotta dal suo suggerimento in casi di abusi intrafamiliari di tagliare del tutto i contatti del minore con il genitore abusante solo nei casi in cui non è possibile proteggere il minore con altre misure meno ultimative. Anche qui la Dallam vorrebbe insinuare che Gardner prova simpatia per gli adulti che abusano dei figli, mentre in realtà anche in questo caso è la terapia del minore ad essere al centro dell’attenzione di Gardner. Egli riteneva che la completa e definitiva separazione da uno dei genitori fosse una grave causa di disagio psicologico per il minore e andasse decisa solo se effettivamente era l’unico modo adeguato per proteggerlo. Va detto, per inquadrare questo suggerimento terapeutico, che tra gli addetti ai lavori all’inizio degli anni 90 era diffusa la convinzione che i casi di abusi meno gravi fossero trattabili con la terapia familiare, mentre oggi si è diffuso il senso comune che gli abusi debbano essere trattati solo in sede di giustizia penale.

Nel successivo paragrafo intitolato “Therapy with the Child” la Dallam analizza i suggerimenti terapeutici di Gardner per trattare i minori abusati. Anche qui viene riportata una citazione in cui parla di “desensisization” per suggerire al lettore che Gardner intendesse spingere il minore ad accettare l’avvenuto abuso. Questo è solo una prova della scarsa familiarità con il linguaggio della pratica terapeutica. Infatti basta una ricerca con Google per scoprire come “desensibilizzazione” è il termine tecnico con cui viene indicata la terapie standard cognitivo-comportamentale per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (ad esempio nel caso dei reduci di guerra). Si veda a questo proposito il post Terapia sui minori abusati e diffamazione di Gardner. Anche le altre frasi riportate dalla Dallam sulla necessità per il terapeuta di cercare di sdrammatizzare con il minore l’accaduto ed aiutarlo a superare il senso di colpa non sono nulla di più che normali indicazioni di terapia degli eventi traumatici. Del resto non si capisce quale potrebbe essere la soluzione alternativa secondo la Dallam: forse ingigantire il trauma e il senso di colpa? Sarebbe il modo più sicuro per innescare una psicopatologia nel minore.

Il successivo paragrafo si intitola “Therapy with the mother“. Anche qui ci sono svariate citazioni che suggeriscono una presunta intenzione di Gardner di colpevolizzare la madre in caso di abusi intrafamiliari commessi dal padre. Ma il capitolo di Gardner presenta una ben diversa realtà. Quando parla della necessità di terapia comune madre-figlia si riferisce ai casi in cui la madre è stata effettivamente connivente con l’incesto. Alla figlia va data la possibilità di aprirsi con la madre sul tema dell’abuso in modo da avviare in questo modo la fase di superamento del trauma.

Se la madre ha negato l’abuso, e c’è la prova incontrovertibile che questo ha avuto luogo, allora la madre deve essere portata [dalla terapia] ad ammettere che l’abuso ha avuto luogo. In molte situazioni questo non è o difficile. Tuttavia, si deve ancora gestire il risentimento del minore contro la madre che ha negato l’abuso in precedenza. Il minore deve essere aiutato ad esprimere il suo risentimento, ma non con tecniche terapeutiche come battere il martello o colpire una bambola. Infatti questo tipo di espressione catartica ha ben poco valore. La bambina (o il bambino) invece deve poter esprimere direttamente alla madre i pensieri e sentimenti che prova rispetto al rifiuto di ascoltarla su questa questione. Uno degli scopi di questa comunicazione è aiutare la madre a comprendere il tipo di danno psicologico che può essere causato da questo rifiuto. (Gardner, True and false…, pag 573)

Un altro elemento importante per contestualizzare il senso della terapia con la madre è la convinzione di Gardner (e di molti altri terapeuti del tempo) che l’abuso sia un fenomeno che avviene in famiglie disfunzionali e quindi la terapia del minore abusato deve seguire il modello della terapia familiare e coinvolgere i genitori. Il contesto in cui sono stati creati alla fine degli anni 60 alcuni dei principi condivisi anche da Gardner per il trattamento dei casi di incesto è ricostruito molto bene nei primi capitoli del libro di Debbie Nathan Satan’s Silence: l’indirizzo prevalente prima dell’esplodere negli anni 80 del fenomeno della cosiddetta isteria collettiva degli abusi era quello che riteneva l’incesto un grave fenomeno delle famiglie disfunzionali, grave ma tuttavia trattabile sottoponendo a terapia i vari membri della famiglia. Per questo motivo i padri incestuosi che accettavano di sottoporsi al trattamento ottenevano una certa indulgenza a livello penale e talvolta potevano anche tornare in famiglia. Questo approccio, che oggi sembra paradossale, all’epoca era condiviso perfino dalle frange più radicali del movimento femminista per una serie di motivi che il libro della Nathan spiega molto bene.

Il paragrafo intitolato “Therapy with Paedophelic Father” è quello in cui la Dallam ritiene di avere le carte migliori per dimostrare con opportune citazioni che Gardner simpatizzava con i padri abusaanti. Gardner in realtà sosteneva che in caso di abusi intrafamiliari per ottenere risultati l’intero nucleo deve essere trattato, assieme al minore. Quindi anche il padre se ha commesso l’abuso. Tuttavia Gardner precisa che ciò è possibile solo se egli ammette le sue colpe e si sottopone ad una valutazione clinica sulla sua pericolosità. Valutazione che è compito del terapueta e deve essere molto seria e finalizzata ad ottenere garanzie ben fondate di protezione per il minore.

Per quanto sia qualificato il terapeuta, il trattamento di un minore abusato è destinato ad essere compromesso se il minore stesso non viene prima protetto da ulteriori abusi. Per quanto produttiva siano le sessioni se il minore torna poi in un ambiente in cui continuano ad esserci pericoli di reiterazione dell’abuso gli sforzi del terapeuta sono destinati a rivelarsi inutili. Pertanto il terapeuta deve tentare di valutare il grado di pericolo e promuovere l’applicazione di ogni misura necessaria per garantire al minore la protezione adeguata. (Gardner, True and false…, pag 537)

Solo nei casi in cui l’abuso è stato di lieve entità e la persona viene valutata come priva di tendenze pedofile radicate  il terapeuta potrà tentare un trattamento, ma solo dopo aver ottenuto garanzie che ogni pericolo di ulteriore abuso sarà accuratamente evitato con le misure di prevenzione adeguate.

Il valutatore competente farà una serie di tentativi di valutazione del grado di pericolo in particolare relativamente al grado di probabilità di recidiva. Molti pedofili infatti sono compulsivi e la separazione del minore è l’unica misura ragionevole da prendere. […] Nelle situazioni in cui chi ha commesso l’abuso è così compulsivo, punitivo e violento per cui viene deciso l’allontamento permanente, il minore farebbe bene a instaurare un rapporto con un padre surrogato. In queste circostanze il terapeuta dovrebbe tentare di incoraggiare un maggior coinvolgimento dei parenti maschili come zii e nonni. (Gardner, True and false…, pag 538)

Anche qui va precisato che la convinzione che alcuni casi di pedofilia non radicata nella personalità fossero curabili era diffusa tra tutti i terapeuti dell’epoca in cui venne pubblicato il libro. Le frasi citate dalla Dallam quindi si spiegano se si pensa che una persona che ammette di aver commesso l’abuso e accetta la terapia va aiutata a comprendere l’effettiva gravità di quanto ha commesso. Se soffre di disturbi della personalità che la portano a non sentire alcun senso di colpa, dovrà essere aiutata a provare rimorso per il fatto. Se al contrario si tratta di una personalità carente di autostima e incline alla fissazione patologica sul senso di colpa il terapeuta dovrà agire nella direzione opposta. Va precisato che Gardner sulla base della sua esperienza clinica sconsiglia di cercare di trattare le persone prive di qualsiasi senso di colpa perché si tratta quasi sempre di individui psicopatici per cui non vi è possibilità di recupero e che continuerebbero comunque a rappresentare un pericolo per i minori.

Se il padre [abusante] è estremamente psicopatico, allora il trattamento è inefficace. Gli psicopatici sono notoriamente poco adatti al trattamento psicoterapeutico. Hanno pochissimo o nessun senso di colpa, nessun conflitto interiore, poca o nessuna empatia per le loro vittime in grado di evocare il senso di colpa, poca consapevolezza del fatto che hanno problemi e di conseguenza poca o nessuna motivazione per il trattamento. Se sono in trattamento è generalmente per qualche ragione esterna; ci deve essere qualche determinato vantaggio per loro che non è connesso col fatto di tentare di cambiare sé stessi. Per i pedofili con tendenza psicopatiche la ragione più comune per richiedere il trattamento è l’ordine emesso dal tribunale e il fatto che l’eventuale fallimento nell’avviare la terapia può avere serie conseguenze, incluso l’arresto. Di conseguenza, il terapista farebbe meglio a cercare di scoprire queste ragioni nascoste per la richiesta di terapia. (Gardner, True and false…, pag 595)

Infine il piatto forte della Dallam è la tabella sinottica in cui vengono paragonate le (presunte) convinzioni di Gardner con quelle di un’organizzazione a favore della pedofilia omosessuale attiva negli USA negli anni 80, il NAMBLA. Gardner nel 2002 ha pubblicato un articolo di replica alle critiche e alle accuse che gli erano stato rivolte anche da altre fonti precisando:

Non sono mai stato membro di questa organizzazione, e sono contrario ai suoi principi. Gi uomini che hanno rapporti sessuali con i ragazzi li sfruttano, corrompono, e contribuiscono alla sviluppo in loro di psicopatologie sessuale. La posizione del NAMBLA è che se il bambino acconsente, allora l’atto pedofilo è accettabile e persino auspicabile. Si tratta di una razionalizzazione di una depravazione. I bambini possono essere sedotti rendendoli consenzienti a qualsiasi cosa, compreso l’omicidio. La società deve proteggersi da coloro che vorrebbero sfruttare i nostri figli. Il carcere è un posto ragionevole per fornire tale protezione. [The American Journal of Family Therapy, Volume 30, Issue 5 October 2002 , pages 395 – 416]

La tabella sinottica della Dallam è una specie di colpo ad effetto, ma risulta utile per alcune precisazioni finali. La Dallam sembra dare per scontato che Gardner fosse un terapeuta che si occupava esclusivamente di abusi omosessuali dei padri sui figli minori.

In realtà non è affatto così. I quattro casi clinici riportati nel capitolo 11 non sono di questo tipo. Ed è sintomatico che il riassunto del caso riportato nell’articolo della Dallam sia lacunoso. Infatti si tratta di un’autista lesbica che aveva abusato di una bambina sull’autobus.  La Dallam lascia credere il “bus driver” fosse un uomo.

L’opinione di Gardner sull’omosessualità come componente della pedofilia è netta. Gardner ritiene l’omosessualità come un disturbo impossibile da rimediare con la terapia. A maggior ragione quindi secondo Gardner la pedofilia omosessuale radicata è impossibile da trattare. Precisa che quasi tutti i pedofili omosessuali quando crescono e arrivano all’età adulta con questo disturbo sono ormai in una situazione irrimediabile. L’unico suggerimento per questi casi è quindi di proteggere la sicurezza dei minori rendendo impossibile a questo tipo di persone di avere ogni contatto con loro.

A causa del relativo grado di immutabilità della pedofilia omosessuale, l’approccio terapeutico deve essere esclusivamente finalizzato a garantire al minore protezione sicura e a gestire la situazione in modo che non vi sia più alcuna opportunità che gli impulsi pedofelici [dell’abusante] possano essere portati in azione.
(Gardner, True and false…, pag 603)

Viene da pensare che, estrapolando le opportune citazioni, qualcuno potrebbe accusare Gardner anche di omofobia. E questo dimostra – se ve ne fosse bisogno – che la decontestualizzazione di testi scientifici permette di dimostrare tutto e il contrario di tutto.

Riferimenti:

  • R A Gardner, TRUE AND FALSE ACCUSATIONS OF CHILD SEX ABUSE, Creative Therapeutics Cresskill,1992
  • Stephanie J Dallam, Dr. Richard Gardner: A Review of His Theories and Opinions on Atypical Sexuality, Pedophilia, and Treatment Issues, Treating Abuse Today, January February 1998

8 thoughts on “Vere e false accuse: cosa dice veramente Gardner

  1. […] Il riassunto del complesso ragionamento contenuto nelle 748 pagine del volume True and False Accusations non può che essere lasciato ad un altro post più completo. […]

  2. […] Ma allora come si spiegano le citazioni contenute nell’articolo di Stephanie Dallam con cui viene supportata la descrizione di Gardner come malvagio mister Hyde? La spiegazione richiede una analisi più approfondita del capitolo 11 del volume True and False Accusations da cui sono tratte che viene riportata in un altro post. […]

  3. […] Ma allora come si spiegano le citazioni contenute nell’articolo di Stephanie Dallam con cui viene supportata la descrizione di Gardner come malvagio mister Hyde? La spiegazione richiede una analisi più approfondita del capitolo 11 del volume True and False Accusations da cui sono tratte che viene riportata in un altro post. […]

  4. Massimo Rosini scrive:

    la c.d. Sindrome di Stoccolma non è una sindrome in senso clinico non è citata nel DSM esattamente come la PAS. Tuttavia tutti sanno che c’è da nessuno viene minimamente contestata; mi picerebbe sapere dal professore perchè la Sindrome di Stoccolma non trova contestatori anzi nella banca dati di FBI è stimato che viene contratta da circa l’8% delle persone sequestrate o prese in ostaggio. Perchè quindi sull’alienazione parentale si è scatenata una lotta al calor bianco? Certo i numeri sono diversi, i soldi in gioco anche…. ma che valore ha quella scienza che contesta un fenomeno e non un altro per molti aspetti analogo?

  5. […] Vedi anche i post : “Dr Gardner o Mr Hyde” e “Vere e false accuse“ […]

  6. […] parafilie. Senza entrare nel merito della campagna diffamatoria contro Gardner su cui si rimanda a questo articolo specifico è bene precisare che l’assunzione secondo cui l’alienazione genitoriale coincide con […]

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